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Alitalia, SdL su proposta Governo riduzione orario di lavoro

Alla luce della proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro del Welfare, SdL rilancia l’idea di assunzioni part-time per ridurre il numero di cassa integrati e precari senza alcuna possibilità di essere riassunti da CAI. Proposta fatta già a suo tempo in fase di trattative e sempre rifiutata da CAI. Adesso che è una proposta del Governo, come si comporterà nei confronti dei lavoratori Alitalia ai quali ha fino ad oggi sempre osteggiato qualsiasi richiesta in favorire di CAI?
Segue testo della lettera:

Oggetto: situazione trattativa Alitalia/Cai

La scrivente Organizzazione Sindacale intende porre alla Vostra attenzione il problema degli esuberi in Alitalia derivanti dalla vendita a CAI, anche a fronte dei provvedimenti preannunciati dal Governo in merito alla riduzione dell’orario di lavoro finalizzato a ridurre gli effetti occupazionali derivanti dall’attuale crisi economica.

Durante la trattativa tra sindacati e CAI, svoltasi anche a Palazzo Chigi, abbiamo più volte proposto l’adozione di misure che vanno in questa direzione, applicando la forma del lavoro part-time che rappresenterebbe uno strumento di solidarietà sociale tra i lavoratori, la riduzione sostanziale del
personale che oggi si trova in cassa integrazione senza alcuna speranza di raggiungere la pensione o di
essere riassunto in CAI o, perché precario, di avere alcuna certezza del proprio futuro.

Al tempo stesso tale soluzione limiterebbe l’utilizzo di ammortizzatori sociali e conseguentemente permetterebbe una riduzione dei costi che ricadranno sulla collettività.

Tale proposta non è stata assolutamente presa in considerazione da CAI, nonostante il tentativo
fatto in questa direzione anche dal Sottosegretario Letta. Una decisione incomprensibile oltre che non
rispondente alle necessità sociali derivanti da una situazione del tutto eccezionale.

Ci chiediamo quindi perché oggi, a prescindere da tutte le questioni aperte e non risolte che
riguardano la vicenda CAI e che ci vedono fortemente critici sugli accordi intercorsi tra alcuni sindacati e
l’azienda stessa, a fronte dei nuovi intendimenti del Governo che sembrano andare verso provvedimenti
che comprendono la riduzione dell’orario di lavoro quale strumento per contenere il problema occupazionale, non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere,
almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione
soltanto del 50% del personale precedentemente impiegato da Alitalia.

Esistono quindi oggi le condizioni per un ripensamento sulle soluzioni adottate in questo specifico
ambito ed i tempi sono ancora adeguati per poter applicare in modo coerente tale proposta sin dall’avvio
dell’attività della nuova compagnia, cosa questa fondamentale per ottenere i risultati auspicati. Del resto
non sarebbe comprensibile una immediata applicazione di tale ipotesi in una situazione che vede migliaia
di lavoratori esclusi dal lavoro da un’azienda che ha goduto del forte sostegno dello stesso Governo che
oggi intende applicare provvedimenti che vanno nella direzione della riduzione dell’orario di lavoro per
fronteggiare l’attuale crisi economica ed occupazionale.

Distinti saluti

Roma 23 dicembre 2008

Fabrizio Tomaselli
Coordinatore Nazionale
SdL intercategoriale

LAVORO/ Non solo una fonte di reddito, ma un modo per affermarsi come uomini

tratto da ilsussidiario.net
di Paola Olivelli

L’attuale situazione economica pone delle domande vitali non solo perché diminuisce la capacità di acquisto dei beni elementari, ma anche perché mette in pericolo il lavoro, bene altrettanto essenziale per la persona umana. Nei dibattiti di questi giorni, quando si accenna a questo fatto il problema viene ridotto ai soli aspetti economici o sindacali, trascurando il valore antropologico del lavorare, il significato che esso ha per l’uomo. Tale riduzione è frutto delle ideologie del ‘900, che hanno trascurato il legame che unisce originariamente l’attività lavorativa umana e la sua dimensione morale, considerandolo solo nei suoi aspetti di fatica e schiavitù che rendono necessari interventi per limitarlo e garantirlo solo nei suoi aspetti retributivi e di sicurezza.

Lo sfogo di un collega

Lettera di un collega comandante inviata ad alcune testate giornalistiche tra cui ilmessaggero.it e inviatospeciale.com

Egregio direttore, mi chiamo Paolo e sono un Comandante Alitalia. Ho 42 anni e sono padre di 3 figli. La prego, non me ne voglia ma ho scelto volutamente di rimanere “anonimo” con un motivo ben preciso: come lei ben sa, nel nostro paese la libertà di espressione e di parola è ormai solo un’utopia.

La strada che si sta percorrendo in Italia ha una strategia ben precisa atta a contenere il più possibile ogni forma di protesta legittima da parte dei cittadini a far valere i propri diritti nell’ambito del sociale, anche attraverso forme di repressione. I mezzi informatici sono strumenti potenti ma facilmente intercettabili ed io in un momento come questo ho paura di tutto.nel seguito della mia lettera capirà sicuramente il senso di questa mia scelta. Le scrivo per esprimerle il disagio, lo stato d’animo e la forte preoccupazione di tutti i lavoratori di Alitalia in questo drammatico periodo.

Non è nel mio stile fare differenze tra i lavoratori ma credo che la mia storia pur essendo diversa da quella di altre categorie, possa avere un forte legame con i percorsi di vita degli altri lavoratori.

Ho raggiunto alla mia età un livello professionale elevato. Sono in Alitalia da 18 anni e Comandante da circa 10. Una posizione raggiunta con notevoli sacrifici. Una vita dedicata a questa professione ed una dedizione praticamente totale.

Ho iniziato da molto giovane ed il percorso è stato complicatissimo. Anni ed anni di studi, di durissime selezioni e di notti in bianco passate sui libri lontano dalla famiglia. E’ un mestiere molto complesso ed i retroscena purtroppo sono poco noti. La responsabilità che riveste il ruolo di comandante è enorme sia in termini di legge, sia nei confronti dell’esercente, che verso le vite umane che gli vengono affidate.

Tutto ciò significa che l’etica ed il livello professionale che ci viene richiesto è elevatissimo. Dobbiamo essere costantemente aggiornati sui cambiamenti delle normative, abbiamo l’obbligo di essere periodicamente addestrati e controllati secondo gli standard di sicurezza previsti dalla normativa mondiale. Se il livello professionale richiesto non viene raggiunto, si perdono le funzioni di pilota o di comandante e si viene destinati ad altre mansioni.
Poco si conosce della nostra vita privata che spesso viene dipinta come agiata e piena di privilegi.

Posso assicurarle che non è così… 20 giorni al mese trascorsi lontano dalla propria famiglia senza distinzioni tra sabati, domeniche, Natale, Capodanno, e feste comandate. Lontano dai propri figli che non puoi seguire nella loro vita quotidiana: la scuola, i compiti, il catechismo, le varie attività… I problemi della loro crescita, l’educazione, l’adolescenza… Torni a casa dopo una settimana e li trovi cresciuti, cambiati… parole nuove. Gesti nuovi.

E tu che non c’eri, rimpiangi quei giorni passati al telefono mentre avresti voluto essere presente ai gesti dei tuoi figli. Ti senti in colpa ma continui a ripetere a te stesso all’infinito che è giusto così perché la certezza del futuro dei tuoi figli dipende solo da te e dalla tua professione.

E per fortuna che a casa c’è tua moglie, una donna splendida… la colonna portante della famiglia che educa i tuoi figli.
Professione. Certezze. Futuro.
Ma quale certezze?? Ma quale futuro??

Da qualche giorno ho ricevuto la lettera di cassa integrazione ed il mondo mi è crollato addosso. Dopo 3 mesi di angoscia tutto è finito nel giro di pochi secondi.

Professione, sogni, progetti futuri, serenità famigliare, sorriso. Nessuna prospettiva per il mio futuro con le certificazioni professionali che scadranno tra 90 giorni. E dopo il buio profondo. A casa senza più lavoro. Umiliato nel profondo dell’animo, come uomo e come professionista. Vergognosi, inaccettabili e lesivi della dignità umana, sono stati i metodi di esclusione da quella che sarà la futura presunta compagnia di bandiera. Gravissime le discriminazioni fatte durante questo processo che hanno portato a non considerare abilitazioni e certificazioni professionali, ad escludere lavoratori con legge 104, madri in part-time o con esonero notturno oppure a mettere in cassa integrazione entrambi i coniugi facenti parte della stessa azienda con figli a carico!!!!
Vuole sapere come hanno fatto a comunicare le lettere di cassa integrazione agli operai di Fiumicino? Li è andati a prendere la security direttamente sul posto di lavoro, li ha radunati tutti in una enorme sala, gli ha requisito i tesserini aziendali e li ha accompagnati fuori dall’aeroporto. E mentre si consumava questa tragedia, il nostro premier brindava con gli autori di questo massacro…

Non voglio entrare in merito a questa sporca operazione, forse senza precedenti. Non voglio parlare né di sindacati, né di governo e nemmeno di contratti. Non mi importa nulla di tutto ciò. Il mio è un drammatico grido disperato di rabbia e di dolore che si alza a nome di tutti gli onesti lavoratori di Alitalia che hanno dedicato una vita a questa azienda ai quali è stato tolto il sorriso…

Un dramma sociale senza precedenti per tutte le nostre famiglie. Ed intorno a noi un’assordante silenzio. Forse voluto… Lo stato d’animo dei nostri equipaggi che stanno volando in questo periodo è preoccupante, non voglio spingermi oltre… E per favore che nessuno si azzardi a dire che la responsabilità è dei lavoratori perché questa è una vile menzogna. Chi conosce la vera storia di Alitalia sa benissimo di cosa sto parlando! Capisce ora perché voglio restare anonimo? Ho paura del futuro e non riesco a vivere il presente.

E quando ieri il più piccolo dei miei bimbi mi ha chiesto perché i suoi amichetti dell’asilo avevano già fatto la letterina a Babbo Natale e noi no, non ho saputo rispondere perché l’emozione ha avuto il sopravvento su di me e sono scappato in camera mia a piangere davanti alle spensierate fotografie di quando Papà andava fiero di portarli in volo con lui.

Spero che esista una giustizia divina e che un giorno qualcuno paghi caro per questo dramma sociale che ha colpito solo chi chiede di lavorare onestamente… Una cosa è certa, se un giorno tornerò a fare il mio lavoro non mi dimenticherò mai di questa sofferenza e nulla sarà più come prima.

Ci sono violenze che nessuna parola di pace potrà mai placare.

A nome di tutti coloro che hanno perso il lavoro.

Paolo

(21 dicembre 2008)

Alitalia e la vita che va via

da inviatospeciale.com

22 dicembre 2008 8.00

La settimana si apre in un clima difficilissimo. Nella giornata di sabato si sono susseguiti comunicati e prese di posizione in un rimpallo di responsabilità tra Cai e sindacati confederali e Ugl.

Desolazione

In breve, perchè dopo la dichiarazione diffusa da fonti vicine alla ‘cordata patriottica’ c’è poco da aggiungere. I ‘ben informati ambasciatori’ fanno sapere sapere che la “quasi totalita’” dei lavoratori Alitalia che hanno ricevuto la lettera di assunzione “hanno accettato immediatamente” la proposta. Le irregolarità denunciate da chiunque abbia osservato l’andamento dei fatti sono state smentite. “Stiamo andando avanti con il programma, non capiamo quale sia la sorpresa visto che i criteri per le assunzioni sono quelli concordati con le organizzazioni dei lavoratori”. Comunque i ’salvatori’ di Alitalia sono disponibili “a verificare i punti di criticità e correggere i singoli errori”.

Infine la frase che chiarisce tutto. I relazione alla notizia diffusa dai sindacati firmatari dell’accordo ed in base alla quale la procedura di assunzione era stata temporaneamente sospesa Cai avverte che: “non si è fermato nè si fermerà un bel niente”.

La porta rimane chiusa e si vedrà se il buon senso permeterà a Colaninno e soci di comprendere e fernare l’inutilità della violenza psicologica degli ultmi giorni.

Sempre sabato, in forte rtardo sulla dinamica degli avvenimenti, il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, ha dichiarato: ‘Quanto sta accadendo per tutte le categorie di terra e di volo è inaccettabile. Se Cai è convinta di fare quello che crede, come sta accadendo, senza coinvolgere il sindacato, senza rispettare gli accordi, si assume la responsabilità di quello che può accadere da un momento all’altro”.

Rossi ha invitato Cai ad ascoltare i sindacati, ”non sfidi l’esasperazione di lavoratrici e lavoratori. Siamo alla fase di applicazione di intese dolorose, raggiunte con estrema difficoltà. Se nelle prossime ore, ribadisco ore e non giorni, non risulterà del tutto evidente un cambio radicale di atteggiamento e non verranno sanate le problematiche, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente rispondere con fermezza adeguata alla gravita’ della situazione”.

Rossi ha spiegato che ci sono ”problemi con il rispetto dei criteri convenuti, con particolare riferimento all’anzianità e all’assegnazione dei luoghi di lavoro. Quanto in atto è privo di spiegazioni convincenti, non siamo nelle condizioni di verificare la puntuale applicazione delle intese. Non è sufficiente riconoscere gli errori” da parte di Cai, aggiunge, ”è necessario trovare immediate soluzioni. Interi settori aziendali non hanno ricevuto le lettere di assunzione, tanto da far pensare ad un disegno organizzativo non rispettoso delle intese. Il governo, a cui negli ultimi giorni abbiamo rilanciato messaggi di allarme, ha commesso un grave errore di ingerenza in questa vicenda ma, ancor più, ha indotto Cai ad un atteggiamento inaccettabile. Ora ci ascolti anche se non è proprio la migliore caratteristica dell’esecutivo. Intervenga prima che sia troppo tardi”.

Il ricorso ai buoni auspici del sottosegretario Letta emerge con chiarezza dalle parole del segretario nazionale della Fil Cgil e appare strano che di fronte al mattatoio di Fiumicino ci si sia accorti della situazione con così grave ritardo. Vedremo lunedì gli sviluppi, ma il “non si è fermato nè si fermerà un bel niente” degli “eroi” di Berlusconi non fa ben sperare.

Crescono i disoccupati, l’Italia sprofonda

da inviatospeciale.com

19 Dicembre 2008, 08:00

Ieri i dati Istat hanno confermato che cosa significhi la crisi nella vita quotidiana delle persone: più di 1,5 milioni di senza lavoro (+127mila rispetto allo stesso trimestre 2007). Ma vanno aggiunti coloro che all’ufficio di collocamento non si presentano nemmeno

La notizia della rilevazione Istat di ieri sull’occupazione non sta nei pur allarmanti numeri forniti alla stampa. La notizia è data piuttosto dall’assuefazione alle conseguenze della crisi, ormai snobbate persino dai politici abituati a comparire quattro o cinque volte al giorno sulle agenzie di informazione pur di apparire.

Riflettere su che cosa si nasconda dietro i dati della crisi sembra diventato un esercizio sterile. Noi però ci ostiniamo a farlo. Partendo innanzitutto dall’enunciazione delle cifre, suggerendo un “metodo” di lettura: nel terzo trimestre dell’anno il numero delle persone in cerca di occupazione ha registrato il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.527.000 unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). Dunque il tasso di disoccupazione è salito di mezzo punto percentuale rispetto a un anno prima, posizionandosi al 6,1%.

Fin qui il dato ufficiale, che si riferisce alla variazione del flusso occupati-disoccupati rispetto a quanto censito dall’ufficio di collocamento. Ovviamente non tiene conto degli “inoccupati” che fanno la spola tra un’agenzia di lavoro interinale e l’altra, e nemmeno si sognano di mettersi in fila allo sportello pubblico dove una volta si radunavano i cittadini in cerca di lavoro.

In lieve misura sono cresciuti anche gli occupati: ciò si spiega sempre con l’incremento delle persone che risultano “in cerca di lavoro” e che si iscrivono agli uffici di collocamento.

Il dato socio-economico è evidente: aumentano notevolmente coloro che cercano lavoro, più di quanti ne trovano.

L’innalzamento del livello della disoccupazione, segnala l’Istat, risente soprattutto della crescita degli ex occupati nel Nord e nel Centro e degli ex inattivi nel Mezzogiorno.

“I dati sulle forze lavoro – ha commentato la Confesercenti in una nota – evidenziano una tendenza assai preoccupante: se l’occupazione appare in bilico, il segno meno colpisce da mesi la casella degli indipendenti, ovvero le imprese d’ogni settore, e quindi soprattutto quelle piccole e medie”.

La fotografia emersa è preoccupante anche per Fulvio Fammoni, segretario nazionale Cgil con delega al mercato del lavoro: “E’ un Paese fermo per effetto dei problemi preesistenti e su cui si è abbattuta la crisi finanziaria e produttiva dell’ultimo trimestre”. Da una attenta valutazione dei dati, aggiunge, trovano dimostrazione “gli evidenti errori delle scelte della Legge Finanziaria di luglio, come denunciato dalla Cgil”.

Rispetto ai trimestri precedenti, osserva il dirigente sindacale, “la frenata occupazionale, nonostante le assunzioni di lavoratori stranieri, è palese, regge solo il terziario anche per la peculiarità del periodo estivo” mentre “a fine settembre non si rileva ancora il drastico taglio dei dipendenti a termine, ma anche in questo caso è significativo che il periodo estivo sia sostanzialmente piatto”.

La disoccupazione, continua Fammoni, “aumenta riflettendo le caratteristiche che troveremo in accelerazione fortissima nell’ultima parte dell’anno: crescita di disoccupati nel nord e nel centro, inattivi nel Mezzogiorno”. Cresce anche il tasso di disoccupazione dei lavoratori stranieri “e dopo 10 anni cala l’occupazione maschile”.

Sul versante politico, si indigna Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro Pdci: “Di fronte al clima che si respira per strada, nei negozi, nei luoghi di lavoro, di fronte all’aumento dei debiti delle famiglie e delle disparità tra ricchi e poveri servirebbe uno scatto della politica. Invece il governo non si cura del dramma sociale in atto, e l’opposizione parlamentare è schiacciata tra inchieste della magistratura e appelli giustizialisti”.

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