Articoli marcati con tag ‘calabria’

Ancora serrate programmate da Federfarma

Dopo lo sciopero del 30 gennaio scorso la Federfarma di Catanzaro ha deciso di attuare una ulteriore protesta con la serrata delle farmacie per il 20 e 21 febbraio. Il Presidente di Federfarma Catanzaro, Vincenzo Defilippo, ha evidenziato che “qualora dall’azienda sanitaria provinciale di Catanzaro o dalla Regione Calabria non perverranno entro il 7 febbraio concrete rassicurazioni, Federfarma proclamerà lo stato di agitazione nell’assistenza farmaceutica con la chiusura di tutte le Farmacie della Provincia di Catanzaro per la durata di 48 ore consecutive, ovvero dalle ore 8.30 del giorno 20 febbraio alle ore 20,00 del giorno 21 febbraio 2011, ad eccezione delle farmacie tenute ad espletare servizio continuativo in base ai turni determinati dall’Azienda Sanitaria territoriale competente”.

Ancora freddo intenso in Calabria

Freddo ancora intenso in Calabria dopo la pioggia e la neve abbondante. In Sila, a Monte Botte Donato, la colonnina di mercurio segna -11 gradi e la neve supera il metro e 80 centimetri. A Lorica e Camigliatello (-4) vengono segnalati 40 centimetri. Anche i monti intorno a Catanzaro sono imbiancati dopo le nevicate di ieri. Il pericolo per gli automobilisti è determinato dal ghiaccio. La circolazione sull’A3 Salerno – Reggio Calabria, comunque, al momento è regolare.

Ancora freddo intenso in Calabria

Freddo ancora intenso in Calabria dopo la pioggia e la neve abbondante. In Sila, a Monte Botte Donato, la colonnina di mercurio segna -11 gradi e la neve supera il metro e 80 centimetri. A Lorica e Camigliatello (-4) vengono segnalati 40 centimetri. Anche i monti intorno a Catanzaro sono imbiancati dopo le nevicate di ieri. Il pericolo per gli automobilisti è determinato dal ghiaccio. La circolazione sull’A3 Salerno – Reggio Calabria, comunque, al momento è regolare.

Ricordo della Shoah

Anche in Calabria oggi si celebra il ricordo della Shoah. «La ‘Giornata della Memoria’ deve essere un momento di riflessione e di condivisione, per non dimenticare mai una delle pagine più nere della storia dell’umanità. E Anche quest’anno, in quello che fu campo di concentramento di Ferramonti di Tarsia (Cosenza), si è svolta la cerimonia in ricordo , nel Giorno della Memoria. Alla celebrazione hanno partecipato anche alcune persone che sono nate proprio in questo campo, figli di deportati. Eva Rachel Porcilan, che ha vissuto nel campo per il primo anno della sua vita, ha raccontato quello che le hanno sempre detto i genitori, ovvero che sono sopravvissuti grazie alla generosità della gente del luogo, che li sfamava. Joseph Wesel, anche lui nato nel campo, ha voluto dedicare una preghiera, in lingua ebraica, a chi è morto nel campo di prigionia e alla gente di Tarsia. E poi c’era anche chi è già stato a Ferramonti altre volte. Come Edith Fischof Gilboa, che ha vissuto da prigioniera nel campo. All’epoca aveva solo 16 anni. «Passavamo le nostre giornate a pensare a sopravvivere», ha detto la donna. «Sempre in fila per avere un pezzo di pane o anche solo due ciliegie», ha raccontato l’ex prigioniera. Una corona di fiori è stata deposta all’ingresso del campo, presente anche il prefetto di Cosenza, Raffaele Cannizzaro. Poi un lungo incontro al quale hanno partecipato moltissimi studenti, che hanno visitato la struttura e il museo annesso.

Sciopero dei TIR

Lo sciopero dei Tir si avvia alla conclusione dopo giorni di disagi per i cittadini di tutt’Italia, dal nord al sud. La morsa degli autotrasportatori si allenta e così frutta e verdura cominciano a tornare sui banchi di mercati e supermercati. La riapertura di alcuni distributori di carburante dopo giorni di stop forzato  ha  creato disagi oggi al traffico a Catanzaro. In particolare lunghe code sono state  segnalate sul ponte Morandi e in viale de Filippis all’ingresso della città per l’apertura di un impianto self service. Rallentamenti e file di auto e tir anche a Germaneto e nella zona sud del capoluogo, in viale Isonzo. Sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria rifornite le stazioni di servizio di Tarsia e Lamezia Nord. Comunque blocchi stradali verso lo sgombero e lento ritorno alla normalità nella distribuzione delle merci e degli alimenti.E  Intanto in tutta Italia è proseguita l’iniziativa della Coldiretti che ha regalato frutta e verdura a pensionati, famiglie e bisognosi.

Sciopero dei TIR

Lo sciopero dei Tir si avvia alla conclusione dopo giorni di disagi per i cittadini di tutt’Italia, dal nord al sud. La morsa degli autotrasportatori si allenta e così frutta e verdura cominciano a tornare sui banchi di mercati e supermercati. La riapertura di alcuni distributori di carburante dopo giorni di stop forzato  ha  creato disagi oggi al traffico a Catanzaro. In particolare lunghe code sono state  segnalate sul ponte Morandi e in viale de Filippis all’ingresso della città per l’apertura di un impianto self service. Rallentamenti e file di auto e tir anche a Germaneto e nella zona sud del capoluogo, in viale Isonzo. Sull’autostrada Salerno-Reggio Calabria rifornite le stazioni di servizio di Tarsia e Lamezia Nord. Comunque blocchi stradali verso lo sgombero e lento ritorno alla normalità nella distribuzione delle merci e degli alimenti.E  Intanto in tutta Italia è proseguita l’iniziativa della Coldiretti che ha regalato frutta e verdura a pensionati, famiglie e bisognosi.

Rivolta Tir: ancora disagi, diviso il fronte dei forconi

Protesta da Nord a Sud Caselli chiusi e code. Ministro Cancellieri segue la protesta

Ansa 23 gennaio, 17:28

ROMA – “I blocchi causati dalla protesta degli autotrasportatori sono inaccettabili”. Lo dichiara Roberto Alesse, Presidente dell’Autorità di Garanzia sugli Scioperi, annunciando che aprirà “un procedimento per valutare le sanzioni da irrogare a chiunque stia violando la legge e danneggiando i cittadini”.

SCIOPERO TIR: ANCORA DISAGI, DIVISO FRONTE FORCONI - Dal Piemonte alla Calabria la protesta dei tir – partita dalla Sicilia sta causando disagi alla circolazione con code e rallentamenti diffusi. Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, segue “con molta attenzione” la protesta.

“Non saranno tollerati – annuncia – i blocchi stradali”. Riunione al Viminale per monitorare la situazione. “Non ci muoveremo fino a venerdì e, in assenza di risposte serie da parte del Governo, valuteremo cosa fare”. E’ ferma la posizione degli autotrasportatori che stazionano nelle aree vicino ai caselli dell’A1 Roma-Napoli per invitare i camionisti a non fare il loro ingresso in autostrada. Nel pomeriggio bloccati anche i varchi di ingresso del porto di Marina di Carrara. E cresce l’allarme per i beni primari. Tra due-tre giorni, fa sapere l’Unione panificatori campani, rischia di non essere garantita la produzione di pane a Napoli.

La Confederazione italiana agricoltori (Cia), da parte sua, lamenta che “l’espandersi della protesta in tutt’Italia può davvero dare un colpo mortale al settore primario”. Intanto si spacca il ‘movimento dei forconi’. Martino Morsello, uno dei leader della protesta che ha paralizzato la Sicilia la settimana scorsa, è solo. La sua linea dura per continuare a mantenere alto il livello della protesta in Sicilia non è passata. E’ prevalsa la linea di Mariano Ferro e Giuseppe Scarlata che hanno deciso di attendere cosa avverrà dopo l’incontro previsto mercoledì tra il governatore Lombardo e il premier Monti. Paolo Uggé, presidente di Conftrasporto, parla di “protesta non in linea con i principi democratici” ed invoca l’intervento delle forze dell’ordine.

TASSISTI DISCUTONO E INCONTRANO I PARTITI - Proteste in corso in tutta Italia, da parte dei tassisti, contrari al decreto del Governo Monti sulle liberalizzazioni. A Roma, da stamane, l’appuntamento è al Circo Massimo, dove, da un palco, sono intervenuti i sindacalisti del settore. “Oggi pomeriggio, alle 17,30, una delegazione del parlamentino-taxi si incontrerà con i capigruppo Pdl di Camera e Senato Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri”, ha detto il leader di Uritaxi e 3570 Loreno Bittarelli. “Successivamente incontreremo anche tutti gli altri gruppi politici – ha continuato – perché vogliamo che anche i partiti ci mettano la faccia”. Tra le varie proposte in discussione, sembrerebbe in queste ore prendere piede una proposta avanzata dalla Cgil.

“Chiederemo al sindaco Alemanno lo scioglimento dei turni per 15 giorni. Così faremo vedere una volta per tutte che i taxi nella capitale sono più che sufficienti”, ha detto il segretario di Unica-Cgil Taxi, Nicola Di Giacobbe, dal palco allestito al Circo Massimo. Il sindacalista ha chiesto all’assemblea un parere su questa proposta e la folla dei tassisti, radunata nell’ex stadio romano, ha accolto favorevolmente al grido di “sì”. A Bologna, intanto, si è sciolta nel primo pomeriggio tra gli applausi, davanti all’ingresso di palazzo d’Accursio, la manifestazione dei tassisti. “Abbiamo avuto un incontro schietto e positivo con il sindaco”, hanno spiegato i rappresentanti della delegazione bolognese salita a colloquio con il primo cittadino, Virginio Merola.

“Merola ha detto – hanno raccontato ai colleghi i tassisti che hanno parlato con il sindaco per poco più di un’ora – che si impegnerà, insieme agli altri sindaci, perché tengano in capo a sé le licenze e queste non siano avocate alla authority”. Comunque, in attesa del testo del decreto sulle liberalizzazioni, i tassisti hanno concluso l’assemblea e si sono dati appuntamento per il pomeriggio nel parcheggio dell’Estragon, al Parco Nord, dove era partita la marcia in mattinata. Tra le proteste dei tassisti in tutta Italia, spicca la scelta dei tassisti di Trento che non hanno aderito allo sciopero nazionale della categoria, soprattutto per non fare mancare il servizio ai disabili, per i quali hanno convenzioni con la Provincia autonoma. Hanno però manifestato per un’ora, dalle 10 alle 11, per spiegare le loro ragioni, garantendo anche in quello spazio di tempo i servizi per i disabili. A farsi portavoce è Rolando Beatrici, presidente di una delle società locali. “A Trento – ha spiegato – siamo in tutto 40 taxi, uno ogni circa 2.700 abitanti, e a 40 siamo arrivati negli ultimi due anni e mezzo, perché eravamo 34. Sono numeri sufficienti”.

“Processate De Magistris”. L’ex pm finalmente rinviato a giudizio.

L’ex magistrato e l’esperto di informatica Gioacchino Genchi,  sono accusati di abuso d’ufficio.

Si dice «amareggiato» e «sorpreso» Luigi De Magistris, dopo che il giudice per le indagini preliminari Barbara Callari lo ha rinviato a giudizio. Insieme all’esperto di informatica Gioacchino Genchi, chiamato dall’ attuale sindaco di Napoli come consulente nelle sue inchieste, l’ex magistrato un tempo in servizio presso la Procura di Catanzaro dovrà difendersi dalla contestazione di abuso d’ufficio in concorso.

Stando all’accusa, De Magistris e Genchi avrebbero acquisito tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza le necessarie autorizzazioni da parte delle Camere. Dati «sensibili» raccolti nel corso dell’inchiesta «Why Not», indagine avviata da De Magistris sui presunti intrecci tra potere massonico, politico e imprenditoriale in Calabria e non solo. Otto i membri del Parlamento considerati parte offesa nel procedimento: l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Beppe Pisanu, l’ex Guardasigilli Clemente Mastella e i parlamentari Minniti, Gozi, Gentile, Rutelli (ex presidente del Copasir) e Pittelli.

Nel corso del procedimento, l’ex magistrato si è difeso sostenendo di aver avuto massima fiducia in Genchi e di avergli affidato «un lavoro importante e complesso che un professionista come lui avrebbe potuto affrontare e di non sapere per quale motivo e con quale metodologia l’allora suo consulente individuò quelle utenze riconducibili a parlamentari, molte delle quali, peraltro, non avevano nulla a che vedere con l’indagine Why not». Genchi, a sua volta, ha respinto l’accusa di aver violato la legge, precisando di aver svolto gli accertamenti secondo determinati e precisi input datigli dall’ex pm, senza sapere che quelle utenze telefoniche su cui stava indagando portassero direttamente ad alcuni esponenti politici. Aspetto questo sottolineato anche dallo stesso Pisanu che – ascoltato nel corso delle indagini difensive dagli avvocati di Genchi – ha spiegato che di quelle utenze intercettate non era né l’intestatario né l’utilizzatore (solo una viene riconosciuta in quanto nelle disponibilità di sua moglie). Proprio l’ex ministro dell’ Interno, pur essendo parte offesa, è l’unico a non essersi costituito parte civile nel procedimento. Una volta capito che le utenze in questione potevano essere riferite a parlamentari, De Magistris avrebbe – in linea con la procedura – richiesto le necessarie autorizzazioni.

Una tesi che non ha convinto il gup che ha fissato, respingendo anche la questione di competenza territoriale avanzata dai legali del sindaco di Napoli, la prima udienza per il 17 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma. «E’ chiara l’incompetenza dell’autorità giudiziaria di Roma, così come è ancora più evidente l’infondatezza dei fatti», spiega De Magistris che sottolinea anche che «sono accusato di aver acquisito tabulati di parlamentari senza necessaria autorizzazione del Parlamento stesso: mai un pm potrebbe essere così ingenuo». Di diverso avviso il legale di parte civile dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella. «Credo che il rinvio a giudizio rappresenti un primo, seppur parziale, risarcimento quantomeno morale per Clemente Mastella», ha sottolineato l’avvocato Madia. Fu proprio Mastella a chiedere al Csm, e ad ottenere, il trasferimento da Catanzaro dell’ ex sostituto procuratore. «L’unica nota positiva di questa giornata amara è che in un pubblico dibattimento tutti si potranno rendere conto della incredibile storia da cui ancora oggi sono costretto a difendermi», ha concluso De Magistris, a sua volta vittima e parte civile nel procedimento (il dibattito si sta svolgendo a Salerno) aperto in seguito all’ipotesi di una sottrazione illegittima delle indagini «Why Not» e «Poseidone».

(lastampa.it)

Visita la nostra pagina di facebook:

http://www.facebook.com/pages/QUESTO-PUNTO-ESCLAMATIVO-AVRA-PIU-FAN-DI-MICHELE-SANTORO/319889068098

“Processate De Magistris”. L’ex pm finalmente rinviato a giudizio.

L’ex magistrato e l’esperto di informatica Gioacchino Genchi,  sono accusati di abuso d’ufficio.

Si dice «amareggiato» e «sorpreso» Luigi De Magistris, dopo che il giudice per le indagini preliminari Barbara Callari lo ha rinviato a giudizio. Insieme all’esperto di informatica Gioacchino Genchi, chiamato dall’ attuale sindaco di Napoli come consulente nelle sue inchieste, l’ex magistrato un tempo in servizio presso la Procura di Catanzaro dovrà difendersi dalla contestazione di abuso d’ufficio in concorso.

Stando all’accusa, De Magistris e Genchi avrebbero acquisito tabulati telefonici di alcuni parlamentari senza le necessarie autorizzazioni da parte delle Camere. Dati «sensibili» raccolti nel corso dell’inchiesta «Why Not», indagine avviata da De Magistris sui presunti intrecci tra potere massonico, politico e imprenditoriale in Calabria e non solo. Otto i membri del Parlamento considerati parte offesa nel procedimento: l’ex Presidente del Consiglio Romano Prodi, il presidente della Commissione parlamentare Antimafia Beppe Pisanu, l’ex Guardasigilli Clemente Mastella e i parlamentari Minniti, Gozi, Gentile, Rutelli (ex presidente del Copasir) e Pittelli.

Nel corso del procedimento, l’ex magistrato si è difeso sostenendo di aver avuto massima fiducia in Genchi e di avergli affidato «un lavoro importante e complesso che un professionista come lui avrebbe potuto affrontare e di non sapere per quale motivo e con quale metodologia l’allora suo consulente individuò quelle utenze riconducibili a parlamentari, molte delle quali, peraltro, non avevano nulla a che vedere con l’indagine Why not». Genchi, a sua volta, ha respinto l’accusa di aver violato la legge, precisando di aver svolto gli accertamenti secondo determinati e precisi input datigli dall’ex pm, senza sapere che quelle utenze telefoniche su cui stava indagando portassero direttamente ad alcuni esponenti politici. Aspetto questo sottolineato anche dallo stesso Pisanu che – ascoltato nel corso delle indagini difensive dagli avvocati di Genchi – ha spiegato che di quelle utenze intercettate non era né l’intestatario né l’utilizzatore (solo una viene riconosciuta in quanto nelle disponibilità di sua moglie). Proprio l’ex ministro dell’ Interno, pur essendo parte offesa, è l’unico a non essersi costituito parte civile nel procedimento. Una volta capito che le utenze in questione potevano essere riferite a parlamentari, De Magistris avrebbe – in linea con la procedura – richiesto le necessarie autorizzazioni.

Una tesi che non ha convinto il gup che ha fissato, respingendo anche la questione di competenza territoriale avanzata dai legali del sindaco di Napoli, la prima udienza per il 17 aprile davanti ai giudici della seconda sezione penale del tribunale di Roma. «E’ chiara l’incompetenza dell’autorità giudiziaria di Roma, così come è ancora più evidente l’infondatezza dei fatti», spiega De Magistris che sottolinea anche che «sono accusato di aver acquisito tabulati di parlamentari senza necessaria autorizzazione del Parlamento stesso: mai un pm potrebbe essere così ingenuo». Di diverso avviso il legale di parte civile dell’ex Guardasigilli Clemente Mastella. «Credo che il rinvio a giudizio rappresenti un primo, seppur parziale, risarcimento quantomeno morale per Clemente Mastella», ha sottolineato l’avvocato Madia. Fu proprio Mastella a chiedere al Csm, e ad ottenere, il trasferimento da Catanzaro dell’ ex sostituto procuratore. «L’unica nota positiva di questa giornata amara è che in un pubblico dibattimento tutti si potranno rendere conto della incredibile storia da cui ancora oggi sono costretto a difendermi», ha concluso De Magistris, a sua volta vittima e parte civile nel procedimento (il dibattito si sta svolgendo a Salerno) aperto in seguito all’ipotesi di una sottrazione illegittima delle indagini «Why Not» e «Poseidone».

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L’arrosto di Monti non è un vitello, è una quaglia. Ed i commensali invitati sono in rivolta. In modo particolare Mediaset abituata alla pancia piena e senza pagare.

Come sempre quando si scatena la giusta rivolta popolare, anche se disorganizzata ed a livello locale, i fascisti ed in questo caso anche al mafia ne prendono il controllo, l’egemonia. E’ quello che succede in Sicilia ed è l’errore che commette sempre il popolino quando ritiene che la protesta non debba essere politica, basata du ideali, ma economica, sull’interesse del momento.
E’ la stessa differenza che passa tra uno sciopero in difesa dell’art. 18 ed uno sciopero per un rinnovo di contratto, chiedere 100 euro in più al mese nello stipendio.
Lo sciopero per l’art. 18 ha una partecipazione del 30% quello per i 100 euro di aumento arriva anche all’80% ed oltre.
E’ la miopia politico ideale che ha colpito la massa negli ultimi 30 anni di comunicazione di regime che ha mandato in frantumi l’unità e la solidarietà dei lavoratori esaltando l’individualismo e, per i più furbi il corporativismo.
Dello sciopero di operai e dipendenti, precari o no, non frega niente a nessuno ma se lo sciopero è corporativo, vedere alla voce autotrasportatori, farmacisti, avvocati, tassisti, notai, benzinai, mettono in crisi intere regioni e, quando vorranno, l’intero Paese.
La cosa ci fa più impressione che la massa delle vittime di queste corporazioni, protette e privilegiate da sempre, e cioè noi cittadini vittime e pagatori della loro ingordigia non si indignano nemmeno, stanno a disquisire sui punti e le virgole per vedere chi ha ragione.
Quello che sta accadendo in Sicilia è già avvenuto a Reggio Calabria dove una sacrosanta protesta di popolo è stata egemonizzata e strumentalizzata dai fascisti e dalla malavita.
Dietro ai forconi della Sicilia, se guardate attentamente, vedrete i fasci  di forza nuova che più antica di così non può essere.
Certamente non vedrete la coppola, la doppietta a canne mozze o la cupola della mafia  perchè, come tutti sappiamo, la mafia è discreta, disdegna le prime pagine  e non le piace apparire. La mafia è paziente, attende che si calmino le acque, che diano qualche briciola ai pescatori ed ai contadini e poi passa all’incasso, il più discretamente possibile. I mafiosi sono gli unici che non si sono fatti contagiare dalla smania di apparire in televisione, non accetterebbero inviti a C’è posta per te  e nemmeno a Ballando con le stelle, amano così tanto al riservatezza che se qualcuno ne parla, anche solo alla radio, come Mauro Rostagno o Peppino Impastato, ci pensano loro a chiudergli la bocca, per sempre.
Torniamo alle liberalizzazioni di Monti, doveva essere un arrosto ottimo ed abbondante ed invece somiglia ad una quaglia arrostita eppure sta per partire una rivolta, dai farmacisti ai tassisti, dagli avvocati, insomma tutte le lobbies, le corporazioni protette da sempre minacciano la rivolta.
Piuttosto che niente meglio piuttosto, dicevano una volta ma vedrete che gli scioperi delle corporazioni, delle lobbies, avranno successo con buona pace dei cassaintegrati dell’isola, dei licenziati di Eutelia, dei dipendenti Fiat di Termini Imerese e di tutti gli altri per i quali, mesi, anni, di lotta non hanno dato nessun risultato.
Ai benzinai basterà una settimana di sciopero per ottenere quello che vogliono, ai precari, disoccupati, dipendenti, pensionati, giovani senza lavoro, donne discriminate, non resterà che fare benzina a 2 euro al litro. Sempre che basti.
Siamo ad un degrado talmente esteso, ormai ha contaminato tutti non solo i teledipendenti, che Mediaset, alla notizia che la decisione sulle frequenze digitali è rimandata di 90 giorni e, probabilmente, andranno all’asta e non saranno più gratuite, anche se io sinchè non vedo non credo,  ha immediatamente emesso un comunicato di protesta per lesa maestà e fi furto di diritti acquisiti e consolidati nel tempo. 
A pensarci bene non hanno nemmeno tutti i torti, i Berlusconi, l’usucapione  scatta dopo vent’anni di uso ininterrotto e loro li hanno abbondantemente superati, è un loro diritto la proprietà gratuita. L’asta delle frequenze, a questo punto è illegale e loro lo sanno.
Ecco come hanno reagito a Mediaset.
Beauty contest, Mediaset valuta azioni. ”ll governo deve ristabilire la certezza del diritto”, scrive Mediaset in una nota, appena appresa la notizia della sospensione per 90 giorni della procedura del Beauty contest per le frequenze digitali tv. Secondo l’azienda, la sospensione della gara per l’assegnazione delle frequenze digitali tv è un atto che “sospende in realtà una situazione di legalità che deve invece essere al più presto ristabilita. Al di là delle mistificazioni circolate, il beauty contest è assolutamente legittimo”. Mediaset si riserva di valutare le azioni necessarie alla tutela degli interessi di una società quotata.
Non so l’inglese e non voglio andare su Google strumenti per le lingue ma, ad occhio, penso che potrei tradurre beauty contest in usucapione, se non è giusto linguisticamente è giusto nella sostanza. 
Insomma le usano da oltre trent’anni, ben oltre i venti necessari ad averne diritto, hanno ragione a ritenere l’asta delle frequenze un sopruso illegale.
Naturalmente il ruolo di difensore delle corporazioni, parassite, in Parlamento l’ha subito acquisito il pdl, come titola l’Unità il partito dei fasci e delle corporazioni.
Naturalmente appoggiati dalla lega. 

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