Articoli marcati con tag ‘palazzo chigi’

Stipendi parlamentari, taglio di 1.300 euro lordi allo stipendio dei deputati

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Durante la riunione di ieri durata più di due ore, l’ufficio di presidenza della Camera dei Deputati ha deciso di attuare un bel taglio ai costi della politica comportando un taglio di 1.300…

Decreto milleproroghe 2012, la Camera accorda la fiducia con 469 sì

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La Camera dei Deputati ha accordato la fiducia al decreto Milleproroghe con 469 voti favorevoli, dopo il via libera delle commissioni Affari costituzionali e Bilancio di Montecitorio ad alcune modifiche del testo originario.…

Il vice ministro Martone: “Chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato”

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Il vice ministro del Lavoro, Michel Martone, ha affermato che “chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato“. L’affermazione, che ha fatto scatenare le polemiche di vari politici di tutti gli…

Monti si rivolge ai mercati: “Li convincerò che l’Italia è solida”

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Mario Monti si rivolge ai mercati finanziari di Londra ed afferma che li convincerà che l’Italia è solida dal punto di vista economico. Il capo del Governo italiano, in visita ufficiale presso il…

“La strada obbligata per i partiti” (Marcello Sorgi).

Se doveva segnare la nascita della Grande coalizione e la fine della collaborazione stentata tra i tre partiti che sostengono il governo, il primo pranzo ufficiale tra Monti, Alfano, Bersani e Casini non ha raggiunto del tutto il suo obiettivo. La maggioranza politica e la svolta verso una piena alleanza che in tanti si aspettavano non ci sono ancora. Come hanno sottolineato, tra l’altro, i leader di Pdl e Pd, avversari diretti fino a due mesi fa, e non ancora pronti a stringere un patto senza riserve. Se invece si misura quanto è accaduto ieri a Palazzo Chigi con il metro dello scontro all’ultimo sangue e delle lotte intestine degli ultimi mesi del governo Berlusconi, il risultato, va detto, ha del miracoloso.

Basti solo considerare la disponibilità espressa dai nemici di ieri di firmare insieme di qui a poco una mozione unitaria, che dia a Monti tutto l’appoggio parlamentare di cui ha bisogno, per tornare a trattare con i partners europei una strategia comune mirata a uscire dalla crisi dell’euro.

Qualcosa del genere sarebbe stato impensabile nel Parlamento del 2011, in cui anche le questioni più piccole facevano da detonatore a incendi quotidiani, pericolosi quanto inutili.

Da questo punto di vista va dato atto ad Alfano e Bersani, al di là della loro ufficiale limitata disponibilità, di essersi mossi con serietà e consapevolezza. Forse non avevano altra scelta, in una giornata in cui il presidente della Bce Draghi e quello del Consiglio europeo Van Rompuy ribadivano il loro allarme, in termini drammatici mai usati prima, e in cui la Grecia di nuovo è apparsa vicina al default. Ma questo non sminuisce in alcun modo il valore del loro senso di responsabilità.

Resta il fatto che esiste una differenza tra Casini, per cui il sostegno a Monti è strategico, e i segretari di Pdl e Pd, che continuano a negoziare volta per volta l’appoggio al governo. E bisognerà capire quanto sia ancora un gioco delle parti e quanto al contrario riveli un’effettiva divergenza tra i tre. In altre parole, il leader del Terzo polo pensa, pur senza dirlo apertamente, che Monti e la larga maggioranza di cui il governo dispone siano indispensabili oggi e continueranno a restare necessari domani, anche dopo le elezioni del 2013, per completare l’azione di risanamento economico del Paese i cui tempi si annunciano ogni giorno più lunghi.

Mentre Alfano e Bersani – che fanno i conti, all’interno dei rispettivi partiti, con una vasta gamma di resistenze, e pagano per questo un prezzo più alto per la solidarietà al governo – non sanno ancora se sia più facile per loro stringere una vera alleanza o prepararsi a una nuova competizione. La decisione non è affatto semplice, dipende da molti fattori e in fondo non è neppure tutta nelle loro mani. Infatti, come s’è visto nelle ultime settimane, Monti in Europa è una garanzia per tutti ed è impossibile prescinderne. Se, Dio non voglia, la crisi dell’euro continuerà ad avvitarsi, l’ora di prendere atto di trovarsi su una strada obbligata arriverà anche per Pdl e Pd.

Da La Stampa del 17/01/2012.

“La strada obbligata per i partiti” (Marcello Sorgi).

Se doveva segnare la nascita della Grande coalizione e la fine della collaborazione stentata tra i tre partiti che sostengono il governo, il primo pranzo ufficiale tra Monti, Alfano, Bersani e Casini non ha raggiunto del tutto il suo obiettivo. La maggioranza politica e la svolta verso una piena alleanza che in tanti si aspettavano non ci sono ancora. Come hanno sottolineato, tra l’altro, i leader di Pdl e Pd, avversari diretti fino a due mesi fa, e non ancora pronti a stringere un patto senza riserve. Se invece si misura quanto è accaduto ieri a Palazzo Chigi con il metro dello scontro all’ultimo sangue e delle lotte intestine degli ultimi mesi del governo Berlusconi, il risultato, va detto, ha del miracoloso.

Basti solo considerare la disponibilità espressa dai nemici di ieri di firmare insieme di qui a poco una mozione unitaria, che dia a Monti tutto l’appoggio parlamentare di cui ha bisogno, per tornare a trattare con i partners europei una strategia comune mirata a uscire dalla crisi dell’euro.

Qualcosa del genere sarebbe stato impensabile nel Parlamento del 2011, in cui anche le questioni più piccole facevano da detonatore a incendi quotidiani, pericolosi quanto inutili.

Da questo punto di vista va dato atto ad Alfano e Bersani, al di là della loro ufficiale limitata disponibilità, di essersi mossi con serietà e consapevolezza. Forse non avevano altra scelta, in una giornata in cui il presidente della Bce Draghi e quello del Consiglio europeo Van Rompuy ribadivano il loro allarme, in termini drammatici mai usati prima, e in cui la Grecia di nuovo è apparsa vicina al default. Ma questo non sminuisce in alcun modo il valore del loro senso di responsabilità.

Resta il fatto che esiste una differenza tra Casini, per cui il sostegno a Monti è strategico, e i segretari di Pdl e Pd, che continuano a negoziare volta per volta l’appoggio al governo. E bisognerà capire quanto sia ancora un gioco delle parti e quanto al contrario riveli un’effettiva divergenza tra i tre. In altre parole, il leader del Terzo polo pensa, pur senza dirlo apertamente, che Monti e la larga maggioranza di cui il governo dispone siano indispensabili oggi e continueranno a restare necessari domani, anche dopo le elezioni del 2013, per completare l’azione di risanamento economico del Paese i cui tempi si annunciano ogni giorno più lunghi.

Mentre Alfano e Bersani – che fanno i conti, all’interno dei rispettivi partiti, con una vasta gamma di resistenze, e pagano per questo un prezzo più alto per la solidarietà al governo – non sanno ancora se sia più facile per loro stringere una vera alleanza o prepararsi a una nuova competizione. La decisione non è affatto semplice, dipende da molti fattori e in fondo non è neppure tutta nelle loro mani. Infatti, come s’è visto nelle ultime settimane, Monti in Europa è una garanzia per tutti ed è impossibile prescinderne. Se, Dio non voglia, la crisi dell’euro continuerà ad avvitarsi, l’ora di prendere atto di trovarsi su una strada obbligata arriverà anche per Pdl e Pd.

Da La Stampa del 17/01/2012.

Alfano a Monti: “Batti i pugni sul tavolo in Europa”

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Il segretario politico del Popolo della libertà, Angelino Alfano, parteciperà all’incontro di domani organizzato dall’attuale presidente del Consiglio Mario Monti a Palazzo Chigi. Al vertice politico ci saranno anche gli altri due leader politici che…

I sindacati per l’intesa «Ma l’articolo 18 resti fuori dal tavolo» (Luigina Venturelli).

Le premesse per un vero confronto sul mercato del lavoro ci sono tutte. Nella riunione conclusiva di ieri mattina, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno definito nei dettagli la piattaforma unitaria – anticipata ieri sulle pagine di questo giornale – con cui intendono presentarsi all’incontro con il governo sulla riforma del mercato del lavoro.
LA PIATTAFORMA DEI SINDACATI Adesso la parola spetta al ministro Elsa Fornero e al premier Mario Monti che – davanti a interlocutori uniti e desiderosi di entrare nel merito delle questioni con proprie proposte concrete – dovranno dimostrare la reale volontà dell’esecutivo di procedere a modifiche legislative con il consenso delle parti sociali. Il primo banco di prova, manco a dirlo, sarà l’assenza dai temi della discussione di qualsiasi modifica all’articolo18 dello Statuto dei lavoratori, che le tre confederazioni sindacali continuano a porre come precondizione necessaria al dialogo. A cominciare dallo stralcio della bozza sul decreto liberalizzazioni che innalzerebbe da 15 a 50 dipendenti la soglia per la sua applicazione nelle imprese in caso di fusioni. «Il tema dell’articolo 18 non è tra i problemi veri da affrontare al tavolo» hanno avvisato i leader sindacali. E se l’esecutivo ne farà «un totem» ideologico, una questione di principio, allora i rapporti con i sindacati «rischiano il black out». «Abbiamo opinioni identiche » ha spiegato il leader Cisl, Raffaele Bonanni, al termine del vertice di ieri, a cui martedì prossimo seguirà la riunione unitaria delle segreterie confederali dalla quale scaturirà un documento comune su crescita, mercato del lavoro, ammortizzatori sociali e pensioni da presentare a Palazzo Chigi. «Noi siamo pronti, adesso vediamo se lo è la politica». Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, si è augurato da parte dell’esecutivo un percorso coerente con le intenzioni dichiarate, perché «non vorremmo scoprire che alla fine l’unica cosa fatta sarà il disastro sulle pensioni». Gli auspici sono tutti per «una discussione trasparente, con il coinvolgimento di tutti», anche in tempi rapidissimi, ma soprattutto «in totale trasparenza, senza usare la tecnica delle indiscrezioni e dei documenti anonimi, che poi vengono più o meno smentiti a seconda delle convenienze».

Suona ancor più chiaro l’avvertimento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso: «Speriamo che il governo non voglia far fallire la trattativa prima di cominciare » e, a tal fine, «che la bozza che sta circolando in questi giorni, contenente anche un riferimento all’articolo 18, non sia confermata». Una trattativa, comunque, che Corso d’Italia non vuole preventivamente limitata nel merito: «Non vogliamo discutere solo del mercato del lavoro, ma anche di crescita e sviluppo», temi su cui il fronte sindacale si presenterà con «un’agenda condivisa».
GLI INCONTRI DEL MINISTRO Intanto, non si fermano gli incontri preventivi del ministro del Welfare, Elsa Fornero, con le diverse parti sociali in vista della fase decisionale del confronto. Ieri è stata la volta dell’Associazione banche italiane, delle associazioni imprenditoriali di Rete imprese Italia, e delle Acli. Al termine di unfaccia a faccia durato un’ora e mezza, il primo ufficiale con il nuovo esecutivo, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha presentato al ministro l’esperienza del comparto bancario e assicurativo nel mercato del lavoro: «Il nostro settore ha infatti sperimentato, prima di altri, le soluzioni esaminate nell’ambito della riforma che il ministero si appresta a studiare». Soddisfatto anche il presidente di Rete imprese Italia, Marco Venturi, secondo cui il confronto sulla riforma del mercato del lavoro «può e deve andare a buon fine, perché l’Italia in questa situazione di difficoltà ha bisogno di mettere tutti i tasselli a posto». In particolare, «abbiamo posto al centro i problemi del lavoro legati alle Pmi, ci vogliono quelle condizioni di flessibilità e opportunità per avere più occupazione nel Paese». Al proposito, anche la modifica circolata in questi giorni all’articolo 18 «può essere un’opportunità per favorire l’aggregazione, la capacità concorrenziale e la crescita dimensionale, quindi noi la giudichiamo positivamente». Nei prossimi giorni, invece, il ministro Fornero proseguirà le consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro con il mondo delle cooperative. Per lunedì pomeriggio sono stati infatti convocati i rappresentanti dell’Alleanza nazionale delle cooperative (che associa Confcooperative, Legacoop e Agci).

Da L’Unità dell’ 14/01/2012.

I sindacati per l’intesa «Ma l’articolo 18 resti fuori dal tavolo» (Luigina Venturelli).

Le premesse per un vero confronto sul mercato del lavoro ci sono tutte. Nella riunione conclusiva di ieri mattina, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno definito nei dettagli la piattaforma unitaria – anticipata ieri sulle pagine di questo giornale – con cui intendono presentarsi all’incontro con il governo sulla riforma del mercato del lavoro.
LA PIATTAFORMA DEI SINDACATI Adesso la parola spetta al ministro Elsa Fornero e al premier Mario Monti che – davanti a interlocutori uniti e desiderosi di entrare nel merito delle questioni con proprie proposte concrete – dovranno dimostrare la reale volontà dell’esecutivo di procedere a modifiche legislative con il consenso delle parti sociali. Il primo banco di prova, manco a dirlo, sarà l’assenza dai temi della discussione di qualsiasi modifica all’articolo18 dello Statuto dei lavoratori, che le tre confederazioni sindacali continuano a porre come precondizione necessaria al dialogo. A cominciare dallo stralcio della bozza sul decreto liberalizzazioni che innalzerebbe da 15 a 50 dipendenti la soglia per la sua applicazione nelle imprese in caso di fusioni. «Il tema dell’articolo 18 non è tra i problemi veri da affrontare al tavolo» hanno avvisato i leader sindacali. E se l’esecutivo ne farà «un totem» ideologico, una questione di principio, allora i rapporti con i sindacati «rischiano il black out». «Abbiamo opinioni identiche » ha spiegato il leader Cisl, Raffaele Bonanni, al termine del vertice di ieri, a cui martedì prossimo seguirà la riunione unitaria delle segreterie confederali dalla quale scaturirà un documento comune su crescita, mercato del lavoro, ammortizzatori sociali e pensioni da presentare a Palazzo Chigi. «Noi siamo pronti, adesso vediamo se lo è la politica». Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, si è augurato da parte dell’esecutivo un percorso coerente con le intenzioni dichiarate, perché «non vorremmo scoprire che alla fine l’unica cosa fatta sarà il disastro sulle pensioni». Gli auspici sono tutti per «una discussione trasparente, con il coinvolgimento di tutti», anche in tempi rapidissimi, ma soprattutto «in totale trasparenza, senza usare la tecnica delle indiscrezioni e dei documenti anonimi, che poi vengono più o meno smentiti a seconda delle convenienze».

Suona ancor più chiaro l’avvertimento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso: «Speriamo che il governo non voglia far fallire la trattativa prima di cominciare » e, a tal fine, «che la bozza che sta circolando in questi giorni, contenente anche un riferimento all’articolo 18, non sia confermata». Una trattativa, comunque, che Corso d’Italia non vuole preventivamente limitata nel merito: «Non vogliamo discutere solo del mercato del lavoro, ma anche di crescita e sviluppo», temi su cui il fronte sindacale si presenterà con «un’agenda condivisa».
GLI INCONTRI DEL MINISTRO Intanto, non si fermano gli incontri preventivi del ministro del Welfare, Elsa Fornero, con le diverse parti sociali in vista della fase decisionale del confronto. Ieri è stata la volta dell’Associazione banche italiane, delle associazioni imprenditoriali di Rete imprese Italia, e delle Acli. Al termine di unfaccia a faccia durato un’ora e mezza, il primo ufficiale con il nuovo esecutivo, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha presentato al ministro l’esperienza del comparto bancario e assicurativo nel mercato del lavoro: «Il nostro settore ha infatti sperimentato, prima di altri, le soluzioni esaminate nell’ambito della riforma che il ministero si appresta a studiare». Soddisfatto anche il presidente di Rete imprese Italia, Marco Venturi, secondo cui il confronto sulla riforma del mercato del lavoro «può e deve andare a buon fine, perché l’Italia in questa situazione di difficoltà ha bisogno di mettere tutti i tasselli a posto». In particolare, «abbiamo posto al centro i problemi del lavoro legati alle Pmi, ci vogliono quelle condizioni di flessibilità e opportunità per avere più occupazione nel Paese». Al proposito, anche la modifica circolata in questi giorni all’articolo 18 «può essere un’opportunità per favorire l’aggregazione, la capacità concorrenziale e la crescita dimensionale, quindi noi la giudichiamo positivamente». Nei prossimi giorni, invece, il ministro Fornero proseguirà le consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro con il mondo delle cooperative. Per lunedì pomeriggio sono stati infatti convocati i rappresentanti dell’Alleanza nazionale delle cooperative (che associa Confcooperative, Legacoop e Agci).

Da L’Unità dell’ 14/01/2012.

I sindacati per l’intesa «Ma l’articolo 18 resti fuori dal tavolo» (Luigina Venturelli).

Le premesse per un vero confronto sul mercato del lavoro ci sono tutte. Nella riunione conclusiva di ieri mattina, i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil hanno definito nei dettagli la piattaforma unitaria – anticipata ieri sulle pagine di questo giornale – con cui intendono presentarsi all’incontro con il governo sulla riforma del mercato del lavoro.
LA PIATTAFORMA DEI SINDACATI Adesso la parola spetta al ministro Elsa Fornero e al premier Mario Monti che – davanti a interlocutori uniti e desiderosi di entrare nel merito delle questioni con proprie proposte concrete – dovranno dimostrare la reale volontà dell’esecutivo di procedere a modifiche legislative con il consenso delle parti sociali. Il primo banco di prova, manco a dirlo, sarà l’assenza dai temi della discussione di qualsiasi modifica all’articolo18 dello Statuto dei lavoratori, che le tre confederazioni sindacali continuano a porre come precondizione necessaria al dialogo. A cominciare dallo stralcio della bozza sul decreto liberalizzazioni che innalzerebbe da 15 a 50 dipendenti la soglia per la sua applicazione nelle imprese in caso di fusioni. «Il tema dell’articolo 18 non è tra i problemi veri da affrontare al tavolo» hanno avvisato i leader sindacali. E se l’esecutivo ne farà «un totem» ideologico, una questione di principio, allora i rapporti con i sindacati «rischiano il black out». «Abbiamo opinioni identiche » ha spiegato il leader Cisl, Raffaele Bonanni, al termine del vertice di ieri, a cui martedì prossimo seguirà la riunione unitaria delle segreterie confederali dalla quale scaturirà un documento comune su crescita, mercato del lavoro, ammortizzatori sociali e pensioni da presentare a Palazzo Chigi. «Noi siamo pronti, adesso vediamo se lo è la politica». Anche il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, si è augurato da parte dell’esecutivo un percorso coerente con le intenzioni dichiarate, perché «non vorremmo scoprire che alla fine l’unica cosa fatta sarà il disastro sulle pensioni». Gli auspici sono tutti per «una discussione trasparente, con il coinvolgimento di tutti», anche in tempi rapidissimi, ma soprattutto «in totale trasparenza, senza usare la tecnica delle indiscrezioni e dei documenti anonimi, che poi vengono più o meno smentiti a seconda delle convenienze».

Suona ancor più chiaro l’avvertimento della segretaria generale della Cgil, Susanna Camusso: «Speriamo che il governo non voglia far fallire la trattativa prima di cominciare » e, a tal fine, «che la bozza che sta circolando in questi giorni, contenente anche un riferimento all’articolo 18, non sia confermata». Una trattativa, comunque, che Corso d’Italia non vuole preventivamente limitata nel merito: «Non vogliamo discutere solo del mercato del lavoro, ma anche di crescita e sviluppo», temi su cui il fronte sindacale si presenterà con «un’agenda condivisa».
GLI INCONTRI DEL MINISTRO Intanto, non si fermano gli incontri preventivi del ministro del Welfare, Elsa Fornero, con le diverse parti sociali in vista della fase decisionale del confronto. Ieri è stata la volta dell’Associazione banche italiane, delle associazioni imprenditoriali di Rete imprese Italia, e delle Acli. Al termine di unfaccia a faccia durato un’ora e mezza, il primo ufficiale con il nuovo esecutivo, il direttore generale dell’Abi, Giovanni Sabatini, ha presentato al ministro l’esperienza del comparto bancario e assicurativo nel mercato del lavoro: «Il nostro settore ha infatti sperimentato, prima di altri, le soluzioni esaminate nell’ambito della riforma che il ministero si appresta a studiare». Soddisfatto anche il presidente di Rete imprese Italia, Marco Venturi, secondo cui il confronto sulla riforma del mercato del lavoro «può e deve andare a buon fine, perché l’Italia in questa situazione di difficoltà ha bisogno di mettere tutti i tasselli a posto». In particolare, «abbiamo posto al centro i problemi del lavoro legati alle Pmi, ci vogliono quelle condizioni di flessibilità e opportunità per avere più occupazione nel Paese». Al proposito, anche la modifica circolata in questi giorni all’articolo 18 «può essere un’opportunità per favorire l’aggregazione, la capacità concorrenziale e la crescita dimensionale, quindi noi la giudichiamo positivamente». Nei prossimi giorni, invece, il ministro Fornero proseguirà le consultazioni sulla riforma del mercato del lavoro con il mondo delle cooperative. Per lunedì pomeriggio sono stati infatti convocati i rappresentanti dell’Alleanza nazionale delle cooperative (che associa Confcooperative, Legacoop e Agci).

Da L’Unità dell’ 14/01/2012.

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