Articoli marcati con tag ‘palazzo chigi’

Antonio Catricalà, ecco la dichiarazione dei redditi del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio

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Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri del Governo Monti con funzioni di segretario dello stesso, Antonio Catricalà, è un giurista italiano che ha ricoperto la carica di presidente dell’Autorità garante della concorrenza e…

Chi è Piero Gnudi, nuovo ministro dello Sport e del Turismo. Ecco la dichiarazione dei redditi

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Piero Gnudi è il nuovo Ministro dello Sport e del Turismo del Governo Monti. Nato a Bologna il 17 maggio 1938, è un dirigente d’azienda. Ha cominciato la sua carriera con la libera professione di…

Avvocati allo scontro, sciopero il 23 ed il 24 febbraio ed a marzo altri 4 giorni

Tariffe, rischio incostituzionalità per il Cnf

Gli avvocati radicalizzano la protesta. L’assemblea nazionale dell’Oua, tenutasi a Roma, si chiude infatti con la conferma delle due giornate di sciopero indette per il 23 e 24 febbraio prossimi, e la proclamazione di altre quattro giornate di astensione dalle udienze, dal 21 al 24 marzo, in “segno di protesta contro i progetti del governo in materia di giustizia e di liberalizzazioni”, e in contemporanea con il Congresso straordinario di Milano.

Appuntamento, dunque, il 23 febbraio al cinema Adriano di Roma dove gli avvocati terranno una manifestazione e contemporaneamente in tutta Italia metteranno in atto un’occupazione “simbolica” di 100 uffici giudiziari, nonché altre manifestazioni davanti a Palazzo Chigi, Camera dei Deputati e Senato.


Bocciata l’abrogazione delle tariffe e i soci di capitale
Maurizio de Tilla, presidente dell’Organizzazione unitaria dell’avvocatura, attacca: “Chi crede di poter barattare i diritti dei cittadini con qualche piccolo inciucio al ribasso, si sbaglia di grosso”. E poi snocciola le richieste della categoria: “Chiediamo l’abrogazione dell’articolo 9 del decreto Cresci Italia che cancella le tariffe”. È questo infatti, il principale bersaglio degli avvocati, secondo i quali il rischio insito nell’abrogazione delle tariffe è di “smantellare le stesse fondamenta del sistema professionale”. Ma in cima alle priorità c’è anche “l’eliminazione della norma che consente la presenza di soci di capitale negli studi professionali”. Permettere che entrino nell’assetto azionario degli studi, per de Tilla, comporta “il rischio di ingerenza delle organizzazioni criminali”. Inaccettabili, dunque, le partecipazioni di maggioranza, ma “no” anche a quelle di minoranza.

No a mediaconciliazione e soppressione dei tribunalini
Tra le altre richieste figurano poi, sempre seguendo le parole del presidente, “il superamento dell’inutile e dannosa recente legge sul processo civile”, e la mai dimenticata battaglia contro la media conciliazione con la richiesta dello “slittamento dell’entrata in vigore dell’obbligatorietà per gli incidenti stradali ed il condominio”, prevista per il prossimo mese di marzo. Rimangono inevase poi anche le proposte, definite “urgenti”, di istituire “un tavolo per ridiscutere la revisione della geografia giudiziaria”, e “l’accorpamento degli uffici dei giudici di pace”.
Insomma, le iniziative “liberalizzatrici” del nuovo governo Monti non piacciono proprio all’avvocatura. Non passa neppure la creazione del tribunale delle imprese, che pure nelle intenzioni dell’Esecutivo dovrebbe fare da volano all’economia. Per l’Oua le competenze territoriali sarebbero “restrittive” e le materie “troppo estese ed arbitrarie”.

Gli avvocati non sono imprese
Ad essere sbagliati per l’Oua sono i presupposti stessi dell’azione di governo, perché “le professioni non possono essere assimilate alle imprese, né sono assoggettate alle garanzie della concorrenza”. Dunque, l’avvocatura “deve considerarsi estranea a qualsiasi iniziativa di liberalizzazione selvaggia”. I legali, infatti, sono un soggetto di “rilevanza costituzionale”, senza i quali la giurisdizione non può funzionare. Una funzione che avrebbe riconosciuto anche la Corte di giustizia europea. Il sistema, dunque, a differenza delle attività economiche non può trovare fondamento nell’articolo 41 ma bensì “impone sistemi di autoregolamentazione quali quelli oggi applicati dagli Ordini professionali”.

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Auto blu, il censimento dice che in Italia sono 65 mila

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Le auto blu in Italia sono 65 mila, secondo il censimento elaborato dal FormezPa dietro l’incarico del Dipartimento della Funzione pubblica. Eppure, nel corso del 2011, si è assistito ad un taglio delle auto blu…

IL DOVERE DELLA NOTIZIA (Massimo Giannini).

Non c´è bisogno di aver letto la “lezione” di Joseph Pulitzer alla Columbia University, per sapere che “un giornalismo onesto e indipendente è la forza più possente che una civiltà moderna abbia mai sviluppato”.  Per questo, pur prendendo atto della smentita congiunta di Palazzo Chigi e della Cgil a proposito dell´incontro segreto tra Monti e Camusso per concordare una riforma dell´articolo 18, non possiamo che confermare la veridicità della notizia. Esprimiamo la massima considerazione nei confronti del presidente del Consiglio, di cui apprezziamo l´impegno profuso per mettere in sicurezza il Paese e modernizzare la sua economia. Abbiamo un profondo rispetto per il segretario generale del più importante sindacato italiano, di cui comprendiamo lo sforzo nel tutelare i suoi iscritti e al tempo stesso allargare la base della sua rappresentanza sociale anche ai giovani, ai precari e agli “invisibili” del mercato del lavoro. Ma vorremmo rassicurare entrambi.
Nel metodo, nella sua lunga storia Repubblica non ha mai avuto l´abitudine di «inventare» notizie «assolutamente infondate». Meno che mai per «forzare la mano» di qualcuno. Il compito di un giornale «onesto e indipendente», appunto, è sempre e solo quello di cercare informazioni, verificarle attraverso fonti sicure e attendibili, e poi pubblicarle. È quello che è accaduto anche in questa circostanza. La notizia di un faccia a faccia tra Monti e Camusso ci è arrivata da una fonte sicura e attendibile. Ci è stata confermata da ambienti autorevoli. L´abbiamo pubblicata, com´era nostro dovere, senza porci la solita, insinuante domanda che inquina da troppo tempo il discorso pubblico italiano: cui prodest? Non è un nostro problema. Un quotidiano ha un solo “giudice”, al quale rendere conto ogni giorno con la qualità della sua informazione: il lettore. Tutto il resto non conta.
Nel merito, né Palazzo Chigi né la Cgil possono smentire (e infatti non lo fanno) che il confronto sulla riforma dell´articolo 18 sia ormai prossimo a una svolta. Questo è, a prescindere dalle posizioni «note e stranote» della Cgil. Non si vede perché pubblicare un retroscena che spieghi questo livello più avanzato della trattativa debba essere interpretato come un tentativo di «far saltare il confronto» o di esercitare «pressioni improprie». Per confortare questa lettura vagamente complottista, tra l´altro, la Cgil incappa in un palese salto logico. Recita il comunicato: “Prima due fondi di Scalfari, ora una notizia falsa in prima pagina: chi vuole forzare la mano?”. La risposta è: nessuno. E non si vede quale possa essere il nesso tra il retroscena di Claudio Tito pubblicato ieri e gli editoriali di Eugenio Scalfari pubblicati la settimana scorsa. La prima è una notizia, i secondi sono opinioni.
Con una notizia non si può polemizzare. Su un´opinione si può discutere, come in effetti ha fatto la Camusso, rispondendo per lettera al nostro giornale e confutando la tesi di Scalfari sul riformismo di Luciano Lama. Quello che non si può fare è collegare idealmente e strumentalmente le due cose. Come se Repubblica avesse orchestrato una qualche oscura e misteriosa “campagna”. Per fare cosa, poi? Mettere la Cgil con le spalle al muro, per aiutare il governo (come sembrava trasparire tra le righe nella lettera di risposta della Camusso al primo editoriale di Scalfari)? O far saltare la trattativa con le parti sociali, per sabotarlo (come sembra emergere dal comunicato stampa di ieri)? Nessuna forzatura, nessun sabotaggio. Solo libera e corretta informazione. Se poi da tutto questo scaturirà un buon accordo per modernizzare il nostro mercato del lavoro, senza far strage dei diritti ma estendendoli a chi non ne ha alcuno, sarà tanto meglio per l´Italia.

Da La Repubblica del 13/02/2012.

Stipendi parlamentari, taglio di 1.300 euro lordi allo stipendio dei deputati

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Durante la riunione di ieri durata più di due ore, l’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati ha deciso di attuare un bel taglio ai costi della politica comportando un taglio di 1.300…

Il vice ministro Martone: “Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato”

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Il vice ministro del Lavoro, Michel Martone, ha affermato che “chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato“. L’affermazione, che ha fatto scatenare le polemiche di vari politici di tutti gli…

Monti si rivolge ai mercati: “Li convincerò che l’Italia è solida”

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Mario Monti si rivolge ai mercati finanziari di Londra ed afferma che li convincerà che l’Italia è solida dal punto di vista economico. Il capo del Governo italiano, in visita ufficiale presso il…

“La strada obbligata per i partiti” (Marcello Sorgi).

Se doveva segnare la nascita della Grande coalizione e la fine della collaborazione stentata tra i tre partiti che sostengono il governo, il primo pranzo ufficiale tra Monti, Alfano, Bersani e Casini non ha raggiunto del tutto il suo obiettivo. La maggioranza politica e la svolta verso una piena alleanza che in tanti si aspettavano non ci sono ancora. Come hanno sottolineato, tra l’altro, i leader di Pdl e Pd, avversari diretti fino a due mesi fa, e non ancora pronti a stringere un patto senza riserve. Se invece si misura quanto è accaduto ieri a Palazzo Chigi con il metro dello scontro all’ultimo sangue e delle lotte intestine degli ultimi mesi del governo Berlusconi, il risultato, va detto, ha del miracoloso.

Basti solo considerare la disponibilità espressa dai nemici di ieri di firmare insieme di qui a poco una mozione unitaria, che dia a Monti tutto l’appoggio parlamentare di cui ha bisogno, per tornare a trattare con i partners europei una strategia comune mirata a uscire dalla crisi dell’euro.

Qualcosa del genere sarebbe stato impensabile nel Parlamento del 2011, in cui anche le questioni più piccole facevano da detonatore a incendi quotidiani, pericolosi quanto inutili.

Da questo punto di vista va dato atto ad Alfano e Bersani, al di là della loro ufficiale limitata disponibilità, di essersi mossi con serietà e consapevolezza. Forse non avevano altra scelta, in una giornata in cui il presidente della Bce Draghi e quello del Consiglio europeo Van Rompuy ribadivano il loro allarme, in termini drammatici mai usati prima, e in cui la Grecia di nuovo è apparsa vicina al default. Ma questo non sminuisce in alcun modo il valore del loro senso di responsabilità.

Resta il fatto che esiste una differenza tra Casini, per cui il sostegno a Monti è strategico, e i segretari di Pdl e Pd, che continuano a negoziare volta per volta l’appoggio al governo. E bisognerà capire quanto sia ancora un gioco delle parti e quanto al contrario riveli un’effettiva divergenza tra i tre. In altre parole, il leader del Terzo polo pensa, pur senza dirlo apertamente, che Monti e la larga maggioranza di cui il governo dispone siano indispensabili oggi e continueranno a restare necessari domani, anche dopo le elezioni del 2013, per completare l’azione di risanamento economico del Paese i cui tempi si annunciano ogni giorno più lunghi.

Mentre Alfano e Bersani – che fanno i conti, all’interno dei rispettivi partiti, con una vasta gamma di resistenze, e pagano per questo un prezzo più alto per la solidarietà al governo – non sanno ancora se sia più facile per loro stringere una vera alleanza o prepararsi a una nuova competizione. La decisione non è affatto semplice, dipende da molti fattori e in fondo non è neppure tutta nelle loro mani. Infatti, come s’è visto nelle ultime settimane, Monti in Europa è una garanzia per tutti ed è impossibile prescinderne. Se, Dio non voglia, la crisi dell’euro continuerà ad avvitarsi, l’ora di prendere atto di trovarsi su una strada obbligata arriverà anche per Pdl e Pd.

Da La Stampa del 17/01/2012.

“La strada obbligata per i partiti” (Marcello Sorgi).

Se doveva segnare la nascita della Grande coalizione e la fine della collaborazione stentata tra i tre partiti che sostengono il governo, il primo pranzo ufficiale tra Monti, Alfano, Bersani e Casini non ha raggiunto del tutto il suo obiettivo. La maggioranza politica e la svolta verso una piena alleanza che in tanti si aspettavano non ci sono ancora. Come hanno sottolineato, tra l’altro, i leader di Pdl e Pd, avversari diretti fino a due mesi fa, e non ancora pronti a stringere un patto senza riserve. Se invece si misura quanto è accaduto ieri a Palazzo Chigi con il metro dello scontro all’ultimo sangue e delle lotte intestine degli ultimi mesi del governo Berlusconi, il risultato, va detto, ha del miracoloso.

Basti solo considerare la disponibilità espressa dai nemici di ieri di firmare insieme di qui a poco una mozione unitaria, che dia a Monti tutto l’appoggio parlamentare di cui ha bisogno, per tornare a trattare con i partners europei una strategia comune mirata a uscire dalla crisi dell’euro.

Qualcosa del genere sarebbe stato impensabile nel Parlamento del 2011, in cui anche le questioni più piccole facevano da detonatore a incendi quotidiani, pericolosi quanto inutili.

Da questo punto di vista va dato atto ad Alfano e Bersani, al di là della loro ufficiale limitata disponibilità, di essersi mossi con serietà e consapevolezza. Forse non avevano altra scelta, in una giornata in cui il presidente della Bce Draghi e quello del Consiglio europeo Van Rompuy ribadivano il loro allarme, in termini drammatici mai usati prima, e in cui la Grecia di nuovo è apparsa vicina al default. Ma questo non sminuisce in alcun modo il valore del loro senso di responsabilità.

Resta il fatto che esiste una differenza tra Casini, per cui il sostegno a Monti è strategico, e i segretari di Pdl e Pd, che continuano a negoziare volta per volta l’appoggio al governo. E bisognerà capire quanto sia ancora un gioco delle parti e quanto al contrario riveli un’effettiva divergenza tra i tre. In altre parole, il leader del Terzo polo pensa, pur senza dirlo apertamente, che Monti e la larga maggioranza di cui il governo dispone siano indispensabili oggi e continueranno a restare necessari domani, anche dopo le elezioni del 2013, per completare l’azione di risanamento economico del Paese i cui tempi si annunciano ogni giorno più lunghi.

Mentre Alfano e Bersani – che fanno i conti, all’interno dei rispettivi partiti, con una vasta gamma di resistenze, e pagano per questo un prezzo più alto per la solidarietà al governo – non sanno ancora se sia più facile per loro stringere una vera alleanza o prepararsi a una nuova competizione. La decisione non è affatto semplice, dipende da molti fattori e in fondo non è neppure tutta nelle loro mani. Infatti, come s’è visto nelle ultime settimane, Monti in Europa è una garanzia per tutti ed è impossibile prescinderne. Se, Dio non voglia, la crisi dell’euro continuerà ad avvitarsi, l’ora di prendere atto di trovarsi su una strada obbligata arriverà anche per Pdl e Pd.

Da La Stampa del 17/01/2012.

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