Articoli marcati con tag ‘san francisco’

Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.

- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.

Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.

Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.

In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.

Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».

C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.

Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.

A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.

In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.

In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».

Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.

«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.

Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.

- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.

Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.

Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.

In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.

Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».

C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.

Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.

A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.

In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.

In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».

Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.

«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.

Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.

- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.

Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.

Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.

In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.

Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».

C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.

Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.

A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.

In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.

In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».

Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.

«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.

VOGLIO UN FIGLIO, MA DEVE NASCERE AL NORD

Di Barbara S. Leva

Sono donna, e come ogni donna che si possa chiamare tale, ogni tanto
valuto la possibilità di avere dei figli. Quindi penso ai possibili
nomi, all’arredo della cameretta, ai vestitini, al liceo e alle
università e agli sport cui iscrivere il bambino e la bambina; mi
chiedo a chi assomiglieranno, di che colore gli occhi e i capelli,
l’altezza che raggiungeranno, se avranno la erre moscia. Non mi chiedo
invece dove saranno partoriti, perché do per scontato dove non li farò
mai nascere.
Parto da un episodio di vita vera: mia nonna, metà veneta metà
mantovana, incinta del suo primo maschio nonché terzo figlio,
concepito con mio nonno, bergamasco e un po’ milanese, abitava a
Catania per via provvisoria. Arrivato il momento di partorire la
questione non si è posta: hanno prenotato un diretto per Milano, il
bambino è nato, appena i medici hanno dato l’ok sono tornati in
Sicilia.
Lungi dal giudicare la progenitrice, benché io ami l’Italia come
concetto filosofico che trasuda dai testi dell’Alighieri e del
Petrarca, non ritengo l’Italia una Nazione. Ritengo che l’Italia sia
Italia nel momento in cui se ne riconoscono le peculiarità locali,
fondate sul campanilismo. Di conseguenza, non mi identifico in tutte
le Italianità: sono Milanese, Bergamasca e Veneta. Sono anche un po’
Calabrese, d’adozione. Sono Fiorentina, Veneziana, Romana per spirito.
Ma non ho nulla a che vedere con la Napoli odierna, con la Puglia, con
il centro sud, con l’alto nord tutto, con le isole. Posti splendidi,
cibo che mangerei all’infinito e spiagge e boschi per vacanze
prolungate. Ma nulla che mi trasmetta un qualcosa a livello
intellettuale. Il sud normanno e poi spagnolo, ad esempio, qualcosa ma
di tempi troppo lontani per essere recepito e ritrovato su un
documento d’identità d’oggi. Qualcosa che c’è anche a Parigi o Londra
o Vienna, città che sono state estranee alle mie origini quanto altre
parti d’Italia, a livello spirituale molto più vicine di località
segnate sulla mia stessa mappa.
Tornando alla domanda iniziale, sono ancora indecisa. Tra Diego,
Leonardo, Michele e San Francisco, Vienna, San Pietroburgo.

Apple Worldwide Developers Conference: dal 7 giugno a San Francisco

Dal 7 all’11 giugno, Apple terrà l’annuale Worldwide Developers Conference (WWDC) al Moscone West di San Francisco. I cinque giorni di conferenza ospiteranno le primissime sessioni dedicate allo sviluppo per iPad e i laboratori pratici per iPhone OS 4, affiancati da workshop sulle tecnologie chiave di Mac OS X. “Durante la WWDC, gli sviluppatori potranno partecipare a sessioni di approfondimento e laboratori pratici per scoprire tutto su iPhone OS 4, il sistema operativo per dispositivi mobili più evoluto al mondo,” ha spiegato Scott Forstall, Senior Vice President di iPhone Software per Apple. “La WWDC è un’occasione imperdibile per lavorare fianco a fianco con i nostri ingegneri e designer di interfacce, che offriranno agli sviluppatori consigli preziosi per creare applicazioni per iPhone e iPad ancora più fantastiche.”

Flickr di Gilbi
Impatto…ambientaleVia San Michele - CataniaVia Caff - CataniaVia San Michele - CataniaAlaska '93Alaska '93
Tweets di Gilbi..

Posting tweet...

Categorie