Articoli marcati con tag ‘CAI’
Alitalia: Fiumicino, Manifestazione del 18 dicembre 2008
Giovedi 18 dicembre 2008 i lavoratori Alitalia hanno manifestato all’aeroporto di Fiumicino contro l’elevato numero di esuberi messi in cassa integrazione e i criteri per la selezione del personale in contrasto con quanto CAI avesse stabilito in precedenza. Il 13 gennaio la Compagnia Area Italiana prevede di iniziare le operazioni della Nuova Alitalia che integrerà Airone e parte della vecchia Alitalia relevandone il marchio e il tricolore.
Guarda il set delle foto su flickr singolarmente o come slideshow
Guarda il video-musicale delle foto:
Alitalia e lo sguardo di Sara
da inviatospeciale.com
19 Dicembre 2008, 00:00
Ieri c’è stata una manifestazione dei lavoratori a Fiumicino. Ma la devastazione che le procedure di cigs e le modalità di assunzione stanno producendo sulle persone sono davvero oltre i limiti dell’immaginabile.
Sara ha occhi neri, il viso sottile e corti capelli castani. Lo sguardo è basso, le labbra amare, le mani irrequiete. E’ bella Sara, coi suoi jeans stropicciati ed un piumino azzurro forse troppo ingombrante per lei.
La busta è bianca, anonima, di quelle con le finestrelle trasparenti. Sembrerebbe una bolletta della Telecom, se non fosse che è terribilmente sciatta, nemmeno un marchio colorato per intestazione. Sara la tiene stretta, non vuole aprirla, aspetta chissà cosa.
Il palazzone sta a guardare. E’ un edificio moderno, di quelli giganteschi a parallelepidedo, tante finestre, tanti uffici, tante luci. Siamo in una zona dell’areoporto di Fiumicino che la maggior parte dei passeggeri non conosce.
Strade deserte, ma gonfie di macchine parcheggiate, la mensa, gli hangar per gli aerei, altre strutture che chissà a cosa servono. Una specie di periferia lunare con alberi, un controsenso urbanistico, verrebbe da cercare chi ha progettato questo bizzarro luogo del pianeta aeroporto. Qui, nel palazzone, ci sono gli uffici di Alitalia e la crisi si vede subito, perchè nella grande hall dove troneggia una specie di plancia di comando lunga almeno dieci metri c’è un solo usciere, solo come un naufrago. Sta lì per ricevere ospiti che non vengono più. Fantozzi non ha gusto, uno dei vetri della porta d’ingresso è rotto, ma non lo fa cambiare. Anche è vero: chi se ne frega, Alitalia è morta.
La busta anonima contiene il ‘kit assunzioni’. Sara è lì, con quella specie di gratta e vinci tra le mani, imbambolata, spaventata, immobilizzata in uno stato d’animo inafferrabile. Che strano, la stanno assumendo, dovrebbe essere felice. Invece non lo è. E’ livida anche quando con un gesto incerto e l’aiuto di un paio di colleghi decide di aprire la ‘proposta di Cai’.
Tira fuori alcuni fogli ancor più rozzi della busta, carta coi puntini per indicare dove firmare, le condizioni contrattuali ed infine l’unica cosa che importa devvero: dove ti mandano. Quasi non riesce a tenerli in mano quei quattro pezzi di cellulosa, che i ‘capitani coraggiosi’ non hanno pensato neppure di rendere gradevoli. Li hanno voluti essenziali, glaciali, senza neppure un disegnino per l’intestazione. Persino la firma di chi ha siglato ‘l’offerta di lavoro’, il contrattino in una paginetta e qualche rigo, è di quelle ‘finto vero’, messa da una stampante con effetto ‘tratto tremolante’. Probabilmente per far capire subito che la sensazione di umanità non è prevista, suggerita, neppure immaginabile per il nuovo dipendente.
Sara sbircia tra le righe, dove un perverso meccanismo di impaginazione permette anche di sbagliare a leggere, perchè la paroletta fatale, la base di destinazione, è messa sotto un indirizzo, che per tutti i destinatari del ‘kit’ è sempre lo stesso, Roma, e quindi ci si inganna. Si pensa di restare a casa e poi si scopre che invece si è stati assegnati a Torino, a Milano, a Napoli. La città di impiego è qualche centimetro più sotto. Non è stato fatto apposta, è solo una di quelle sfumature che permettono di comprendere la distanza tra i bravi ed i cattivi professionisti.
Il tutto dura pochi secondi, non più di dieci, ma anche per chi sta a guardare, per chi non c’entra nulla, sembrano minuti infiniti, come quando si ha un incidente stradale e si ha l’impressione di scivolare all’infinito sull’asfalto ed invece non è vero, è un attimo.
Poi Sara finalmente scopre che si, la destinazione è Roma. Intorno i compagni di lavoro si complimentano, sorridono, pericolo scampato. Ma lei non cambia epressione e quelle labbra amare restano amare, lo sguardo basso resta basso, le mani inquiete restano inquete.
Davanti al palazzone, al quale si accede salendo per una grande scalinata, ci sono altri esseri umani con la stessa faccia, la stessa espressione, gli stessi movimenti nervosi. Sono tutti nella stessa situazione. Con la sciatta busta tra le mani. Tutti uno per uno, ovvero tutti soli.
In un angolo, sul lato estremo della scalinata, un’altra ragazza sta appoggiata al muro e quasi sembra piangere. E’ lì, nessuno si avvicina, lei sta ferma, immobile, la testa un pò di lato, è silenziosa.
La raggiunge, facendosi coraggio, un suo collega sindacalista e parlano, confabulano un po’, poi si guardano. Di colpo non parla lui, non parla lei, stanno solo vicini e zitti. Dopo, quando l’umo racconta la cosa, a voce bassa e con pudore, dice: “L’hanno mandata a Milano, lei ha accettato, non poteva perdere il lavoro, è così che vanno le cose di questi tempi”.
Ecco lo standard nel mattatoio Fiumicino. Un pellegrinaggio di anime ferite, stravolte, umiliate. E se per alcuni c’è l’assunzione, per altri c’è la cassa integrazione senza tatto, una nuova forma di punizione efficientista inventata da qualche manager frigido. Funziona così: arriva qualche funzionario del personale, anche lui forse destinato domani alla stessa pantomima in parte di vittima, si avvicina al dipendente, gli dice di volergli parlare, gli comunica che ha il tempo per prendere le sue cose ed andar via. In fretta, naturamente. Qualcuno piange, qualcuno pare sia svenuto. Bisogna fare presto presto, vit vit, perchè se mettono fuori uso il tesserino magnetico per superare i tornelli si richia di trovarsi bloccati, nel limbo dei cacciati che non sanno se qualcuno avrà il cuore di riprenderli un domani, nell’azienda degli “eroi” di Berlusconi. C’è chi ha visto girare per Fiumicino, come fosse ubriaca, un’anziana funzionaria con vent’anni di Alitalia. Spingeva un carrellino per i bagagli pieno dei piante, quelle che teneva nel suo ufficio, l’avevano appena sloggiata.
Nella mattinata di ieri i lavoratori si erano riuniti per una manifestazione, davanti al varco equipaggi, un’altro dei ‘luoghi di dolore’. C’erano Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Pedica, il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale, Enrico Luciani. I sindacalisti dell’Sdl, i piloti di Anpac ed Up.
Tutti hanno parlato di solidarietà e l’ex magistrato ha aggiunto: “Dovrei portare qui parole di fiducia, ma davvero ce n’è da averne poca in questo momento”. Poi ha aggiunto: “Queste riunioni non bastano, occorre un’azione di protesta forte ed unitaria. La politica della scarpa dovremmo adottarla anche noi (il giornalista iracheno che le ha lanciate al presidente Bush, ndr). La vicenda Alitalia non finisce qui, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro”.
Paolo Ferrero, senza la diffidenza per dei lavoratori che qualcun altro a sinistra aveva definto “privilegiati”, ha sostenuto: “L’unico modo per far sentire che il problema Alitalia non è chiuso è farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento. Mettiamo in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta, ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte”.
Uno dei lavoratori ha gridato a Di Pietro, “ci sono le colpe e le responsabilità di Veltroni” e lui ha risposto laconico: “E lo dite a me?”.
La Cgil, rivegliatasi da una narcosi preoccupante, si era accorta l’altro ieri di quello che stava succedendo, delle procedure spietate con le quali si sta sviluppando la ricollocazione del personale dell’Alitalia e aveva chiesto un incontro urgente a Cai.
Ieri le parti si sono incontrate. All’ordine del giorno la questione relativa alle assunzioni dei dipendenti della Nuova Alitalia. Le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo quadro (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Avia e Anpav) adesso denunciano il mancato rispetto dei criteri concordati nello scorso mese di novembre. In una lettera Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno scritto alla Compagnia Aerea Italiana. ”Ci pervengono numerose segnalazioni da parte delle nostre strutture regionali sui contenuti delle proposte di assunzione in cui si ravvisano errori o comunque elementi difformi dalle intese raggiunte [...] è nostra intenzione chiarire e condividere il superamento delle difformità riscontrate. Vi notifichiamo l’esigenza di sospendere i termini di definizione delle assunzioni sino a conclusione e all’esito dell’incontro stesso”.
Uno dei firmatari ‘in ritardo’, Avia, che con Anpav aveva sottoscritto l’accordo convinta di aver trovato nella controparte un valido interlocutore (dopo mesi di parole di fuoco nelle quali affermava il contrario), in un suo comunicato ha reso noto: “Nonostante le ampie assicurazioni sulle clausole di tutela sociale nelle assunzioni, ribadite dal Governo e dalla Cai solo pochi giorni fa in occasione della nostra firma, risultano escluse dalle assunzioni proprio quelle lavoratrici a cui era stata garantita la precedenza assoluta. Nessuna delle assistenti di volo madri, con un figlio minore disabile al 100 per cento, ha avuto la ‘corsia preferenziale’ assicurata ed oggi quelle colleghe sono tutte in cassa integrazione. Stessa sorte per genitori mono-reddito unici affidatari di minore: senza lavoro o con scriteriate proposte di trasferimento all’altro capo dell’Italia”.
Poi dopo la ’scoperta’ Avia ha aggiunto che in assenza di soluzioni imediate “sarebbe costretta a ritirare la firma apposta la scorsa settimana”. Ripensamento più veloce della luce, ma forse più etereo di un ologramma.
Le conversioni sulla via di Damasco dei firmatari appaiono tardive, perchè in questi ultimi giorni la strategia di Cai ha letteralmente devastato il morale di gran parte del personale di Alitalia, sia quello in cigs che quello di chi è già stato ricollocato nella nuova Compagnia.
I danni, prima di tutto umani, sono irreparabili. Perchè una nuova azienda che nasce con queste premesse potrà (com’è facile prevedere) attenuare gli accenti aggressivi del proprio carattere (si accorgeranno di aver superato il limite), ma difficilmente conquisterà la fiducia dei propri dipendenti. E sono errori che si pagano, nel tempo, in qualità, rendimento ed efficienza.
La superficialità della ‘cordata patriottica’ è probabilmente amplificata da consulenti, forse del tutto inesperti del campo, ma di fatto ha posto un’ipoteca sulla futura tenuta della gestione interna. Il bastone è il peggior strumento ‘educativo’ e pure senza dubbio il più costoso. Non si immagina quanto il disamore sia capace di inventare, generando assenteismo, malattie, svogliatezza, distrazione, distacco.
Rimane misterioso il motivo che ha determinato la tracotanza di questa fase, ma com’è noto non tutti sono capaci di capire che il dialogo e la condivisione sono i migliori strumenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ quasi Natale, tutte le aziende serie preparano un regalino per i lavoratori, Cai sta appena nascendo e assumendo dipendenti. Ci voleva tanto a consegnare i ‘Kit’ e, per esempio, una ‘pennuccia di benvenuto’ in un’allegra scatolina, quaranta centesimi per un pensierino?
Sara, con il suo grande piumino sarà rimasta a casa ieri sera. A pensare alla sua nuova casa, al trasloco, alla vita che cambia. Senza sapere che poteva tranquillamente rifiutare, perchè chiunque è libero di farlo se lo mandano dall’altra parte del Paese: nessuno ha il potere di privare il lavoratore della cassa integrazione, come pare sia stato detto agli indecisi con toni minacciosi, se rifiuta l’assunzione quando la destinazione finale è lontana dalla sua residenza e non coincide con le condizioni prefissate.
Si spera che chi ha il dovere di farlo rinsavisca subito e ricominci di nuovo con più saggezza. Ma c’è da crederci poco.
Alitalia e i lavoratori mobili

Cai inisiste nella distribuzione dei ‘Kit assunzione’ e ci si domanda chi abbia scritto la strategia della ‘cordata patriottica’, che fino ad ora sembra solo destinata a diffondere un clima di incontenibile incertezza.
Continua il far west delle assunzioni in Cai e nulla riesce a spiegare i criteri seguiti dalla nuova Compagnia. Secondo alcune proiezioni svolte dall’Sdl, il personale fino ad ora inserito nell’organico della ‘cordata patriottica’ sarebbe collocato in base ad uno strano meccanismo. Gli assistenti di volo assunti fino al novembre ‘96 rimarrebbero nella stessa base alla quale erano assegnati fino ad oggi, mentre gli altri, entrati in Alitalia a partire dal dicembre ‘96, fino al ‘98 e impiegati sul medio raggio, andrebbero a Milano, Torino e Napoli. Inoltre, chi del personale navigante era assegnato al lungo raggio rimane a Roma in tutti i casi.
A questo punto, uscendo dal tecnicismo delle interpretazioni, è possibile azzardare un criterio: Cai non avrebbe tenuto in nessun conto l’anzianità, ma si sarebbe basata per selezionare le persone sulle base delle ‘abitiltazioni’. Per chi non è pratico di trasporto aereo è facile spiegare: un assistente di volo ha una specializzazione per volare su un determinato tipo di macchina. Deve possedere una specie di ‘patente’ che vale esclusivamente per un tipo specifico di ereoplano. Per cui in base alla dislocazione fisica degli aerei i sapienti organizzatori del personale avrebbero ‘assegnato i posti’.
Se a prima vista la procedura potrebbe avere una sua razionalità, così non è. I lavoratori sono non solo ‘protesi’ degli aerei, ma hanno famiglie, casa, impegni, mutui, ecc. I casi di genitori separati non sono infrequenti e quindi il problema dell’affidamento dei figli riguarda un numero non irrilevante di persone. Prendere qualcuno e spostarlo a centinaia di chilometri di distanza in pochi giorni, tenendo presente solo la sua ‘abilitazione’, è da considerarsi alla stregua di una violenza gratuita e inutile. Perchè sarebbe stato sufficiente permettere al personale in condizioni particolari di ottenere una nuova ‘abilitazione’ per evitare gravi tragedie personali e familiari. Per altro Cai avrebbe potuto farlo senza spendere nulla, ricorrendo ad un fondo speciale che avrebbe coperto i costi dei due giorni di corso necessari per il cambio di macchina sulla quale destinare il lavoratore.
Se è stata presa la decisione di spostare ed assegnare i lavoratori come fossero soldatini di piombo nelle mani di un bambino dispettoso è necessario capire il perchè. Nel caso del personale d terra si è arrivati a cancellare interi settori, non seguendo le carriere individuali, ma operando per comparti. Una persona con una lunga anzianità e specializzazione, spostata in altro comparto lavorativo a settembre si trova fuori solo perchè la sua area operativa è stata tagliata, mentre un’altro, con minori qualifiche, ma in un settore ’sopravvissuto’, viene inserito nel nuovo organico.
In una situazione di questo tipo, che il comandante Notaro, presidente di Up, l’Unione Piloti, aveva con preveggenza definito di “macelleria sociale” la stampa nazionale è fino ad ora totalmente assente, come sono latitanti quei partiti politici che dovrebbero essere spinti per motivi ideali a sostenere i più deboli.
Decisamente sono finiti i tempi nei quali i leader di partito praticavano i cancelli delle fabbriche, oggi è più comodo andare a ‘Porta a Porta’, ma forse anche questo è il motivo per il quale i cittadini sono sempre più lontani dalla politica, disillusi e stanchi.
Un gruppo di imprenditori, benedetti dal Palazzo, ha ’salvato’ i beni mobili ed immobili di Alitalia (per ora), ma non certo le persone. Ed un Paese nel quale avviene un ‘disguido’ del genere ha il dovere di riflettere a fondo sui principi morali che debbono ispirare il funzionamento della democrazia.
Ieri a Fiumicino c’erano ancora scene di panico, di terorore, di smarrimento. Cosa accadrebbe ad un lettore, anche ad un lettore convinto della condizione di ‘privilegio’ in cui sarebbero stati tenuti i lavoratori di Alitalia, se dall’oggi al domani fosse posta a loro scelta di andare in un’altra città per continuare a lavorare? Quindi a vivere.
Come sempre dalla vicenda di Alitalia si possono desumere molti insegnamenti. E capire cos’è diventata questa Italia, nella quale la vita umana è considerata una merce da dover offire a qualcuno in cambio del lavoro. Del lavoro che la nostra Costituzione definisce un diritto all’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.
In un’epoca di veline e tronisti si pensa che la Carta sia un simulacro inutile, pensato da qualche buontempone chissà perchè. Si ignora il senso stesso del significato dei diritti, delegando a qualche frequentatore di show televisivo il destino di un popolo. E poi si arriva a trattare esseri umani come protesi, esattamente come si è fatto e si fa nel laboratorio folle del dottor Stranamore per gli immigrati, i deboli, i mendicanti, i transessuali, gli anziani, i pensionati poveri, insomma tutti quelli che ‘non piacciono’.
Non si pensi sia demagogia, ma nessun sistema sociale sopravvive senza l’idea di speranza, di rischio di impresa, di rispetto per la fatica, di ricerca della felicità, di costruzione dell’eguaglianza.
In questi giorni a Fiumicino non ci sono i ‘dipendenti in bicicletta’ di Maria De Filippi a consegnare posta, ma dei funzionari col Kit, nel quale come fosse un gratta e vinci c’è scritto se a gennaio un figlio andrà nella stessa scuola o dovrà essere iscritto in un misterioso asilo di una misteriosa città nella quale bisogna anche trovare una casa, perchè vivere sotto i ponti non è possibile.
Per gli altri, per i fortunati, per quelli che invece rimangono dove sono ci srà un sospiro di sollievo, come ci scrive una lettrice: “Ieri sera è arrivata la convocazione per presentarsi a ritirare il famoso plico. Alle spalle di mio marito ho letto quelle poche parole ed ho tirato un sospiro di solievo. Non felicità, non gioia e soddisfazione come successe esattamente 8 anni fa alla fine del corso SkyMaster. Ho chiamato il suo papà e poi i miei, per dargli la “bella” notizia. Poi ho preso una bottiglia di buon vino per brindare e con il nostro bimbo di 2 anni e mezzo che diceva “Salute salute”, con il bicchiere con un panda disegnato sopra, abbiamo bevuto un sorso di quel buon vino tenuto da parte per un’occasione speciale. Sono la privilegiata moglie di pilota, oggi ancor più privileggiata, ma l’Amarone che ieri sera abbiamo aperto ci ha fatto sentire amaro nel cuore, perchè per mio marito dentro, altri 2 mariti son fuori.”
Questa Italia i giornali dovrebbero raccontare, questi italiani diventare gli ‘eroi’ di un Paese che ha diritto ad un futuro. Invece nulla, se non un silenzio sbadato dopo l’abbuffata mediatica della trattativa, quella si interessante, perchè testimone di liti, risse, manovre e scehermaglie tra partiti, lobbies, potentati.
Ieri uno dei sindacati del ‘fronte del no’ ha diffuso un comunicato: “SdL Intercategoriale ha sempre denunciato la scelta dei criteri di assunzione come lo strumento che avrebbe creato enormi discriminazioni di trattamento tra i lavoratori; è infatti questo uno dei temi che hanno portato la nostra organizzazione a non sottoscrivere gli accordi del 31 ottobre. Quanto sta accadendo in questi giorni conferma le nostre peggiori previsioni. Oltre alle denunce sugli effetti dei criteri adottati che sono state già oggetto di diversi comunicati stampa, SdL Intercategoriale porta oggi a conoscenza dell’opinione pubblica un atto di gravissima discriminazione operato nei confronti di Andrea Cavola, segretario nazionale di SdL Intercategoriale Trasporto Aereo, il quale è stato escluso dall’assunzione e collocato in Cigs a zero ore solo per aver svolto il ruolo di dirigente sindacale. Tale atto, teso a colpire la nostra organizzazione è figlio evidentemente di una visione antidemocratica della CAI, tesa ad escludere chiunque si contrapponga al “pensiero unico” aziendale. Questo tentativo non sortirà nessun effetto sul modo di agire della nostra organizzazione che continuerà ad essere chiaro, lineare e trasparente; pertanto non verranno ricercate né scorciatoie né favoritismi. SdL Intercategoriale comunica di aver già dato mandato al proprio collegio legale per opporsi a questo provvedimento illegittimo oltre che odioso”.
Sempre ieri, in mattinata, la Cgil ha diffuso un comunicato nel quale afferma: ”Non è vero che i sindacati firmatari dell’accordo con Cai non stanno dando assistenza a chi si presenta a ritirare il kit di assunzione al Centro Equipaggi di Fiumicino. Noi della Cgil ci siamo, sia pure non in forma massiccia, perchè una parte dei membri della RSA sono in cassa integrazione. E l’assistenza avviene anche telefonicamente”. Elisabetta Chicca, della RSA assistenti di volo Alitalia a proposito dello stralcio di contratto che viene consegnato al personale di volo, ha aggiunto: ”Non è sufficiente perchè il contratto avrebbe dovuto essere fornito per intero. La nostra valutazione è che probabilmente ci sono ancora alcuni dirigenti aziendali che in questa fase di transizione così delicata non stanno procedendo secondo le regole stabilite nell’accordo del 31 ottobre a Palazzo Chigi’. Sono situazioni non totalmente trasparenti e proprio per questo la Cgil ha chiesto a Cai un incontro chiarificatore”.
Della presenza di sindacalisti Cgil a Fiumicino si hanno notizie vaghe, si spera “l’assistenza telefonica” sia efficace quanto la presenza fisica nel “girone degli assunti” o in quello dei “cassintegrati”, che al momento non c’è. Degli altri sindacati frmatari dell’accordo le notizie invece sono nulle.
In serata, il segretario nazionale della Filt Cgil Mario Rossi ha detto: ‘In queste ore si registrano fatti e comportamenti gravi, di certo non condivisibili, riguardo le operazioni di consegna delle lettere di collocazione in cigs da parte dell’amministrazione straordinaria di Alitalia, come ci vengono segnalate anche difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”.
Rossi ha aggiunto che ”è stato richiesto un urgente incontro a Cai che si terrà domani pomeriggio a Roma”. Per il sindacalista ”quanto sta accadendo non può infatti trovare giustificazione e spiegazione solo nella complessità e straordinarietà dell’operazione in corso. E’ necessario anche verificare con scrupolosità che le intese sottoscritte siano rigorosamente rispettate. E’ grave il comportamento di Alitalia in amministrazione straordinaria che trascura i fondamentali elementi di umanità e buon senso. Come sindacati ci siamo attivati, in virtù delle segnalazioni ricevute, richiedendo incontri e richiamando tutti al rispetto, non solo degli accordi, ma delle persone, uomini e donne, che stanno pagando il fallimento della compagnia di bandiera non certo per loro colpe. Gli accordi si rispettano e domani sarà necessario chiarire errori e discrepanze. Se cosi non fosse si aprirebbe una fase di contenzioso caratterizzata da toni e persone esasperati che mal si conciliano con le esigenze di servizio di trasporto che Alitalia deve soddisfare e con la partenza di una azienda che, forse serve ricordarlo, non produce scatole in serie ma deve assicurare un servizio che si svolge grazie alle persone e non contro”.
Anche in questo caso l’atteggiamento della Cgil induce amarezza. Con diversi giorni di ritardo il segretario della Filt si è accorto delle lettere di cassa integrazione e parla di “difformità difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”. Qiondi ricorda “le persone”. Il dirigente sindacale forse ignora che da giorni i lavoratori sono entrati in una spirale di angoscia e che la gravità dei fatti era tale da non consentire una reazione così tardiva. Per un’organizzazione sindacale seria, per lo meno.
Stamattina, infine, il personale di volo Alitalia si è riunito a Fiumicino convocato da Anpac, Up ed Sdl. Hanno parlato di assunzioni, licenziamenti, cassa integrazione. Hanno partecipato Antonio Di Pietro, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e l’assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi. Mentre Cai neppure si degna di rilasciare un comunicato, ma non è mai troppo tardi, l’incontro con i firmatari dell’accordo è nel pomeriggio, insomma dopodomani si vedrà.
Alitalia: il dolore di essere assunti
Vanno avanti le procedure di inserimento in Cai dei dipendenti Alitalia. Il metodo lascia sempre più stupiti. Continua su inviatospeciale.com
Alitalia, partite le prime assunzioni
Articolo che riassume la giornata del 15 dicembre 2008 di inviatospeciale.com
Alitalia che fu
Leggi l’articolo su inviatospeciale.com e su ilsussidiario.net
Alitalia, il futuro tra Fiumicino e Air France
Leggi l’analisi di Gianni Dragoni su ilsole24ore.com
Tra caos, sofferenza e paura gli ultimi giorni tristi di Alitalia
Articolo di Affari e Finanza su repubblica.it
Alitalia, Air France ed Alta Velocità

Articolo di Stefano Paleari su il ilsussiduario.it
Alitalia/CAI 3 ostacoli industriali
Articolo di Oliviero Baccelli da ilsussidiario.net



Alis Crewlink
AZMail
Briefing Package
Buste paga
IPS
PeopleNet