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Saviano: “Sulla mafia governo in ritardo”
Lo scrittore ospite di Fabio Fazio: “Il ministro dell’Interno Cancellieri è una donna di grande coraggio, ma bisogna fare di più”. “Bisogna intervenire sui capitali”. “Di Scampia bisogna raccontare anche il lavoro delle associazioni”.
MILANO - Roberto Saviano torna in tv, ospite di Fabio Fazio. E parla del governo dei tecnici. “Con il Ministro dell’Interno c’è grande empatia, è una donna di grande coraggio e ha in mente importanti progetti”. A proposito dell’azione del Governo di contrasto alla criminalità organizzata, lo scrittore ha però usato parole dure affermando che “questo governo è persino in ritardo”. “Non si può non affrontare come un’emergenza il problema del sud e della criminalità organizzata”. Saviano, che vive sotto scorta dal 2006, ha poi aggiunto: “Bisogna capire cosa fare dei beni sequestrati, sono fondamentali, non solo le ville, ma i capitali”.
IL VIDEO DA “CHE TEMPO CHE FA” 1
“Tutta la giurisprudenza antimafia – ha aggiunto Saviano – oggi si declina sulle persone: arrestare Michele Zagaria, Mesina Denaro, ma bisogna costruire una giurisprudenza antimafia sui capitali, i governi precedenti hanno detto che la loro battaglia antimafia era un grande risultato perché fermavano le persone, ma i capitali?”.
Lo scrittore ha affrontato anche il tema di Occupy Scampia 2, con le polemiche che sono seguite. “A noi spesso a Napoli non piace se si racconta quello che accade nel territorio, invece bisogna essere uniti, mantenere la luce e questo è l’unico modo per frenare una nuova faida che sarebbe terribile, il sud sta scoppiando in questo senso”. “Nel territorio di Scampia è tornata una grande tensione – aggiunge – omicidi trascurati dall’opinione pubblica, e c’è stata la nascita di una gran rabbia. Il problema è che questi posti si raccontano soltanto quando c’è tanto sangue, e le associazioni non ne possono più. Scampia è un laboratorio di associazioni e queste associazioni vogliono raccontare un territorio, non solo subire la narrazione quando c’è una faida”.
Da La Repubblica del 05/02/2012.
Lettera ricevuta da Allianz
Lettera ricevuta da Allianz in seguito alla richiesta di spiegazioni … dopo l’ennesimo ingiustificato aumento del premio. In rosso una veloce analisi.
| Milano, 03 febbraio 2012Fascicolo n. XXXXXXXX Polizza n. YYYYYYY |
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Gentile Cliente,
rispondiamo alla sua e-mail relativa al premio di rinnovo della sua polizza RC Auto n. YYYYYYY.
La informiamo che il premio richiestole per il rinnovo della sua polizza RC Auto è corretto e l’aumento da lei rilevato è dovuto ad un adeguamento tariffario intervenuto nel periodo di vigore del contratto. Leggi “addirittura non sai che aumentiamo le tariffe in modo indiscriminato per mantenere avvocati, truffatori e tutto l’indotto dei parassiti che gravitano sulle truffe alle assicurazioni? E’ pur sempre un ammortizzatore sociale! e poi a noi conviene!” Le segnaliamo che la nostra Compagnia determina i premi RC Auto in base ad una serie di parametri che vengono costantemente aggiornati, come le caratteristiche del veicolo e dell’intestatario al P.R.A. Leggi “Lei è colpevole di essere Napoletano e residente a Napoli” Desideriamo, inoltre, chiarire che il premio di polizza è soggetto al periodico aggiornamento della tariffa, effettuato analizzando le evidenze statistiche dell’incidenza del numero e del costo dei sinistri, presupposto che le Compagnie, che operano sul mercato in regime di libera concorrenza, devono considerare. Leggi “Aumenterà ancora, non temere” Rileviamo che lei ha rinnovato la polizza in questione e nel ringraziarla per fiducia accordata alla nostra Compagnia restiamo a sua disposizione per ulteriori necessità future. Grazie Allianz Cordiali Saluti, |
Lettera ricevuta da Allianz
Lettera ricevuta da Allianz in seguito alla richiesta di spiegazioni … dopo l’ennesimo ingiustificato aumento del premio. In rosso una veloce analisi.
| Milano, 03 febbraio 2012Fascicolo n. XXXXXXXX Polizza n. YYYYYYY |
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Gentile Cliente,
rispondiamo alla sua e-mail relativa al premio di rinnovo della sua polizza RC Auto n. YYYYYYY.
La informiamo che il premio richiestole per il rinnovo della sua polizza RC Auto è corretto e l’aumento da lei rilevato è dovuto ad un adeguamento tariffario intervenuto nel periodo di vigore del contratto. Leggi “addirittura non sai che aumentiamo le tariffe in modo indiscriminato per mantenere avvocati, truffatori e tutto l’indotto dei parassiti che gravitano sulle truffe alle assicurazioni? E’ pur sempre un ammortizzatore sociale! e poi a noi conviene!” Le segnaliamo che la nostra Compagnia determina i premi RC Auto in base ad una serie di parametri che vengono costantemente aggiornati, come le caratteristiche del veicolo e dell’intestatario al P.R.A. Leggi “Lei è colpevole di essere Napoletano e residente a Napoli” Desideriamo, inoltre, chiarire che il premio di polizza è soggetto al periodico aggiornamento della tariffa, effettuato analizzando le evidenze statistiche dell’incidenza del numero e del costo dei sinistri, presupposto che le Compagnie, che operano sul mercato in regime di libera concorrenza, devono considerare. Leggi “Aumenterà ancora, non temere” Rileviamo che lei ha rinnovato la polizza in questione e nel ringraziarla per fiducia accordata alla nostra Compagnia restiamo a sua disposizione per ulteriori necessità future. Grazie Allianz Cordiali Saluti, |
Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.
- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.
Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.
Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.
In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.
Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».
C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.
Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.
A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.
In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.
In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».
Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.
«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.
Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.
- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.
Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.
Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.
In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.
Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».
C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.
Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.
A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.
In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.
In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».
Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.
«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.
Torino. Polemiche sull’inceneritore del Gerbido.

da Articolo Tre 29/01/2012
Secondo il movimento Rifiutizerotorino questi inceneritori in realtà inquinano, sprecano risorse e rappresentano un costo significativo per la collettività.
- Davide Pelanda- 26 gennaio 2012- Spento il braciere nel 2006 la Torinopost-olimpica vedrà accendersi un’altra sorta di camino: quello dell’inceneritore del Gerbido, tecnicamente ed eufemisticamente chiamato “termovalorizzatore” che servirà per lo smaltimento dei rifiuti.
Ma la nuova costruzione non ha mai avuto pieno consenso nella popolazione. Tanto da far nascere, fin da quando se ne è cominciato a parlare, un apposito coordinamento NoInc con una loro lista in internet ed un sito RifiutiZeroTorino.
Forti di un documento sottoscritto in un mese da tremila persone nella sola Torino, gli attivisti NoInc (tra cui Pro Natura ed altre sigle di associazioni ambientaliste riunite nel Coordinamento Ambientalista Rifiuti Piemonte ndr), documentandosi negli anni sui pericoli per la salute di questo immenso comignolo del Gerbido, sono riusciti ad organizzare un Consiglio aperto, vero e proprio confronto pubblico nel Consiglio della Circoscrizione 9 di Torino tra l’Assessore all’Ambiente della Città di Torino Enzo Lavolta, i consiglieri circoscrizionali e i rappresentanti di TRM (Trattamento Rifiuti Metropolitani) – l’azienda a cui è stata affidata la costruzione e la gestione dell’impianto del Gerbido – fra i quali l’amministratore delegato Bruno Torresin e la responsabile del progetto dell’inceneritore, Giusi Di Bartolo.
In quel contesto, ed in una sala stracolma di persone, è stato chiesto agli amministratori ed ai responsabili di TRM di assumersi pubblicamente la responsabilità, di fronte ai cittadini presenti, di affermare la non sussistenza di alcun rischio per la salute umana derivante dalle emissioni dell’impianto in costruzione.
Dal canto loro i dirigenti di TRM e l’assessore dicono che l’inceneritore chiude il ciclo dei rifiuti. «Una grandissima frottola – ribadisce di contro Laura Piana sulla mail-list RifuitiZeroTorino – Prima di tutto perché c’è il residuo di ceneri tossico nocive che andranno in Germania (forse! e quelle va bene che vadano in Germania, mentre i rifiuti di Napoli è uno scandalo che vadano in Olanda, ma non facciamo polemiche); poi ci sono le scorie, in presenza delle quali non si può dire che l’incenerimento chiude il ciclo a meno di non far finta (come fanno!) che non siano contaminate; senza questa finzione l’incenerimento non chiude affatto il ciclo perché ha bisogno di una discarica cioè di uno smaltimento ben più oneroso (se li si tratta da rifiuti speciali, come si dovrebbe) o ben più pericoloso (se li si tratta come rifiuti normali) di una differenziata spinta che manda allo smaltimento in discarica un rifiuto residuo trattato e non pericoloso».
C’è poi stato l’assessore Lavolta che, prendendo la parola, ha sostenuto che Torino sta “tendendo” al “modello San Francisco”, facendo riferimento ad un recente servizio andato in onda nella trasmissione Presa Diretta di Rai Tre, dove veniva mostrato come nella città americana la raccolta differenziata raggiungesse livelli pari al 78%, senza l’uso d’inceneritori. Un’affermazione automaticamente smentita dallo stesso assessore, quando ha dichiarato che sul territorio torinese la raccolta differenziata si attesta in media intorno al 43% e che, per nessun motivo, proporrà l’immediata sospensione dei lavori di costruzione dell’impianto d’incenerimento del Gerbido.
Affermazione che, in internet, viene facilmente smentita ricordando, come fa sempre Laura Piana: «Una trentina di anni fa cittadini di San Francisco contestarono sonoramente l’eventualità di un inceneritore nella loro città, non ascoltarono le sirene di una finta modernità, diedero retta al loro istinto di conservazione ed oggi, invece di essere sommersi dai rifiuti – grazie anche ad amministratori che hanno rispettato nel tempo la volontà dei loro concittadini – sono un esempio per tutto il mondo.
A chi contesta l’incenerimento dei rifiuti in Italia, l’unica alternativa che gli amministratori sanno prospettare è Napoli, nella quale il problema dei rifiuti è una conseguenza della massiccia presenza della criminalità organizzata; ci sventolano come minaccia una tragica realtà che deriva da gravissime inadempienze dell’amministrazione e da diffusa illegalità.
In quel Consiglio di Circoscrizione, nonostante nella votazione finale abbiano prevalso i “sì” all’inceneritore del Gerbido, la popolazione che ha assistito è in totale dissenso con i rappresentanti politici comunali, così come è stato fatto notare che Torino, con i suoi soli 22 punti percentuali in meno per la raccolta differenziata dei rifiuti, non rispetta la normativa europea 152/06 che prevede il raggiungimento di quota 65% entro il 31 dicembre 2012.
In una nota l’amministratore delegato di TRM Bruno Torresin, dopo le risposte evasive di quella riunione, ha comunicato che prossimamente «la società si riserva di valutare di volta in volta l’opportunità di partecipare a incontri pubblici dove vi sia la presenza del coordinamento No inceneritore».
Di contro, mentre a Torino si discuteva del Gerbido, a Venaria il Consiglio Comunale dava mandato al sindaco per fare richiesta di rimborso per i CIP6 (tassa prelevata del 6% del prezzo dell’elettricità che sarebbero dovute servire per la produzione di energie rinnovabili a cui fu aggiunta l’estensione truffaldina “o assimilate” su cui non è stata mai fatta chiarezza ndr) prelevati dalle bollette intestate al Comune.
«Un risultato tanto importante quanto insperato» dicono oggi quelli di Rifiuti Zero Torino.
Pericolosi eserciti paramilitari contro le forze del Bene
Il rapporto della Digos parla di strategia militare. Di un manoscritto ritrovato che illustra tattiche di attacco. Di gruppi paramilitari schierati contro le forze dell’ordine. Di un piano d’azione che avrebbe preordinato l’assedio al cantiere della Maddalena, Val di Susa.
I fatti: la notte del 24 maggio 2011 i No Tav occupano il cantiere dell’alta velocità in Val Clarea, impedendo l’inizio dei lavori e fondando la Libera Repubblica della Maddalena. Il 27 giugno l’attacco delle forze dell’ordine scioglie l’assembramento difensivo. Il 3 luglio i No Tav si rifanno sotto assediando inutilmente il sito.
Secondo il documento, i manifestanti avrebbero pianificato strategicamente la difesa e l’attacco del sito di Chiomonte, organizzando barriere di filo spinato, tronchi e massi e armandosi di fionde, catapulte (?), laser (sì: laser, come in Guerre Stellari), caschi, scudi, guanti, maschere, limoni e Maalox (contro nausea e bruciore agli occhi da lancio di lacrimogeni).
Questo pericolosissimo esercito paramilitare avrebbe ferito negli scontri duecento agenti, ne avrebbe sequestrato uno per quindici minuti (sottraendogli la pistola d’ordinanza, poi restituita alla Polizia) minacciando che il prossimo non sarebbe tornato indietro.
A sei-sette mesi di distanza ecco gli arresti: 26 fra anarco-insurrezionalisti, membri di centri sociali, politici (Andrea Vitali, Rifondazione) e vecchietti ex Br (Paolo Ferrari, uscito dal carcere nel 2004 dopo 30 anni di reclusione) accusati di reati vari, fra cui associazione per delinquere, aggressione alle forze dell’ordine, danneggiamento, taglio di recinzioni, minacce e intimidazioni. Pescati in Piemonte, ma anche in altre parti d’Italia. Riconosciuti grazie alle fotografie scattate durante i fatti, fotografie in cui non sempre il volto sarebbe riconoscibile, ma per le quali l’identificazione sarebbe stata possibile grazie ad alcuni particolari, come i capi d’abbigliamento indossati.
Bene, a quanto pare ci troviamo di fronte a un esercito con un piano ben stabilito. Un esercito organizzato e costituito da soldati selezionati in tutta Italia, e non solo. Truppe d’élite? Naturalmente quelli che i media continuano da Genova 2001 a chiamare i black bloc (il black bloc è il nome di una tattica che è passato a indicare un gruppo di individui che la utilizzano, e non i singoli membri di quel gruppo, ma faglielo capire). Addirittura in questo caso inquirenti e media si sbizzariscono: gli eventi di quei giorni vengono riletti non più in chiave di azioni di protesta, bensì in azioni di allenamento, di addestramento per antagonisti e gruppi paramilitari che poi si sarebbero rifatti vivi a Roma questo autunno.
Ma non ci si ferma qui: i media, da La Repubblica a Il Fatto Quotidiano, passano all’attacco. Nonostante qualche breve accenno, a onor della cronaca fatto anche dagli inquirenti, sulla necessità di separare una protesta pacifica legittima da una violenta illegittima, prendono lo slancio dalle accuse per sottolineare la trasmigrazione alla lotta del pacifismo di cui si è sempre vantato il movimento No Tav.
La Repubblica arriva a sostenere che la presenza di violenti, ex terroristi e black block (sic, e arridaie!) non poteva non essere notata dal movimento, e che quindi questo avallasse il loro operato. “Che cosa ci facevano 22 stranieri, nel senso di non valligiani, nel branco a volto coperto che ha dato l’assalto al cantiere? Perché erano saliti in valle in quei due giorni?” si chiede La Repubblica, come se la protesta contro l’alta velocità fosse di competenza esclusiva dei valsusini, come se la costruzione di un’opera di questo tipo non sia di interesse nazionale, ma solo locale.
Ci saranno le indagini a stabilire se queste 26 persone hanno commesso reati. La protesta pacifica e legittima dovrà difendersi da questi attacchi con cui Stato e media, sfruttando gli scontri di Chiomonte, cercano di destabilizzare il movimento No Tav nei confronti dell’opinione pubblica. Il tentativo è chiaro: macchiare un intero movimento nato più di due decenni fa, sporcarlo, rappresentarlo come un’accolita di montagnini, anarchici e terroristi rancorosi e violenti, nemici giurati delle istituzioni prima ancora che di un progetto faraonico la cui utilità è altamente discutibile.
A sarà dura!
SEMIFINAPOLI!
Esistono due Napoli. Stessi giocatori, stesse maglie, ma spirito diverso. C’è il Napoli senza idee, molle nelle gambe e nei pensieri, che pareggia con il Siena e vede da lontano le prime posizioni in campionato. E poi c’è un altro Napoli, grintoso e determinato, spietato nelle gare in cui non può sbagliare. Come quella di stasera, valida per l’accesso alla semifinale di Coppa Italia. Al San Paolo arriva l’Inter, decisa a fare risultato per andare avanti nella competizione, continuando il cammino di risalita iniziato da sette partite in campionato.
Mazzarri lascia in panchina l’ex più atteso, Goran Pandev, affidandosi al ritrovato Ezequiel Lavezzi. Il Pocho è un diavolo, come al solito. Corre come un matto, finendo spesso e volentieri a terra a causa dei falli dei nerazzurri, incapaci di fermarlo con le buone. Zuniga vince il confronto diretto con il dirimpettaio Maicon, mettendolo in difficoltà con la sua velocità, mentre Cannavaro guida alla grande la difesa, in netta ripresa rispetto alle ultime uscite.
E’ un buon Napoli, quello di stasera. Non il migliore, ma sicuramente di buon livello. Nel primo tempo tiene molto la palla, mostrandosi più in condizione degli avversari, ma non riesce a concretizzare la superiorità territoriale. L’Inter si difende e cerca di ripartire, ma non mette paura a De Sanctis.
La gara cambia dopo cinque minuti della ripresa, prendendo la via di Napoli: Cavani viene steso in area di rigore da Thiago Motta, che gli impedisce di calciare. Il Matador, dopo l’errore di Siena, si ripresenta sul dischetto, facendo secco Castellazzi. Il San Paolo esplode di gioia, per un gol che può significare molto per la stagione del Napoli. Il vantaggio dà fiducia agli azzurri, che gestiscono la partita senza subire grossi grattacapi. Gargano alza una diga a centrocampo, fatta di corsa ed aggressività. Inler è ancora insufficiente, ma non incide negativamente sulla gara. Pandev sostituisce Lavezzi a circa mezz’ora dalla fine, dando un importante contributo al possesso palla della squdra di Mazzarri.
Nel recupero, quando l’Inter prova l’assalto finale, arriva la ciliegina di Cavani. Il Matador supera Ranocchia, entra in area, evita l’uscita di Castellazzi e deposita in rete, mandando in delirio i tifosi, che possono finalmente liberare il loro urlo.
Il Napoli conquista la semifinale di Coppa Italia, dove ad aspettarlo ci sarà il Siena, vittorioso sul campo del Chievo Verona nell’altro quarto di finale.
Rivolta Tir: ancora disagi, diviso il fronte dei forconi
Protesta da Nord a Sud Caselli chiusi e code. Ministro Cancellieri segue la protesta
ROMA – “I blocchi causati dalla protesta degli autotrasportatori sono inaccettabili”. Lo dichiara Roberto Alesse, Presidente dell’Autorità di Garanzia sugli Scioperi, annunciando che aprirà “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini”.
SCIOPERO TIR: ANCORA DISAGI, DIVISO FRONTE FORCONI - Dal Piemonte alla Calabria la protesta dei tir – partita dalla Sicilia sta causando disagi alla circolazione con code e rallentamenti diffusi. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, segue “con molta attenzione” la protesta.
“Non saranno tollerati – annuncia – i blocchi stradali”. Riunione al Viminale per monitorare la situazione. “Non ci muoveremo fino a venerdì e, in assenza di risposte serie da parte del Governo, valuteremo cosa fare”. E’ ferma la posizione degli autotrasportatori che stazionano nelle aree vicino ai caselli dell’A1 Roma-Napoli per invitare i camionisti a non fare il loro ingresso in autostrada. Nel pomeriggio bloccati anche i varchi di ingresso del porto di Marina di Carrara. E cresce l’allarme per i beni primari. Tra due-tre giorni, fa sapere l’Unione panificatori campani, rischia di non essere garantita la produzione di pane a Napoli.
La Confederazione italiana agricoltori (Cia), da parte sua, lamenta che “l’espandersi della protesta in tutt’Italia può davvero dare un colpo mortale al settore primario”. Intanto si spacca il ‘movimento dei forconi’. Martino Morsello, uno dei leader della protesta che ha paralizzato la Sicilia la settimana scorsa, è solo. La sua linea dura per continuare a mantenere alto il livello della protesta in Sicilia non è passata. E’ prevalsa la linea di Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata che hanno deciso di attendere cosa avverrà dopo l’incontro previsto mercoledì tra il governatore Lombardo e il premier Monti. Paolo Uggé, presidente di Conftrasporto, parla di “protesta non in linea con i principi democratici” ed invoca l’intervento delle forze dell’ordine.
TASSISTI DISCUTONO E INCONTRANO I PARTITI - Proteste in corso in tutta Italia, da parte dei tassisti, contrari al decreto del Governo Monti sulle liberalizzazioni. A Roma, da stamane, l’appuntamento è al Circo Massimo, dove, da un palco, sono intervenuti i sindacalisti del settore. “Oggi pomeriggio, alle 17,30, una delegazione del parlamentino-taxi si incontrerà con i capigruppo Pdl di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri”, ha detto il leader di Uritaxi e 3570 Loreno Bittarelli. “Successivamente incontreremo anche tutti gli altri gruppi politici – ha continuato – perché vogliamo che anche i partiti ci mettano la faccia”. Tra le varie proposte in discussione, sembrerebbe in queste ore prendere piede una proposta avanzata dalla Cgil.
“Chiederemo al sindaco Alemanno lo scioglimento dei turni per 15 giorni. Così faremo vedere una volta per tutte che i taxi nella capitale sono più che sufficienti”, ha detto il segretario di Unica-Cgil Taxi, Nicola Di Giacobbe, dal palco allestito al Circo Massimo. Il sindacalista ha chiesto all’assemblea un parere su questa proposta e la folla dei tassisti, radunata nell’ex stadio romano, ha accolto favorevolmente al grido di “sì”. A Bologna, intanto, si è sciolta nel primo pomeriggio tra gli applausi, davanti all’ingresso di palazzo d’Accursio, la manifestazione dei tassisti. “Abbiamo avuto un incontro schietto e positivo con il sindaco”, hanno spiegato i rappresentanti della delegazione bolognese salita a colloquio con il primo cittadino, Virginio Merola.
“Merola ha detto – hanno raccontato ai colleghi i tassisti che hanno parlato con il sindaco per poco più di un’ora – che si impegnerà, insieme agli altri sindaci, perché tengano in capo a sé le licenze e queste non siano avocate alla authority”. Comunque, in attesa del testo del decreto sulle liberalizzazioni, i tassisti hanno concluso l’assemblea e si sono dati appuntamento per il pomeriggio nel parcheggio dell’Estragon, al Parco Nord, dove era partita la marcia in mattinata. Tra le proteste dei tassisti in tutta Italia, spicca la scelta dei tassisti di Trento che non hanno aderito allo sciopero nazionale della categoria, soprattutto per non fare mancare il servizio ai disabili, per i quali hanno convenzioni con la Provincia autonoma. Hanno però manifestato per un’ora, dalle 10 alle 11, per spiegare le loro ragioni, garantendo anche in quello spazio di tempo i servizi per i disabili. A farsi portavoce è Rolando Beatrici, presidente di una delle società locali. “A Trento – ha spiegato – siamo in tutto 40 taxi, uno ogni circa 2.700 abitanti, e a 40 siamo arrivati negli ultimi due anni e mezzo, perché eravamo 34. Sono numeri sufficienti”.
“Processate De Magistris”. L’ex pm finalmente rinviato a giudizio.
L’ex magistrato e l’esperto di informatica Gioacchino Genchi, sono accusati di abuso d’ufficio.
Si dice «amareggiato» e «sorpreso» Luigi De Magistris, dopo che il giudice per le indagini preliminari Barbara Callari lo ha rinviato a giudizio. Insieme all’esperto di informatica Gioacchino Genchi, chiamato dall’ attuale sindaco di Napoli come consulente nelle sue inchieste, l’ex magistrato un tempo in servizio presso la Procura di Catanzaro dovrà difendersi dalla contestazione di abuso d’ufficio in concorso.
Stando all’accusa, De Magistris e Genchi avrebbero acquisito tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza le necessarie autorizzazioni da parte delle Camere. Dati «sensibili» raccolti nel corso dell’inchiesta «Why Not», indagine avviata da De Magistris sui presunti intrecci tra potere massonico, politico e imprenditoriale in Calabria e non solo. Otto i membri del Parlamento considerati parte offesa nel procedimento: l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Beppe Pisanu, l’ex Guardasigilli Clemente Mastella e i parlamentari Minniti, Gozi, Gentile, Rutelli (ex presidente del Copasir) e Pittelli.
Nel corso del procedimento, l’ex magistrato si è difeso sostenendo di aver avuto massima fiducia in Genchi e di avergli affidato «un lavoro importante e complesso che un professionista come lui avrebbe potuto affrontare e di non sapere per quale motivo e con quale metodologia l’allora suo consulente individuò quelle utenze riconducibili a parlamentari, molte delle quali, peraltro, non avevano nulla a che vedere con l’indagine Why not». Genchi, a sua volta, ha respinto l’accusa di aver violato la legge, precisando di aver svolto gli accertamenti secondo determinati e precisi input datigli dall’ex pm, senza sapere che quelle utenze telefoniche su cui stava indagando portassero direttamente ad alcuni esponenti politici. Aspetto questo sottolineato anche dallo stesso Pisanu che – ascoltato nel corso delle indagini difensive dagli avvocati di Genchi – ha spiegato che di quelle utenze intercettate non era né l’intestatario né l’utilizzatore (solo una viene riconosciuta in quanto nelle disponibilità di sua moglie). Proprio l’ex ministro dell’ Interno, pur essendo parte offesa, è l’unico a non essersi costituito parte civile nel procedimento. Una volta capito che le utenze in questione potevano essere riferite a parlamentari, De Magistris avrebbe – in linea con la procedura – richiesto le necessarie autorizzazioni.
Una tesi che non ha convinto il gup che ha fissato, respingendo anche la questione di competenza territoriale avanzata dai legali del sindaco di Napoli, la prima udienza per il 17 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma. «E’ chiara l’incompetenza dell’autorità giudiziaria di Roma, così come è ancora più evidente l’infondatezza dei fatti», spiega De Magistris che sottolinea anche che «sono accusato di aver acquisito tabulati di parlamentari senza necessaria autorizzazione del Parlamento stesso: mai un pm potrebbe essere così ingenuo». Di diverso avviso il legale di parte civile dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella. «Credo che il rinvio a giudizio rappresenti un primo, seppur parziale, risarcimento quantomeno morale per Clemente Mastella», ha sottolineato l’avvocato Madia. Fu proprio Mastella a chiedere al Csm, e ad ottenere, il trasferimento da Catanzaro dell’ ex sostituto procuratore. «L’unica nota positiva di questa giornata amara è che in un pubblico dibattimento tutti si potranno rendere conto della incredibile storia da cui ancora oggi sono costretto a difendermi», ha concluso De Magistris, a sua volta vittima e parte civile nel procedimento (il dibattito si sta svolgendo a Salerno) aperto in seguito all’ipotesi di una sottrazione illegittima delle indagini «Why Not» e «Poseidone».
(lastampa.it)
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