Articoli marcati con tag ‘mare’
UN SOGNO DA INCUBO
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Non riesco quasi a pensare ad altro.
A giugno io e la mia dolce metà eravamo là sopra.
Un bestione enorme, maestoso, impavido.
Ad ogni porto ci siamo sentiti orgogliosi di esserne passeggeri.
In confronto tutte le altre navi erano dei traghetti!
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.Non me ne capacito che tutto quello splendore sia lì, sofferente e morente su degli scogli aguzzi.
Però ho anche tanta rabbia dentro. Mi ricordo perfettamente che quando abbiamo fatto l’esercitazione di emergenza (vedi foto a lato) più della metà delle persone non ascoltavano, si facevano i fatti loro, ridevano e facevano casino con conseguente difficoltà dell’equipaggio a spiegare nelle varie lingue le procedure da seguire.
Certo, non ti aspetteresti mai che una nave così grande possa affondare, però se si fa un’esercitazione ci sarà un motivo no?
Ho sentito dai tg e dalle testimonianze (e tra le tante castronerie sparate dalle tv) che molta gente ha fatto di testa propria, come alcuni che si sono gettati in mare. Mare buio e gelido.
Io non oso immaginare il panico e lo sconforto di quei momenti, ma fare cose avventate ha creato solo difficoltà maggiori a passeggeri ed equipaggio.
Gente che si è lanciata in mare, tutt’ora, risulta dispersa. Ma va?
Altra, che nonostante le scialuppe fossero stracolme con anche anziani e bimbi, si sono lanciati addosso a peso morto creando non pochi problemi.
Non era in una situazione come il Titanic. Diciamolo chiaramente. Non c’erano iceberg e acqua polare. Non era mare aperto. Non era l’Oceano.
Nella sciagurata manovra di avvicinamento alla costa, il capitano ha avuto la decenza di far appoggiare la nave a pochi metri dalla riva in modo da rendere semplici le operazioni di salvataggio evitando l’affondamento del bestione.
Capisco fosse buio, freddo e tutto fosse un vero incubo, ma chi ha ben pensato di “salvarsi” a modo proprio, creando più danno che altro o chi una volta arrivato sulla terra ferma non ha lasciato le proprie generalità ha alimentato solo il numero dei dispersi e l’impiego di forze inutili nella ricerca.
Ho sentito davvero molte cazzate, ho sentito un passeggero rumeno (in cerca di fama e risarcimenti) dire talmente tante cattiverie sull’equipaggio che fossi stata io una dipendente Costa lo avrei ributtato in mare.
La colpa sicuramente è di qualcuno. Del comandate (la telefonata è imbarazzante!) e di chi per lui.
Ma resta il fatto che su 4200 e passa persone, QUATTROMILADUECENTO, ne siano morti “solo” sei…. beh questo mi pare un dato rilevante.
Certo, era meglio se non fosse successo nulla, ma dal momento che è successo, sei vittime sono un miracolo.
L’equipaggio fa spessimo esercitazioni di vario genere, quindi che non vengano a dire che sono persone sprovvedute.
L’hotel director salvato per terzo ne è un’esempio. Esempio di professionalità ed umanità.
Mia cugina ha penato per lui per due giorni, lei lavora da 30 anni in Costa ed è sua amica da anni.
Adesso mi auguro di cuore che i 16 dispersi vengano ritrovati in qualche modo sani e salvi. Lo spero di cuore.
Confido nella giustizia per far chiarezza ed eventualmente punire i responsabili.
Però…però… vorrei tanto anche che i vari tg, allnews ecc… dicessero la verità, si informassero sui fatti, i dati e le cose concrete, senza più sparare notizione solo per fare share.
Purtroppo spararle grosse e a caso è un grave malcostume italiano..
Inoltre sarebbe buona cosa che le centinaia di migliaia di persone che sparano a zero sull’equipaggio, su i vari siti, socialnetworks ecc, la smettessero di fare i professoroni, magari non hanno mai messo mezzo piede su una nave del genere e non sanno neppure minimamente come è la vita di bordo, eppure sputano sentenze. Forse è l’ora di finirla.
(Il caso vuole che la prima vacanza con la mia dolce metà io l’abbia fatta proprio al Giglio 5 anni fa, inoltre la nostra prima crociera insieme è stata proprio quella di giugno 2011 sul gigante del mare ferito venerdì)
N.B. Le immagini contrassegnate dalla scritta “powered by piccolissima esplosione di gioia 2011″ sono foto fatte da me stessa nella settimana tra giugno e luglio 2011 a bordo della nave, ogni riproduzione è vietata.
La fotografia con la scritta “PANCA” è un’immagine trovata sul web e modificata da me per compararla con quella fatta a giugno 2011.
“Il codice della natura” (Michele Serra).
La mole immane della Costa Concordia coricata a ridosso del Giglio, quasi appoggiata all´isola in un estremo tentativo di sostenersi, è una delle immagini più impressionanti degli ultimi tempi. È come se solamente il naufragio, e l´adagiarsi in mare, restituisse a quel palazzo galleggiante la sua natura di nave. Una nave, come tutte le navi, sospesa sul mare.È un mare domestico, quello smagliante di luce dell´arcipelago toscano. Un mare prossimo, che a noi italiani dà un´idea rassicurante e conosciuta, niente affatto esotica, per nulla disorientante. Ma è pur sempre mare: e dunque natura, non solo tecnologia; e caos, non solo economia. Le megastrutture che solcano i sette mari dando ai loro abitanti l´impressione (fallace) di annullare il moto ondoso e il clima, e a qualunque latitudine e longitudine replicano l´orgogliosa sicurezza dell´uomo che ha domato per sempre gli elementi, sono esposte anch´esse – come tutto, come tutti – alla potenza della natura, all´arbitrio del caso e soprattutto agli errori dell´uomo.
Quello del Giglio è un disvelamento tragico: costa morti, dispersi, panico, polemiche, strascichi legali. Ma può avere una sua utilità, perfino una sua severa moralità, se aiuta a capire che la convivenza tra uomini e natura rimane pur sempre soggetta a regole, e avvenimenti, non tutti pacifici, non tutti compresi nel prezzo del biglietto. Basta uno scoglio quasi affiorante, a un miglio appena da un´isola, a squarciare uno scafo costruito da macchine formidabili e da operai sapienti, e progettato da un´orchestra di computer. Basta una distrazione o una sciatteria o un azzardo malcalcolato a portare una città semovente (cinquemila persone!) esattamente sopra quello scoglio e fuori dalla sua rotta, sprofondando nella sciagura e nell´ansia chi era partito per ballare, mangiare e giocare: e in un batter d´occhio si passa dalla luce eterna della crociera al buio invernale, da un dentro ospitale e allegro a un fuori gelido e nero come è il mare d´inverno.
Molto si vocifera, e forse si sa, delle colpe del comandante della nave, che è in stato di fermo con accuse molto gravi; dell´impreparazione dell´equipaggio; del caotico e sregolato sovrapporsi dei soccorritori, forse non sorretti da un coordinamento impeccabile. Ma in attesa di fare i doverosi conti con le responsabilità, le omissioni, perfino le viltà (che in mare sono terribili colpe), quello che vediamo è lo spietato ribaltamento di migliaia di tonnellate di acciaio (pare che la Concordia sia la più grande nave affondata di ogni tempo, e di ogni mare), saloni immensi che perdono l´asse fino a trovarsi con le pareti mutate in pavimento, scialuppe che cozzano l´una con l´altra come birilli, persone sparite da cercare forse nelle cabine sommerse, come nei film catastrofisti e nelle memorie delle grandi tragedie di mare, il Titanic, l´Andrea Doria, l´euforia del viaggio che muta in disperazione, gelo, morte.
I tribunali, i periti, le assicurazioni, le carte bollate: ci sarà tempo per tutto. E il dolore delle vittime e dei loro parenti, appena leggibile nelle interviste concitate, nelle dichiarazioni furenti. Ma prima e dopo tutto questo, al di sopra e al di sotto, le grandi tragedie dei trasporti (di terra, di mare, d´aria) ci ricordano che la grandezza della tecnologia non appaia ancora, e forse non appaierà mai, la grandezza della natura, che va dalla potenza deiforme degli uragani, delle eruzioni, dei terremoti, alla minuta ferocia di uno scoglio invisibile, e alla ancor più minuta imprevedibilità degli errori e delle colpe degli esseri umani.
Proprio in questi giorni, in queste ore, va in onda sulla tivù satellitare un documentario sulla catastrofe (dimenticata) del Concorde, il supersonico francese che nel luglio del 2000, per un dettaglio quasi assurdo – un frammento metallico perduto da un altro aereo di linea, e dimenticato sulla pista – prese fuoco durante il decollo, e precipitò su un albergo. L´eccellenza tecnologica aiuta a diminuire i pericoli, ad accorciare le distanze, ad alleviare i disagi. Non a cancellare i rischi, non a sfrattare l´errore dal novero delle facoltà umane. La quasi omonimia tra l´aereo Concorde e la nave Concordia è ovviamente casuale, e però suggestiva. Li apparenta un destino da fenomeni tecnologici, da meraviglie della cantieristica, poi affossati da una fine cruenta. L´orgoglio umano è legittimo, se si pensa che da Icaro si è passati al volo supersonico e dalle piroghe alle odierne navi da crociera. Ma capita che l´orgoglio accechi, e qualora lo avessimo dimenticato basta uno scoglio a ricordarcelo.
Da La Repubblica del 15/01/2012.
Mare in burrasca ad Alghero
Mare in burrasca ad Alghero
Cena a Castiglioncello
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Ieri sera cena a Castiglioncello con la famiglia di voirella.
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