Articoli marcati con tag ‘cassa integrazione’
Una spallata all´articolo 18. Sacconi rilancia il suo piano risarcimento e non reintegro (Roberto Mania).
Dietro l´impegno sui licenziamenti c´è un nuovo tentativo di riscrivere lo Statuto dei lavoratori. Il ddl dovrebbe essere pronto per la fine dell´anno per avere la riforma entro maggio 2012 Potrebbe cambiare il meccanismo di finanziamento della cassa integrazione.
ROMA – Riscrivere l´articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. C´è questo dietro la formula gelida sui licenziamenti contenuta nella Dichiarazione del vertice europeo di martedì notte, ma anche dietro il burocratese involuto della Lettera d´intenti del governo di Roma. Di nuovo l´articolo 18.
Solo per confondere le acque e rendere meno pesante l´impatto sull´opinione pubblica, si è parlato e scritto di nuove regole per i licenziamenti «per motivi economici». Ma non è questo ciò che vuole Bruxelles e che hanno chiesto i due banchieri Jean-Claude Trichet e Mario Draghi nella lettera inviata al presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, il 5 agosto scorso. I governi e le istituzioni europei hanno imposto al nostro Esecutivo di eliminare dalla legislazione la possibilità (prevista appunto dal quell´articolo dello Statuto del 1970) di reintegrare il lavoratore ingiustamente licenziato. Al posto del rientro al lavoro, stabilito dal giudice, arriverà un risarcimento economico, come avviene un po´ in tutta Europa e come già è previsto per i lavoratori delle piccole imprese italiane. L´articolo 18 è “l´anomalia” che vale solo per le imprese con più di 15 dipendenti. E proprio questa norma agirebbe da vincolo – secondo una scuola di pensiero – alla crescita dimensionale delle nostre imprese: meglio piccoli che costretti a riassumere chi non ci piace. Anche se poi – stando ai dati di un´indagine della Cisl – solo il 7 per cento di chi ha ottenuto dal giudice il diritto ad essere reintegrato torna effettivamente nell´azienda. Nel 93 per cento dei casi si raggiunge un accordo monetario tra le parti.
Il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, conosce benissimo il canovaccio deciso dall´Europa, convinta, come peraltro lo stesso Fondo monetario internazionale, che il recente accordo tra Confindustria, Cgil, Cisl e Uil abbia fortemente annacquato l´articolo 8 della manovra economica. Il quale attraverso il meccanismo delle “deroghe” ai contratti nazionali puntava proprio ad aggirare non solo l´articolo 18 ma, potenzialmente, tutto lo Statuto dei lavoratori.
Un disegno di legge sui licenziamenti dovrebbe essere pronto entro la fine di quest´anno per poter immaginare – sempre che il governo non cada prima – che la riforma entri in vigore a maggio del 2012. La riforma dell´articolo 18 era già finita in un binario morto in Parlamento nel 2002 dopo lo scontro durissimo tra il governo (anche allora guidato da Berlusconi e con Sacconi sottosegretario al Lavoro) e la Cgil di Sergio Cofferati. Ora, con il vincolo esterno europeo, si riapre la partita. La Confindustria è d´accordo. Tutti i sindacati hanno detto per ora di no.
Sacconi ha chiesto ai suoi tecnici di esaminare sulla base dell´esperienza tutto ciò che può «fluidificare» i licenziamenti economici collettivi. Attualmente la legge che disciplina i licenziamenti collettivi per motivi economici è la 223 del 1991. Legge che nessuno ha chiesto di modificare: né le imprese, né i sindacati. Il perno della legge è l´accordo tra le parti che permette l´accesso ai vari ammortizzatori sociali, dalla cassa integrazione alla mobilità più o meno lunga. Diversamente da altre normative europee, la legge italiana scarica tutto il costo sulle casse dell´Inps (cig e mobilità) mentre l´azienda che di fatto licenzia non paga direttamente nulla al lavoratore. Si vedrà se il governo deciderà di cambiare qualcosa su questo punto.
A cambiare potrebbe essere l´attuale meccanismo di finanziamento della cassa integrazione al quale non partecipano le imprese non industriali con meno di 50 dipendenti. L´Europa ha chiesto un nuovo sussidio di disoccupazione, uguale per tutti i lavoratori al di là delle dimensioni della propria impresa e del contratto di lavoro. Sacconi non esclude di far partecipare al finanziamento della nuova cig le imprese che ora non lo fanno, applicando meccanismi di tipo assicurativo..
Da La Repubblica del 28/10/2011
Alitalia: i nodi irrisolti
da inviatospeciale.com
28 dicembre 2008, 20:48
Al di là della propaganda di Cai il passaggio di Alitalia ai nuovi proprietari è problematico. Poche ore per risolvere le questioni, ma c’è da dubitare che gli accordi saranno integralmente rispettati.
In queste ore i poco professionali, ma molto pubblicitari ‘press agent’ di Cai, hanno reso note alcune notizie, per altro tutte da verificare. La prima ‘geniale’ trovata è stata quella dell’annuncio di ‘adesione quasi totale’ alla proposta di assunzione da parte dei lavoratori. La seconda è che la nuova compagnia continuerà a chiamarsi Alitalia. Infine alcune amenità sullo stato delle trattative in corso per la ricerca del partner straniero.
Veniamo allora ai fatti. La ‘cordata patriottica’ metterà in campo una compagnia che dovrebbe contare su una flotta di 148 aerei, 70 destinazioni e 670 voli al giornalieri. Delle 70 destinazioni, 23 saranno nazionali, 34 internazionali e 13 intercontinentali.
La sola Alitalia possedeva oltre 180 aerei, trasportava circa 24 milioni di passeggeri ed aveva circa 650 slot (diritti di decollo e atterraggio).
Prima delle ultime decisioni prese dal Commissario straordinario Fantozzi (diminuzione del numero dei voli, soppressione di destinazioni, insufficienza del personale e conseguenti cancellazioni) che hanno prodotto un danno forse irreparabile per il marchio Alitalia, la Compagnia di bandiera aveva un suo spazio di mercato consolidato Oggi nessuno è in grado di valutarne la forza reale.
Air One è da tempo nei guai. Gli aerei sono mezzi vuoti ed è in perdita. Fino a giugno del 2008 il rapporto tra i posti disponibili e quelli occupati da viaggiatori è stato il più basso d’Europa tra le quasi trenta compagnie dell’Aea. Nel 2007 ha perso 32 milioni ed il fatturato è stato di 785 milioni. Alla fine del 2007 aveva novecento milioni di debito, salito a oltre un miliardo nei primi sei mesi del 2008.
Le due compagnie, pur fuse in Cai, rimaranno per ora (e per quanto?) distinte e le presunte sinergie saranno tutte da verificare. Alitalia aveva un fatturato pari a circa sei volte quello di Air One, ma è stata valutata complessivamente 1.052 milioni compresi i debiti e i fondi accantonati per i biglietti premio del programma Millemiglia. Sabelli, amministratore delegato di Cai, in una sconcertante dichiarazione, ha detto: “Non facciamo un confronto con quanto pagato ad Alitalia. Il negoziato con Toto (790 milioni, ndr) è stato molto duro, come è normale tra imprenditori privati (Toto è sociao di Cai, ndr). E per Alitalia abbiamo pagato un prezzo corretto di mercato, lo ha riconosciuto il perito nominato dalla Ue”.
Sulla base di dati del 2006, Alitalia impiegava 62 lavoratori per aereo, Iberia 159, British Airways 808, Air France-Klm 659, Lufthansa 542 . Se si valuta la produttività un lavoratore Alitalia produceva in quell’anno 413.300 euro, mentre un suo collega Lufthansa 210.000 e di Air France-Klm 188.900 . Per il trasporto merci la Compagnia era al primo posto in Europa per produttività.
Perchè la crisi allora? Alitalia, per ogni 100 euro di entrate ne spendeva 15,6 per il personale e 94,2 per spese indistriali o accessorie (si fa per dire) ed aveva pure passivo di 9,9 euro. Air France-Klm, per la stessa cifra in entrata ne destinava per il personale 31,5 e 65,6 per il resto, producendo un utile di 2,8 euro.
Alitalia spendeva il 25 per cento in più degli altri concorrenti per carburante, tasse areoportuali, ricambi, forniture, alberghi, consulenze esterne, pubblicità, catering. Il personale invece costava la metà o poco meno. La resposabilità di cattiva gestione, quindi, erano da attribuirsi al management e sarebbe interessante se la magistraura valutasse la congruità dei contratti di acquisto, le convenzioni, le consulenze, indagasse su chi li ha stipulati e con l’autorizzazione di chi altro. E se tutto è indubitalmente limpido.
Il 25 per cento di spese in più, se valutato sul bilancio 2006, equivaleva a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Un controllo su quel capitolo avrebbe prodotto utili fino a 500 milioni di euro.
Il ridimensionamento prodotto da Cai sembra ignorare questi dati e interviene ulteriormente sul costo del personale, taglia occupazione e prodotto reale e concentrando l’attività sui voli a corto raggio limita anche la redditività complessiva, perchè i voli nazionali hanno un bassissimo livello di utile.
I ‘press agent’ di Cai sono anche fortunati, perchè i dati che abbiamo riportato sono pubblici e facilmente consultabili, se solo qualche giornalista trovasse il tempo e la ‘fantasia’ per occuparsene. Ma vista la qualità e l’indipendenza dei Media italiani c’è poco da sperare.
Colaninno e soci hanno fissato per il 13 gennaio la partenza della cosidetta ‘nuova Alitalia’. Però le questioni aperte sono molte. Prima di tutto le assunzioni, fino ad ora gestite in modo aggressivo, senza rispetto per i lavoratori e per gli accordi sottoscritti. Cai dimentica che il personale Alitalia esce da una vicenda molto dura e con il morale in pezzi e questo mina alla base la produttività di un’azienda. Nelle parole di molti dipendenti si legge quasi l’idea di essere stati ‘deportati’ nella nuova realtà, sarà difficile conquistarne la fiducia e senza la fiducia dei collaboratori si rimane fermi al palo.
Lunedì la Compagnia Aerea Italiana sarà, poi, impegnata in un appuntamento societario: è indetta infatti (in prima convocazione, in caso di mancanza di numero legale la seconda convocazione è per il 30) l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno il cambio del nome da Cai in Alitalia. Il fatto era stato annunciato dal presidente, Roberto Colanninno, e dall’ad, Rocco Sabelli, nelle scorse settimane.
Rimane aperto il problema del partner internazionale. Prima di Natale Colaninno e Sabelli avevano avuto una riunione fiume con Air France-Klm, ma era chiara la distanza tra le parti perchè il presidente del colosso franco-belga, Spinetta, neppure era presente. Cai vorrebbe incassare una quota del 25 per cento pari a 250 milioni di euro. Peccato che i ‘capitani coraggiosi’ (che senza i francesi andrebbero alla deriva in poche settimane) pretendano anche un sovrapprezzo sulle azioni che Air France dovrebbe acquistare e nessun ruolo di commando per loro. Condizioni difficili da accettare per chi sa di essere indispensabile ed al contrario non è favolrevole, per cultura d’impresa, alle situazioni di forte conflittualità interna.
Sempre lunedì riparte il confronto tra gli “eroi” di Berlusconi e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl sul rispetto degli accordi sul personale. Per quanto i sindacati confederali e l’Ugl siano del tutto allineati alle strategie di Cai, le violazioni compiute fino ad ora dai ‘capitani coraggiosi’ sono talmente macroscopiche da non poter essere ignorate, per lo meno da Cgil. Il sindacato ‘di sinistra’, smentendo le parole del suo segretario generale, Epifani, che aveva detto “non possiamo prendere decisioni per categorie delle quali non abbiamo rappresentanza” discuterà della situazione drammatica nella quale sono piloti ed assistenti di volo. Per loro sono saltati i criteri di anzianità, qualifica, collocazione geografica in una confusione al di là di qualunque fertile immaginazione.
I sindacati confederali e l’Ugl, violando le regole democratiche e impossessandosi di un mandato di rappresentanza che non posseggono, discuteranno in mattinata dei piloti e nel pomeriggio, alle 15,30, degli assitenti di volo. L’aspetto ancor più grave e che negli incontri svolti fino ad ora i sindacalisti neppure sembravano al corrente delle logiche più elementari che riguardano le due categorie in questione.
Tra le decisioni inspiegabili di Cai per quanto riguarda piloti ed assistenti di volo c’è il mancato rispetto delle liste di anzianità, con l’assunzione di personale già pensionabile e il non richiamo di altri dipendenti lasciati in cassa integrazione, ma non in grado ri raggiungere l’età pensionabile durante il periodo di cigs e mobilità, l’assegnazione di personale su basi diverse da quelle di residenza (in violazione delle norme) e per altro senza reali motivi di funzionalità organizzativa.
Rimangono inoltre aperte numerose questioni relative al personale di terra, dove invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono presenti. Cai, senza averlo comunicato e sottoscritto sembra avesse dato il via all’esternalizzazione dell’handling, così come all’appalto a Pegaso per i lavori di pulizia degli aerei (lasciando a casa decine di persone).
Cai, poi, ha stipulato numerosi contratti a tempo determinato, del tutto al di fuori delle linee guida previste dagli accordi. I sindacati firmatari assicurano il massimo impegno nel verificare il rispetto delle intese sottoscritte, anche se fonti non ufficiali sostengono che alcune organizzazioni avrebbero posto ‘particolare cura’ nel seguire le vicende dei propri associati, privilegiando le posizioni individuali a quelle riguardanti la totalità dei lavoratori coinvolti nel piano di assorbimento da parte di Cai.
Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil, firmatario dell’accordo con Colaninno e soci e protagonista di un durissimo scontro con alcuni dei suoi colleghi di organizzazione al momento della stipula a Palazzo Chigi, ha detto in queste ore: ”Quello che è accaduto in queste ultime settimane è motivo di forte preoccupazione per l’immediato futuro. Cai ha messo in atto comportamenti che non aiutano certo ad affrontare i problemi di un’azienda complessa, soprattutto in questa fase di start up. Stupisce l’enfasi posta sul dato delle assunzioni, che era, invece, cosa scontata”.
I prossimi giorni saranno cruciali, ma la verifica su Cai avrà bisogno di tempi lunghi. Solo in primavera si capirà l’assetto definitivo della Compagnia e non è difficile prevedere che le sorprese per i viaggiatori e per i lavoratori non saranno poche.
Alitalia, SdL su proposta Governo riduzione orario di lavoro
Alla luce della proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro del Welfare, SdL rilancia l’idea di assunzioni part-time per ridurre il numero di cassa integrati e precari senza alcuna possibilità di essere riassunti da CAI. Proposta fatta già a suo tempo in fase di trattative e sempre rifiutata da CAI. Adesso che è una proposta del Governo, come si comporterà nei confronti dei lavoratori Alitalia ai quali ha fino ad oggi sempre osteggiato qualsiasi richiesta in favorire di CAI?
Segue testo della lettera:
Oggetto: situazione trattativa Alitalia/Cai
La scrivente Organizzazione Sindacale intende porre alla Vostra attenzione il problema degli esuberi in Alitalia derivanti dalla vendita a CAI, anche a fronte dei provvedimenti preannunciati dal Governo in merito alla riduzione dell’orario di lavoro finalizzato a ridurre gli effetti occupazionali derivanti dall’attuale crisi economica.
Durante la trattativa tra sindacati e CAI, svoltasi anche a Palazzo Chigi, abbiamo più volte proposto l’adozione di misure che vanno in questa direzione, applicando la forma del lavoro part-time che rappresenterebbe uno strumento di solidarietà sociale tra i lavoratori, la riduzione sostanziale del
personale che oggi si trova in cassa integrazione senza alcuna speranza di raggiungere la pensione o di
essere riassunto in CAI o, perché precario, di avere alcuna certezza del proprio futuro.
Al tempo stesso tale soluzione limiterebbe l’utilizzo di ammortizzatori sociali e conseguentemente permetterebbe una riduzione dei costi che ricadranno sulla collettività.
Tale proposta non è stata assolutamente presa in considerazione da CAI, nonostante il tentativo
fatto in questa direzione anche dal Sottosegretario Letta. Una decisione incomprensibile oltre che non
rispondente alle necessità sociali derivanti da una situazione del tutto eccezionale.
Ci chiediamo quindi perché oggi, a prescindere da tutte le questioni aperte e non risolte che
riguardano la vicenda CAI e che ci vedono fortemente critici sugli accordi intercorsi tra alcuni sindacati e
l’azienda stessa, a fronte dei nuovi intendimenti del Governo che sembrano andare verso provvedimenti
che comprendono la riduzione dell’orario di lavoro quale strumento per contenere il problema occupazionale, non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere,
almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione
soltanto del 50% del personale precedentemente impiegato da Alitalia.
Esistono quindi oggi le condizioni per un ripensamento sulle soluzioni adottate in questo specifico
ambito ed i tempi sono ancora adeguati per poter applicare in modo coerente tale proposta sin dall’avvio
dell’attività della nuova compagnia, cosa questa fondamentale per ottenere i risultati auspicati. Del resto
non sarebbe comprensibile una immediata applicazione di tale ipotesi in una situazione che vede migliaia
di lavoratori esclusi dal lavoro da un’azienda che ha goduto del forte sostegno dello stesso Governo che
oggi intende applicare provvedimenti che vanno nella direzione della riduzione dell’orario di lavoro per
fronteggiare l’attuale crisi economica ed occupazionale.
Distinti saluti
Roma 23 dicembre 2008
Coordinatore Nazionale
SdL intercategoriale

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