Articoli marcati con tag ‘trasporto aereo’

Novità Air france e Klm: carta d’imbarco elettronica sul cellulare

A partire da oggi, Air France e KLM estendono la possibilità di utilizzo della carta d’imbarco elettronica sul cellulare.
Il servizio, che sarà gradualmente disponibile sulla maggior parte della rotte europee e domestiche francesi delle due compagnie aeree, permette di ricevere la carta d’imbarco sia sul proprio cellulare tradizionale che sui cellulari muniti di accesso ad internet (smartphone). Info su http://www.ilturista.info

Alitalia: ad Air France il 25%

A fronte di un investimento per 322 milioni euro

(ANSA) – ROMA, 12 GEN – L’accordo Alitalia-Air France-Klm prevede la sottoscrizione del 25% del capitale a fronte di un investimento di 322 milioni di euro. Air France-Klm paghera’ un ‘sovrapprezzo’ superiore di 40 milioni di euro a quello versato dai soci italiani. L’assemblea dei soci approvera’ il nuovo statuto, che garantira’ l’italianita’ della compagnia, la stabilita’ dell’investimento degli azionisti italiani.Fino al 2013 nessun socio italiano potra’ cedere azioni all’esterno della compagine azionaria.

Meridiana, in arrivo cura “Alitalia”

da inviatospeciale.com

Anche per Meridiana è cominciata la ‘cura Alitalia’. Un pilota della Compagnia ha scritto ad InviatoSpeciale per spiegare la situazione. Un articolo per ‘Tu Inviato’.

9 gennaio 2009

MD80 Meridiana

MD80 Meridiana


In molti articoli di InviatoSpeciale è scritto che la vicenda Alitalia diventerà il modello su cui il governo e la Confindustria intendono basare le future relazioni sindacali, ma il futuro è già attuale, superato dagli avvenimenti.

Increduli di quanto accaduto ai colleghi Az, sconcertati dalla estromissione ai tavoli delle trattative delle associazioni di categoria, relegate ad un ruolo di semplici comparse (in tutto il mondo aeronauticamente evoluto esistono e sono punto di riferimento sia per le compagnie aeree che per le istituzioni), il futuro bussava alle porte di Meridiana, o più esattamente alle porte dei lavoratori di Meridiana.

Il management della Compagnia aerea, forte del clima politico, del supporto dei media, dell’opinione pubblica non correttamente informata, se non qualche rara eccezione tipo il vostro giornale, della demonizzazione dei “privilegiati volanti” e supportati dalla situazione economica internazionale, è passato ai fatti applicando il protocollo “capitani coraggiosi” e quindi ha aperto lo stato di crisi aziendale minacciando la messa in mobilità di 145 naviganti, per poi passare a quello di terra e di mettere “al prato” nove aerei su 21 in totale se le categorie non accetteranno un nuovo contratto, ovviamente molto penalizzante per i lavoratori, senza possibilità di confronto, chiudendo le porte ad ogni trattativa, un prendere o lasciare.

Il punto non è solamente l’analisi dei fattori che hanno portato Meridiana ad annunciare un bilancio negativo per il 2008, dopo 45 anni di utili, dei quali hanno scritto alcuni quotidiani e che probabilmente sarà oggetto di approfondimento da parte della Magistratura, ma la chiusura totale ad ogni contrattazione, alla negazione del confronto, al’impossibilità di partecipare al rilancio della compagnia condividendone sacrifici e progetti.

Il futuro è arrivato, avanti il prossimo!

Un Comandante di Meridiana

Il pilota ha regolarmente firmato la letera, ma per garantirne la sicurezza InviatoSpeciale prefersice ometterne il nome

Alitalia: i nodi irrisolti

da inviatospeciale.com

28 dicembre 2008, 20:48

Al di là della propaganda di Cai il passaggio di Alitalia ai nuovi proprietari è problematico. Poche ore per risolvere le questioni, ma c’è da dubitare che gli accordi saranno integralmente rispettati.

In queste ore i poco professionali, ma molto pubblicitari ‘press agent’ di Cai, hanno reso note alcune notizie, per altro tutte da verificare. La prima ‘geniale’ trovata è stata quella dell’annuncio di ‘adesione quasi totale’ alla proposta di assunzione da parte dei lavoratori. La seconda è che la nuova compagnia continuerà a chiamarsi Alitalia. Infine alcune amenità sullo stato delle trattative in corso per la ricerca del partner straniero.

Veniamo allora ai fatti. La ‘cordata patriottica’ metterà in campo una compagnia che dovrebbe contare su una flotta di 148 aerei, 70 destinazioni e 670 voli al giornalieri. Delle 70 destinazioni, 23 saranno nazionali, 34 internazionali e 13 intercontinentali.

La sola Alitalia possedeva oltre 180 aerei, trasportava circa 24 milioni di passeggeri ed aveva circa 650 slot (diritti di decollo e atterraggio).

Prima delle ultime decisioni prese dal Commissario straordinario Fantozzi (diminuzione del numero dei voli, soppressione di destinazioni, insufficienza del personale e conseguenti cancellazioni) che hanno prodotto un danno forse irreparabile per il marchio Alitalia, la Compagnia di bandiera aveva un suo spazio di mercato consolidato Oggi nessuno è in grado di valutarne la forza reale.

Air One è da tempo nei guai. Gli aerei sono mezzi vuoti ed è in perdita. Fino a giugno del 2008 il rapporto tra i posti disponibili e quelli occupati da viaggiatori è stato il più basso d’Europa tra le quasi trenta compagnie dell’Aea. Nel 2007 ha perso 32 milioni ed il fatturato è stato di 785 milioni. Alla fine del 2007 aveva novecento milioni di debito, salito a oltre un miliardo nei primi sei mesi del 2008.

Le due compagnie, pur fuse in Cai, rimaranno per ora (e per quanto?) distinte e le presunte sinergie saranno tutte da verificare. Alitalia aveva un fatturato pari a circa sei volte quello di Air One, ma è stata valutata complessivamente 1.052 milioni compresi i debiti e i fondi accantonati per i biglietti premio del programma Millemiglia. Sabelli, amministratore delegato di Cai, in una sconcertante dichiarazione, ha detto: “Non facciamo un confronto con quanto pagato ad Alitalia. Il negoziato con Toto (790 milioni, ndr) è stato molto duro, come è normale tra imprenditori privati (Toto è sociao di Cai, ndr). E per Alitalia abbiamo pagato un prezzo corretto di mercato, lo ha riconosciuto il perito nominato dalla Ue”.

Sulla base di dati del 2006, Alitalia impiegava 62 lavoratori per aereo, Iberia 159, British Airways 808, Air France-Klm 659, Lufthansa 542 . Se si valuta la produttività un lavoratore Alitalia produceva in quell’anno 413.300 euro, mentre un suo collega Lufthansa 210.000 e di Air France-Klm 188.900 . Per il trasporto merci la Compagnia era al primo posto in Europa per produttività.

Perchè la crisi allora? Alitalia, per ogni 100 euro di entrate ne spendeva 15,6 per il personale e 94,2 per spese indistriali o accessorie (si fa per dire) ed aveva pure passivo di 9,9 euro. Air France-Klm, per la stessa cifra in entrata ne destinava per il personale 31,5 e 65,6 per il resto, producendo un utile di 2,8 euro.

Alitalia spendeva il 25 per cento in più degli altri concorrenti per carburante, tasse areoportuali, ricambi, forniture, alberghi, consulenze esterne, pubblicità, catering. Il personale invece costava la metà o poco meno. La resposabilità di cattiva gestione, quindi, erano da attribuirsi al management e sarebbe interessante se la magistraura valutasse la congruità dei contratti di acquisto, le convenzioni, le consulenze, indagasse su chi li ha stipulati e con l’autorizzazione di chi altro. E se tutto è indubitalmente limpido.

Il 25 per cento di spese in più, se valutato sul bilancio 2006, equivaleva a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Un controllo su quel capitolo avrebbe prodotto utili fino a 500 milioni di euro.

Il ridimensionamento prodotto da Cai sembra ignorare questi dati e interviene ulteriormente sul costo del personale, taglia occupazione e prodotto reale e concentrando l’attività sui voli a corto raggio limita anche la redditività complessiva, perchè i voli nazionali hanno un bassissimo livello di utile.

I ‘press agent’ di Cai sono anche fortunati, perchè i dati che abbiamo riportato sono pubblici e facilmente consultabili, se solo qualche giornalista trovasse il tempo e la ‘fantasia’ per occuparsene. Ma vista la qualità e l’indipendenza dei Media italiani c’è poco da sperare.

Colaninno e soci hanno fissato per il 13 gennaio la partenza della cosidetta ‘nuova Alitalia’. Però le questioni aperte sono molte. Prima di tutto le assunzioni, fino ad ora gestite in modo aggressivo, senza rispetto per i lavoratori e per gli accordi sottoscritti. Cai dimentica che il personale Alitalia esce da una vicenda molto dura e con il morale in pezzi e questo mina alla base la produttività di un’azienda. Nelle parole di molti dipendenti si legge quasi l’idea di essere stati ‘deportati’ nella nuova realtà, sarà difficile conquistarne la fiducia e senza la fiducia dei collaboratori si rimane fermi al palo.

Lunedì la Compagnia Aerea Italiana sarà, poi, impegnata in un appuntamento societario: è indetta infatti (in prima convocazione, in caso di mancanza di numero legale la seconda convocazione è per il 30) l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno il cambio del nome da Cai in Alitalia. Il fatto era stato annunciato dal presidente, Roberto Colanninno, e dall’ad, Rocco Sabelli, nelle scorse settimane.

Rimane aperto il problema del partner internazionale. Prima di Natale Colaninno e Sabelli avevano avuto una riunione fiume con Air France-Klm, ma era chiara la distanza tra le parti perchè il presidente del colosso franco-belga, Spinetta, neppure era presente. Cai vorrebbe incassare una quota del 25 per cento pari a 250 milioni di euro. Peccato che i ‘capitani coraggiosi’ (che senza i francesi andrebbero alla deriva in poche settimane) pretendano anche un sovrapprezzo sulle azioni che Air France dovrebbe acquistare e nessun ruolo di commando per loro. Condizioni difficili da accettare per chi sa di essere indispensabile ed al contrario non è favolrevole, per cultura d’impresa, alle situazioni di forte conflittualità interna.

Sempre lunedì riparte il confronto tra gli “eroi” di Berlusconi e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl sul rispetto degli accordi sul personale. Per quanto i sindacati confederali e l’Ugl siano del tutto allineati alle strategie di Cai, le violazioni compiute fino ad ora dai ‘capitani coraggiosi’ sono talmente macroscopiche da non poter essere ignorate, per lo meno da Cgil. Il sindacato ‘di sinistra’, smentendo le parole del suo segretario generale, Epifani, che aveva detto “non possiamo prendere decisioni per categorie delle quali non abbiamo rappresentanza” discuterà della situazione drammatica nella quale sono piloti ed assistenti di volo. Per loro sono saltati i criteri di anzianità, qualifica, collocazione geografica in una confusione al di là di qualunque fertile immaginazione.

I sindacati confederali e l’Ugl, violando le regole democratiche e impossessandosi di un mandato di rappresentanza che non posseggono, discuteranno in mattinata dei piloti e nel pomeriggio, alle 15,30, degli assitenti di volo. L’aspetto ancor più grave e che negli incontri svolti fino ad ora i sindacalisti neppure sembravano al corrente delle logiche più elementari che riguardano le due categorie in questione.

Tra le decisioni inspiegabili di Cai per quanto riguarda piloti ed assistenti di volo c’è il mancato rispetto delle liste di anzianità, con l’assunzione di personale già pensionabile e il non richiamo di altri dipendenti lasciati in cassa integrazione, ma non in grado ri raggiungere l’età pensionabile durante il periodo di cigs e mobilità, l’assegnazione di personale su basi diverse da quelle di residenza (in violazione delle norme) e per altro senza reali motivi di funzionalità organizzativa.

Rimangono inoltre aperte numerose questioni relative al personale di terra, dove invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono presenti. Cai, senza averlo comunicato e sottoscritto sembra avesse dato il via all’esternalizzazione dell’handling, così come all’appalto a Pegaso per i lavori di pulizia degli aerei (lasciando a casa decine di persone).

Cai, poi, ha stipulato numerosi contratti a tempo determinato, del tutto al di fuori delle linee guida previste dagli accordi. I sindacati firmatari assicurano il massimo impegno nel verificare il rispetto delle intese sottoscritte, anche se fonti non ufficiali sostengono che alcune organizzazioni avrebbero posto ‘particolare cura’ nel seguire le vicende dei propri associati, privilegiando le posizioni individuali a quelle riguardanti la totalità dei lavoratori coinvolti nel piano di assorbimento da parte di Cai.

Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil, firmatario dell’accordo con Colaninno e soci e protagonista di un durissimo scontro con alcuni dei suoi colleghi di organizzazione al momento della stipula a Palazzo Chigi, ha detto in queste ore: ”Quello che è accaduto in queste ultime settimane è motivo di forte preoccupazione per l’immediato futuro. Cai ha messo in atto comportamenti che non aiutano certo ad affrontare i problemi di un’azienda complessa, soprattutto in questa fase di start up. Stupisce l’enfasi posta sul dato delle assunzioni, che era, invece, cosa scontata”.

I prossimi giorni saranno cruciali, ma la verifica su Cai avrà bisogno di tempi lunghi. Solo in primavera si capirà l’assetto definitivo della Compagnia e non è difficile prevedere che le sorprese per i viaggiatori e per i lavoratori non saranno poche.

Alitalia: Fiumicino, Manifestazione del 18 dicembre 2008

Lo striscione

Giovedi 18 dicembre 2008 i lavoratori Alitalia hanno manifestato all’aeroporto di Fiumicino contro l’elevato numero di esuberi messi in cassa integrazione e i criteri per la selezione del personale in contrasto con quanto CAI avesse stabilito in precedenza. Il 13 gennaio la Compagnia Area Italiana prevede di iniziare le operazioni della Nuova Alitalia che integrerà Airone e parte della vecchia Alitalia relevandone il marchio e il tricolore.

Guarda il set delle foto su flickr singolarmente o come slideshow

Guarda il video-musicale delle foto:

Punta Raisi, rilevatore di wind shear in “alto mare”

Il Comune di Isola delle Femmine ha ribadito nei giorni scorsi il suo no all’installazione sul suo territorio di un radar che fa parte di un sistema di avviso del valore di otto milioni di euro per segnalare agli aeromobili in atterraggio e decollo a/da Punta Raisi la presenza del “Wind shear”, un fenomeno atmosferico in cui si verifica una variazione improvvisa di vento in intensità e direzione.

Isola delle Femmine and Capaci (PA)

Il radar della discordia si chiama TDWR (Terminal Doppler Weather Radar), la cui ubicazione è/era prevista presso il sito della Marina Militare Italiana (MMI) nei pressi di Isola delle Femmine, ed è uno dei tanti elementi che compongono il progetto del PWDS (Palermo Wind Shear Detecting System) che doveva essere completato entro il 2007.

Gli aeroporti sul mare con particolari conformazioni orografiche sono soggetti frequentemente a questo problema, in Italia i più colpiti sono Palermo, Reggio Calabria e Genova. Il sistema di avviso posizionato a terra lungo i corridoi di decollo e atterraggio consentirebbe ai controllori di volo di avvisare i piloti della presenza del “wind shear” a bassa quota in modo tale da permettere manovre evasive preventive, aumentando notevolmente la sicurezza del volo.

Per approfondimenti: Progetto PWDS di ENAC/ENAV/GESAP

Alitalia e lo sguardo di Sara

da inviatospeciale.com

19 Dicembre 2008, 00:00

CaIncellati

Ieri c’è stata una manifestazione dei lavoratori a Fiumicino. Ma la devastazione che le procedure di cigs e le modalità di assunzione stanno producendo sulle persone sono davvero oltre i limiti dell’immaginabile.

Sara ha occhi neri, il viso sottile e corti capelli castani. Lo sguardo è basso, le labbra amare, le mani irrequiete. E’ bella Sara, coi suoi jeans stropicciati ed un piumino azzurro forse troppo ingombrante per lei.

La busta è bianca, anonima, di quelle con le finestrelle trasparenti. Sembrerebbe una bolletta della Telecom, se non fosse che è terribilmente sciatta, nemmeno un marchio colorato per intestazione. Sara la tiene stretta, non vuole aprirla, aspetta chissà cosa.

Il palazzone sta a guardare. E’ un edificio moderno, di quelli giganteschi a parallelepidedo, tante finestre, tanti uffici, tante luci. Siamo in una zona dell’areoporto di Fiumicino che la maggior parte dei passeggeri non conosce.

Strade deserte, ma gonfie di macchine parcheggiate, la mensa, gli hangar per gli aerei, altre strutture che chissà a cosa servono. Una specie di periferia lunare con alberi, un controsenso urbanistico, verrebbe da cercare chi ha progettato questo bizzarro luogo del pianeta aeroporto. Qui, nel palazzone, ci sono gli uffici di Alitalia e la crisi si vede subito, perchè nella grande hall dove troneggia una specie di plancia di comando lunga almeno dieci metri c’è un solo usciere, solo come un naufrago. Sta lì per ricevere ospiti che non vengono più. Fantozzi non ha gusto, uno dei vetri della porta d’ingresso è rotto, ma non lo fa cambiare. Anche è vero: chi se ne frega, Alitalia è morta.

La busta anonima contiene il ‘kit assunzioni’. Sara è lì, con quella specie di gratta e vinci tra le mani, imbambolata, spaventata, immobilizzata in uno stato d’animo inafferrabile. Che strano, la stanno assumendo, dovrebbe essere felice. Invece non lo è. E’ livida anche quando con un gesto incerto e l’aiuto di un paio di colleghi decide di aprire la ‘proposta di Cai’.

Tira fuori alcuni fogli ancor più rozzi della busta, carta coi puntini per indicare dove firmare, le condizioni contrattuali ed infine l’unica cosa che importa devvero: dove ti mandano. Quasi non riesce a tenerli in mano quei quattro pezzi di cellulosa, che i ‘capitani coraggiosi’ non hanno pensato neppure di rendere gradevoli. Li hanno voluti essenziali, glaciali, senza neppure un disegnino per l’intestazione. Persino la firma di chi ha siglato ‘l’offerta di lavoro’, il contrattino in una paginetta e qualche rigo, è di quelle ‘finto vero’, messa da una stampante con effetto ‘tratto tremolante’. Probabilmente per far capire subito che la sensazione di umanità non è prevista, suggerita, neppure immaginabile per il nuovo dipendente.

Sara sbircia tra le righe, dove un perverso meccanismo di impaginazione permette anche di sbagliare a leggere, perchè la paroletta fatale, la base di destinazione, è messa sotto un indirizzo, che per tutti i destinatari del ‘kit’ è sempre lo stesso, Roma, e quindi ci si inganna. Si pensa di restare a casa e poi si scopre che invece si è stati assegnati a Torino, a Milano, a Napoli. La città di impiego è qualche centimetro più sotto. Non è stato fatto apposta, è solo una di quelle sfumature che permettono di comprendere la distanza tra i bravi ed i cattivi professionisti.

Il tutto dura pochi secondi, non più di dieci, ma anche per chi sta a guardare, per chi non c’entra nulla, sembrano minuti infiniti, come quando si ha un incidente stradale e si ha l’impressione di scivolare all’infinito sull’asfalto ed invece non è vero, è un attimo.

Poi Sara finalmente scopre che si, la destinazione è Roma. Intorno i compagni di lavoro si complimentano, sorridono, pericolo scampato. Ma lei non cambia epressione e quelle labbra amare restano amare, lo sguardo basso resta basso, le mani inquiete restano inquete.

Davanti al palazzone, al quale si accede salendo per una grande scalinata, ci sono altri esseri umani con la stessa faccia, la stessa espressione, gli stessi movimenti nervosi. Sono tutti nella stessa situazione. Con la sciatta busta tra le mani. Tutti uno per uno, ovvero tutti soli.

In un angolo, sul lato estremo della scalinata, un’altra ragazza sta appoggiata al muro e quasi sembra piangere. E’ lì, nessuno si avvicina, lei sta ferma, immobile, la testa un pò di lato, è silenziosa.

La raggiunge, facendosi coraggio, un suo collega sindacalista e parlano, confabulano un po’, poi si guardano. Di colpo non parla lui, non parla lei, stanno solo vicini e zitti. Dopo, quando l’umo racconta la cosa, a voce bassa e con pudore, dice: “L’hanno mandata a Milano, lei ha accettato, non poteva perdere il lavoro, è così che vanno le cose di questi tempi”.

Ecco lo standard nel mattatoio Fiumicino. Un pellegrinaggio di anime ferite, stravolte, umiliate. E se per alcuni c’è l’assunzione, per altri c’è la cassa integrazione senza tatto, una nuova forma di punizione efficientista inventata da qualche manager frigido. Funziona così: arriva qualche funzionario del personale, anche lui forse destinato domani alla stessa pantomima in parte di vittima, si avvicina al dipendente, gli dice di volergli parlare, gli comunica che ha il tempo per prendere le sue cose ed andar via. In fretta, naturamente. Qualcuno piange, qualcuno pare sia svenuto. Bisogna fare presto presto, vit vit, perchè se mettono fuori uso il tesserino magnetico per superare i tornelli si richia di trovarsi bloccati, nel limbo dei cacciati che non sanno se qualcuno avrà il cuore di riprenderli un domani, nell’azienda degli “eroi” di Berlusconi. C’è chi ha visto girare per Fiumicino, come fosse ubriaca, un’anziana funzionaria con vent’anni di Alitalia. Spingeva un carrellino per i bagagli pieno dei piante, quelle che teneva nel suo ufficio, l’avevano appena sloggiata.

Nella mattinata di ieri i lavoratori si erano riuniti per una manifestazione, davanti al varco equipaggi, un’altro dei ‘luoghi di dolore’. C’erano Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Pedica, il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale, Enrico Luciani. I sindacalisti dell’Sdl, i piloti di Anpac ed Up.

Tutti hanno parlato di solidarietà e l’ex magistrato ha aggiunto: “Dovrei portare qui parole di fiducia, ma davvero ce n’è da averne poca in questo momento”. Poi ha aggiunto: “Queste riunioni non bastano, occorre un’azione di protesta forte ed unitaria. La politica della scarpa dovremmo adottarla anche noi (il giornalista iracheno che le ha lanciate al presidente Bush, ndr). La vicenda Alitalia non finisce qui, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro”.

Paolo Ferrero, senza la diffidenza per dei lavoratori che qualcun altro a sinistra aveva definto “privilegiati”, ha sostenuto: “L’unico modo per far sentire che il problema Alitalia non è chiuso è farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento. Mettiamo in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta, ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte”.

Uno dei lavoratori ha gridato a Di Pietro, “ci sono le colpe e le responsabilità di Veltroni” e lui ha risposto laconico: “E lo dite a me?”.

La Cgil, rivegliatasi da una narcosi preoccupante, si era accorta l’altro ieri di quello che stava succedendo, delle procedure spietate con le quali si sta sviluppando la ricollocazione del personale dell’Alitalia e aveva chiesto un incontro urgente a Cai.

Ieri le parti si sono incontrate. All’ordine del giorno la questione relativa alle assunzioni dei dipendenti della Nuova Alitalia. Le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo quadro (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Avia e Anpav) adesso denunciano il mancato rispetto dei criteri concordati nello scorso mese di novembre. In una lettera Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno scritto alla Compagnia Aerea Italiana. ”Ci pervengono numerose segnalazioni da parte delle nostre strutture regionali sui contenuti delle proposte di assunzione in cui si ravvisano errori o comunque elementi difformi dalle intese raggiunte [...] è nostra intenzione chiarire e condividere il superamento delle difformità riscontrate. Vi notifichiamo l’esigenza di sospendere i termini di definizione delle assunzioni sino a conclusione e all’esito dell’incontro stesso”.

Uno dei firmatari ‘in ritardo’, Avia, che con Anpav aveva sottoscritto l’accordo convinta di aver trovato nella controparte un valido interlocutore (dopo mesi di parole di fuoco nelle quali affermava il contrario), in un suo comunicato ha reso noto: “Nonostante le ampie assicurazioni sulle clausole di tutela sociale nelle assunzioni, ribadite dal Governo e dalla Cai solo pochi giorni fa in occasione della nostra firma, risultano escluse dalle assunzioni proprio quelle lavoratrici a cui era stata garantita la precedenza assoluta. Nessuna delle assistenti di volo madri, con un figlio minore disabile al 100 per cento, ha avuto la ‘corsia preferenziale’ assicurata ed oggi quelle colleghe sono tutte in cassa integrazione. Stessa sorte per genitori mono-reddito unici affidatari di minore: senza lavoro o con scriteriate proposte di trasferimento all’altro capo dell’Italia”.

Poi dopo la ’scoperta’ Avia ha aggiunto che in assenza di soluzioni imediate “sarebbe costretta a ritirare la firma apposta la scorsa settimana”. Ripensamento più veloce della luce, ma forse più etereo di un ologramma.

Le conversioni sulla via di Damasco dei firmatari appaiono tardive, perchè in questi ultimi giorni la strategia di Cai ha letteralmente devastato il morale di gran parte del personale di Alitalia, sia quello in cigs che quello di chi è già stato ricollocato nella nuova Compagnia.

I danni, prima di tutto umani, sono irreparabili. Perchè una nuova azienda che nasce con queste premesse potrà (com’è facile prevedere) attenuare gli accenti aggressivi del proprio carattere (si accorgeranno di aver superato il limite), ma difficilmente conquisterà la fiducia dei propri dipendenti. E sono errori che si pagano, nel tempo, in qualità, rendimento ed efficienza.

La superficialità della ‘cordata patriottica’ è probabilmente amplificata da consulenti, forse del tutto inesperti del campo, ma di fatto ha posto un’ipoteca sulla futura tenuta della gestione interna. Il bastone è il peggior strumento ‘educativo’ e pure senza dubbio il più costoso. Non si immagina quanto il disamore sia capace di inventare, generando assenteismo, malattie, svogliatezza, distrazione, distacco.

Rimane misterioso il motivo che ha determinato la tracotanza di questa fase, ma com’è noto non tutti sono capaci di capire che il dialogo e la condivisione sono i migliori strumenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ quasi Natale, tutte le aziende serie preparano un regalino per i lavoratori, Cai sta appena nascendo e assumendo dipendenti. Ci voleva tanto a consegnare i ‘Kit’ e, per esempio, una ‘pennuccia di benvenuto’ in un’allegra scatolina, quaranta centesimi per un pensierino?

Sara, con il suo grande piumino sarà rimasta a casa ieri sera. A pensare alla sua nuova casa, al trasloco, alla vita che cambia. Senza sapere che poteva tranquillamente rifiutare, perchè chiunque è libero di farlo se lo mandano dall’altra parte del Paese: nessuno ha il potere di privare il lavoratore della cassa integrazione, come pare sia stato detto agli indecisi con toni minacciosi, se rifiuta l’assunzione quando la destinazione finale è lontana dalla sua residenza e non coincide con le condizioni prefissate.

Si spera che chi ha il dovere di farlo rinsavisca subito e ricominci di nuovo con più saggezza. Ma c’è da crederci poco.

Alitalia e i lavoratori mobili

da inviatospeciale.com

Cai inisiste nella distribuzione dei ‘Kit assunzione’ e ci si domanda chi abbia scritto la strategia della ‘cordata patriottica’, che fino ad ora sembra solo destinata a diffondere un clima di incontenibile incertezza.

Continua il far west delle assunzioni in Cai e nulla riesce a spiegare i criteri seguiti dalla nuova Compagnia. Secondo alcune proiezioni svolte dall’Sdl, il personale fino ad ora inserito nell’organico della ‘cordata patriottica’ sarebbe collocato in base ad uno strano meccanismo. Gli assistenti di volo assunti fino al novembre ‘96 rimarrebbero nella stessa base alla quale erano assegnati fino ad oggi, mentre gli altri, entrati in Alitalia a partire dal dicembre ‘96, fino al ‘98 e impiegati sul medio raggio, andrebbero a Milano, Torino e Napoli. Inoltre, chi del personale navigante era assegnato al lungo raggio rimane a Roma in tutti i casi.

A questo punto, uscendo dal tecnicismo delle interpretazioni, è possibile azzardare un criterio: Cai non avrebbe tenuto in nessun conto l’anzianità, ma si sarebbe basata per selezionare le persone sulle base delle ‘abitiltazioni’. Per chi non è pratico di trasporto aereo è facile spiegare: un assistente di volo ha una specializzazione per volare su un determinato tipo di macchina. Deve possedere una specie di ‘patente’ che vale esclusivamente per un tipo specifico di ereoplano. Per cui in base alla dislocazione fisica degli aerei i sapienti organizzatori del personale avrebbero ‘assegnato i posti’.

Se a prima vista la procedura potrebbe avere una sua razionalità, così non è. I lavoratori sono non solo ‘protesi’ degli aerei, ma hanno famiglie, casa, impegni, mutui, ecc. I casi di genitori separati non sono infrequenti e quindi il problema dell’affidamento dei figli riguarda un numero non irrilevante di persone. Prendere qualcuno e spostarlo a centinaia di chilometri di distanza in pochi giorni, tenendo presente solo la sua ‘abilitazione’, è da considerarsi alla stregua di una violenza gratuita e inutile. Perchè sarebbe stato sufficiente permettere al personale in condizioni particolari di ottenere una nuova ‘abilitazione’ per evitare gravi tragedie personali e familiari. Per altro Cai avrebbe potuto farlo senza spendere nulla, ricorrendo ad un fondo speciale che avrebbe coperto i costi dei due giorni di corso necessari per il cambio di macchina sulla quale destinare il lavoratore.

Se è stata presa la decisione di spostare ed assegnare i lavoratori come fossero soldatini di piombo nelle mani di un bambino dispettoso è necessario capire il perchè. Nel caso del personale d terra si è arrivati a cancellare interi settori, non seguendo le carriere individuali, ma operando per comparti. Una persona con una lunga anzianità e specializzazione, spostata in altro comparto lavorativo a settembre si trova fuori solo perchè la sua area operativa è stata tagliata, mentre un’altro, con minori qualifiche, ma in un settore ’sopravvissuto’, viene inserito nel nuovo organico.

In una situazione di questo tipo, che il comandante Notaro, presidente di Up, l’Unione Piloti, aveva con preveggenza definito di “macelleria sociale” la stampa nazionale è fino ad ora totalmente assente, come sono latitanti quei partiti politici che dovrebbero essere spinti per motivi ideali a sostenere i più deboli.

Decisamente sono finiti i tempi nei quali i leader di partito praticavano i cancelli delle fabbriche, oggi è più comodo andare a ‘Porta a Porta’, ma forse anche questo è il motivo per il quale i cittadini sono sempre più lontani dalla politica, disillusi e stanchi.

Un gruppo di imprenditori, benedetti dal Palazzo, ha ’salvato’ i beni mobili ed immobili di Alitalia (per ora), ma non certo le persone. Ed un Paese nel quale avviene un ‘disguido’ del genere ha il dovere di riflettere a fondo sui principi morali che debbono ispirare il funzionamento della democrazia.

Ieri a Fiumicino c’erano ancora scene di panico, di terorore, di smarrimento. Cosa accadrebbe ad un lettore, anche ad un lettore convinto della condizione di ‘privilegio’ in cui sarebbero stati tenuti i lavoratori di Alitalia, se dall’oggi al domani fosse posta a loro scelta di andare in un’altra città per continuare a lavorare? Quindi a vivere.

Come sempre dalla vicenda di Alitalia si possono desumere molti insegnamenti. E capire cos’è diventata questa Italia, nella quale la vita umana è considerata una merce da dover offire a qualcuno in cambio del lavoro. Del lavoro che la nostra Costituzione definisce un diritto all’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

In un’epoca di veline e tronisti si pensa che la Carta sia un simulacro inutile, pensato da qualche buontempone chissà perchè. Si ignora il senso stesso del significato dei diritti, delegando a qualche frequentatore di show televisivo il destino di un popolo. E poi si arriva a trattare esseri umani come protesi, esattamente come si è fatto e si fa nel laboratorio folle del dottor Stranamore per gli immigrati, i deboli, i mendicanti, i transessuali, gli anziani, i pensionati poveri, insomma tutti quelli che ‘non piacciono’.

Non si pensi sia demagogia, ma nessun sistema sociale sopravvive senza l’idea di speranza, di rischio di impresa, di rispetto per la fatica, di ricerca della felicità, di costruzione dell’eguaglianza.

In questi giorni a Fiumicino non ci sono i ‘dipendenti in bicicletta’ di Maria De Filippi a consegnare posta, ma dei funzionari col Kit, nel quale come fosse un gratta e vinci c’è scritto se a gennaio un figlio andrà nella stessa scuola o dovrà essere iscritto in un misterioso asilo di una misteriosa città nella quale bisogna anche trovare una casa, perchè vivere sotto i ponti non è possibile.

Per gli altri, per i fortunati, per quelli che invece rimangono dove sono ci srà un sospiro di sollievo, come ci scrive una lettrice: “Ieri sera è arrivata la convocazione per presentarsi a ritirare il famoso plico. Alle spalle di mio marito ho letto quelle poche parole ed ho tirato un sospiro di solievo. Non felicità, non gioia e soddisfazione come successe esattamente 8 anni fa alla fine del corso SkyMaster. Ho chiamato il suo papà e poi i miei, per dargli la “bella” notizia. Poi ho preso una bottiglia di buon vino per brindare e con il nostro bimbo di 2 anni e mezzo che diceva “Salute salute”, con il bicchiere con un panda disegnato sopra, abbiamo bevuto un sorso di quel buon vino tenuto da parte per un’occasione speciale. Sono la privilegiata moglie di pilota, oggi ancor più privileggiata, ma l’Amarone che ieri sera abbiamo aperto ci ha fatto sentire amaro nel cuore, perchè per mio marito dentro, altri 2 mariti son fuori.”

Questa Italia i giornali dovrebbero raccontare, questi italiani diventare gli ‘eroi’ di un Paese che ha diritto ad un futuro. Invece nulla, se non un silenzio sbadato dopo l’abbuffata mediatica della trattativa, quella si interessante, perchè testimone di liti, risse, manovre e scehermaglie tra partiti, lobbies, potentati.

Ieri uno dei sindacati del ‘fronte del no’ ha diffuso un comunicato: “SdL Intercategoriale ha sempre denunciato la scelta dei criteri di assunzione come lo strumento che avrebbe creato enormi discriminazioni di trattamento tra i lavoratori; è infatti questo uno dei temi che hanno portato la nostra organizzazione a non sottoscrivere gli accordi del 31 ottobre. Quanto sta accadendo in questi giorni conferma le nostre peggiori previsioni. Oltre alle denunce sugli effetti dei criteri adottati che sono state già oggetto di diversi comunicati stampa, SdL Intercategoriale porta oggi a conoscenza dell’opinione pubblica un atto di gravissima discriminazione operato nei confronti di Andrea Cavola, segretario nazionale di SdL Intercategoriale Trasporto Aereo, il quale è stato escluso dall’assunzione e collocato in Cigs a zero ore solo per aver svolto il ruolo di dirigente sindacale. Tale atto, teso a colpire la nostra organizzazione è figlio evidentemente di una visione antidemocratica della CAI, tesa ad escludere chiunque si contrapponga al “pensiero unico” aziendale. Questo tentativo non sortirà nessun effetto sul modo di agire della nostra organizzazione che continuerà ad essere chiaro, lineare e trasparente; pertanto non verranno ricercate né scorciatoie né favoritismi. SdL Intercategoriale comunica di aver già dato mandato al proprio collegio legale per opporsi a questo provvedimento illegittimo oltre che odioso”.

Sempre ieri, in mattinata, la Cgil ha diffuso un comunicato nel quale afferma: ”Non è vero che i sindacati firmatari dell’accordo con Cai non stanno dando assistenza a chi si presenta a ritirare il kit di assunzione al Centro Equipaggi di Fiumicino. Noi della Cgil ci siamo, sia pure non in forma massiccia, perchè una parte dei membri della RSA sono in cassa integrazione. E l’assistenza avviene anche telefonicamente”. Elisabetta Chicca, della RSA assistenti di volo Alitalia a proposito dello stralcio di contratto che viene consegnato al personale di volo, ha aggiunto: ”Non è sufficiente perchè il contratto avrebbe dovuto essere fornito per intero. La nostra valutazione è che probabilmente ci sono ancora alcuni dirigenti aziendali che in questa fase di transizione così delicata non stanno procedendo secondo le regole stabilite nell’accordo del 31 ottobre a Palazzo Chigi’. Sono situazioni non totalmente trasparenti e proprio per questo la Cgil ha chiesto a Cai un incontro chiarificatore”.

Della presenza di sindacalisti Cgil a Fiumicino si hanno notizie vaghe, si spera “l’assistenza telefonica” sia efficace quanto la presenza fisica nel “girone degli assunti” o in quello dei “cassintegrati”, che al momento non c’è. Degli altri sindacati frmatari dell’accordo le notizie invece sono nulle.

In serata, il segretario nazionale della Filt Cgil Mario Rossi ha detto: ‘In queste ore si registrano fatti e comportamenti gravi, di certo non condivisibili, riguardo le operazioni di consegna delle lettere di collocazione in cigs da parte dell’amministrazione straordinaria di Alitalia, come ci vengono segnalate anche difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”.

Rossi ha aggiunto che ”è stato richiesto un urgente incontro a Cai che si terrà domani pomeriggio a Roma”. Per il sindacalista ”quanto sta accadendo non può infatti trovare giustificazione e spiegazione solo nella complessità e straordinarietà dell’operazione in corso. E’ necessario anche verificare con scrupolosità che le intese sottoscritte siano rigorosamente rispettate. E’ grave il comportamento di Alitalia in amministrazione straordinaria che trascura i fondamentali elementi di umanità e buon senso. Come sindacati ci siamo attivati, in virtù delle segnalazioni ricevute, richiedendo incontri e richiamando tutti al rispetto, non solo degli accordi, ma delle persone, uomini e donne, che stanno pagando il fallimento della compagnia di bandiera non certo per loro colpe. Gli accordi si rispettano e domani sarà necessario chiarire errori e discrepanze. Se cosi non fosse si aprirebbe una fase di contenzioso caratterizzata da toni e persone esasperati che mal si conciliano con le esigenze di servizio di trasporto che Alitalia deve soddisfare e con la partenza di una azienda che, forse serve ricordarlo, non produce scatole in serie ma deve assicurare un servizio che si svolge grazie alle persone e non contro”.

Anche in questo caso l’atteggiamento della Cgil induce amarezza. Con diversi giorni di ritardo il segretario della Filt si è accorto delle lettere di cassa integrazione e parla di “difformità difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”. Qiondi ricorda “le persone”. Il dirigente sindacale forse ignora che da giorni i lavoratori sono entrati in una spirale di angoscia e che la gravità dei fatti era tale da non consentire una reazione così tardiva. Per un’organizzazione sindacale seria, per lo meno.

Stamattina, infine, il personale di volo Alitalia si è riunito a Fiumicino convocato da Anpac, Up ed Sdl. Hanno parlato di assunzioni, licenziamenti, cassa integrazione. Hanno partecipato Antonio Di Pietro, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e l’assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi. Mentre Cai neppure si degna di rilasciare un comunicato, ma non è mai troppo tardi, l’incontro con i firmatari dell’accordo è nel pomeriggio, insomma dopodomani si vedrà.

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