Articoli marcati con tag ‘Tecnologia’
IPod a schermo largo nel 2009
Per l’iPod Touch a schermo largo è previsto un display da 7 a 9 pollici e sarà compatibile con le applicazioni dell’Apple Store.
Una delle fonti di TechCruch riporta inoltre che Apple sta prendendo accordi con società asiatiche per la produzione di massa.
Pronti per il 3D
Al CES di Las Vegas la sfida dei big dell’elettronica: portare il 3D nelle case della gente comune. Per vedere film, gare sportive e videogame. Gli accordi con le major di Hollywood per la produzione di film ad hoc, in tre dimensioni
di ALESSANDRO LONGO
IL 3D è uno dei protagonisti della fiera di elettronica Ces (Consumer electronics show) di Las Vegas. ha tutta l’aria di una moda, perché numerosi grandi nomi delle tv e dell’informatica si stanno spremendo le meningi per un obiettivo adesso abbastanza futuristico, ma tra qualche mese chissà: portare il 3D nei salotti della gente comune, per vedere film, partite di calcio o altri sport, videogame (queste tre le principali applicazioni).
Già, quel 3D finora confinato nelle sale cinematografiche (poche, in verità), arriverà alla portata di tutti, scommettono in molti. Ci crede Panasonic, che ha mostrato a Las Vegas il primo esempio di 3D Full HD Plasma Home Theater System, in arrivo sul mercato nel 2010: un insieme di tv al plasma gigante, 103 pollici ad alta definizione, e un lettore Blu Ray in grado di mostrare immagini in full HD (1920 x 1080 pixel) all’occhio sinistro e all’occhio destro separatamente, in modo da creare un effetto di sdoppiamento. È quello che dà l’illusione delle tre dimensioni. E che anche causa un po’ di giramenti di testa ad alcuni (uno dei motivi per cui il 3D stenta a decollare).
Servono contenuti ad hoc per questo 3D e infatti Panasonic si sta accordando con i big di Hollywood per avere film che appaiono in tre dimensioni. Sono necessari infine occhialetti speciali, più sofisticati di quelli usa e getta utilizzati dagli anni ’80 per vedere spettacoli in 3D in alcune sale. Lo stesso vale per i primi televisori a schermo piatto, sempre al plasma, che Samsung, Hyundai e Mitsubishi hanno cominciato a vendere dal 2008 con il nome di “3D Ready Tv”, al prezzo di 1.850 dollari per 42 pollici e 2.656 dollari per i 50 pollici. Samsung lancerà altre tv 3D Ready quest’anno, anche se finora solo Panasonic ha presentato un lettore Blu Ray 3D, necessario per avere anche l’alta definizione, oltre alle tre dimensioni. In passato, i soli esempi di televisori 3D erano con una tecnologia ormai poco diffusa, quella con retro-proiettore, cosiddetta DLP, di Texas Instruments.
Altri annunci mirano invece a superare la barriera del dover creare contenuti ad hoc per il 3D. nVidia, la più nota azienda di chipset grafici, ha presentato un sistema per vedere in tre dimensioni giochi normali, già disponibili sul mercato: ad oggi sono 350. Giochi insomma che siamo abituati a vedere in due dimensioni vengono trasformati in 3D dalla tecnologia nVidia, che consiste in occhiali speciali, uno scatolotto che emette raggi infrarossi e driver da installare sul computer, a un prezzo totale di 199 dollari. I raggi infrarossi comandano gli occhialetti, facendo chiudere e aprire le lenti in modo sincronizzato, in modo da mostrare a ciascuno dei due occhi, 60 volte al secondo, un’immagine rapidamente aggiornata. Si crea così lo stesso effetto di sdoppiamento che è cardine del 3D. Il requisito è uno schermo che supporti almeno 120 aggiornamenti al secondo e che sia cioè a 120 MHz, come le nuovissime Tv presentate di recente dai principali marchi.
Sulla stessa linea è una piattaforma tecnologica presentata da Dolby. Finora Dolby ha portato il 3D nelle sale, ora è pronta per quello che chiama il “3D domestico”. La sua tecnologia semplifica il processo di trasformazione di normali film (in futuro, anche i videogame) in film 3D, da parte dei produttori. I film 3D saranno messi in comuni dischi Blu Ray e saranno utilizzabili da normali lettori Blu Ray. Bisognerà comunque avere televisori 3D Ready e gli occhialetti. La moda è appena partita e ancora non si sa se davvero decollerà, per approdare in tempi brevi nei salotti della gente. Lo sarà solo a patto che le Tv 3D costeranno poco più di quelle normali, se ci saranno abbastanza film compatibili. E se gli occhialetti diventeranno meno scomodi da usare.
(9 gennaio 2009)
API di twitter 10x sito web
In un interessante intervista con il co-fondatore di Twitter Biz Stone, Sean Ammirati al Read/WriteTalk fa alcune domande riguardo al ruolo delle API di twitter nel loro successo e i progetti futuri. Biz rivela che le API hanno un traffico 10 volte superiore del sito web di twitter.
Leggi l’intervista su http://blog.programmableweb.com/
DotCities, le grandi metropoli chiedono il loro indirizzo web
Parigi, New York, Berlino, Amburgo, Barcellona si sono riunite in consorzio. Al quale presto aderiranno Londra e San Francisco .paris, .nyc, .berlin per valorizzare cultura e patrimonio turistico.
di GIAMPIERO MARTINOTTI
PARIGI – Un nome per ogni grande città, un sito che non finisca più soltanto in .com, .it, .org, ma che possa terminare in .roma o .mi, per valorizzare le singole città, le loro offerte turistiche, il loro patrimonio, le loro potenzialità economiche. A lanciare l’idea, purtroppo, nessuna città italiana ma cinque metropoli internazionali: Parigi, New York, Berlino, Amburgo, Barcellona. Riunite in un consorzio, DotCities, cui dovrebbero associarsi rapidamente anche Londra e San Francisco.
Il loro obiettivo è di ottenere dall’Icann, l’organismo che gestisce l’attribuzione dei nomi per i siti internet, la creazione di nuove estensioni, legate appunto alle città. Ma i cinque chiedono anche all’Icann prezzi più bassi per mettere in moto il meccanismo : la risposta su quest’ultimo punto dovrebbe arrivare entro un mese, la decisione sui nuovi nomi è attesa per settembre.
Attualmente, l’Icann chiede 185 mila dollari per la creazione di una nuova estensione per i siti web, cui si aggiungono 75 mila dollari di canone annuo o il 5 per cento del fatturato quando questo supera i 75 mila dollari. Troppi, dicono le città di DotCities. In dicembre hanno scritto all’organismo per argomentare la loro richiesta : “Il fatto che delle città siano candidate limita i potenziali problemi giuridici e ci sembra che i prezzi richiesti possano causare una dannosa pressione economica”. I cinque chiedono supersconti, un po’ come quelli praticati in questi giorni nelle svendite parigine : 50 mila dollari per la presentazione delle candidature, 15 mila dollari di canone annuale.
Il comune parigino punta molto su questa iniziativa. Considera un atout la possibilità offerta ai suoi commercianti (hotel, ristoranti, panetterie, negozi) di potersi presentare con un sito che termina in .paris, perché in questo modo sarebbero più facilmente individuabili. La giunta è pronta a investire in questa iniziativa tra i 200 e i 300 mila euro, cui si aggiungeranno 100 mila euro all’anno di spese. Ma la vendita dei nuovi indirizzi web dovrebbe consentire il recupero delle somme investite: l’Hotel de Ville pensa di poter vendere ad aziende e cittadini l’estensione .paris a un prezzo base molto modesto, dieci dollari, come avviene per l’estensione .asia. Il comune spera di equilibrare i bilanci entro due o tre anni e secondo il quotidiano economico Les Echos, altre città francesi avrebbero manifestato il loro interesse per una personalizzazione ”cittadina” dei siti.
(7 gennaio 2009)
WiTricity: l’elettricità senza fili
Uno dei primi esperimenti di trasmissione elettrica senza file
Googlephone: Samsung pronta a sbarcare su Android
di Gianni Rusconi da ilsole24ore.com
La casa coreana lancerà entro il secondo trimestre un proprio modello di cellulare basato sulla piattaforma open source di Google
Samsung è pronta allo sbarco sul pianeta Android. Il chaebol coreano lancerà, prima dell’estate negli Stati Uniti, uno smartphone con il sistema operativo open source ideato da Google. Non avrà tastiera e sarà dunque un touch puro: in pratica sarà simile al modello Omnia, ma privo di Windows Mobile.
Samsung si prepara a sfidare l’iPhone di Apple ampliando la propria offerta sul fronte touch.
E se anche Samsung mira su Android gli altri grandi della telefonia mobile non stanno con le mani in mano. E dopo i recenti annunci di Sony Ericsson e di Asus che hanno aderito alla Open Handset Alliance anche Motorola e i cinesi Lenovo e Huawey hanno annunziato cellulari basati su Android. Partiamo da Motorola. La casa americana ha lasciato più volte intendere in questi ultimi due mesi che scommetterà parecchio su Android e stando alle indiscrezioni emerse in questi giorni il fatto che la casa americana abbandoni definitivamente il sistema operativo Symbian è solo una questione di “tempi tecnici”. Per dotare tutti i suoi nuovi cellulari della piattaforma di Google la società pare abbia già messo sul piatto 50 milioni di dollari e il nuovo capo della divisione mobile, nonché Co-Ceo, Sanjay Jha ha fatto capire a chiare lettere che il futuro prossimo riserverà grandi cambiamenti di strategia sui prodotti. Quali? L’adozione estesa di Android per tutti i terminali di fascia medio bassa e la focalizzazione su Windows Mobile per gli smartphone di fascia alta della famiglia Q. Eliminando in un sol colpo tutti o quasi gli altri sistemi operativi adottati fin qui, e cioè Linux, Symbian e (forse) quello proprietario.
Per vedere il primo googlefonino di Motorola si dovrà aspettare probabilmente l’estate del 2009 e per quella data è facile che in commercio vi sia già da un paio di mesi almeno quello che su vari siti specializzati è stato battezzato come l’OPhone (su ModmyGphone, si può vedere un’immagine di questo terminale). Prodotto da Lenovo, questo smartphone sarà dotato di fotocamera da 5.0 megapixel e display touchscreen con tanto di tastiera virtuale, utilizzerà una versione ad hoc di Android e sfrutterà le nuove reti 3G a tecnologia TD-Scdma prossime a essere implementate in Cina. Lo venderà China Mobile, uno dei nove operatori mobili membri dell’Alleanza e il più grande del grande Paese asiatico. L’OPhone ha qualche vaga rassomiglianza con l’Phone e guarda caso proprio il melafonino era stato al centro di una lunga trattativa, poi fallita, fra Apple e China Mobile. Che ora punta su Android.
Infine Huawei. Il colosso delle reti cinese sembra aver puntato le sue “fiches” sull’Australia, dove a fine gennaio debutterà il googlefoninio di Kogan Technologies, per lanciare i suoi primi telefonini basati sul sistema operativo open source. La data di rilascio è già fissata: terzo trimestre del 2009. Nokia, Rim e Apple sono avvisate: l’anno prossimo bisognerà fare i conti anche con Android.
Punta Raisi, rilevatore di wind shear in “alto mare”
Il Comune di Isola delle Femmine ha ribadito nei giorni scorsi il suo no all’installazione sul suo territorio di un radar che fa parte di un sistema di avviso del valore di otto milioni di euro per segnalare agli aeromobili in atterraggio e decollo a/da Punta Raisi la presenza del “Wind shear”, un fenomeno atmosferico in cui si verifica una variazione improvvisa di vento in intensità e direzione.
Il radar della discordia si chiama TDWR (Terminal Doppler Weather Radar), la cui ubicazione è/era prevista presso il sito della Marina Militare Italiana (MMI) nei pressi di Isola delle Femmine, ed è uno dei tanti elementi che compongono il progetto del PWDS (Palermo Wind Shear Detecting System) che doveva essere completato entro il 2007.
Gli aeroporti sul mare con particolari conformazioni orografiche sono soggetti frequentemente a questo problema, in Italia i più colpiti sono Palermo, Reggio Calabria e Genova. Il sistema di avviso posizionato a terra lungo i corridoi di decollo e atterraggio consentirebbe ai controllori di volo di avvisare i piloti della presenza del “wind shear” a bassa quota in modo tale da permettere manovre evasive preventive, aumentando notevolmente la sicurezza del volo.
Per approfondimenti: Progetto PWDS di ENAC/ENAV/GESAP
Google e il sogno “proibito”
La neutralità della Rete è uno dei temi attorno al quale i puristi di Internet dibattono da tempo….. Continua su ilsole24ore.com
Nokia presenta l’N97
Nokia ha presentato oggi al Nokia World 08 di Barcellona il nuovo modello ibrido touch screen/tastiera N97. Leggi l’articolo su http://www.ilsole24ore.com
Il mio nuovo laptop – MacBook Pro 15″

Il MacBook pro è un prodotto di alta qualità. Tra i punti di forza lo schermo LCD retroilluminanto a LED, la tastiera (con retroilluminazione a sensore automatico). I difetti non sono molti, la tastiera non ha il tasto “CANC” e il mouse è monotasto come standard dei layout Apple, manca un lettore di schede SD/MMC e un’altra porta USB in aggiunta alle due presenti non sarebbe stata di troppo.
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