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Smaltimento rifiuti: piccole Napoli intorno a noi
da www.notizie-news.it
Scritto da Marco Petrelli
Stufi della raccolta differenziata? Niente paura. Gli argini del fiume Nera, nel pieno centro di Terni, si prestano facilmente al desiderio di afferrare l’oggetto ormai privo di utilità e di lanciarlo a terra.
Lotta al sistema? Odio verso il mondo? No, semplice maleducazione. Mentre infatti si allibisce e si commenta con disprezzo
l’atteggiamento dei napoletani in merito allo smaltimento dei rifiuti, non ci si accorge delle piccole ‘Napoli’ che ci circondano.
Via Campofregoso corre sopra gli argini del fiume Nera. La via si estende ai margini del centro storico; arteria non sottoposta alle restrizioni dettate dalla ZTL, è costeggiata da un grande giardino, con giochi per bambini e fontane. Un cuore verde nell’abitato, un piacevole rifugio dal traffico e dai suoi rumori.
Eppure qualcosa non va. Malgrado i recenti lavori di recupero degli argini, con la realizzazione di un percorso pedonale panoramico, l’inciviltà ha colpito gli ultimi spazi naturali nel centro di una città che soffre per lo smog,le polveri sottili e l’assenza di un buon piano regolatore.
Una pattumiera. Ecco cosa sono il parco e il camminamento a Febbraio 2012. Resti di tutto, di tetrapak di vino, di sacchetti di merendine, di pacchetti di sigarette, scritte e rottami d’ogni genere.
TerniMagazine, quotidiano on line, l’11 Maggio 2011 dipingeva un quadro allarmante della condizione del sotto ponte Caraciotti, struttura che collega il trafficato viale Antonio Gramsci alla storica via Carrara.
Nel medesimo articolo si parla anche di chiaviche, ovvero di ratti, quei mammiferi oggi più diffusi dell’essere umano nei piccoli e grandi centri, che vivono in colonie di centinaia di esemplari riproducendosi a ritmo vertiginoso e che, grazie alle capacità di adattamento, sopravvivono agli interventi dell’uomo e alle azioni della natura.
Dove ci sono topi il degrado è, senza ombra di dubbio, cosa tangibile. D’altronde nonoccorre un’accurata analisi per emettere un giudizio su fiume e parco. Il letto del Nera, quando questi è in secca, riporta alla luce rottami di lavatrici, stendini, pali, addirittura telai di biciclette, alcuni dei quali ormai interrati e dei quali è visibile soltanto la sagoma, segno che la pratica di usare il corso d’acqua come discarica non è recente.
Eppure le acque del Nera, pur attraversando il cuore cittadino, regalano piccoli scorci da paradiso fluviale, con abbondante vegetazione e, nei tratti meno profondi, acque trasparenti. Spettacolo deturpato dal sacchetto di plastica e dai resti di un pasto frugale impigliati in un ramo che sbatte sulle onde.
Dice il saggio che lo stato decoro di un centro abitato misura il livello di civiltà di chi lo abita. L’ Umbria è una regione famosa in tutta la Penisola per la beltà dei suoi panorami, per il connubio tra arte e natura, quest’ultima ancora selvaggia, incontaminata.
Non resta molto verde a Terni, in particolare dopo dieci anni di attività edlizia che ha sottratto alla popolazione rifugi dal tam tam quotidiano.
Perché allora non essere capaci di preservare ciò che resta, a beneficio proprio e della collettività? Perché non denunciare la condizione di degrado di qualcosa che non appartiene al Comune ma a tutti i ternani, indiscriminatamente. L’amore per il luogo in cui si vive non si palesa urlando il nome della squadra allo stadio, ma prestando un po’ di attenzione a conservare beni di tutti, come il monumento ai caduti della resistenza, così fortemente voluto dall’amministrazione, ma ora anch’esso pattumiera al centro di una rotatoria, con il prato secco e arido, carta e tracce di pneumatici. Segni tutti di un rispetto che manca non solo verso se stessi ma anche verso i morti.
Smaltimento rifiuti: piccole Napoli intorno a noi
da www.notizie-news.it
Scritto da Marco Petrelli
Stufi della raccolta differenziata? Niente paura. Gli argini del fiume Nera, nel pieno centro di Terni, si prestano facilmente al desiderio di afferrare l’oggetto ormai privo di utilità e di lanciarlo a terra.
Lotta al sistema? Odio verso il mondo? No, semplice maleducazione. Mentre infatti si allibisce e si commenta con disprezzo
l’atteggiamento dei napoletani in merito allo smaltimento dei rifiuti, non ci si accorge delle piccole ‘Napoli’ che ci circondano.
Via Campofregoso corre sopra gli argini del fiume Nera. La via si estende ai margini del centro storico; arteria non sottoposta alle restrizioni dettate dalla ZTL, è costeggiata da un grande giardino, con giochi per bambini e fontane. Un cuore verde nell’abitato, un piacevole rifugio dal traffico e dai suoi rumori.
Eppure qualcosa non va. Malgrado i recenti lavori di recupero degli argini, con la realizzazione di un percorso pedonale panoramico, l’inciviltà ha colpito gli ultimi spazi naturali nel centro di una città che soffre per lo smog,le polveri sottili e l’assenza di un buon piano regolatore.
Una pattumiera. Ecco cosa sono il parco e il camminamento a Febbraio 2012. Resti di tutto, di tetrapak di vino, di sacchetti di merendine, di pacchetti di sigarette, scritte e rottami d’ogni genere.
TerniMagazine, quotidiano on line, l’11 Maggio 2011 dipingeva un quadro allarmante della condizione del sotto ponte Caraciotti, struttura che collega il trafficato viale Antonio Gramsci alla storica via Carrara.
Nel medesimo articolo si parla anche di chiaviche, ovvero di ratti, quei mammiferi oggi più diffusi dell’essere umano nei piccoli e grandi centri, che vivono in colonie di centinaia di esemplari riproducendosi a ritmo vertiginoso e che, grazie alle capacità di adattamento, sopravvivono agli interventi dell’uomo e alle azioni della natura.
Dove ci sono topi il degrado è, senza ombra di dubbio, cosa tangibile. D’altronde nonoccorre un’accurata analisi per emettere un giudizio su fiume e parco. Il letto del Nera, quando questi è in secca, riporta alla luce rottami di lavatrici, stendini, pali, addirittura telai di biciclette, alcuni dei quali ormai interrati e dei quali è visibile soltanto la sagoma, segno che la pratica di usare il corso d’acqua come discarica non è recente.
Eppure le acque del Nera, pur attraversando il cuore cittadino, regalano piccoli scorci da paradiso fluviale, con abbondante vegetazione e, nei tratti meno profondi, acque trasparenti. Spettacolo deturpato dal sacchetto di plastica e dai resti di un pasto frugale impigliati in un ramo che sbatte sulle onde.
Dice il saggio che lo stato decoro di un centro abitato misura il livello di civiltà di chi lo abita. L’ Umbria è una regione famosa in tutta la Penisola per la beltà dei suoi panorami, per il connubio tra arte e natura, quest’ultima ancora selvaggia, incontaminata.
Non resta molto verde a Terni, in particolare dopo dieci anni di attività edlizia che ha sottratto alla popolazione rifugi dal tam tam quotidiano.
Perché allora non essere capaci di preservare ciò che resta, a beneficio proprio e della collettività? Perché non denunciare la condizione di degrado di qualcosa che non appartiene al Comune ma a tutti i ternani, indiscriminatamente. L’amore per il luogo in cui si vive non si palesa urlando il nome della squadra allo stadio, ma prestando un po’ di attenzione a conservare beni di tutti, come il monumento ai caduti della resistenza, così fortemente voluto dall’amministrazione, ma ora anch’esso pattumiera al centro di una rotatoria, con il prato secco e arido, carta e tracce di pneumatici. Segni tutti di un rispetto che manca non solo verso se stessi ma anche verso i morti.
Ilva, dopo la perizia, siamo sempre più incazzati
Dovremmo essere felici. Ma continiamo a rimanere solo incazzati.
Tre periti hanno messo per iscritto quanto allevatori, cittadini, ambientalisti, mamme, pensionati a Taranto sapevano da anni.
Quanti: Cinque? Dieci? Quindici anni?
Da sempre lo sapevano. Da quando hanno cominciato a piangere lutti giovani. Da quando si mormorava che i tumori erano troppi. Da quando, era il 2008, Peacelink fece analizzare quel formaggio e vi trovò diossina.
Mi ricordo una telefonata di dieci-dodici anni fa: qui a Taranto succedono cose strane. È colpa dell’Ilva. Iniziò così il mio viaggio in quella città. Quella volta che con il mio amico Michele mangiavamo cozze e parlavamo di tante cavolate, lui se ne uscì con una frase: “poi magari fai un’inchiesta anche su questa città”.
Taranto mi è entrata nel cuore subito e non ne uscirà mai più. Oggi i periti sanno darci le cifre della strage: ogni anno tra malattie e morti ci sono 90 vittime dell’Ilva a Taranto.
«L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico - c’è scritto – ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». Ha causato e causa: passato e soprattutto presente nella relazione firmata dai periti Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.
«Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi – i più influenzati dalle emissioni – si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10».
E ancora: nei sette anni considerati per Taranto «si stimano – sempre secondo la perizia – 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie».
Una strage. Considerati i numeri totali, si arriva a 90 tra decessi e malattie ogni anno.
Aumentati i tumori tra i bambini, dicono i periti, sempre a causa dell’impianto industriale. Qualche anno fa fu ordinato l’abbattimento dei capi di bestiame perchè pieni di diossine. L’equazione dei tarantini fu semplice: la mucca mangia l’erba di Taranto e si ammala, e noi?
È stata necessaria una perizia per dimostrarlo. E ora ecco qua numeri e situazioni circoscritte.
Manca la soluzione: dovrà essere la giustizia, il prossimo 30 marzo, a esaminare la maxiperizia poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni. Ancora un mese sotto quel mostro, i cui esperti faranno di tutto per confutare le conseguenze del documento. Ma nulla potranno contro la rabbia che si alimenterà giorno dopo giorno. Perchè, una cosa è saperlo, una cosa è vedere certificato in un documento ufficiale che la fabbrica del lavoro è fabbrica di morte.
Non mi venite a dire che ci sarà un problema di occupazione. Chi cavolo se ne frega di fornte a un tumore che colpisce un bambino di sei anni?
Intervenga la politica, intervengano gli ammortizzatori, si riqualifichino gli operai e li si convertino ai lavori di bonifica. Non è nostro compito indicare la strada.
Il nostro compito è tenere a bada questa rabbia che monta come un’onda di Hokusai e restare vigili, sempre, anche per quel formagigo che non mangeremo più. E per il pastore che l’offri per cercare le diossine, e che da una manciata di giorni è morto di tumore al cervello.
Ilva, dopo la perizia, siamo sempre più incazzati
Dovremmo essere felici. Ma continiamo a rimanere solo incazzati.
Tre periti hanno messo per iscritto quanto allevatori, cittadini, ambientalisti, mamme, pensionati a Taranto sapevano da anni.
Quanti: Cinque? Dieci? Quindici anni?
Da sempre lo sapevano. Da quando hanno cominciato a piangere lutti giovani. Da quando si mormorava che i tumori erano troppi. Da quando, era il 2008, Peacelink fece analizzare quel formaggio e vi trovò diossina.
Mi ricordo una telefonata di dieci-dodici anni fa: qui a Taranto succedono cose strane. È colpa dell’Ilva. Iniziò così il mio viaggio in quella città. Quella volta che con il mio amico Michele mangiavamo cozze e parlavamo di tante cavolate, lui se ne uscì con una frase: “poi magari fai un’inchiesta anche su questa città”.
Taranto mi è entrata nel cuore subito e non ne uscirà mai più. Oggi i periti sanno darci le cifre della strage: ogni anno tra malattie e morti ci sono 90 vittime dell’Ilva a Taranto.
«L’esposizione continuata agli inquinanti dell’atmosfera emessi dall’impianto siderurgico - c’è scritto – ha causato e causa nella popolazione fenomeni degenerativi di apparati diversi dell’organismo umano che si traducono in eventi di malattia e di morte». Ha causato e causa: passato e soprattutto presente nella relazione firmata dai periti Annibale Biggeri, docente ordinario all’università di Firenze e direttore del centro per lo studio e la prevenzione oncologica, Maria Triassi, direttore di struttura complessa dell’area funzionale di igiene e sicurezza degli ambienti di lavoro ed epidemiologia applicata dell’azienda ospedaliera universitaria Federico II di Napoli, e Francesco Forastiere, direttore del dipartimento di Epidemiologia dell’Asl di Roma.
«Nei sette anni considerati, per Taranto nel suo complesso, si stimano 83 decessi attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di Pm10. Nei sette anni considerati per i quartieri Borgo e Tamburi – i più influenzati dalle emissioni – si stimano 91 decessi attribuibili ai superamenti Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la concentrazione annuale media di PM10».
E ancora: nei sette anni considerati per Taranto «si stimano – sempre secondo la perizia – 193 ricoveri per malattie cardiache attribuibili ai superamenti del limite Oms di 20 microgrammi al metro cubo per la media annuale delle concentrazioni di Pm10 e 455 ricoveri per malattie respiratorie».
Una strage. Considerati i numeri totali, si arriva a 90 tra decessi e malattie ogni anno.
Aumentati i tumori tra i bambini, dicono i periti, sempre a causa dell’impianto industriale. Qualche anno fa fu ordinato l’abbattimento dei capi di bestiame perchè pieni di diossine. L’equazione dei tarantini fu semplice: la mucca mangia l’erba di Taranto e si ammala, e noi?
È stata necessaria una perizia per dimostrarlo. E ora ecco qua numeri e situazioni circoscritte.
Manca la soluzione: dovrà essere la giustizia, il prossimo 30 marzo, a esaminare la maxiperizia poi il gip Todisco trasmetterà gli atti alla procura che dovrà decidere se chiedere il sequestro degli impianti e come proseguire le indagini sulle emissioni. Ancora un mese sotto quel mostro, i cui esperti faranno di tutto per confutare le conseguenze del documento. Ma nulla potranno contro la rabbia che si alimenterà giorno dopo giorno. Perchè, una cosa è saperlo, una cosa è vedere certificato in un documento ufficiale che la fabbrica del lavoro è fabbrica di morte.
Non mi venite a dire che ci sarà un problema di occupazione. Chi cavolo se ne frega di fornte a un tumore che colpisce un bambino di sei anni?
Intervenga la politica, intervengano gli ammortizzatori, si riqualifichino gli operai e li si convertino ai lavori di bonifica. Non è nostro compito indicare la strada.
Il nostro compito è tenere a bada questa rabbia che monta come un’onda di Hokusai e restare vigili, sempre, anche per quel formagigo che non mangeremo più. E per il pastore che l’offri per cercare le diossine, e che da una manciata di giorni è morto di tumore al cervello.
Dylan Dog, il fumetto che ha ispirato il nuovo concetto di MOSTRO
Era il 1989 ed ero iscritto al mio primo anno all’Università, facoltà di Matematica di Napoli.
Quell’anno, come i precedenti e poi quelli avvenire, subito dopo l’inizio dei corsi era scattata la protesta degli studenti contro il ministro dell’Istruzione di turno.
Oggi è la Gelmini allora era il ministro Ruberti con la sua famigerata riforma.
I nostri giorni sono attualmente caratterizzati dai movimenti dei grillini e dalle onde studentesche, allora la protesta prendeva il nome da un animale selvaggio avvistato alla Nomentana di Roma e mai più rivisto, l’inafferrabile pantera!
Nemmeno il tempo di approfondire l’Analisi Matematica, l’Algebra e la Geometria ed i corsi furono sospesi: università occupata.
Per riempire i pomeriggi tenevo compagnia ad un amico che lavorava in edicola, fu allora che il mio sguardo incrociò un albo, un fumetto che poi è divenuto storia, il mitico numero quattro di Dylan Dog, “Il fantasma di Anna Never”
Lo lessi in mezz’ora, lo divorai avidamente incuriosito da questo nuovo personaggio di Sergio Bonelli che rompeva gli schemi classici dell’eroe senza macchia e senza paura.
Mi divertì la sua ironia nell’affrontare i mostri, il suo modo di vestire, le sue paure, l’innamorarsi delle donne che conosceva in ogni storia e l’illusione di poterle amare, l’esplosivo assistente Groucho chiaramente ispirato ai fratelli Marx, mi affascinavano tutte le citazioni cinematografiche nascoste nella storia, 96 pagine di trovate pirotecniche e fantasiose.
Da allora fu colpo di fulmine e cosi partii alla ricerca frenetica degli albi arretrati, tra piccoli negozi di fumetti e veri e propri supermercati di comics!
Dopo quasi trent’anni Dylan Dog fa parte della mia vita, uno stile da seguire, mi tiene compagnia e quando l’incontro leggendo le sue storie mi permette di evadere e viaggiare in un mondo dove non sempre vince il bene ma almeno Dylan prova a porre un freno al male, tenta di capovolgere i luoghi comuni e la realtà fino alla ricerca della verità, sempre in difesa dei più deboli e dei freaks.
Dylan Dog baluardo di ideali e valori, di gentilezza e romanticismo ma con i suoi scheletri nell’armadio, con i suoi difetti, con le sue scelte sbagliate con cui convivere, con un passato tormentato da cui è uscito un uomo giusto, debole e forte, comunque un esempio.
Oggi ho l’intera collezione ben conservata a cui tengo moltissimo e che un giorno mio figlio leggerà (spero!), considero la lettura di un albo come l’equivalente di un bel libro.
Grazie (ex) ministro Ruberti, non posso dire se la tua riforma fosse giusta o sbagliata ma so che mi è servita a trovare un vero amico, Dylan Dog.
MMo
Lucio Dalla, amici per sempre
A me Dalla stava simpatico, sarà perchè era un personaggio stravagante, sarà perché si sentiva legato a noi napoletani, sta di fatto che il cantautore bolognese ha sempre suscitato in me un gran simpatia.
Col tempo ho imparato ad apprezzare tutti i suoi successi storici, molte sue canzoni le ritrovo oggi nelle mie playlist. Non saprei dire quale sia la mia preferita, sicuramente ascoltare “L’anno che verrà” mi emoziona.
Erano gli anni 80, adolescente vivevo in un piccolo paese in provincia di Napoli, come tanti altri giovani frequentavo l’azione cattolica. Quasi duecento ragazzi, ci incontravamo in parrocchia e discutevamo nei locali della chiesa. Si organizzavano gite, feste e eventi di varia natura (religiosa e non).
E’ in quel periodo che ho conosciuto i miei amici di “infanzia”, quelli che poi diventano i testimoni di nozze e sui quali sai di poter sempre contare, anche se la vita ti divide.
Nel week end, dopo le riunioni in parrocchia, io, insieme alla solita tribù, ci spostavamo a casa per continuare la serata tra chiacchiere, sogni, pizze e musica. Da Silvio, da me o da Andrea alla fine spuntava la chitarra di Dario che intonava le canzoni di sempre.
Non mancava mai “L’anno che verrà”: quando eravamo a casa di Dario la suonava al pianoforte.
Partivano le note, si cantava insieme in cerchio, tra timidezza e forza del gruppo, quelle parole di speranza e positività ci facevano sentire uniti e forti, amici per sempre.
Ognuno ricorderà Lucio Dalla a suo modo, a me piace associarlo a quei momenti di amicizia che mi accompagneranno per sempre.
MMo
ICTUS: CONOSCERLO PER CURARLO
Una iniziativa di Ciampino per la cittadinanza quella oranizzata dall’Assessorato alla Salute in collaborazione con la Croce Rossa Italiana e l’Associazione A.L.I.Ce Italia Onlus (Associazione per la Lotta all’Ictus cerebrale) lo scorso 28 gennaio. Lo scopo è quello di prevenire l’ictus. La giornata ha inizio alle 9.30 con la presentazione del sindaco Simone Lupi e del consigliere comunale Marco Lanzillotta, con delega alla Salute. Le persone si registrano e prendono il numeretto per la visita. La Sala Consiliare si trasforma in una grande sala d’attesa. Il primo step comprende la misurazione della pressione arteriosa per tre volte presso una delle dieci postazioni allestite nella spaziosa ala posteriore della Sala Consiliare. Ogni tavolino vede la presenza di due volontari della CRI. Tutte le persone a cui viene riscontrata una anomalia passano alla fase successiva, ossia quella della consulenza col medico e dell’elettrocardiogramma. Oltre ai numerosi volontari, medici e infermieri della CRI sono difatti presenti anche medici provenienti da diverse strutture ospedaliere. Alle 10.30 si contano già 90 misurazioni. Intorno alle 11.30 prende la parola L’Ingegner Paolo Binelli, presidente di A.L.I.Ce. Italia Onlus che illustra i tre scopi dell’Associazione: il primo è quello di trattare l’ictus a tutto tondo, ossia dalla prevenzione alla riabilitazione attraverso l’informativa circa questa patologia; il secondo scopo è quello sensibilizzare le autorità politiche al fine di incrementare le strutture specializzate per la cura dell’ictus. Se infatti il paziente colpito viene portato presso ospedali dedicati entro 4 ore si riprende. Di questi plessi in Italia ce ne sono 150, di cui 35 concentrati in Lombardia, 3 in Sicilia, Napoli non ne ha neppure 1. Nel Lazio ce ne sono 5 e tutte su Roma. In tutte le altre province non ce ne sono. Questa malattia, se ben curata, farebbe risparmiare moltissimi soldi al Servizio Sanitario Nazionale. Si stima che la spesa potrebbe essere ridotta del 20%, anche per le famiglie che hanno un malato di questo tipo in casa e per il quale si spendono 13/14miliardi di euro l’anno. Il terzo scopo è quello di fornire assistenza ai familiari delle persone affette da ictus. La parola viene poi presa dal Prof. Danilo Toni, Direttore dell’Unità Malattie Neurovascolari dell’Umberto I. “Per me l’informazione comincia dalla chiarezza. L’ictus è un termine latino che significa colpo. Ora sto bene e un attimo dopo non più. Questo avviene perché una arteria che porta il sangue al cervello si occlude, e ho un’ischemia; oppure questa arteria si rompe e in tal caso si ha una emorragia cerebrale. In entrambi i casi si parla di ictus. L’85% dei casi di ictus riguarda una ischemia, il 15% una emorragia. L’arma principale per combattere l’ictus è la prevenzione e per prevenire bisogna conoscere i fattori di rischio. Quelli modificabili, su cui l’uomo può agire, sono il fumo di sigarette, il diabete, l’eccesso di alcool, l’ipercolesterolemia. In forma minore incidono anche l’obesità, lo stress e la scarsa attività fisica. Tra i fattori non modificabili, tra cui l’età e i fattori genetici, non si può fare nulla. Ma l’ictus non colpisce solo gli anziani. Il Prof. Toni ribadisce l’importanza di rivolgersi a strutture specializzate quando si sospetta un caso di ictus perché qui ci sono infermieri preparati per la cura di questa patologia, che se curata entro le 4 ore permette di guarire il 55-60% dei casi. Anche in caso di attacchi ischemici temporanei è opportuno intervenire con urgenza. A Roma le strutture specializzate per la cura dell’ictus sono l’Umberto I, il San Camillo, il Sant’Andrea, Tor Vergata e il Gemelli. Al termine della giornata di informazione e prevenzione sull’ictus si sono contati 200 screening; su questi 40 cittadini sono risultati positivi al test e hanno quindi effettuato una visita cardiologia, neurologica e un ecocardiogramma. Il 3% di loro ha infine evidenziato fattori di rischio e per questo motivo è stato segnalato alle strutture preposte.
Valeria Manzottu
Bersani comprati un taxi, o una farmacia, vedrai che Monti e la Fornero si piegheranno come giunchi al vento.
Il governo della borghesia parassita e speculatrice si dimostra quello che mi aspettavo che fosse, forte con i deboli e debole con i, poteri, forti delle lobbies.
Hai visto come sono stati veloci mel tagliare le pensioni? Per equità, sbandierata ma mai frequentata, mi aspettavo una bella patrimoniale per quel famoso 10% di italiani che hanno nelle loro mani, banche o palazzi, il 50% della ricchezza nazionale.
Possono dormire sonno tranquilli, i parassiti, e continuare ad esportare valuta all’estero per cautelarsi nel caso ci fosse una rivolta di piazza.
Su questa ipotesi li posso tranquillizzare io, non ci sarà, e non lo dico perchè sono il capo branco delle pecore, sono uno dei tanti che scrive e parla per niente da decenni, lo dico perchè la maggioranza degli italiani non ha ancora l’acqua alla gola e manca della percezione dell’ondata in arrivo che travolgerà anche loro.
Per il momento sono ancora impegnati con la farfallina della Belen, il campionato di serie A e la champion. A Napoli non si parla più di rifiuti ma dei tre gol rifilati al Chelsea, impresa che è finita in prima pagina persino su Il sole 24 ore.
Come hai detto che il si del Pd non è scontato , dopo l’affermazione di Monti che il treno del governo non è la locomotiva di Guccini lanciata a bomba contro l’ingiustizia ma andrà comunque avanti lo stesso contro i sindacati ed i diritti, anche la Fornero ha tirato fuori le unghie: Il si del Pd non è scontato? Andremo avanti lo stesso.
Io mi auguro solo una cosa e non scherzo, mi auguro che procedano a tutta velocità come da loro dichiarato e si schiantino contro il muro dell’equità, della decenza, della giustizia e che facciano una sola fermata per fara salire sulla locomotiva anche la Marcegaglia, per vedere l’effetto che fa.
L’ unico modo per essere ascoltati, coccolati, protetti, da questo governo delle banche , delle grandi famiglie borghesi ed imprenditoriali è comprarsi un taxi o una farmacia, magari con il logo del Pd, ed ecco che miracolosamente la liberalizzazione sbandierata a difesa del consumatore si inceppa come l’Ici del vaticano.
Le minacce del governo diventerebbero aria fritta e tutto rimarrebbe come prima.
Oppure si potrebbe provare un’altra strada, più complicata, Landini dovrebbe iscrivere tutti i lavoratori della Fiom al sindacato dei tassisti o dei farmacisti ma non so se lo Statuto della Fiom lo prevede.
La Cgil, ed anche gli altri sindacati, devono smetterla di difendere i lavoratori tanto non capiscono niente, se va male se la prendono con il sindacato e se va bene è stato bravo il governo e qui voglio essere più chiaro.
Tolto lo zoccolo duro del lavoratoti politicizzati e sindacalizzati gli altri sono tutti parassiti per i quali il sindacato viene buono quando c’è qualche vertenza o licenziamento di massa, non partecipano ai dibattiti, non fanno sciopero e guardate che non è una novità, avveniva anche negli anni 70 quando si riempivano le piazze e già allora molti lavoratori utilizzavano le giornate di sciopero per allungare l’ weekend al mare, vendemmiare o mietere il grano nella campagna dei genitori.
Gli stessi che non partecipavano alla lotta erano in prima linea nella critica ai sindacati, accusavano i sindacati di nepotismo alla Bossi e di losche macchinazioni a danno dei lavoratori mai provate, mai documentate.
La propaganda diffamatoria del regime capitalista contro i sindacati va avanti da oltre mezzo secolo sino al punto di far scrivere dalla destra che il sindacato è una casta pagata dai contribuenti, una bestemmia, come è falso quello che mettono nelle teste del popolino imbecille che la Cassa integrazione è un merito del governo, magari quello di Berlusconi, e non un fondo di lavoratori ed imprese per superare i momenti di crisi. Imprese e lavoratori hanno visto meglio e più lontano della politica.
Al sindacato si iscrive solo il lavoratore che ritiene giusto iscriversi, non è obbligatorio tanto è vero che ci sono migliaia di aziende piccole e grandi dove il sindacato non c’è.
Quando i lavoratori non iscritti al sindacato vengono toccati sul vivo allora, solo allora, si ricordano che esiste un sindacato e chiedono aiuto, mai rifiutato da nessun sindacato.
E qui, oltre al danno arriva la beffa, nel senso che è ovvio che il sindacato per darti copertura legale ti chieda l’iscrizione, costa molto ma molto meno che prendersi un avvocato in proprio, ed è qui che oltre al danno economico per il sindacato arriva la beffa.
Se vinci il sindacato è bravo, se perdi il sindacato è parassita, non fa niente di buono e pensa solo ai suoi interessi.
Questi sono la maggioranza dei lavoratori italiani, sono solo dei tifosi e se la squadra del cuore vince il merito è loro, se perde sono tutti venduti che non amano la maglia e dovrebbero andare a lavorare.
Camusso, Bonanni, Angeletti, vi metto sullo stesso piano anche se non è così, voi siete per la destra e per la maggioranza dei lavoratori una casta ed allora fate la casta come si deve ed invece di tutelare i lavoratori, irriconoscenti, tutelate gli investitori che se non altro leggono i giornali e vi saranno riconoscenti.
Quando vedo un lavoratore che invece di chiedersi cosa ha fatto il padrone sbraita, offende, attacca il sindacato e si chiede: cosa ha fatto il sindacato per noi?
Quello che gli hai permesso di fare in decenni di indifferenza e di non partecipazione, quando girava bene e ricevevi i rinnovi di contratto ed i relativi aumenti grazie alla lotta dei tuoi compagni alla quale non hai mai partecipato.
Il sindacato è come un partito, ha la forza degli iscritti che ha e non ha potere di legiferare ha solo quello della contrattazione e la maggior aparte delle volte, la massa, non sa e non vuole sapere nemmeno di cosa si discute.
IL governo della destra negli ultimi 18 anni ha goduto di una maggioranza forte, compatta, ed i cittadini che hanno risentito delle ruberie, del mancato rispetto della Costituzione, della mancata equità della P2 dei fascisti e della lega al potere se la sono presa con l’opposizione ed in modo particolare con il PD, hanno fatto scomparire la sinistra dal parlamento, questo è avvenuto anche per colpa sua dividendosi in decine di rivoli senza unità, hanno votato centrodestra e quando si sono accorti del fallimento hanno dato la colpa all’opposizione.
Temo che l’ignoranza della maggior parte degli italiani faccia ancora la parte del leone e non solo in Italia, Grecia e Spagna non sono messe meglio visto che vanno a destra e poi manifestano in piazza, come se la destra l’avessero votata i fantasmi, ed allora mi viene da pensare che siamo un popolo per il quale non vale la pena di impegnarsi o sacrificarsi e quindi invito i sindacati a difendere gli investitori ed i parassiti e Bersani a comprarsi un taxi o una farmacia, solo in questo modo potrà avere l’attenzione, il rispetto e l’ascolto da parte del governo dei banchieri e dei parassiti.
Io me ne frego dei loro redditi on line, mi preoccupo delle mie spese , delle mie bollette e del fatto che ho un figlio di 40 anni che per lavorare ha dovuto farsi la Partita Iva, individuale, un cappio al collo al quale sono appesi milioni di italiani.
La Marcegaglia, anche se è più giovane di me, è rimasta ai tempi dell’Alfa Sud costruita con i nostri soldi, dello stato, presso la quale hanno assunto in modo clientelare e l’assenteismo era alle stelle, si mettevano in malattia e lavoravano nel negozio di famiglia, nella bancarella del mercato o quant’altro e l’assunzione in fabbrica serviva per la malattia e la pensione.
Queste cose il sindacato le ha sempre denunciate e chi ha pagato per queste clientele spudorate è stato il lavoratore onesto ed il sindacato.
Il lavoratore ladro, assenteista, pelandrone ha fatto sempre e solo il gioco del padrone, il ruffiano, il delatore e quando andavi a trattare serviva al padrone per negarti il dovuto per via del fatto che molti non facevano il loro dovere ed erano un costo.
Certo che i fannulloni sono un costo ma la Marcegaglia dimentica di dire che sono un costo per i colleghi e non per il padrone , sono i colleghi devono farsi il culo anche per loro come è successo a me.
Un giorno, io sono piccolino ma ero talmente incazzato che ho appeso ad un ponte per alzare le auto uno più grande di me, e gli ho detto: paraculo tu credi di metterlo nel culo al padrone facendo il parassita e imboscandoti ma lo metti nel culo a noi perchè dobbiamo fare il lavoro anche per te e per garantirti lo stipendio che rubi.
Da quel giorno tutti vigilavano sui colleghi e nessuno si è più nascosto o imboscato.
Siamo noi che creiamo la ricchezza sull’investimento dell’imprenditore, siamo il valore aggiunto ed è sulla nostra forza lavoro che vengono scaricati i costi.
Quindi, la Marcegaglia, ha fatto un doppio autogol, i parassiti fanno il gioco del padrone.
Lavoro, Fornero: avanti anche senza partiti Bersani insiste: ci sia accordo e Pd darà l’ok
Bersani comprati un taxi, o una farmacia, vedrai che Monti e la Fornero si piegheranno come giunchi al vento.
Il governo della borghesia parassita e speculatrice si dimostra quello che mi aspettavo che fosse, forte con i deboli e debole con i, poteri, forti delle lobbies.
Hai visto come sono stati veloci mel tagliare le pensioni? Per equità, sbandierata ma mai frequentata, mi aspettavo una bella patrimoniale per quel famoso 10% di italiani che hanno nelle loro mani, banche o palazzi, il 50% della ricchezza nazionale.
Possono dormire sonno tranquilli, i parassiti, e continuare ad esportare valuta all’estero per cautelarsi nel caso ci fosse una rivolta di piazza.
Su questa ipotesi li posso tranquillizzare io, non ci sarà, e non lo dico perchè sono il capo branco delle pecore, sono uno dei tanti che scrive e parla per niente da decenni, lo dico perchè la maggioranza degli italiani non ha ancora l’acqua alla gola e manca della percezione dell’ondata in arrivo che travolgerà anche loro.
Per il momento sono ancora impegnati con la farfallina della Belen, il campionato di serie A e la champion. A Napoli non si parla più di rifiuti ma dei tre gol rifilati al Chelsea, impresa che è finita in prima pagina persino su Il sole 24 ore.
Come hai detto che il si del Pd non è scontato , dopo l’affermazione di Monti che il treno del governo non è la locomotiva di Guccini lanciata a bomba contro l’ingiustizia ma andrà comunque avanti lo stesso contro i sindacati ed i diritti, anche la Fornero ha tirato fuori le unghie: Il si del Pd non è scontato? Andremo avanti lo stesso.
Io mi auguro solo una cosa e non scherzo, mi auguro che procedano a tutta velocità come da loro dichiarato e si schiantino contro il muro dell’equità, della decenza, della giustizia e che facciano una sola fermata per fara salire sulla locomotiva anche la Marcegaglia, per vedere l’effetto che fa.
L’ unico modo per essere ascoltati, coccolati, protetti, da questo governo delle banche , delle grandi famiglie borghesi ed imprenditoriali è comprarsi un taxi o una farmacia, magari con il logo del Pd, ed ecco che miracolosamente la liberalizzazione sbandierata a difesa del consumatore si inceppa come l’Ici del vaticano.
Le minacce del governo diventerebbero aria fritta e tutto rimarrebbe come prima.
Oppure si potrebbe provare un’altra strada, più complicata, Landini dovrebbe iscrivere tutti i lavoratori della Fiom al sindacato dei tassisti o dei farmacisti ma non so se lo Statuto della Fiom lo prevede.
La Cgil, ed anche gli altri sindacati, devono smetterla di difendere i lavoratori tanto non capiscono niente, se va male se la prendono con il sindacato e se va bene è stato bravo il governo e qui voglio essere più chiaro.
Tolto lo zoccolo duro del lavoratoti politicizzati e sindacalizzati gli altri sono tutti parassiti per i quali il sindacato viene buono quando c’è qualche vertenza o licenziamento di massa, non partecipano ai dibattiti, non fanno sciopero e guardate che non è una novità, avveniva anche negli anni 70 quando si riempivano le piazze e già allora molti lavoratori utilizzavano le giornate di sciopero per allungare l’ weekend al mare, vendemmiare o mietere il grano nella campagna dei genitori.
Gli stessi che non partecipavano alla lotta erano in prima linea nella critica ai sindacati, accusavano i sindacati di nepotismo alla Bossi e di losche macchinazioni a danno dei lavoratori mai provate, mai documentate.
La propaganda diffamatoria del regime capitalista contro i sindacati va avanti da oltre mezzo secolo sino al punto di far scrivere dalla destra che il sindacato è una casta pagata dai contribuenti, una bestemmia, come è falso quello che mettono nelle teste del popolino imbecille che la Cassa integrazione è un merito del governo, magari quello di Berlusconi, e non un fondo di lavoratori ed imprese per superare i momenti di crisi. Imprese e lavoratori hanno visto meglio e più lontano della politica.
Al sindacato si iscrive solo il lavoratore che ritiene giusto iscriversi, non è obbligatorio tanto è vero che ci sono migliaia di aziende piccole e grandi dove il sindacato non c’è.
Quando i lavoratori non iscritti al sindacato vengono toccati sul vivo allora, solo allora, si ricordano che esiste un sindacato e chiedono aiuto, mai rifiutato da nessun sindacato.
E qui, oltre al danno arriva la beffa, nel senso che è ovvio che il sindacato per darti copertura legale ti chieda l’iscrizione, costa molto ma molto meno che prendersi un avvocato in proprio, ed è qui che oltre al danno economico per il sindacato arriva la beffa.
Se vinci il sindacato è bravo, se perdi il sindacato è parassita, non fa niente di buono e pensa solo ai suoi interessi.
Questi sono la maggioranza dei lavoratori italiani, sono solo dei tifosi e se la squadra del cuore vince il merito è loro, se perde sono tutti venduti che non amano la maglia e dovrebbero andare a lavorare.
Camusso, Bonanni, Angeletti, vi metto sullo stesso piano anche se non è così, voi siete per la destra e per la maggioranza dei lavoratori una casta ed allora fate la casta come si deve ed invece di tutelare i lavoratori, irriconoscenti, tutelate gli investitori che se non altro leggono i giornali e vi saranno riconoscenti.
Quando vedo un lavoratore che invece di chiedersi cosa ha fatto il padrone sbraita, offende, attacca il sindacato e si chiede: cosa ha fatto il sindacato per noi?
Quello che gli hai permesso di fare in decenni di indifferenza e di non partecipazione, quando girava bene e ricevevi i rinnovi di contratto ed i relativi aumenti grazie alla lotta dei tuoi compagni alla quale non hai mai partecipato.
Il sindacato è come un partito, ha la forza degli iscritti che ha e non ha potere di legiferare ha solo quello della contrattazione e la maggior aparte delle volte, la massa, non sa e non vuole sapere nemmeno di cosa si discute.
IL governo della destra negli ultimi 18 anni ha goduto di una maggioranza forte, compatta, ed i cittadini che hanno risentito delle ruberie, del mancato rispetto della Costituzione, della mancata equità della P2 dei fascisti e della lega al potere se la sono presa con l’opposizione ed in modo particolare con il PD, hanno fatto scomparire la sinistra dal parlamento, questo è avvenuto anche per colpa sua dividendosi in decine di rivoli senza unità, hanno votato centrodestra e quando si sono accorti del fallimento hanno dato la colpa all’opposizione.
Temo che l’ignoranza della maggior parte degli italiani faccia ancora la parte del leone e non solo in Italia, Grecia e Spagna non sono messe meglio visto che vanno a destra e poi manifestano in piazza, come se la destra l’avessero votata i fantasmi, ed allora mi viene da pensare che siamo un popolo per il quale non vale la pena di impegnarsi o sacrificarsi e quindi invito i sindacati a difendere gli investitori ed i parassiti e Bersani a comprarsi un taxi o una farmacia, solo in questo modo potrà avere l’attenzione, il rispetto e l’ascolto da parte del governo dei banchieri e dei parassiti.
Io me ne frego dei loro redditi on line, mi preoccupo delle mie spese , delle mie bollette e del fatto che ho un figlio di 40 anni che per lavorare ha dovuto farsi la Partita Iva, individuale, un cappio al collo al quale sono appesi milioni di italiani.
La Marcegaglia, anche se è più giovane di me, è rimasta ai tempi dell’Alfa Sud costruita con i nostri soldi, dello stato, presso la quale hanno assunto in modo clientelare e l’assenteismo era alle stelle, si mettevano in malattia e lavoravano nel negozio di famiglia, nella bancarella del mercato o quant’altro e l’assunzione in fabbrica serviva per la malattia e la pensione.
Queste cose il sindacato le ha sempre denunciate e chi ha pagato per queste clientele spudorate è stato il lavoratore onesto ed il sindacato.
Il lavoratore ladro, assenteista, pelandrone ha fatto sempre e solo il gioco del padrone, il ruffiano, il delatore e quando andavi a trattare serviva al padrone per negarti il dovuto per via del fatto che molti non facevano il loro dovere ed erano un costo.
Certo che i fannulloni sono un costo ma la Marcegaglia dimentica di dire che sono un costo per i colleghi e non per il padrone , sono i colleghi devono farsi il culo anche per loro come è successo a me.
Un giorno, io sono piccolino ma ero talmente incazzato che ho appeso ad un ponte per alzare le auto uno più grande di me, e gli ho detto: paraculo tu credi di metterlo nel culo al padrone facendo il parassita e imboscandoti ma lo metti nel culo a noi perchè dobbiamo fare il lavoro anche per te e per garantirti lo stipendio che rubi.
Da quel giorno tutti vigilavano sui colleghi e nessuno si è più nascosto o imboscato.
Siamo noi che creiamo la ricchezza sull’investimento dell’imprenditore, siamo il valore aggiunto ed è sulla nostra forza lavoro che vengono scaricati i costi.
Quindi, la Marcegaglia, ha fatto un doppio autogol, i parassiti fanno il gioco del padrone.
Lavoro, Fornero: avanti anche senza partiti Bersani insiste: ci sia accordo e Pd darà l’ok
On line redditi governo Severino la piu’ ricca Redditi per oltre 7 milioni.
di Serenella MatteraROMA – ”Chi guadagna e paga le tasse non e’ peccatore e va guardato con benevolenza, non con invidia”. Paola Severino ha tutte le carte in regola per pronunciare questa frase: solo nel 2010 ha versato 4 milioni di imposte allo Stato. Ma non riuscira’ forse la Guardasigilli, con l’aria che tira, ad allontanare da se’ l’invidia per quei 7 milioni di reddito imponibile che la consacrano ministro piu’ ricco del governo Monti. E a sorpresa le consentono di superare di molto in classifica anche il collega ‘banchiere’ Corrado Passera. Di certo, ministri e sottosegretari i ‘compiti a casa’ li han fatti. E in questo martedi’ grasso hanno pubblicato on-line i loro redditi. Il piu’ ‘indisciplinato’? Proprio lui, Mario Monti. Il cui reddito giunge solo in tarda serata, a meno di un’ora dalla ‘dead line’ della mezzanotte. Ma di certo, il suo – che lo ‘inchioda’ ad un reddito 2010 da poco piu’ di 1,5 milioni – e’ uno dei modelli compilati con piu’ dettagli. Il reddito complessivo del professore e’ dunque di 1.515.744 euro nel 2010 ed uno stimato, per il 2011, di 1.010.000 che probabilmente non salira’ nel 2012 avendo rinunciato al compenso da premier e da ministro del Tesoro. Il suo patrimonio e’ formato da appartamenti, uffici e negozi, mentre non brilla per il parco macchine: due Lancia (una Dedra e una Kappa) del 1995 e del 1998. Consistenti invece le attivita’ finanziarie: tra fondi comuni azionari e obbligazionari oltre che di liquidita’ Monti puo’ contare su oltre 11 milioni di euro divisi tra Intesa San Paolo, Bnp Paribas, Ing e Banco di Brescia. Antonio Catricala’ ha consegnato a ciascuno un modello da compilare. Si chiedevano informazioni su stipendio, beni e investimenti solo per il 2012, ma quasi tutti i ministri (con la sola eccezione di Annamaria Cancellieri e Lorenzo Ornaghi) e molti sottosegretari hanno prevenuto le polemiche gia’ pronte a esplodere, comunicando anche il reddito dichiarato nel 2011 per il 2010 e consentendo cosi’ una comparazione. Anche se restano alcune lacune e manca ancora all’appello, in serata, anche il sottosegretario Franco Braga oltre al premier. I dati, dunque. Con la chiamata al governo, banchieri e professori, maestri e avvocati, si livellano tutti su uno stipendio di circa 200 mila euro lordi annui (con qualcosa di piu’ per chi non e’ residente a Roma: una diaria mensile fino a 3.500 euro). Una cifra enorme per Marco Rossi Doria, il ‘maestro di strada’ che nel 2010 guadagnava 37.248 euro l’anno e adesso moltiplica quasi per sei. Anche il piu’ ‘povero’ dei ministri, Andrea Riccardi, migliora la sua posizione (dai 120 mila euro di partenza). Ma in realta’ per la maggioranza dei membri dell’esecutivo, il servizio allo Stato vorra’ dire nel 2012 un crollo, anche verticale, della ricchezza. Emblematico il caso dei due ‘paperoni’. L’avvocato e professore Paola Severino vedra’ il suo stipendio quasi ‘scomparire’, passando da 7.005.649 euro a 195.225 euro. Cosi’ pure l’ex ad di Banca Intesa Corrado Passera, che potra’ sempre contare su depositi (derivanti dalla vendita delle azioni) per 8,8 milioni e su un fondo pensione da 3,3 milioni, ma vedra’ lo stipendio lordo di 3,5 milioni ridursi fino a 220 mila euro. Tra i milionari ora in ristrettezza anche Piero Gnudi (1.7 milioni), Mario Ciaccia (1.6 mln) e Andrea Zoppini (1.4 mln). Ma anche Mario Catania nel passaggio da dirigente a titolare del suo ministero, l’Agricoltura, in termini economici ci perde: da 280 mila euro a 211 mila. Mentre continuera’ a guadagnare bene il sottosegretario Antonio Malaschini, che somma allo stipendio la ricca pensione di segretario generale del Senato (519 mila euro) e arrivera’ cosi’ a 700 mila euro nel 2012. ”Di certo non possiamo dire che il governo Monti sia un governo di poveracci”, protesta la Lega con Marco Reguzzoni. Ma vacilla un po’ l’immagine di ‘governo dei banchieri’. E non solo perche’ un avvocato si impone come primo in classifica. Ma anche perche’, se e’ vero che sono molto ricchi i portafogli azionari di alcuni ministri, ancor piu’ ricche appaiono le proprieta’ immobiliari dei membri del governo. Come la maggioranza degli italiani, insomma, investono nel mattone. Ereditano case, come il ‘recordman’ Guido Improta (che a Napoli ha decine di proprieta’), le comprano (anche a costo di mutui o ipoteche) e le ristrutturano, come il ministro Piero Giarda. Che, orgoglioso, allega alla dichiarazione patrimoniale la foto della sua baita alpina. E sulle Alpi ha anche un pascolo.
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14.998471

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