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Pericolosi eserciti paramilitari contro le forze del Bene
Il rapporto della Digos parla di strategia militare. Di un manoscritto ritrovato che illustra tattiche di attacco. Di gruppi paramilitari schierati contro le forze dell’ordine. Di un piano d’azione che avrebbe preordinato l’assedio al cantiere della Maddalena, Val di Susa.
I fatti: la notte del 24 maggio 2011 i No Tav occupano il cantiere dell’alta velocità in Val Clarea, impedendo l’inizio dei lavori e fondando la Libera Repubblica della Maddalena. Il 27 giugno l’attacco delle forze dell’ordine scioglie l’assembramento difensivo. Il 3 luglio i No Tav si rifanno sotto assediando inutilmente il sito.
Secondo il documento, i manifestanti avrebbero pianificato strategicamente la difesa e l’attacco del sito di Chiomonte, organizzando barriere di filo spinato, tronchi e massi e armandosi di fionde, catapulte (?), laser (sì: laser, come in Guerre Stellari), caschi, scudi, guanti, maschere, limoni e Maalox (contro nausea e bruciore agli occhi da lancio di lacrimogeni).
Questo pericolosissimo esercito paramilitare avrebbe ferito negli scontri duecento agenti, ne avrebbe sequestrato uno per quindici minuti (sottraendogli la pistola d’ordinanza, poi restituita alla Polizia) minacciando che il prossimo non sarebbe tornato indietro.
A sei-sette mesi di distanza ecco gli arresti: 26 fra anarco-insurrezionalisti, membri di centri sociali, politici (Andrea Vitali, Rifondazione) e vecchietti ex Br (Paolo Ferrari, uscito dal carcere nel 2004 dopo 30 anni di reclusione) accusati di reati vari, fra cui associazione per delinquere, aggressione alle forze dell’ordine, danneggiamento, taglio di recinzioni, minacce e intimidazioni. Pescati in Piemonte, ma anche in altre parti d’Italia. Riconosciuti grazie alle fotografie scattate durante i fatti, fotografie in cui non sempre il volto sarebbe riconoscibile, ma per le quali l’identificazione sarebbe stata possibile grazie ad alcuni particolari, come i capi d’abbigliamento indossati.
Bene, a quanto pare ci troviamo di fronte a un esercito con un piano ben stabilito. Un esercito organizzato e costituito da soldati selezionati in tutta Italia, e non solo. Truppe d’élite? Naturalmente quelli che i media continuano da Genova 2001 a chiamare i black bloc (il black bloc è il nome di una tattica che è passato a indicare un gruppo di individui che la utilizzano, e non i singoli membri di quel gruppo, ma faglielo capire). Addirittura in questo caso inquirenti e media si sbizzariscono: gli eventi di quei giorni vengono riletti non più in chiave di azioni di protesta, bensì in azioni di allenamento, di addestramento per antagonisti e gruppi paramilitari che poi si sarebbero rifatti vivi a Roma questo autunno.
Ma non ci si ferma qui: i media, da La Repubblica a Il Fatto Quotidiano, passano all’attacco. Nonostante qualche breve accenno, a onor della cronaca fatto anche dagli inquirenti, sulla necessità di separare una protesta pacifica legittima da una violenta illegittima, prendono lo slancio dalle accuse per sottolineare la trasmigrazione alla lotta del pacifismo di cui si è sempre vantato il movimento No Tav.
La Repubblica arriva a sostenere che la presenza di violenti, ex terroristi e black block (sic, e arridaie!) non poteva non essere notata dal movimento, e che quindi questo avallasse il loro operato. “Che cosa ci facevano 22 stranieri, nel senso di non valligiani, nel branco a volto coperto che ha dato l’assalto al cantiere? Perché erano saliti in valle in quei due giorni?” si chiede La Repubblica, come se la protesta contro l’alta velocità fosse di competenza esclusiva dei valsusini, come se la costruzione di un’opera di questo tipo non sia di interesse nazionale, ma solo locale.
Ci saranno le indagini a stabilire se queste 26 persone hanno commesso reati. La protesta pacifica e legittima dovrà difendersi da questi attacchi con cui Stato e media, sfruttando gli scontri di Chiomonte, cercano di destabilizzare il movimento No Tav nei confronti dell’opinione pubblica. Il tentativo è chiaro: macchiare un intero movimento nato più di due decenni fa, sporcarlo, rappresentarlo come un’accolita di montagnini, anarchici e terroristi rancorosi e violenti, nemici giurati delle istituzioni prima ancora che di un progetto faraonico la cui utilità è altamente discutibile.
A sarà dura!
Blitz all’alba contro i No Tav, era ora. Ventisei arresti in tutta Italia, da Trento a Palermo.
Le manette, nell’aria da giorni, sono scattate non solo a Torino e in Val Susa ma anche ad Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata,Biella, Bergamo, Parma e Modena. Un arresto è stato fatto in Francia.
Una spina nel fianco che da troppi anni non solo rallenta i lavori, ma che danneggia anche economicamente tutta la valle. Eppure il popolo No Tav continua la propria protesta contro la linea ferroviaria Torino-Lione: sabato prossimo le contestazioni sarebbero dovute arrivare anche nel capoluogo piemontese. “Porteremo a Torino macerie da Chiomonte – hanno annunciato i militanti – restituiamo ai signori della Tav le loro macerie”. Adesso è tutto precipitato. Una importante operazione di polizia è, infatti, riuscita a intaccare la fitta rete di antagonisti che da troppo tempo riesce a ritardare i lavori.
Questa mattina, alle prime luci dell’alba, è infatti scattata una operazione in tutta Italia per andare a stanare i responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa. A distanza di ben otto mesi gli agenti hanno eseguito oltre trenta ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Torino Federica Bompieri su richiesta del procuratore aggiunto Andrea Beconi. “I reati contestati – spiegano – sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte”. La procura di Torino non ha, tuttavia, contestato reati associativi.
Durante gli incidenti rimasero feriti oltre duecento uomini delle forze dell’ordine e decine di manifestanti. La vasta inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese ha, così, permesso la notifica delle ordinanze in numerose città italiane. Da Palermo a Trento: la fitta rete dei No Tav può, infatti, contare l’appoggio di militanti in tutto il Belpaese, anche se il maggior numero di provvedimenti riguarda persone che risiedono in Piemonte.
No global, black bloc, antagonisti, l’ex brigatista Paolo Ferrari e anche politici compaiono nella lunga lista di arresti eseguita dalle forze dell’ordine. Alcuni dei violenti raggiunti dalla custodia cautelare sono esponenti dei centri sociali torinesi “Askatasuna” (c’è pure lo storico leader Giorgio Rossetto), “El Paso”, “Barrocchio” e “Metzcal” e di case occupate a Milano (soprattutto quella di via Borsi). Un ordine di custodia è stato emesso anche per attivista di un comitato No Tav di Bussoleno. Nell’ambito dell’operazione è stata anche perquisita la casa di Guido Fissore, consigliere comunale di Villarfocchiardo, paesino della Valle Susa. L’esponente politico è un attivista del movimento che, lo scorso dicembre, aveva accompagnato insieme ad altri esponenti del movimento No Tav una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte. Il consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle, Vittorio Bertola, ha subito commentato che “arrestare un consigliere comunale in carica solo per la sua partecipazione a una manifestazione politica sarebbe un atto da Ventennio”.
Giunta la notizia del blitz delle forze dell’ordine e degli arresti, il popolo No Tav si è dato appuntamento al presidio di Vaie per concordare una risposta unitaria. Per il momento è certo che sia saltata la manifestazione prevista per il prossimo 11 febbraio anche in concomitaza con la mobilitazione della Fiom.
Visita la nostra pagina di facebook:
http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098
Blitz all’alba contro i No Tav, era ora. Ventisei arresti in tutta Italia, da Trento a Palermo.
Le manette, nell’aria da giorni, sono scattate non solo a Torino e in Val Susa ma anche ad Asti, Milano, Trento, Palermo, Roma, Padova, Genova, Pistoia, Cremona, Macerata,Biella, Bergamo, Parma e Modena. Un arresto è stato fatto in Francia.
Una spina nel fianco che da troppi anni non solo rallenta i lavori, ma che danneggia anche economicamente tutta la valle. Eppure il popolo No Tav continua la propria protesta contro la linea ferroviaria Torino-Lione: sabato prossimo le contestazioni sarebbero dovute arrivare anche nel capoluogo piemontese. “Porteremo a Torino macerie da Chiomonte – hanno annunciato i militanti – restituiamo ai signori della Tav le loro macerie”. Adesso è tutto precipitato. Una importante operazione di polizia è, infatti, riuscita a intaccare la fitta rete di antagonisti che da troppo tempo riesce a ritardare i lavori.
Questa mattina, alle prime luci dell’alba, è infatti scattata una operazione in tutta Italia per andare a stanare i responsabili degli incidenti avvenuti lo scorso 3 luglio in Val Susa. A distanza di ben otto mesi gli agenti hanno eseguito oltre trenta ordinanze di custodia cautelare, emesse dal gip di Torino Federica Bompieri su richiesta del procuratore aggiunto Andrea Beconi. “I reati contestati – spiegano – sono lesioni, violenza e resistenza a pubblico ufficiale per gli incidenti al cantiere della Tav di Chiomonte”. La procura di Torino non ha, tuttavia, contestato reati associativi.
Durante gli incidenti rimasero feriti oltre duecento uomini delle forze dell’ordine e decine di manifestanti. La vasta inchiesta condotta dalla Questura del capoluogo piemontese ha, così, permesso la notifica delle ordinanze in numerose città italiane. Da Palermo a Trento: la fitta rete dei No Tav può, infatti, contare l’appoggio di militanti in tutto il Belpaese, anche se il maggior numero di provvedimenti riguarda persone che risiedono in Piemonte.
No global, black bloc, antagonisti, l’ex brigatista Paolo Ferrari e anche politici compaiono nella lunga lista di arresti eseguita dalle forze dell’ordine. Alcuni dei violenti raggiunti dalla custodia cautelare sono esponenti dei centri sociali torinesi “Askatasuna” (c’è pure lo storico leader Giorgio Rossetto), “El Paso”, “Barrocchio” e “Metzcal” e di case occupate a Milano (soprattutto quella di via Borsi). Un ordine di custodia è stato emesso anche per attivista di un comitato No Tav di Bussoleno. Nell’ambito dell’operazione è stata anche perquisita la casa di Guido Fissore, consigliere comunale di Villarfocchiardo, paesino della Valle Susa. L’esponente politico è un attivista del movimento che, lo scorso dicembre, aveva accompagnato insieme ad altri esponenti del movimento No Tav una scolaresca bergamasca in una visita al cantiere di Chiomonte. Il consigliere comunale di Torino del Movimento 5 Stelle, Vittorio Bertola, ha subito commentato che “arrestare un consigliere comunale in carica solo per la sua partecipazione a una manifestazione politica sarebbe un atto da Ventennio”.
Giunta la notizia del blitz delle forze dell’ordine e degli arresti, il popolo No Tav si è dato appuntamento al presidio di Vaie per concordare una risposta unitaria. Per il momento è certo che sia saltata la manifestazione prevista per il prossimo 11 febbraio anche in concomitaza con la mobilitazione della Fiom.
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I BLITZ ANTI-LIBERALIZZAZIONI E LA STRATEGIA NELLE PIAZZE (Silvia D’Onghia).
Il Viminale prepara il “codice rosso”.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ci aveva visto lungo quando, il 20 dicembre scorso, aveva salutato i nuovi funzionari che prestavano giuramento mettendoli in guardia dal gennaio caldo che li aspettava. “Il nostro dovere è quello di difendere il diritto costituzionale di manifestare di ciascun cittadino – aveva detto il Prefetto –. La polizia, dunque, non deve essere mai controparte, ma soggetto di tutela dei diritti”. Una linea, rimasta la stessa dal dopo-G8 di Genova e fortemente ribadita con l’apertura della scuola per l’ordine pubblico di Nettuno, che adesso trova maggiore ascolto nelle stanze più alte del Viminale. Se con Maroni, infatti, c’eravamo abituati a vedere aquilani o studenti manganellati al confine delle zone rosse a protezione dei Palazzi, l’intenzione del ministro Cancellieri potrebbe essere invece quella di garantire il diritto a manifestare anche a ridosso dei luoghi del potere. A patto che i numeri siano gestibili e che le proteste rimangano pacifiche.
I BLITZ ANTI-LIBERALIZZAZIONI E LA STRATEGIA NELLE PIAZZE (Silvia D’Onghia).
Il Viminale prepara il “codice rosso”.
Il capo della Polizia, Antonio Manganelli, ci aveva visto lungo quando, il 20 dicembre scorso, aveva salutato i nuovi funzionari che prestavano giuramento mettendoli in guardia dal gennaio caldo che li aspettava. “Il nostro dovere è quello di difendere il diritto costituzionale di manifestare di ciascun cittadino – aveva detto il Prefetto –. La polizia, dunque, non deve essere mai controparte, ma soggetto di tutela dei diritti”. Una linea, rimasta la stessa dal dopo-G8 di Genova e fortemente ribadita con l’apertura della scuola per l’ordine pubblico di Nettuno, che adesso trova maggiore ascolto nelle stanze più alte del Viminale. Se con Maroni, infatti, c’eravamo abituati a vedere aquilani o studenti manganellati al confine delle zone rosse a protezione dei Palazzi, l’intenzione del ministro Cancellieri potrebbe essere invece quella di garantire il diritto a manifestare anche a ridosso dei luoghi del potere. A patto che i numeri siano gestibili e che le proteste rimangano pacifiche.
«Rovinato da Equitalia, devo licenziare trenta persone»
Articolo originale, link: http://www.ilgiornale.it/genova Sono diversi mesi, ormai che qui a Ronco S
«Rovinato da Equitalia, devo licenziare trenta persone»
Articolo originale, link: http://www.ilgiornale.it/genova Sono diversi mesi, ormai che qui a Ronco S
Le notizie della settimana del 14/01/2012 (Massimo Gramellini).
Una nave da crociera è naufragata all’isola del Giglio e a quanto pare nessuno a bordo sapeva cosa fare. Si parla di caos, disorganizzazione, scialuppe tirate addosso ai passeggeri. Duole dirlo, ma quella nave siamo noi.
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5-Annunciate su questa poltrona dal professor Monti, le liberalizzazioni agitano i sonni delle mille caste italiane. Se l’obiettivo è aumentare i posti e ridurre i costi, il governo farebbe bene a iniziare dai piani alti:non dai tassisti e dagli edicolanti, ma dalle società energetiche, dalle banche, dalle assicurazioni. Penso però che sia sbagliato chiudersi a riccio davanti a ogni cambiamento, considerandolo sempre un peggioramento e mai un’opportunità. Prendiamo i tassisti. Mi ha scritto la mamma di uno di loro, che ha impegnato tutto quello che aveva per comprare la licenza del taxi al figlio e ora teme che quel sacrificio da 170mila euro si tramuti in carta straccia. Le ho risposto che l’indennizzo previsto è la concessione gratuita di una seconda licenza a chi ne ha già una. Perché la cooperativa di cui fa parte suo figlio non organizza un servizio di scuola-taxi a prezzi stracciati per genitori che non possono portare i figli a scuola?
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4- Per la serie A sua insaputa, dopo Scajola anche il ministro Patroni Griffi ha comprato una casa con vista sul Colosseo a un prezzo ridicolo. 170 mila euro per 110 metri quadri, riuscendo a farsela derubricare dal Consiglio di Stato (di cui ha fatto parte) a casa fatiscente, addirittura a elevato rischio sismico, anche se a Roma non c’è mai stato un terremoto e la metro nei paraggi non hai mai fatto cascare neanche un ciottolo del Colosseo. L’avvocato di Patroni Griffi era Malinconico, non di carattere ma di cognome, il sottosegretario che si è dimesso per le vacanze all’Argentario pagategli dalla cricca. Roma centro è così. Una marmellata di interessi in conflitto che trovano sempre il modo di mettersi d’accordo.
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3-La ricchezza ottenuta onestamente è un valore, ha detto Monti. Però in periodi di crisi è segno di rispetto non ostentarla. E non ostentare neanche certe abbronzature da mari del sud. A questo riguardo mi concedo un intermezzo di buon umore. Le parole con cui la compagna del sub-comandante Fini ha giustificato il suo vertice con la terza carica dello Stato presso la barriera corallina. Come trascorriamo le giornate? Facendo due immersioni al giorno, il tempo che resta è ben poco: con la barca dobbiamo raggiungere il punto di immersione e ci vuole un’ora, poi ci immergiamo per 40 minuti, quindi torniamo indietro e ci vuole un’altra ora, smontiamo tutta l’attrezzatura, torniamo in camera. Tutta la mattinata passa così. Ci riposiamo un po’, poi verso le tre facciamo un pasto leggero e ripartiamo per la seconda immersione. Un’altra ora di barca… Ma è una vita d’inferno! Mille volte meglio il cotechino della signora Monti.
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2-E’ nata la Padania del Sud. Quella che salva dal carcere un onorevole campano inquisito per camorra, ne parleremo, e che – udite udite – investe 4 milioni e mezzo di euro in Tanzania. Artefice di questa brillante iniziativa contro il razzismo è il tesoriere di Bossi, Francesco Belsito. Belsito fa parte del cerchio magico di Bossi. Un posto guadagnato a colpi di focaccia. Tutti i lunedì la portava fresca da Genova per il Capo. Molto apprezzate anche le sue due lauree fantasma in scienze politiche e scienza della comunicazione. Ha spiegato che una l’ha presa a Malta e l’altra a Londra: un miracolo, visto che lui stesso ammette di non conoscere l’inglese. L’uomo giusto per Bossi, che con la prima moglie millantava una laurea in medicina e usciva di casa con la borsa da medico dicendole che andava in ospedale (invece si fermava al bar). Ma Bossi almeno si era preso un diploma a radio Elettra. Belsito neanche quello. Dice che c’è stato un disguido sui timbri. In compenso hanno trovato il suo biglietto da visita a casa di Ruby e la sua Porsche Cayenne nel posteggio riservato agli agenti della Questura. Se questo è il nuovo che avanza, vorrei tanto sapere se è avanzato qualcos’altro. Mi va bene tutto, davvero.
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1-Casta 1 Italia 0. La Corte ha respinto il referendum sulla legge elettorale sottoscritto da oltre un milione di cittadini, quindi non facciamoci illusioni: si tornerà a votare con questo Porcellum di parlamentari che non rispondono agli elettori ma ai capi-bastone. Una forma di democrazia proprietaria, esemplificata in queste ore dal dramma della Lega, dove una minoranza di yesman (in lumbard “sì-sciur”?) sta facendo il vuoto intorno a Maroni affinché il Trota succeda a suo padre sul trono di Tanzania. Nel pomeriggio la Casta ha segnato di nuovo e stavolta il gol contro gli italiani lo hanno fatto Bossi e Pannella. Coi loro voti è stato sottratto al carcere l’onorevole Cosentino. Che, lo dico soprattutto a Pannella, non è Enzo Tortora, ma un signore accusato di reati patrimoniali “commessi per favorire le organizzazione camorristiche di Casal di Principe” , per il quale la procura antimafia ha presentato una richiesta d’arresto convalidata dal Gip e confermata dalla Cassazione. Alla Camera non toccava pronunciarsi sul merito delle accuse ma accertarsi dell’esistenza di un fumus persecutionis, che in questo caso è inesistente (lo ha spiegato bene Saviano). Per fortuna i nostri politici sanno essere garantisti: con i potenti. A Cagliari, insieme con la mamma nigeriana, hanno messo in cella per due giorni e due notti un bambino di 2 anni e una bimba di 6 mesi, ma lì non si è scandalizzato nessuno. Persino i militanti dei partiti non ne possono più. A Radio Radicale uno ha detto: “Credevo che dopo aver partorito Capezzone potessimo solo migliorare, ma mi sbagliavo.” Quanto a radio Padania, basta ascoltarla tre minuti per cogliere l’idea di democrazia dei conduttori, che tolgono la parola a chiunque osi criticare il cerchio di Bossi. Lo hanno ribattezzato il clan dei Padalesi.
“La Lega non è mai stata forcaiola”. (Umberto Bossi).
Da chetempochefa.rai.it
“Tutto è differente quando è stampato. Altrimenti a che servirebbero i giornali?”
Niente potrà mai eguagliare, almeno per me, il fascino di un giornale di carta stampata, toccare con mano i fogli, leggerlo dove mi pare, iniziare dalla cultura (la pagina che adoro) e soprattutto niente potrà mai sostituirne l’odore. Amo i libri stampati, quelli che ho portato con me tanto tempo… la corsa al digitale del NYT e dei quotidiani del mondo non farà smettere di stamparli. Negli Usa purtroppo, stanno per essere chiusi piccoli quotidiani per agevolare la crescita online del NYT. Ovviamente a perderci sarà sicuramente la libertà di informazione, che dovrebbe essere la più completa possibile e svincolata da politica e poteri. A perdere saranno anche i molti cittadini che non troveranno più i loro quotidiani locali nelle edicole. In Grecia ha chiuso uno dei quotidiani storici, fonte importantissima per una informazione completa anche sulla crisi che ne attanaglia lo Stato, anche questa redazione come i quotidiani statunitensi, che era una voce indipendente, una redazione in libertà, Eleftherotypia (Stampa Libera), è l’ennesima vittima di una catastrofe economica. In Italia 30 giornali rischiano di chiudere per l’enorme taglio ai fondi dell’editoria, facendo mancare quella pluralità di voci e di idee che è importante per l’informazione delle persone. Uno di questi è Liberazione, storico giornale di sinistra, di cui la redazione lamenta tagli drastici per la sua sopravvivenza. Creare un giornale ha un costo, che è diventato nel tempo sempre più oneroso. Come sono aumentate le spese per tutte le persone, anche chi ha un’azienda editoriale si è visto purtroppo aumentare i costi di produzione. Questo è quanto riferisce Cecchino Antonini: “Il primo è sensibilizzare l’opinione pubblica sui tagli ai finanziamenti all’editoria. Noi siamo i primi a rischiare di chiudere, ma dietro di noi ci sono decine di giornali cui toccherà la stessa sorte. Questo vuol dire migliaia di giornalisti senza lavoro e un colpo mortale al pluralismo”. I molti giornalisti della testata hanno occupato la redazione e da ieri, e dal 1° gennaio 2012 hanno visto bloccata l’uscita del quotidiano. Restano tutti nell’attesa che qualcosa si smuova dalla Regione Lazio. Grave è anche essere stati lasciati soli dallo stesso partito che li avrebbe dovuti ascoltare ed aiutare e che invece, si è trincerato verso un no ad un incremento dei fondi di Rifondazione Comunista al quotidiano. Lo stesso partito che attraverso Paolo Ferrero, il segretario, ha avuto parole durissime sul comportamento del Presidente del Consiglio, Mario Monti: “Il premier mente sapendo di mentire. Sui fondi per l’editoria dà messaggi rassicuranti, e nel frattempo a Liberazione ha tagliato 2,5 milioni di euro”. Si dovrebbe ritrovare la consapevolezza che senza una pluralità di voci e di informazione verrà sicuramente anche a mancare una libertà di espressione, una completezza dell’insieme su casi molto importanti e ciò sarà molto difficile da ritrovare. Si spera che presto venga trovata una soluzione, affinché anche questi giornalisti possano continuare a fare il loro lavoro. Liberazione, come ha affermato lo stesso Cecchino Antonini, era una voce fuori dal coro e di lotta su questioni molto importanti: “Ora però dobbiamo trovare una soluzione insieme. Liberazione ha sposato il movimento di Genova del 2001 e dieci anni dopo il Referendum sull’acqua. Possiamo dire che avevamo ragione e che siamo stati il primo quotidiano a sostenere quelle lotte. Non meritiamo di chiudere”. Non meritano di chiudere perché amano il loro lavoro (e sono 5.000 i dipendenti che si vedranno cancellare il loro contratto di lavoro). E’ ovvio, si auspica sempre una gestione razionale dei fondi per l’editoria, i conti dovrebbero sempre risultare in ordine, occorre cercare una platea più numerosa di lettori, cercando di invogliare alla lettura sempre più persone, c’è la necessità di ripensare anche ad un restyling del marketing più efficace. Liberazione è solo uno dei quotidiani a rischio, ce ne sono molti altri: Il Manifesto, l’Unità, l’Avvenire e molti altri, tantissimi hanno aderito alla lettera accorata indirizzata a Monti, affinché il presidente prenda coscienza che un mondo senza questi quotidiani sarà sicuramente più defraudato della sua cultura.
Postato da Emilia Basile
La frase posta come titolo è dello scrittore statunitense Henry James
ansa.it (chiusura dello storico quotidiano greco indipendente Eleftherotypia (Stampa Libera))
monti-è-un-bugiardo-ferrero-di-rifondazione-comunista-dixit
stop-ai-finanziamenti-pubblici-a-gennaio-chiude-liberazione
giornali-a-rischio-chiusura (Lettera al Presidente Mario Monti)
Giochi: Lotto, sulla ruota di Roma vincite per 5,5 mln euro..4-40-41 regalo di Natale anche a Gioiosa Marea.
Proprio i numeri 4-40-41 usciti sulla ruota di Roma hanno regalato numerose vincite in tutta Italia: nella top ten figurano Nola (76.250 euro), Palermo (71.500 euro), Roma (67.500 euro), Adorno Micca (64.625 euro), Gioiosa Marea (59.625 euro), Roma (58.303 euro), Parma (45.000 euro) e Manzano (45.000 euro)…
L’ultimo concorso del Lotto ha premiato complessivamente con 14,6 milioni di euro. Le due vincite piu’ alte sono state centrate a Ortovero (Sv) e Padova e valgono rispettivamente 132.600 euro la prima e 125.750 la seconda. Per realizzare la vincita il giocatore della provincia di Savona ha puntato 11 euro in totale (suddivisi in 5 euro il terno, 5,15 la quaterna e 0,85 la cinquina) sui numeri 64-65-66-67-74 centrando una quaterna sulla ruota di Genova. Il giocatore di Padova, invece, fa sapere l’Agicos, ha centrato la quaterna sulla ruota di Roma grazie ai numeri 4-40-41-62. Proprio i numeri 4-40-41 usciti sulla ruota di Roma hanno regalato numerose vincite in tutta Italia: nella top ten figurano Nola (76.250 euro), Palermo (71.500 euro), Roma (67.500 euro), Adorno Micca (64.625 euro), Gioiosa Marea (59.625 euro), Roma (58.303 euro), Parma (45.000 euro) e Manzano (45.000 euro).
Il comparto piu’ generoso e’ stato appunto Roma che ha fatto vincere solo nell’ultima estrazione ben 5,5 milioni di euro, battendo addirittura le vincite realizzate su Tutte le ruote (4,1 milioni di euro).
(Adnkronos)
14.998471



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