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Alitalia, agitazioni a Fiumicino

08 gennaio 2009

Mentre i lavoratori di terra organizzano un’assemblea spontanea le voragini del piano Cai si mostrano senza veli. E per il partner i padani sono in fibrillazione.

La Cai (ormai Alitalia) è una realtà, nata male e cresciuta peggio, che mostra prima del suo prìmo volo i difetti di chi ha partorito un progetto lontano dalla realtà del trasporto aereo e basato esclusivamente su un piano finanziario”. Così Sdl Intercategoriale giudica in un comunicato l’operazione di salvataggio della Compagnia di bandiera messa in piedi da Berlusconi e ‘cordata patriottica’.
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Alitalia, i lavoratori sono esasperati

da inviatospeciale.com

23 dicembre 2008, 8.00

Che la situazione dovesse precipitare era chiaro da giorni ed anzi appare miracolosa la pazienza conservata dai lavoratori fino a ieri. Le procedure per la messa in cassa integrazione e le prime assunzioni in Cai erano di per sè incomprensibili. I criteri di anzianità, qualifica, scelta stessa delle persone sembravano orientati da uno strano intento punitivo, non giustificato, inutilmente aggressivo.

InviatoSpeciale ha dato largo spazio ai fatti ed era stupefacente che a fronte di una evidente disumanità delle tecniche di gestione del personale applicate dalla ‘cordata patriottica’ la direzione dell’ azienda degli “eroi” di Berlusconi non si ravvedesse. Invece nulla, anzi una dichiarazione espressa da fonti vicine al management di Cai faceva sapere che di cambiare strada “non se ne parlava nemmeno”.

Così ieri il personale di terra, falcidiato da giorni, ha ritenuto opportuno protestare. Con due assemblee cominciate al mattino e andate avanti ad oltranza, gli addetti alla manutenzione degli aerei e ai servizi aeroportuali che aderiscono a Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, hanno chiesto a Cai il rispetto degli accordi sottoscritti sui criteri di assunzione. I sindacati hanno chiesto anche un intervento da parte del governo.

CaIncellati

Dalla metà della scorsa settimana il personale di volo, assitenti e piloti, erano entrati nell’incubo di modalità di selezione dense di un sentimento innaturale di violenza psicologica ed avevano tentato di richiamare l’attenzione della stampa, degli altri sindacati e delle forze politiche, rimanendo quasi del tutto inascoltati.

Ieri i Media, invece di parlare di diecimila persone oltre l’orlo di una crisi di nervi, abbandonati, incerti sul futuro, senza stipendio e senza alcuna entrata (la cigs comincerà ad essere versata non prima della fine di gennaio) parlavano delle vacanze di Natale ‘rovinate’ ai turisti.

Mentre solitari Anpac, Up e Sdl avevano tentato di organizzare una rete di protezione che difendesse i lavoratori ai quali era chiesto di cambiare sede, andare a centinaia di chilometri di distanza o che si ritrovava nell’incertezza di aspettare se sarebbe stato inserito nell’organico di Cai, i nuovi propietari di Alitalia non fornivano alcuna delucidazione e i sindacati confederali e l’Ugl erano del tutto spariti da Fiumicino.

Poi, di fronte all’impossibilità di accettare la logica della ‘cordata patriottica’ ed al crescente malumore dei lavoratori, i firmatari dell’accordo avevano dovuto chiedere un incontro con Colaninno e soci. Le riunioni sono andate avanti per due giorni senza portare a nulla e la crisi è scoppiata.

Le dichiarazioni tardive di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti adesso sono diventate chiare. Per loro i disagi sono ”diretta responsabilità dei vertici Cai”, cui manca ”completamente il buon senso ed il rispetto delle persone” ed hanno aggiunto che invitano l’azienda ”a una immediata revisione degli errori commessi. Quando si è sordi per giorni alle grida di allarme accadono cose come quelle di stamattina”.

Il Garante per gli scioperi, Antonio Martone, come se le persone fossero state prese da improvvisa follia, ha inviato ha inviato al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Prefetto di Roma una comunicazione: “Il protrarsi dell’astensione collettiva dal lavoro – si leggeva nella nota – potrebbe recare un grave pregiudizio al diritto alla mobilità costituzionalmente tutelato”. Il Garante ha segnalato la possibilità di “violazioni dei limiti derivanti dallo Statuto dei lavoratori e dal contratto collettivo”. Martone ha rilevato il diritto costituzionale alla mobilità, dimenticando quello al lavoro.

Lo stesso ha fatto il presidente dell’Enac, Vito Riggio, che ha reso noto: ”Ho invitato le parti a chiarire al più presto le contrapposizioni per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori appare non conforme alle regole applicabili nel settore del trasporto, soprattutto in un periodo di particolare movimento come quello pre-natalizio. Tali comportamenti dei lavoratori, che potrebbero configurare l’interruzione di pubblico servizio, stanno creando disagi e disservizi sia ai passeggeri in arrivo che a quelli in partenza” da Fiumicino, prosegue la nota, spiegando che ‘’sono già stati cancellati alcuni voli internazionali e a breve saranno cancellati anche alcuni voli nazionali in quanto mancano i servizi di assistenza a terra gestiti da Alitalia Airport”. L’Enac ha poi invitato ”i passeggeri a contattare la compagnia Alitalia per avere notizie aggiornate in merito allo stato dei propri voli”.

Infine è stata la volta del ministro Matteoli, che con un proprio provvedimento ha ordinato ai dipendenti che partecipavano all’assemblea spontanea in corso a Fiumicino di riprendere, con decorrenza immediata, le prestazioni lavorative. Il ministro ha sotenuto che l’assemblea in corso a Fiumicino, per le sue modalità di effettuazione, si configurava come uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro. “L’astensione dal lavoro – ha detto Matteoli – sta causando pesanti disservizi al funzionamento del servizio interessato e grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.

Insomma l’Italia è uno strano Paese, nel quale decine di migliaia di persone possono essere triturate per settimane, messe in cassa integrazione, selezionate con una durezza indicibile, lasciate a casa senza lavoro e senza sapere perchè, abbandonate dai propri rappresentanti sindacali e poi considerate copevoli se al limite dell’esasperazione protestano e ‘rovinano’ le vacanze di Natale a passeggeri-cittadini, che a loro volta da mesi sono informati in modo del tutto strumentale sulle vicende che riguardano il trasporto aereo. Cittadini che a causa della non conoscenza dei fatti diventano massa di manovra per una politica il cui fine appare dubbio e dove preminente è la ‘difesa’ ad oltranza degli interessi di Cai, impresa privata e non intoccabile e non criticabile entità soprannaturale.

Intanto nel pomeriggio, in un albergo romano, numerosi lavoratori di Alitalia hanno partecipato ad una assemblea dell’Itala dei Valori che ha offerto loro la propria solidarieta. Dopo molti interventi di assistenti di volo e personale di terra, Antonio Di Pietro, presidente del partito ha detto: ”Su Alitalia ne ho detto già di tutti i colori in Parlamento. Lui si arrabbia (Berlusconi, ndr) sempre perchè gli dico che è un corruttore politico, ma che devo fare se lo è?”. Secondo l’ex magistrato di Mani Pulite sul fallimento del piano Alitalia hanno inciso anche Cgil, Cisl e Uil. ”Una grave responsabilità – ha spiegato – ce l’hanno i sindacati sociali che dovrebbero avere come unico obiettivo quello di difendere la parte più debole, cioè i lavoratori, e non quello di avere la supremazia su un partito o sull’altro”. Infine, Di Pietro ha sottolineato: ”Dal prossimo anno saranno un milione i lavoratori che, insieme a quelli di Alitalia, saranno in cassaintegrazione, ma non c’è ancora nessuna soluzione legislativa che prevede come risolvere il problema dei precari o come pagare i cassaintegrati”.

In serata al termine dell’incontro tra sindacati confederali, Ugl e Cai il quadro rimaneva inalterato, non era stata raggiunta alcuna soluzione nel confronto. Fonti sindacali hanno precisato che l’incontro è stato aggiornato a oggi pomeriggio. I tre punti che sono stati affrontati nella riunione riguardano i lavoratori altamente specializzati, quelli della manutenzione e quelli dei servizi di pulizia a bordo. Per quest’ultima attività, sembra che Cai sia intenzionata all’esternalizzazione, soluzione che Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporti affermano non essere prevista dagli accordi sottoscritti. Confederali e Ugl, insistono nel dimenticare assistenti di volo e piloti, colpiti anche loro dalle azioni di Cai.

Se in un primo momento era possbile supporre che la confusione e la fretta, oltre alla inesperienza di Cai nella gestione di un complesso sistema di trasporto aereo, potessero aver generato almeno una parte dei ‘disguidi’, oggi sembra incontrovertibile che le scelte dei ‘capitani coraggiosi’ sono parte di una oscura strategia, tendente non si sa perchè a ferire la dignità stessa del futuro personale dei dipendenti Alitalia. Anche emergono con chiarezza gli errori di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, subalterni nella firma degli accordi a scelte di carattere più generale e politico. E questo, per chi dovrebbe rappresentare i lavoratori, rischia di essere un errore molto grave, oltre che inammissibile da un punto di vista morale. Per nulla si è pensato alle condizioni anche esistenziali delle donne e degli uomini di Alitalia.

Stamattina Sdl ha chiamato i lavoratori di Alitalia ad un presidio e a un volantinaggio in piazza Mignanelli, vicino Piazza di Spagna, dalle 10 di mattina a Roma. In un comunicato si legge: “Sarà l’occasione di fare gli auguri alla città di Roma e renderla partecipe a quanto sta accadendo in questi giorni in quella che è (o era) la più grande realtà industriale e professionale del territorio. Sarà anche l’occasione per farci gli auguri tra di noi e renderci visibili a discapito di chi sta tentando di nasconderci agli occhi dell’opinione pubblica”.

Alitalia e la vita che va via

da inviatospeciale.com

22 dicembre 2008 8.00

La settimana si apre in un clima difficilissimo. Nella giornata di sabato si sono susseguiti comunicati e prese di posizione in un rimpallo di responsabilità tra Cai e sindacati confederali e Ugl.

Desolazione

In breve, perchè dopo la dichiarazione diffusa da fonti vicine alla ‘cordata patriottica’ c’è poco da aggiungere. I ‘ben informati ambasciatori’ fanno sapere sapere che la “quasi totalita’” dei lavoratori Alitalia che hanno ricevuto la lettera di assunzione “hanno accettato immediatamente” la proposta. Le irregolarità denunciate da chiunque abbia osservato l’andamento dei fatti sono state smentite. “Stiamo andando avanti con il programma, non capiamo quale sia la sorpresa visto che i criteri per le assunzioni sono quelli concordati con le organizzazioni dei lavoratori”. Comunque i ’salvatori’ di Alitalia sono disponibili “a verificare i punti di criticità e correggere i singoli errori”.

Infine la frase che chiarisce tutto. I relazione alla notizia diffusa dai sindacati firmatari dell’accordo ed in base alla quale la procedura di assunzione era stata temporaneamente sospesa Cai avverte che: “non si è fermato nè si fermerà un bel niente”.

La porta rimane chiusa e si vedrà se il buon senso permeterà a Colaninno e soci di comprendere e fernare l’inutilità della violenza psicologica degli ultmi giorni.

Sempre sabato, in forte rtardo sulla dinamica degli avvenimenti, il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, ha dichiarato: ‘Quanto sta accadendo per tutte le categorie di terra e di volo è inaccettabile. Se Cai è convinta di fare quello che crede, come sta accadendo, senza coinvolgere il sindacato, senza rispettare gli accordi, si assume la responsabilità di quello che può accadere da un momento all’altro”.

Rossi ha invitato Cai ad ascoltare i sindacati, ”non sfidi l’esasperazione di lavoratrici e lavoratori. Siamo alla fase di applicazione di intese dolorose, raggiunte con estrema difficoltà. Se nelle prossime ore, ribadisco ore e non giorni, non risulterà del tutto evidente un cambio radicale di atteggiamento e non verranno sanate le problematiche, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente rispondere con fermezza adeguata alla gravita’ della situazione”.

Rossi ha spiegato che ci sono ”problemi con il rispetto dei criteri convenuti, con particolare riferimento all’anzianità e all’assegnazione dei luoghi di lavoro. Quanto in atto è privo di spiegazioni convincenti, non siamo nelle condizioni di verificare la puntuale applicazione delle intese. Non è sufficiente riconoscere gli errori” da parte di Cai, aggiunge, ”è necessario trovare immediate soluzioni. Interi settori aziendali non hanno ricevuto le lettere di assunzione, tanto da far pensare ad un disegno organizzativo non rispettoso delle intese. Il governo, a cui negli ultimi giorni abbiamo rilanciato messaggi di allarme, ha commesso un grave errore di ingerenza in questa vicenda ma, ancor più, ha indotto Cai ad un atteggiamento inaccettabile. Ora ci ascolti anche se non è proprio la migliore caratteristica dell’esecutivo. Intervenga prima che sia troppo tardi”.

Il ricorso ai buoni auspici del sottosegretario Letta emerge con chiarezza dalle parole del segretario nazionale della Fil Cgil e appare strano che di fronte al mattatoio di Fiumicino ci si sia accorti della situazione con così grave ritardo. Vedremo lunedì gli sviluppi, ma il “non si è fermato nè si fermerà un bel niente” degli “eroi” di Berlusconi non fa ben sperare.

Alitalia: Fiumicino, Manifestazione del 18 dicembre 2008

Lo striscione

Giovedi 18 dicembre 2008 i lavoratori Alitalia hanno manifestato all’aeroporto di Fiumicino contro l’elevato numero di esuberi messi in cassa integrazione e i criteri per la selezione del personale in contrasto con quanto CAI avesse stabilito in precedenza. Il 13 gennaio la Compagnia Area Italiana prevede di iniziare le operazioni della Nuova Alitalia che integrerà Airone e parte della vecchia Alitalia relevandone il marchio e il tricolore.

Guarda il set delle foto su flickr singolarmente o come slideshow

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Alitalia e lo sguardo di Sara

da inviatospeciale.com

19 Dicembre 2008, 00:00

CaIncellati

Ieri c’è stata una manifestazione dei lavoratori a Fiumicino. Ma la devastazione che le procedure di cigs e le modalità di assunzione stanno producendo sulle persone sono davvero oltre i limiti dell’immaginabile.

Sara ha occhi neri, il viso sottile e corti capelli castani. Lo sguardo è basso, le labbra amare, le mani irrequiete. E’ bella Sara, coi suoi jeans stropicciati ed un piumino azzurro forse troppo ingombrante per lei.

La busta è bianca, anonima, di quelle con le finestrelle trasparenti. Sembrerebbe una bolletta della Telecom, se non fosse che è terribilmente sciatta, nemmeno un marchio colorato per intestazione. Sara la tiene stretta, non vuole aprirla, aspetta chissà cosa.

Il palazzone sta a guardare. E’ un edificio moderno, di quelli giganteschi a parallelepidedo, tante finestre, tanti uffici, tante luci. Siamo in una zona dell’areoporto di Fiumicino che la maggior parte dei passeggeri non conosce.

Strade deserte, ma gonfie di macchine parcheggiate, la mensa, gli hangar per gli aerei, altre strutture che chissà a cosa servono. Una specie di periferia lunare con alberi, un controsenso urbanistico, verrebbe da cercare chi ha progettato questo bizzarro luogo del pianeta aeroporto. Qui, nel palazzone, ci sono gli uffici di Alitalia e la crisi si vede subito, perchè nella grande hall dove troneggia una specie di plancia di comando lunga almeno dieci metri c’è un solo usciere, solo come un naufrago. Sta lì per ricevere ospiti che non vengono più. Fantozzi non ha gusto, uno dei vetri della porta d’ingresso è rotto, ma non lo fa cambiare. Anche è vero: chi se ne frega, Alitalia è morta.

La busta anonima contiene il ‘kit assunzioni’. Sara è lì, con quella specie di gratta e vinci tra le mani, imbambolata, spaventata, immobilizzata in uno stato d’animo inafferrabile. Che strano, la stanno assumendo, dovrebbe essere felice. Invece non lo è. E’ livida anche quando con un gesto incerto e l’aiuto di un paio di colleghi decide di aprire la ‘proposta di Cai’.

Tira fuori alcuni fogli ancor più rozzi della busta, carta coi puntini per indicare dove firmare, le condizioni contrattuali ed infine l’unica cosa che importa devvero: dove ti mandano. Quasi non riesce a tenerli in mano quei quattro pezzi di cellulosa, che i ‘capitani coraggiosi’ non hanno pensato neppure di rendere gradevoli. Li hanno voluti essenziali, glaciali, senza neppure un disegnino per l’intestazione. Persino la firma di chi ha siglato ‘l’offerta di lavoro’, il contrattino in una paginetta e qualche rigo, è di quelle ‘finto vero’, messa da una stampante con effetto ‘tratto tremolante’. Probabilmente per far capire subito che la sensazione di umanità non è prevista, suggerita, neppure immaginabile per il nuovo dipendente.

Sara sbircia tra le righe, dove un perverso meccanismo di impaginazione permette anche di sbagliare a leggere, perchè la paroletta fatale, la base di destinazione, è messa sotto un indirizzo, che per tutti i destinatari del ‘kit’ è sempre lo stesso, Roma, e quindi ci si inganna. Si pensa di restare a casa e poi si scopre che invece si è stati assegnati a Torino, a Milano, a Napoli. La città di impiego è qualche centimetro più sotto. Non è stato fatto apposta, è solo una di quelle sfumature che permettono di comprendere la distanza tra i bravi ed i cattivi professionisti.

Il tutto dura pochi secondi, non più di dieci, ma anche per chi sta a guardare, per chi non c’entra nulla, sembrano minuti infiniti, come quando si ha un incidente stradale e si ha l’impressione di scivolare all’infinito sull’asfalto ed invece non è vero, è un attimo.

Poi Sara finalmente scopre che si, la destinazione è Roma. Intorno i compagni di lavoro si complimentano, sorridono, pericolo scampato. Ma lei non cambia epressione e quelle labbra amare restano amare, lo sguardo basso resta basso, le mani inquiete restano inquete.

Davanti al palazzone, al quale si accede salendo per una grande scalinata, ci sono altri esseri umani con la stessa faccia, la stessa espressione, gli stessi movimenti nervosi. Sono tutti nella stessa situazione. Con la sciatta busta tra le mani. Tutti uno per uno, ovvero tutti soli.

In un angolo, sul lato estremo della scalinata, un’altra ragazza sta appoggiata al muro e quasi sembra piangere. E’ lì, nessuno si avvicina, lei sta ferma, immobile, la testa un pò di lato, è silenziosa.

La raggiunge, facendosi coraggio, un suo collega sindacalista e parlano, confabulano un po’, poi si guardano. Di colpo non parla lui, non parla lei, stanno solo vicini e zitti. Dopo, quando l’umo racconta la cosa, a voce bassa e con pudore, dice: “L’hanno mandata a Milano, lei ha accettato, non poteva perdere il lavoro, è così che vanno le cose di questi tempi”.

Ecco lo standard nel mattatoio Fiumicino. Un pellegrinaggio di anime ferite, stravolte, umiliate. E se per alcuni c’è l’assunzione, per altri c’è la cassa integrazione senza tatto, una nuova forma di punizione efficientista inventata da qualche manager frigido. Funziona così: arriva qualche funzionario del personale, anche lui forse destinato domani alla stessa pantomima in parte di vittima, si avvicina al dipendente, gli dice di volergli parlare, gli comunica che ha il tempo per prendere le sue cose ed andar via. In fretta, naturamente. Qualcuno piange, qualcuno pare sia svenuto. Bisogna fare presto presto, vit vit, perchè se mettono fuori uso il tesserino magnetico per superare i tornelli si richia di trovarsi bloccati, nel limbo dei cacciati che non sanno se qualcuno avrà il cuore di riprenderli un domani, nell’azienda degli “eroi” di Berlusconi. C’è chi ha visto girare per Fiumicino, come fosse ubriaca, un’anziana funzionaria con vent’anni di Alitalia. Spingeva un carrellino per i bagagli pieno dei piante, quelle che teneva nel suo ufficio, l’avevano appena sloggiata.

Nella mattinata di ieri i lavoratori si erano riuniti per una manifestazione, davanti al varco equipaggi, un’altro dei ‘luoghi di dolore’. C’erano Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Pedica, il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale, Enrico Luciani. I sindacalisti dell’Sdl, i piloti di Anpac ed Up.

Tutti hanno parlato di solidarietà e l’ex magistrato ha aggiunto: “Dovrei portare qui parole di fiducia, ma davvero ce n’è da averne poca in questo momento”. Poi ha aggiunto: “Queste riunioni non bastano, occorre un’azione di protesta forte ed unitaria. La politica della scarpa dovremmo adottarla anche noi (il giornalista iracheno che le ha lanciate al presidente Bush, ndr). La vicenda Alitalia non finisce qui, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro”.

Paolo Ferrero, senza la diffidenza per dei lavoratori che qualcun altro a sinistra aveva definto “privilegiati”, ha sostenuto: “L’unico modo per far sentire che il problema Alitalia non è chiuso è farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento. Mettiamo in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta, ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte”.

Uno dei lavoratori ha gridato a Di Pietro, “ci sono le colpe e le responsabilità di Veltroni” e lui ha risposto laconico: “E lo dite a me?”.

La Cgil, rivegliatasi da una narcosi preoccupante, si era accorta l’altro ieri di quello che stava succedendo, delle procedure spietate con le quali si sta sviluppando la ricollocazione del personale dell’Alitalia e aveva chiesto un incontro urgente a Cai.

Ieri le parti si sono incontrate. All’ordine del giorno la questione relativa alle assunzioni dei dipendenti della Nuova Alitalia. Le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo quadro (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Avia e Anpav) adesso denunciano il mancato rispetto dei criteri concordati nello scorso mese di novembre. In una lettera Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno scritto alla Compagnia Aerea Italiana. ”Ci pervengono numerose segnalazioni da parte delle nostre strutture regionali sui contenuti delle proposte di assunzione in cui si ravvisano errori o comunque elementi difformi dalle intese raggiunte [...] è nostra intenzione chiarire e condividere il superamento delle difformità riscontrate. Vi notifichiamo l’esigenza di sospendere i termini di definizione delle assunzioni sino a conclusione e all’esito dell’incontro stesso”.

Uno dei firmatari ‘in ritardo’, Avia, che con Anpav aveva sottoscritto l’accordo convinta di aver trovato nella controparte un valido interlocutore (dopo mesi di parole di fuoco nelle quali affermava il contrario), in un suo comunicato ha reso noto: “Nonostante le ampie assicurazioni sulle clausole di tutela sociale nelle assunzioni, ribadite dal Governo e dalla Cai solo pochi giorni fa in occasione della nostra firma, risultano escluse dalle assunzioni proprio quelle lavoratrici a cui era stata garantita la precedenza assoluta. Nessuna delle assistenti di volo madri, con un figlio minore disabile al 100 per cento, ha avuto la ‘corsia preferenziale’ assicurata ed oggi quelle colleghe sono tutte in cassa integrazione. Stessa sorte per genitori mono-reddito unici affidatari di minore: senza lavoro o con scriteriate proposte di trasferimento all’altro capo dell’Italia”.

Poi dopo la ’scoperta’ Avia ha aggiunto che in assenza di soluzioni imediate “sarebbe costretta a ritirare la firma apposta la scorsa settimana”. Ripensamento più veloce della luce, ma forse più etereo di un ologramma.

Le conversioni sulla via di Damasco dei firmatari appaiono tardive, perchè in questi ultimi giorni la strategia di Cai ha letteralmente devastato il morale di gran parte del personale di Alitalia, sia quello in cigs che quello di chi è già stato ricollocato nella nuova Compagnia.

I danni, prima di tutto umani, sono irreparabili. Perchè una nuova azienda che nasce con queste premesse potrà (com’è facile prevedere) attenuare gli accenti aggressivi del proprio carattere (si accorgeranno di aver superato il limite), ma difficilmente conquisterà la fiducia dei propri dipendenti. E sono errori che si pagano, nel tempo, in qualità, rendimento ed efficienza.

La superficialità della ‘cordata patriottica’ è probabilmente amplificata da consulenti, forse del tutto inesperti del campo, ma di fatto ha posto un’ipoteca sulla futura tenuta della gestione interna. Il bastone è il peggior strumento ‘educativo’ e pure senza dubbio il più costoso. Non si immagina quanto il disamore sia capace di inventare, generando assenteismo, malattie, svogliatezza, distrazione, distacco.

Rimane misterioso il motivo che ha determinato la tracotanza di questa fase, ma com’è noto non tutti sono capaci di capire che il dialogo e la condivisione sono i migliori strumenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ quasi Natale, tutte le aziende serie preparano un regalino per i lavoratori, Cai sta appena nascendo e assumendo dipendenti. Ci voleva tanto a consegnare i ‘Kit’ e, per esempio, una ‘pennuccia di benvenuto’ in un’allegra scatolina, quaranta centesimi per un pensierino?

Sara, con il suo grande piumino sarà rimasta a casa ieri sera. A pensare alla sua nuova casa, al trasloco, alla vita che cambia. Senza sapere che poteva tranquillamente rifiutare, perchè chiunque è libero di farlo se lo mandano dall’altra parte del Paese: nessuno ha il potere di privare il lavoratore della cassa integrazione, come pare sia stato detto agli indecisi con toni minacciosi, se rifiuta l’assunzione quando la destinazione finale è lontana dalla sua residenza e non coincide con le condizioni prefissate.

Si spera che chi ha il dovere di farlo rinsavisca subito e ricominci di nuovo con più saggezza. Ma c’è da crederci poco.

Alitalia e i lavoratori mobili

da inviatospeciale.com

Cai inisiste nella distribuzione dei ‘Kit assunzione’ e ci si domanda chi abbia scritto la strategia della ‘cordata patriottica’, che fino ad ora sembra solo destinata a diffondere un clima di incontenibile incertezza.

Continua il far west delle assunzioni in Cai e nulla riesce a spiegare i criteri seguiti dalla nuova Compagnia. Secondo alcune proiezioni svolte dall’Sdl, il personale fino ad ora inserito nell’organico della ‘cordata patriottica’ sarebbe collocato in base ad uno strano meccanismo. Gli assistenti di volo assunti fino al novembre ‘96 rimarrebbero nella stessa base alla quale erano assegnati fino ad oggi, mentre gli altri, entrati in Alitalia a partire dal dicembre ‘96, fino al ‘98 e impiegati sul medio raggio, andrebbero a Milano, Torino e Napoli. Inoltre, chi del personale navigante era assegnato al lungo raggio rimane a Roma in tutti i casi.

A questo punto, uscendo dal tecnicismo delle interpretazioni, è possibile azzardare un criterio: Cai non avrebbe tenuto in nessun conto l’anzianità, ma si sarebbe basata per selezionare le persone sulle base delle ‘abitiltazioni’. Per chi non è pratico di trasporto aereo è facile spiegare: un assistente di volo ha una specializzazione per volare su un determinato tipo di macchina. Deve possedere una specie di ‘patente’ che vale esclusivamente per un tipo specifico di ereoplano. Per cui in base alla dislocazione fisica degli aerei i sapienti organizzatori del personale avrebbero ‘assegnato i posti’.

Se a prima vista la procedura potrebbe avere una sua razionalità, così non è. I lavoratori sono non solo ‘protesi’ degli aerei, ma hanno famiglie, casa, impegni, mutui, ecc. I casi di genitori separati non sono infrequenti e quindi il problema dell’affidamento dei figli riguarda un numero non irrilevante di persone. Prendere qualcuno e spostarlo a centinaia di chilometri di distanza in pochi giorni, tenendo presente solo la sua ‘abilitazione’, è da considerarsi alla stregua di una violenza gratuita e inutile. Perchè sarebbe stato sufficiente permettere al personale in condizioni particolari di ottenere una nuova ‘abilitazione’ per evitare gravi tragedie personali e familiari. Per altro Cai avrebbe potuto farlo senza spendere nulla, ricorrendo ad un fondo speciale che avrebbe coperto i costi dei due giorni di corso necessari per il cambio di macchina sulla quale destinare il lavoratore.

Se è stata presa la decisione di spostare ed assegnare i lavoratori come fossero soldatini di piombo nelle mani di un bambino dispettoso è necessario capire il perchè. Nel caso del personale d terra si è arrivati a cancellare interi settori, non seguendo le carriere individuali, ma operando per comparti. Una persona con una lunga anzianità e specializzazione, spostata in altro comparto lavorativo a settembre si trova fuori solo perchè la sua area operativa è stata tagliata, mentre un’altro, con minori qualifiche, ma in un settore ’sopravvissuto’, viene inserito nel nuovo organico.

In una situazione di questo tipo, che il comandante Notaro, presidente di Up, l’Unione Piloti, aveva con preveggenza definito di “macelleria sociale” la stampa nazionale è fino ad ora totalmente assente, come sono latitanti quei partiti politici che dovrebbero essere spinti per motivi ideali a sostenere i più deboli.

Decisamente sono finiti i tempi nei quali i leader di partito praticavano i cancelli delle fabbriche, oggi è più comodo andare a ‘Porta a Porta’, ma forse anche questo è il motivo per il quale i cittadini sono sempre più lontani dalla politica, disillusi e stanchi.

Un gruppo di imprenditori, benedetti dal Palazzo, ha ’salvato’ i beni mobili ed immobili di Alitalia (per ora), ma non certo le persone. Ed un Paese nel quale avviene un ‘disguido’ del genere ha il dovere di riflettere a fondo sui principi morali che debbono ispirare il funzionamento della democrazia.

Ieri a Fiumicino c’erano ancora scene di panico, di terorore, di smarrimento. Cosa accadrebbe ad un lettore, anche ad un lettore convinto della condizione di ‘privilegio’ in cui sarebbero stati tenuti i lavoratori di Alitalia, se dall’oggi al domani fosse posta a loro scelta di andare in un’altra città per continuare a lavorare? Quindi a vivere.

Come sempre dalla vicenda di Alitalia si possono desumere molti insegnamenti. E capire cos’è diventata questa Italia, nella quale la vita umana è considerata una merce da dover offire a qualcuno in cambio del lavoro. Del lavoro che la nostra Costituzione definisce un diritto all’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

In un’epoca di veline e tronisti si pensa che la Carta sia un simulacro inutile, pensato da qualche buontempone chissà perchè. Si ignora il senso stesso del significato dei diritti, delegando a qualche frequentatore di show televisivo il destino di un popolo. E poi si arriva a trattare esseri umani come protesi, esattamente come si è fatto e si fa nel laboratorio folle del dottor Stranamore per gli immigrati, i deboli, i mendicanti, i transessuali, gli anziani, i pensionati poveri, insomma tutti quelli che ‘non piacciono’.

Non si pensi sia demagogia, ma nessun sistema sociale sopravvive senza l’idea di speranza, di rischio di impresa, di rispetto per la fatica, di ricerca della felicità, di costruzione dell’eguaglianza.

In questi giorni a Fiumicino non ci sono i ‘dipendenti in bicicletta’ di Maria De Filippi a consegnare posta, ma dei funzionari col Kit, nel quale come fosse un gratta e vinci c’è scritto se a gennaio un figlio andrà nella stessa scuola o dovrà essere iscritto in un misterioso asilo di una misteriosa città nella quale bisogna anche trovare una casa, perchè vivere sotto i ponti non è possibile.

Per gli altri, per i fortunati, per quelli che invece rimangono dove sono ci srà un sospiro di sollievo, come ci scrive una lettrice: “Ieri sera è arrivata la convocazione per presentarsi a ritirare il famoso plico. Alle spalle di mio marito ho letto quelle poche parole ed ho tirato un sospiro di solievo. Non felicità, non gioia e soddisfazione come successe esattamente 8 anni fa alla fine del corso SkyMaster. Ho chiamato il suo papà e poi i miei, per dargli la “bella” notizia. Poi ho preso una bottiglia di buon vino per brindare e con il nostro bimbo di 2 anni e mezzo che diceva “Salute salute”, con il bicchiere con un panda disegnato sopra, abbiamo bevuto un sorso di quel buon vino tenuto da parte per un’occasione speciale. Sono la privilegiata moglie di pilota, oggi ancor più privileggiata, ma l’Amarone che ieri sera abbiamo aperto ci ha fatto sentire amaro nel cuore, perchè per mio marito dentro, altri 2 mariti son fuori.”

Questa Italia i giornali dovrebbero raccontare, questi italiani diventare gli ‘eroi’ di un Paese che ha diritto ad un futuro. Invece nulla, se non un silenzio sbadato dopo l’abbuffata mediatica della trattativa, quella si interessante, perchè testimone di liti, risse, manovre e scehermaglie tra partiti, lobbies, potentati.

Ieri uno dei sindacati del ‘fronte del no’ ha diffuso un comunicato: “SdL Intercategoriale ha sempre denunciato la scelta dei criteri di assunzione come lo strumento che avrebbe creato enormi discriminazioni di trattamento tra i lavoratori; è infatti questo uno dei temi che hanno portato la nostra organizzazione a non sottoscrivere gli accordi del 31 ottobre. Quanto sta accadendo in questi giorni conferma le nostre peggiori previsioni. Oltre alle denunce sugli effetti dei criteri adottati che sono state già oggetto di diversi comunicati stampa, SdL Intercategoriale porta oggi a conoscenza dell’opinione pubblica un atto di gravissima discriminazione operato nei confronti di Andrea Cavola, segretario nazionale di SdL Intercategoriale Trasporto Aereo, il quale è stato escluso dall’assunzione e collocato in Cigs a zero ore solo per aver svolto il ruolo di dirigente sindacale. Tale atto, teso a colpire la nostra organizzazione è figlio evidentemente di una visione antidemocratica della CAI, tesa ad escludere chiunque si contrapponga al “pensiero unico” aziendale. Questo tentativo non sortirà nessun effetto sul modo di agire della nostra organizzazione che continuerà ad essere chiaro, lineare e trasparente; pertanto non verranno ricercate né scorciatoie né favoritismi. SdL Intercategoriale comunica di aver già dato mandato al proprio collegio legale per opporsi a questo provvedimento illegittimo oltre che odioso”.

Sempre ieri, in mattinata, la Cgil ha diffuso un comunicato nel quale afferma: ”Non è vero che i sindacati firmatari dell’accordo con Cai non stanno dando assistenza a chi si presenta a ritirare il kit di assunzione al Centro Equipaggi di Fiumicino. Noi della Cgil ci siamo, sia pure non in forma massiccia, perchè una parte dei membri della RSA sono in cassa integrazione. E l’assistenza avviene anche telefonicamente”. Elisabetta Chicca, della RSA assistenti di volo Alitalia a proposito dello stralcio di contratto che viene consegnato al personale di volo, ha aggiunto: ”Non è sufficiente perchè il contratto avrebbe dovuto essere fornito per intero. La nostra valutazione è che probabilmente ci sono ancora alcuni dirigenti aziendali che in questa fase di transizione così delicata non stanno procedendo secondo le regole stabilite nell’accordo del 31 ottobre a Palazzo Chigi’. Sono situazioni non totalmente trasparenti e proprio per questo la Cgil ha chiesto a Cai un incontro chiarificatore”.

Della presenza di sindacalisti Cgil a Fiumicino si hanno notizie vaghe, si spera “l’assistenza telefonica” sia efficace quanto la presenza fisica nel “girone degli assunti” o in quello dei “cassintegrati”, che al momento non c’è. Degli altri sindacati frmatari dell’accordo le notizie invece sono nulle.

In serata, il segretario nazionale della Filt Cgil Mario Rossi ha detto: ‘In queste ore si registrano fatti e comportamenti gravi, di certo non condivisibili, riguardo le operazioni di consegna delle lettere di collocazione in cigs da parte dell’amministrazione straordinaria di Alitalia, come ci vengono segnalate anche difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”.

Rossi ha aggiunto che ”è stato richiesto un urgente incontro a Cai che si terrà domani pomeriggio a Roma”. Per il sindacalista ”quanto sta accadendo non può infatti trovare giustificazione e spiegazione solo nella complessità e straordinarietà dell’operazione in corso. E’ necessario anche verificare con scrupolosità che le intese sottoscritte siano rigorosamente rispettate. E’ grave il comportamento di Alitalia in amministrazione straordinaria che trascura i fondamentali elementi di umanità e buon senso. Come sindacati ci siamo attivati, in virtù delle segnalazioni ricevute, richiedendo incontri e richiamando tutti al rispetto, non solo degli accordi, ma delle persone, uomini e donne, che stanno pagando il fallimento della compagnia di bandiera non certo per loro colpe. Gli accordi si rispettano e domani sarà necessario chiarire errori e discrepanze. Se cosi non fosse si aprirebbe una fase di contenzioso caratterizzata da toni e persone esasperati che mal si conciliano con le esigenze di servizio di trasporto che Alitalia deve soddisfare e con la partenza di una azienda che, forse serve ricordarlo, non produce scatole in serie ma deve assicurare un servizio che si svolge grazie alle persone e non contro”.

Anche in questo caso l’atteggiamento della Cgil induce amarezza. Con diversi giorni di ritardo il segretario della Filt si è accorto delle lettere di cassa integrazione e parla di “difformità difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”. Qiondi ricorda “le persone”. Il dirigente sindacale forse ignora che da giorni i lavoratori sono entrati in una spirale di angoscia e che la gravità dei fatti era tale da non consentire una reazione così tardiva. Per un’organizzazione sindacale seria, per lo meno.

Stamattina, infine, il personale di volo Alitalia si è riunito a Fiumicino convocato da Anpac, Up ed Sdl. Hanno parlato di assunzioni, licenziamenti, cassa integrazione. Hanno partecipato Antonio Di Pietro, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e l’assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi. Mentre Cai neppure si degna di rilasciare un comunicato, ma non è mai troppo tardi, l’incontro con i firmatari dell’accordo è nel pomeriggio, insomma dopodomani si vedrà.

Alitalia, partite le prime assunzioni

Articolo che riassume la giornata del 15 dicembre 2008 di inviatospeciale.com

Tra caos, sofferenza e paura gli ultimi giorni tristi di Alitalia

Articolo di Affari e Finanza su repubblica.it

Alitalia, Astolfo e la Luna

Articolo di inviatospeciale.com

La cena delle beffe

di Marco Ferri – Megachip

In gran spolvero, l’altra sera a Villa Madama sono convenuti i nuovi padroni della Cai, la cordata dei “patrioti”, come sono stati definiti dal Presidente del Consiglio gli industriali italiani che hanno rilevato Alitalia.

Senza decenza, auto di lusso con autisti e scorte al seguito sono sfilate di fronte a un paio di centinaia di lavoratori, andati lì a protestare contro questo sfoggio di ottimismo sulla loro pelle, questa sfacciata esibizione di potere politico ed economico. Un pessimo esempio di tracotanza, in un periodo di crisi che consiglierebbe, almeno, un poco di sobrietà. Uno schiaffo umiliante sulla faccia di undicimila lavoratori, ai quali si stanno recapitando le lettere di messa in cassa integrazione a zero ore.

Mentre si procrastina di data in data la partenza della nuova compagnia, intanto che le lettere di assunzione non sono state ancora spedite, la condizione materiale e psicologica dei lavoratori di Alitalia è molto vicina al dramma. Proprio mentre si alzavano i calici a Villa Madama, migliaia di persone si stavano chiedendo che razza di Natale passeranno loro, i loro figli, i loro famigliari.

Ho parlato con Paolo Maras, segretario di Sdl, uno dei sindacati di base che si è opposto al famigerato “Lodo Letta”. Quel che ha mi ha detto mi ha messo di cattivo umore: mi parlava di uomini fatti e di donne con figli a carico visti piangere lacrime di rabbia e impotenza, agitando quelle lettere, come fossero tante sentenze di condanna definitiva all’ espulsione dal mercato del lavoro.

Mentre il capo del governo prometteva ai suoi ospiti tanti futuri guadagni dall’operazione Cai – e forse ha calcato la mano proprio perché qualcuno di loro non si sfili all’ultimo momento, come pare sia intenzionato a fare – ai piloti, agli assistenti di volo, ai tecnici, agli impiegati, agli operai e agli addetti aeroportuali non rimane che prendere atto di essere stati le cavie di un laboratorio, il cui esperimento politico e sociale rischia di essere esportato anche in altri settori imprenditoriali.

Alitalia era un azienda a partecipazione statale, la nuova compagnia è una azienda a “partecipazione governativa”, che ha violentato le relazioni industriali, ha messo alla gogna il sindacato, ha spazzato via diritti acquisiti dai lavoratori, compreso il riconoscimento dell’anzianità del servizio prestato in Alitalia. Se in tutto il mondo l’economia globalizzata sta cercando di uscire dalla crisi economica, riformando, in tutto o in parte il teorema “meno stato, più mercato”, in Italia si sperimenta una nuova formula: “meno stato, più Berlusconi”. Questo laboratorio politico e sindacale si è avvalso di una enorme macchina propagandistica, di complicità oggettive di gran parte dei media, di un tacito, quando non smaccatamente esplicito consenso trasversale, fin dentro le forze dell’opposizione parlamentare per far passare i lavoratori e i loro rappresentanti sindacali come corresponsabili e complici del fallimento della compagnia.

Oggi che quei lavoratori sono stati decimati dal plotone d’esecuzione di norme e regole del nuovo contratto, che non si sono neppure volute discutere con i sindacati, alla maggioranza degli esclusi non si riconosce nemmeno l’onore di aver fatto per anni il loro dovere di professionisti, di essere stati il vero legame con la clientela di Alitalia. Quella clientela che verrà trattata con la stessa moneta con cui si sono trattati i dipendenti, come dimostrano le deboli raccomandazioni dell’Antitrust in materia di tariffe e di tratte.

Nella cena di Villa Madama si è consumato un pasto macabro, il conto salato lo pagheranno i cittadini, i passeggeri, i futuri dipendenti della nuova compagnia. Ma soprattutto il conto lo pagherà la democrazia sindacale del nostro paese, l’intero movimento dei lavoratori italiani. In un paese che vanta più di mille morti sul lavoro nel 2008, si è voluto aggiungere il sovrapprezzo della pulizia etnica contro i lavoratori del trasporto aereo, i lavoratori precari in prima fila.

Il presidente del consiglio ha detto ai suoi ospiti di Villa Madama che la Cai sarà un nuovo asset capace di intercettare lo sviluppo del turismo da e verso l’Italia: parole “patriottiche” che nascondono, neanche poi tanto, l’augurio che l’esperimento Cai tracci la nuova rotta che dovranno prendere in futuro le relazioni tra Capitale e Lavoro. Si tratta di un piano di volo che prevede una precisa rotta di collisione, dalla quale i lavoratori ne escano con le ossa rotte, la dignità offesa, il futuro inesistente.

Alla cena di Villa Madama si è inaugurata in Italia la teoria della lotta di classe al contrario. Beh, buona giornata.

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