Articoli marcati con tag ‘CAI’

Piano voli di Alitalia: Fiumicino-Malpensa finisce 13 a 3

da ilsole24ore.com

di Marco Alfieri

30 DICEMBRE 2008

Dedicato «A chi cerca una nuova partenza…». Con la “A” che richiama la tradizionale pinna tricolore Alitalia.

Perché il paradosso è che la vecchia scarburata Magliana, dopo il breve interregno Cai, da domani tornerà a chiamarsi, appunto, Alitalia. E’ uno dei punti all’odg dell’assemblea Cai di stamattina a Milano. Bruxelles all’inizio voleva imporre la rivisitazione del logo per segnare la discontinuità tra vecchia e nuova compagnia, ma alla fine le difficoltà legate alla modifica della sigla Iata Az, hanno aperto la strada al più classico dei ritorni all’antico.

É bastato aprire i giornali di ieri per accorgersene. Nell’ultima pagina dei principali quotidiani campeggiava il lancio pubblicitario della nuova Alitalia. «Il 13 gennaio – recita l’inserzione – dall’unione di Alitalia ed Air One, nasce la vostra nuova compagnia aerea. Forte dei valori della migliore tradizione aeronautica italiana, di un nuovo e ampio network di collegamenti e di una flotta moderna ed efficiente». Dal 13 gennaio, dunque, «è operativo il nuovo programma di voli, acquistabili da subito»…..

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CAI, parole in libertà

da inviatoseciale.com

30 dicembre 2008, 12:17

Quando si hanno le idee chiare

Quando si hanno le idee chiare

Sarà necessaria “qualche settimana” per la scelta del partner estero di Alitalia. Lo ha affermato Salvatore Mancuso, del fondo Equinox, questa mattina all’ingresso dello studio legale milanese dove è convocata l’assemblea di Cai, che dovrà deliberare sul cambio del nome in Alitalia. Per Mancuso “non c’è ancora” un orientamento preciso sull’identita’ del partner.

All’assemblea partecipa anche Gaetano Miccichè, responsabile corporate di Intesa Sanpaolo. Per lui, invece sulla scelta del partner straniero di Alitalia ‘’siamo vicini”.

Alitalia: i nodi irrisolti

da inviatospeciale.com

28 dicembre 2008, 20:48

Al di là della propaganda di Cai il passaggio di Alitalia ai nuovi proprietari è problematico. Poche ore per risolvere le questioni, ma c’è da dubitare che gli accordi saranno integralmente rispettati.

In queste ore i poco professionali, ma molto pubblicitari ‘press agent’ di Cai, hanno reso note alcune notizie, per altro tutte da verificare. La prima ‘geniale’ trovata è stata quella dell’annuncio di ‘adesione quasi totale’ alla proposta di assunzione da parte dei lavoratori. La seconda è che la nuova compagnia continuerà a chiamarsi Alitalia. Infine alcune amenità sullo stato delle trattative in corso per la ricerca del partner straniero.

Veniamo allora ai fatti. La ‘cordata patriottica’ metterà in campo una compagnia che dovrebbe contare su una flotta di 148 aerei, 70 destinazioni e 670 voli al giornalieri. Delle 70 destinazioni, 23 saranno nazionali, 34 internazionali e 13 intercontinentali.

La sola Alitalia possedeva oltre 180 aerei, trasportava circa 24 milioni di passeggeri ed aveva circa 650 slot (diritti di decollo e atterraggio).

Prima delle ultime decisioni prese dal Commissario straordinario Fantozzi (diminuzione del numero dei voli, soppressione di destinazioni, insufficienza del personale e conseguenti cancellazioni) che hanno prodotto un danno forse irreparabile per il marchio Alitalia, la Compagnia di bandiera aveva un suo spazio di mercato consolidato Oggi nessuno è in grado di valutarne la forza reale.

Air One è da tempo nei guai. Gli aerei sono mezzi vuoti ed è in perdita. Fino a giugno del 2008 il rapporto tra i posti disponibili e quelli occupati da viaggiatori è stato il più basso d’Europa tra le quasi trenta compagnie dell’Aea. Nel 2007 ha perso 32 milioni ed il fatturato è stato di 785 milioni. Alla fine del 2007 aveva novecento milioni di debito, salito a oltre un miliardo nei primi sei mesi del 2008.

Le due compagnie, pur fuse in Cai, rimaranno per ora (e per quanto?) distinte e le presunte sinergie saranno tutte da verificare. Alitalia aveva un fatturato pari a circa sei volte quello di Air One, ma è stata valutata complessivamente 1.052 milioni compresi i debiti e i fondi accantonati per i biglietti premio del programma Millemiglia. Sabelli, amministratore delegato di Cai, in una sconcertante dichiarazione, ha detto: “Non facciamo un confronto con quanto pagato ad Alitalia. Il negoziato con Toto (790 milioni, ndr) è stato molto duro, come è normale tra imprenditori privati (Toto è sociao di Cai, ndr). E per Alitalia abbiamo pagato un prezzo corretto di mercato, lo ha riconosciuto il perito nominato dalla Ue”.

Sulla base di dati del 2006, Alitalia impiegava 62 lavoratori per aereo, Iberia 159, British Airways 808, Air France-Klm 659, Lufthansa 542 . Se si valuta la produttività un lavoratore Alitalia produceva in quell’anno 413.300 euro, mentre un suo collega Lufthansa 210.000 e di Air France-Klm 188.900 . Per il trasporto merci la Compagnia era al primo posto in Europa per produttività.

Perchè la crisi allora? Alitalia, per ogni 100 euro di entrate ne spendeva 15,6 per il personale e 94,2 per spese indistriali o accessorie (si fa per dire) ed aveva pure passivo di 9,9 euro. Air France-Klm, per la stessa cifra in entrata ne destinava per il personale 31,5 e 65,6 per il resto, producendo un utile di 2,8 euro.

Alitalia spendeva il 25 per cento in più degli altri concorrenti per carburante, tasse areoportuali, ricambi, forniture, alberghi, consulenze esterne, pubblicità, catering. Il personale invece costava la metà o poco meno. La resposabilità di cattiva gestione, quindi, erano da attribuirsi al management e sarebbe interessante se la magistraura valutasse la congruità dei contratti di acquisto, le convenzioni, le consulenze, indagasse su chi li ha stipulati e con l’autorizzazione di chi altro. E se tutto è indubitalmente limpido.

Il 25 per cento di spese in più, se valutato sul bilancio 2006, equivaleva a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Un controllo su quel capitolo avrebbe prodotto utili fino a 500 milioni di euro.

Il ridimensionamento prodotto da Cai sembra ignorare questi dati e interviene ulteriormente sul costo del personale, taglia occupazione e prodotto reale e concentrando l’attività sui voli a corto raggio limita anche la redditività complessiva, perchè i voli nazionali hanno un bassissimo livello di utile.

I ‘press agent’ di Cai sono anche fortunati, perchè i dati che abbiamo riportato sono pubblici e facilmente consultabili, se solo qualche giornalista trovasse il tempo e la ‘fantasia’ per occuparsene. Ma vista la qualità e l’indipendenza dei Media italiani c’è poco da sperare.

Colaninno e soci hanno fissato per il 13 gennaio la partenza della cosidetta ‘nuova Alitalia’. Però le questioni aperte sono molte. Prima di tutto le assunzioni, fino ad ora gestite in modo aggressivo, senza rispetto per i lavoratori e per gli accordi sottoscritti. Cai dimentica che il personale Alitalia esce da una vicenda molto dura e con il morale in pezzi e questo mina alla base la produttività di un’azienda. Nelle parole di molti dipendenti si legge quasi l’idea di essere stati ‘deportati’ nella nuova realtà, sarà difficile conquistarne la fiducia e senza la fiducia dei collaboratori si rimane fermi al palo.

Lunedì la Compagnia Aerea Italiana sarà, poi, impegnata in un appuntamento societario: è indetta infatti (in prima convocazione, in caso di mancanza di numero legale la seconda convocazione è per il 30) l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno il cambio del nome da Cai in Alitalia. Il fatto era stato annunciato dal presidente, Roberto Colanninno, e dall’ad, Rocco Sabelli, nelle scorse settimane.

Rimane aperto il problema del partner internazionale. Prima di Natale Colaninno e Sabelli avevano avuto una riunione fiume con Air France-Klm, ma era chiara la distanza tra le parti perchè il presidente del colosso franco-belga, Spinetta, neppure era presente. Cai vorrebbe incassare una quota del 25 per cento pari a 250 milioni di euro. Peccato che i ‘capitani coraggiosi’ (che senza i francesi andrebbero alla deriva in poche settimane) pretendano anche un sovrapprezzo sulle azioni che Air France dovrebbe acquistare e nessun ruolo di commando per loro. Condizioni difficili da accettare per chi sa di essere indispensabile ed al contrario non è favolrevole, per cultura d’impresa, alle situazioni di forte conflittualità interna.

Sempre lunedì riparte il confronto tra gli “eroi” di Berlusconi e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl sul rispetto degli accordi sul personale. Per quanto i sindacati confederali e l’Ugl siano del tutto allineati alle strategie di Cai, le violazioni compiute fino ad ora dai ‘capitani coraggiosi’ sono talmente macroscopiche da non poter essere ignorate, per lo meno da Cgil. Il sindacato ‘di sinistra’, smentendo le parole del suo segretario generale, Epifani, che aveva detto “non possiamo prendere decisioni per categorie delle quali non abbiamo rappresentanza” discuterà della situazione drammatica nella quale sono piloti ed assistenti di volo. Per loro sono saltati i criteri di anzianità, qualifica, collocazione geografica in una confusione al di là di qualunque fertile immaginazione.

I sindacati confederali e l’Ugl, violando le regole democratiche e impossessandosi di un mandato di rappresentanza che non posseggono, discuteranno in mattinata dei piloti e nel pomeriggio, alle 15,30, degli assitenti di volo. L’aspetto ancor più grave e che negli incontri svolti fino ad ora i sindacalisti neppure sembravano al corrente delle logiche più elementari che riguardano le due categorie in questione.

Tra le decisioni inspiegabili di Cai per quanto riguarda piloti ed assistenti di volo c’è il mancato rispetto delle liste di anzianità, con l’assunzione di personale già pensionabile e il non richiamo di altri dipendenti lasciati in cassa integrazione, ma non in grado ri raggiungere l’età pensionabile durante il periodo di cigs e mobilità, l’assegnazione di personale su basi diverse da quelle di residenza (in violazione delle norme) e per altro senza reali motivi di funzionalità organizzativa.

Rimangono inoltre aperte numerose questioni relative al personale di terra, dove invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono presenti. Cai, senza averlo comunicato e sottoscritto sembra avesse dato il via all’esternalizzazione dell’handling, così come all’appalto a Pegaso per i lavori di pulizia degli aerei (lasciando a casa decine di persone).

Cai, poi, ha stipulato numerosi contratti a tempo determinato, del tutto al di fuori delle linee guida previste dagli accordi. I sindacati firmatari assicurano il massimo impegno nel verificare il rispetto delle intese sottoscritte, anche se fonti non ufficiali sostengono che alcune organizzazioni avrebbero posto ‘particolare cura’ nel seguire le vicende dei propri associati, privilegiando le posizioni individuali a quelle riguardanti la totalità dei lavoratori coinvolti nel piano di assorbimento da parte di Cai.

Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil, firmatario dell’accordo con Colaninno e soci e protagonista di un durissimo scontro con alcuni dei suoi colleghi di organizzazione al momento della stipula a Palazzo Chigi, ha detto in queste ore: ”Quello che è accaduto in queste ultime settimane è motivo di forte preoccupazione per l’immediato futuro. Cai ha messo in atto comportamenti che non aiutano certo ad affrontare i problemi di un’azienda complessa, soprattutto in questa fase di start up. Stupisce l’enfasi posta sul dato delle assunzioni, che era, invece, cosa scontata”.

I prossimi giorni saranno cruciali, ma la verifica su Cai avrà bisogno di tempi lunghi. Solo in primavera si capirà l’assetto definitivo della Compagnia e non è difficile prevedere che le sorprese per i viaggiatori e per i lavoratori non saranno poche.

Alitalia, scarpe vecchie a Berlusconi

da inviatopeciale.com

27 dicembre 2008, 8.56

Nonostante le feste natalizie i lavoratori di Alitalia continuano a lottare per i propri diritti. Ieri sono andati a Palazzo Chigi per regalare un vecchio mocassino usato al Cavaliere.

Ieri un centinaio di persone, la maggior parte lavoratori di Alitalia, hanno protestato contro la politica del governo, dando vita allo ’scarpa day’, organizzato dall’Italia dei Valori. Il senatore dell’Idv, Stefano Pedica, ha detto che l’intenzione era quella di contestare “un governo capace solo di creare disoccupazione e di difendere gli interessi dei suoi amici”.

Un mocassino ‘usato’, addobbato con un fiocco natalizio, è stato portato a Palazzo Chgi, sede della presidenza del Consiglio e lasciato davanti al portone di ingresso sbarrato. I manifestanti avevano tutti con sè una scarpa vecchia, con la quale volevano ricordare la contestazione di Montazer al-Zaidi, il repoter che lanciò le sue scarpe contro il presidente Usa, George W. Bush, a Baghdad.

Pedica ha aggiunto: ”Non siamo violenti e non tiriamo scarponi. Li usiamo però come simbolo di protesta contro Silvio Berlusconi, che intende applicare lo scellerato metodo Alitalia a molte altre grandi aziende in crisi. La prospettiva è assistere nei prossimi mesi a 500.000 licenziamenti”.
I partecipanti alla contestazione erano partiti dal Quirinale, dove avavano chiesto aiuto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per poi recarsi a piazza Colonna, passando dinanzi alla sede di Forza Italia. Qui sono stati urlati alcuni slogan contro il premier. Solo a Pedica, accompagnato da tre manifestanti, è stato consentito dalla polizia di arrivare davanti al portone chiuso della presidenza del Consiglio. Lì il senatore ha depositato la scarpa, osservato da molti turisti stupefatti da una iniziativa così insolita. Numerosi i poliziotti e i carabinieri.

Si deve ricordare che a piazza Colonna, sede del governo, è vietato manifestare, sostare ed esporre cartelli di protesta. La decisione fu presa nell’ottobre del 2006 durante il governo Prodi e rafforzata in seguito con il transennamento della zona . Il ‘Palazzo’ non ama essere messo in discussione e, fatto unico nei Paesi democratici, esiste una limitazione territoriale alla libertà di espressione in prossimità della sede dell’esecutivo. Un altro segnale della situazione italiana che i Media e le forze politiche non rilevano, nascondendo la cosa dietro presunte esigenze di “sicurezza”.

Sempre ieri, due notizie diffuse dalle agenzie lasciavano perplessi. La prima, diffusa da “fonti vicine a Cai”, informava che quasi il 100 per cento dei lavoratori ai quali è stata presentata la lettera di assunzione della ‘cordata patriottica’ hanno accettato la proposta. Le stesse agenzie hanno omesso di informare che chi è stato chiamato da Cai non aveva altra alternativa. Inoltre i ‘convocati’ sono solo una parte al momento minoriataria dell’intero organico dell’ex Alitalia.

In una ‘disinformatia’ degna delle fasi più oscure della vita dell’ex Unione Sovietica (se ce ne sono state di limpide), sempre i Media non hanno spiegato perchè, se il successo è così straordinario, la prossima settimana continueranno gli incontri tra gli avvocati della Cai e i sindacati aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl Trasporti sulla verifica di criteri di assunzione. Nonostante fin dall’inizio confederali e Ugl abbiano ‘dimenticato’ di sottolineare la nebulosità del piano industriale degli “eroi” di Berlusconi e accettato supinamente una situazione criticata da quasi tutti gli esperti del settore, di fatto permettendo non solo il ridimensionamento della Compagnia di bandiera, ma anche l’espulsione dal mondo del lavoro di non meno di ottomila persone con contratti a tempo indeterminato e stagionali (con una ricaduta sull’indotto di altre centinaia di addetti), il contenzioso è stato ineludibile e riprenderà martedì 30: si discuterà degli addetti alla pulizia di bordo e di altri aspetti che riguardano i lavoratori di terra. Il 29, pur non rappresentandoli perchè senza una neppure esigua presenza sindacale, le organizzazioni firmatarie dell’accordo discuteranno con Cai di piloti e assistenti di volo.

Alitalia, SdL su proposta Governo riduzione orario di lavoro

Alla luce della proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro del Welfare, SdL rilancia l’idea di assunzioni part-time per ridurre il numero di cassa integrati e precari senza alcuna possibilità di essere riassunti da CAI. Proposta fatta già a suo tempo in fase di trattative e sempre rifiutata da CAI. Adesso che è una proposta del Governo, come si comporterà nei confronti dei lavoratori Alitalia ai quali ha fino ad oggi sempre osteggiato qualsiasi richiesta in favorire di CAI?
Segue testo della lettera:

Oggetto: situazione trattativa Alitalia/Cai

La scrivente Organizzazione Sindacale intende porre alla Vostra attenzione il problema degli esuberi in Alitalia derivanti dalla vendita a CAI, anche a fronte dei provvedimenti preannunciati dal Governo in merito alla riduzione dell’orario di lavoro finalizzato a ridurre gli effetti occupazionali derivanti dall’attuale crisi economica.

Durante la trattativa tra sindacati e CAI, svoltasi anche a Palazzo Chigi, abbiamo più volte proposto l’adozione di misure che vanno in questa direzione, applicando la forma del lavoro part-time che rappresenterebbe uno strumento di solidarietà sociale tra i lavoratori, la riduzione sostanziale del
personale che oggi si trova in cassa integrazione senza alcuna speranza di raggiungere la pensione o di
essere riassunto in CAI o, perché precario, di avere alcuna certezza del proprio futuro.

Al tempo stesso tale soluzione limiterebbe l’utilizzo di ammortizzatori sociali e conseguentemente permetterebbe una riduzione dei costi che ricadranno sulla collettività.

Tale proposta non è stata assolutamente presa in considerazione da CAI, nonostante il tentativo
fatto in questa direzione anche dal Sottosegretario Letta. Una decisione incomprensibile oltre che non
rispondente alle necessità sociali derivanti da una situazione del tutto eccezionale.

Ci chiediamo quindi perché oggi, a prescindere da tutte le questioni aperte e non risolte che
riguardano la vicenda CAI e che ci vedono fortemente critici sugli accordi intercorsi tra alcuni sindacati e
l’azienda stessa, a fronte dei nuovi intendimenti del Governo che sembrano andare verso provvedimenti
che comprendono la riduzione dell’orario di lavoro quale strumento per contenere il problema occupazionale, non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere,
almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione
soltanto del 50% del personale precedentemente impiegato da Alitalia.

Esistono quindi oggi le condizioni per un ripensamento sulle soluzioni adottate in questo specifico
ambito ed i tempi sono ancora adeguati per poter applicare in modo coerente tale proposta sin dall’avvio
dell’attività della nuova compagnia, cosa questa fondamentale per ottenere i risultati auspicati. Del resto
non sarebbe comprensibile una immediata applicazione di tale ipotesi in una situazione che vede migliaia
di lavoratori esclusi dal lavoro da un’azienda che ha goduto del forte sostegno dello stesso Governo che
oggi intende applicare provvedimenti che vanno nella direzione della riduzione dell’orario di lavoro per
fronteggiare l’attuale crisi economica ed occupazionale.

Distinti saluti

Roma 23 dicembre 2008

Fabrizio Tomaselli
Coordinatore Nazionale
SdL intercategoriale

Alitalia, nessuna concreta novità

da inviatospeciale.com

24 dicembre 2008

La giornata di ieri è stata densa di dichiarazioni, polemiche, comunicati, richiami e riunioni. Eppure, drammaticamente, per i lavoratori di Alitalia tutto resta come prima e non si vede alcuna soluzione alla violenza di una situazione di insostenibile e crudele precarietà.

Silvano Bernacchia, sindacalista di base della Filt Cgil in mattinata aveva dichiarato:”Rispetto alla situazione di ieri c’è stata un’evoluzione, abbiamo fatti dei passi avanti e per il momento non si prevedono assemblee dei lavoratori all’aeroporto di Fiumicino. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi che dovrebbero emergere con l’incontro previsto oggi alle 17 al centro direzionale di via della Magliana tra i sindacati firmatari, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl, e i rappresentanti di Cai”.

Corteo nel terminal B

Bernacchia non ha spiegato quali passi avanti si siano fatti, ma pochi segnali in verità lasciavano prevedere un’inversione di tendenza nella poltivca di assunzione del personale da parte della ‘cordata patriottica’. I disagi di ieri, che i Media hanno addebitato ai dipendenti di Alitalia senza spiegare quali erano i motivi reali della protesta, hanno indotto gli abitanti del Palazzo all’esercizio della dichiarazione.

Si è immediatamente distinto il ministro anti-fannulloni Brunetta: “I lavoratori di Alitalia che hanno partecipato ieri alle assemblee a Fiumicino, causando la cancellazione di un centinaio di voli, devono farsene una ragione, le compagnie aeree sono settori privatizzati in concorrenza” e devono smetterla perchè “con questa crisi scioperare è da irresponsabili”.

Il responsabile della Funzione pubblica ha aggiunto: “E’ finita l’epoca in cui Alitalia perdeva due milioni al giorno. Non è stato licenziato di fatto nessuno, se ne devono fare una ragione” precisando poi che “in questa fase i sindacati confederali hanno meno responsabilità di quelli professionali. Riflettete, la gente non è con voi”. Infine ha invocato, come da copione, “la mano dura”.

Con Brunetta una motitudine di politici di tutti gli schieramenti hanno rilasciato comunicati di ogni tipo.

L’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori (Adoc), vicina alla Uil, ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare l’interruzione di pubblico servizio dei dipendenti dell’Alitalia che ieri hanno partecipato alle assemblee spontanee. L’associazione ha apprezzato “l’intervento tempestivo della Commissione di garanzia per gli scioperi” e si augura che a questa presa di posizione nette faccia seguito, di concerto col Prefetto, la precettazione dei lavoratori che hanno causato il blocco e i conseguenti disagi sui voli”. “E’ assurdo e vergognoso che si adottino queste forme di protesta in prossimità delle feste natalizie, quando il flusso di viaggiatori è di molto superiore alla media”, ha aggiunto il presidente dell’Adoc Carlo Pileri.

Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, in un’intervista a ‘La Stampa’ a proposito delle assemblee indette dai dipendenti aeroportuali di Alitalia ha detto: ”Non è nè possibile nè tollerabile. Sono state violate tutte le leggi e i comportamenti sindacali, dando un immenso danno alle famiglie e all’immagine del Paese. Spero in sanzioni adeguate. L’Enac può sanzionare la compagnia: probabilmente saremo obbligati a farlo, ma in questo caso non mi sento di imputare niente ad Alitalia. Ma si possono sanzionare i lavoratori direttamente. I sindacati non possono consentire che cose di questo genere avvengano sotto Natale; e al governo, con il ministro dell’Interno, spetta il potere di precettazione”. Comunque, ha sottolineato il presidente dell’Enac, ”andrò fino in fondo, e verranno fatte istruttorie per capire”.

In tutti questi casi quello che stupisce è l’assoluta incapacità a comprendere le ragioni che hanno generato la protesta.

Anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti è intervenuto sulla vicenda: ”Siamo molto preoccupati sia per i disagi ai passeggeri, sia per la fragilità che ogni giorno dimostra il piano messo in campo. La colpa è soprattutto di chi ha impostato questa operazione. Come è noto non siamo stati mai coinvolti dal governo nella vicenda Alitalia-Cai, ma malgrado questo siamo sempre stati con la Regione soggetti attivi e abbiamo messo da parte anche delle risorse se serviranno. Sembra che non si riesca a uscire dal tunnel o se lo si fa, avviene con fatica e con costi immensi sottratti alle Politiche di sviluppo”.

Zingaretti, esponente del Pd, colto da amnesia, ha dimenticato le dichiarazioni del segretario del suo partito, Walter Veltroni, che all’indomani della firma dell’accordo se ne assunse la paternità. Se la Provincia di Roma non è stata “coinvolta” lo è stato il Pd e l’esponente politico dovrebbe ricordarlo.

Insomma, l’idea di schierarsi con una presunta maggioranza di italiani in difesa dei ‘viaggiatori del Natale’, perchè la politica fondata sul sondaggio ha vinto su quella costruita sui Diritti, ha spinto il Palazzo, senza distinzione di area, ad ignorare i drammi personali di migliaia di donne ed uomini  che passeranno le festività senza stipendi e senza sicurezze per il futuro.

Nella mattinata nei pressi di Piazza di Spagna, nel cuore di Roma, alcune decine di assistenti di volo e piloti avevano voluto manifestare ai cittadini il proprio disagio. Con loro numerosi sindacalisti di Sdl. Tuttavia era evidente, anche nel numero dei partecipanti, che la stanchezza, le aggressioni di gran parte dei Media e la solitudine nella quale sono stati lasciati da tutti, con l’eccezione dell’Italia dei valori e del segretario di Rifondazione, Ferrero, pesino ed abbiano generato un diffuso senso di tristezza e disillusione.

I partecipanti all’iniziativa romana si sono raccolti intorno ad un alberello di Natale, che al posto delle colorate decorazioni tradizionali, aveva le lettere di comunicazione della cassa integrazione. Un piccolo gruppo di persone, mescolate tra decine di romani impegnati nell’acquisto degli ultimi regali, che però sapevano ancora nutrire in sè stessi il desiderio e la volontà di reisitere ad uno dei più brutti capitoli nella storia sindacale italiana. Erano persone che stavavo dedicando il proprio tempo a tutti i colleghi che a casa soffrono immobili, vittime di un gioco al massacro del quale è difficile comprendere senso e necessità.

L’Sdl in riferimento alla discussione di queste ore sull’orario di lavoro, con una lettera inviata a Berlusconi, al sottosegretario Letta ed ai ministri Sacconi e Matteoli, ha domandato perchè “non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere, almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione soltanto del 50 per cento del personale precedentemente impiegato da Alitalia”.

In serata era ripreso l’incontro tra sindacati firmatari e Cai sui criteri di assunzione nella Nuova Alitalia. ”Mi auguro ci siano margini di trattativa – aveva detto il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi prima della riunione – serve più che altro la volontà politica. Cai deve tornare indietro, entro stasera, perchè il Paese non può essere attraversato in questi giorni di festività, da ci che è successo ieri”, riferendosi alle assemblee dei lavoratori che hanno provocato cancellazione di voli e disagi a Fiumicino. Secondo il dirigente della Filt, ”c’è una grandissima incompetenza o malafede nell’applicazione delle intese sottoscritte a Palazzo Chigi”. Per Rossi ”è tutta colpa di Cai”.

A conclusione dell’ennesimo incontro fonti sindacali hanno dichiarato che si era parlato di personale di terra, con qualche apertura da parte di Cai sulle operazioni di imbarco e sbarco bagagli e sulla manutenzione pesante. Riguardo al primo comparto, i sindacati hanno fatto fanno sapere che la ‘cordata patriottica’ avrebbe assicurato la possibilità di assumere a tempo indeterminato gli operai che non avevano ancora ricevuto le lettere di assunzione o che erano stati assunti a tempo determinato. I sindacati sospettavano che alcune attività potessero essere presto esternalizzate. Si vedrà oggi se Cai, come sembra abbia comunicato, invierà le prime lettere di assunzione ai lavoratori ‘dimenticati’. Stesse rassicurazioni sarebbero state date sulla manutenzione. Sulla pulizia di bordo, invece, non si è raggiunta alcuna soluzione. I sindacati confederali e l’Ugl, poi, hanno fatto sapere che ci sarà una nuova riunione il 30 dicembre. Di piloti e assistenti di volo, forse tra i nodi centrali dell’intero affaire, non si è parlato. Pur non avendo alcuna rappresentatività nei comparti di volo Cgil, Cisl, Uil e Ugl dovrebbero affrontare l’argomento prima della fine dell’anno. Lo stillicidio di incontri e riaggiornamenti, in ogni caso, mostra quanto sia difficile convincere Cai al rispetto degli accordi.

Da domani InviatoSpeciale, tra le poche voci che hanno provato a raccontare la storia vera di Alitalia, dovrà sospendere le pubblicazioni per importanti lavori di manutenzione sul sito. Il giornale, però, nei limiti delle possibilità tecnologiche imposte dall’upgrade, continuerà ad occuparsi di questi cittadini del cielo, forse i veri “eroi” di un mondo del lavoro che sta subendo in tutte le sue articolazioni uno degli attacchi più pesanti in tutta la storia repubblicana.

A loro ed a tutti quelli che oggi subiscono la cassa integrazione, la precarietà e la paura per la perdita del posto di lavoro, InviatoSpeciale fa gli auguri non solo per il Natale, ma per un futuro nel quale i diritti tornino ad essere rispettati, insieme alla dignità della persona umana.

Alitalia, i lavoratori sono esasperati

da inviatospeciale.com

23 dicembre 2008, 8.00

Che la situazione dovesse precipitare era chiaro da giorni ed anzi appare miracolosa la pazienza conservata dai lavoratori fino a ieri. Le procedure per la messa in cassa integrazione e le prime assunzioni in Cai erano di per sè incomprensibili. I criteri di anzianità, qualifica, scelta stessa delle persone sembravano orientati da uno strano intento punitivo, non giustificato, inutilmente aggressivo.

InviatoSpeciale ha dato largo spazio ai fatti ed era stupefacente che a fronte di una evidente disumanità delle tecniche di gestione del personale applicate dalla ‘cordata patriottica’ la direzione dell’ azienda degli “eroi” di Berlusconi non si ravvedesse. Invece nulla, anzi una dichiarazione espressa da fonti vicine al management di Cai faceva sapere che di cambiare strada “non se ne parlava nemmeno”.

Così ieri il personale di terra, falcidiato da giorni, ha ritenuto opportuno protestare. Con due assemblee cominciate al mattino e andate avanti ad oltranza, gli addetti alla manutenzione degli aerei e ai servizi aeroportuali che aderiscono a Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti, hanno chiesto a Cai il rispetto degli accordi sottoscritti sui criteri di assunzione. I sindacati hanno chiesto anche un intervento da parte del governo.

CaIncellati

Dalla metà della scorsa settimana il personale di volo, assitenti e piloti, erano entrati nell’incubo di modalità di selezione dense di un sentimento innaturale di violenza psicologica ed avevano tentato di richiamare l’attenzione della stampa, degli altri sindacati e delle forze politiche, rimanendo quasi del tutto inascoltati.

Ieri i Media, invece di parlare di diecimila persone oltre l’orlo di una crisi di nervi, abbandonati, incerti sul futuro, senza stipendio e senza alcuna entrata (la cigs comincerà ad essere versata non prima della fine di gennaio) parlavano delle vacanze di Natale ‘rovinate’ ai turisti.

Mentre solitari Anpac, Up e Sdl avevano tentato di organizzare una rete di protezione che difendesse i lavoratori ai quali era chiesto di cambiare sede, andare a centinaia di chilometri di distanza o che si ritrovava nell’incertezza di aspettare se sarebbe stato inserito nell’organico di Cai, i nuovi propietari di Alitalia non fornivano alcuna delucidazione e i sindacati confederali e l’Ugl erano del tutto spariti da Fiumicino.

Poi, di fronte all’impossibilità di accettare la logica della ‘cordata patriottica’ ed al crescente malumore dei lavoratori, i firmatari dell’accordo avevano dovuto chiedere un incontro con Colaninno e soci. Le riunioni sono andate avanti per due giorni senza portare a nulla e la crisi è scoppiata.

Le dichiarazioni tardive di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltasporti adesso sono diventate chiare. Per loro i disagi sono ”diretta responsabilità dei vertici Cai”, cui manca ”completamente il buon senso ed il rispetto delle persone” ed hanno aggiunto che invitano l’azienda ”a una immediata revisione degli errori commessi. Quando si è sordi per giorni alle grida di allarme accadono cose come quelle di stamattina”.

Il Garante per gli scioperi, Antonio Martone, come se le persone fossero state prese da improvvisa follia, ha inviato ha inviato al presidente del Consiglio dei Ministri, al ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti e al Prefetto di Roma una comunicazione: “Il protrarsi dell’astensione collettiva dal lavoro – si leggeva nella nota – potrebbe recare un grave pregiudizio al diritto alla mobilità costituzionalmente tutelato”. Il Garante ha segnalato la possibilità di “violazioni dei limiti derivanti dallo Statuto dei lavoratori e dal contratto collettivo”. Martone ha rilevato il diritto costituzionale alla mobilità, dimenticando quello al lavoro.

Lo stesso ha fatto il presidente dell’Enac, Vito Riggio, che ha reso noto: ”Ho invitato le parti a chiarire al più presto le contrapposizioni per permettere un sereno svolgimento delle attività di volo, fermo restando che tale modo di agire da parte dei lavoratori appare non conforme alle regole applicabili nel settore del trasporto, soprattutto in un periodo di particolare movimento come quello pre-natalizio. Tali comportamenti dei lavoratori, che potrebbero configurare l’interruzione di pubblico servizio, stanno creando disagi e disservizi sia ai passeggeri in arrivo che a quelli in partenza” da Fiumicino, prosegue la nota, spiegando che ‘’sono già stati cancellati alcuni voli internazionali e a breve saranno cancellati anche alcuni voli nazionali in quanto mancano i servizi di assistenza a terra gestiti da Alitalia Airport”. L’Enac ha poi invitato ”i passeggeri a contattare la compagnia Alitalia per avere notizie aggiornate in merito allo stato dei propri voli”.

Infine è stata la volta del ministro Matteoli, che con un proprio provvedimento ha ordinato ai dipendenti che partecipavano all’assemblea spontanea in corso a Fiumicino di riprendere, con decorrenza immediata, le prestazioni lavorative. Il ministro ha sotenuto che l’assemblea in corso a Fiumicino, per le sue modalità di effettuazione, si configurava come uno sciopero in violazione della legge dello Statuto dei lavoratori e del contratto collettivo di lavoro. “L’astensione dal lavoro – ha detto Matteoli – sta causando pesanti disservizi al funzionamento del servizio interessato e grave pregiudizio al diritto di mobilità garantito dalla Costituzione in un periodo in cui il numero dei viaggiatori che usufruiscono degli aerei è altissimo”.

Insomma l’Italia è uno strano Paese, nel quale decine di migliaia di persone possono essere triturate per settimane, messe in cassa integrazione, selezionate con una durezza indicibile, lasciate a casa senza lavoro e senza sapere perchè, abbandonate dai propri rappresentanti sindacali e poi considerate copevoli se al limite dell’esasperazione protestano e ‘rovinano’ le vacanze di Natale a passeggeri-cittadini, che a loro volta da mesi sono informati in modo del tutto strumentale sulle vicende che riguardano il trasporto aereo. Cittadini che a causa della non conoscenza dei fatti diventano massa di manovra per una politica il cui fine appare dubbio e dove preminente è la ‘difesa’ ad oltranza degli interessi di Cai, impresa privata e non intoccabile e non criticabile entità soprannaturale.

Intanto nel pomeriggio, in un albergo romano, numerosi lavoratori di Alitalia hanno partecipato ad una assemblea dell’Itala dei Valori che ha offerto loro la propria solidarieta. Dopo molti interventi di assistenti di volo e personale di terra, Antonio Di Pietro, presidente del partito ha detto: ”Su Alitalia ne ho detto già di tutti i colori in Parlamento. Lui si arrabbia (Berlusconi, ndr) sempre perchè gli dico che è un corruttore politico, ma che devo fare se lo è?”. Secondo l’ex magistrato di Mani Pulite sul fallimento del piano Alitalia hanno inciso anche Cgil, Cisl e Uil. ”Una grave responsabilità – ha spiegato – ce l’hanno i sindacati sociali che dovrebbero avere come unico obiettivo quello di difendere la parte più debole, cioè i lavoratori, e non quello di avere la supremazia su un partito o sull’altro”. Infine, Di Pietro ha sottolineato: ”Dal prossimo anno saranno un milione i lavoratori che, insieme a quelli di Alitalia, saranno in cassaintegrazione, ma non c’è ancora nessuna soluzione legislativa che prevede come risolvere il problema dei precari o come pagare i cassaintegrati”.

In serata al termine dell’incontro tra sindacati confederali, Ugl e Cai il quadro rimaneva inalterato, non era stata raggiunta alcuna soluzione nel confronto. Fonti sindacali hanno precisato che l’incontro è stato aggiornato a oggi pomeriggio. I tre punti che sono stati affrontati nella riunione riguardano i lavoratori altamente specializzati, quelli della manutenzione e quelli dei servizi di pulizia a bordo. Per quest’ultima attività, sembra che Cai sia intenzionata all’esternalizzazione, soluzione che Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporti affermano non essere prevista dagli accordi sottoscritti. Confederali e Ugl, insistono nel dimenticare assistenti di volo e piloti, colpiti anche loro dalle azioni di Cai.

Se in un primo momento era possbile supporre che la confusione e la fretta, oltre alla inesperienza di Cai nella gestione di un complesso sistema di trasporto aereo, potessero aver generato almeno una parte dei ‘disguidi’, oggi sembra incontrovertibile che le scelte dei ‘capitani coraggiosi’ sono parte di una oscura strategia, tendente non si sa perchè a ferire la dignità stessa del futuro personale dei dipendenti Alitalia. Anche emergono con chiarezza gli errori di Cgil, Cisl, Uil e Ugl, subalterni nella firma degli accordi a scelte di carattere più generale e politico. E questo, per chi dovrebbe rappresentare i lavoratori, rischia di essere un errore molto grave, oltre che inammissibile da un punto di vista morale. Per nulla si è pensato alle condizioni anche esistenziali delle donne e degli uomini di Alitalia.

Stamattina Sdl ha chiamato i lavoratori di Alitalia ad un presidio e a un volantinaggio in piazza Mignanelli, vicino Piazza di Spagna, dalle 10 di mattina a Roma. In un comunicato si legge: “Sarà l’occasione di fare gli auguri alla città di Roma e renderla partecipe a quanto sta accadendo in questi giorni in quella che è (o era) la più grande realtà industriale e professionale del territorio. Sarà anche l’occasione per farci gli auguri tra di noi e renderci visibili a discapito di chi sta tentando di nasconderci agli occhi dell’opinione pubblica”.

Alitalia, a Fiumicino caos voli per le assemblee del personale: «Cai non rispetta gli accordi»

da ilsole24ore.com

Aeroporto di Fiumicino in crisi, a pochi giorni dal Natale, a causa delle assemblee dei lavoratori di Alitalia, che protestano contro il piano di Cai per le assunzioni. Enac fa sapere che saranno circa 100 i voli cancellati nella giornata di oggi, tra arrivi e partenze, e la situazione, riferiscono fonti aziendali, è destinata a peggiorare in serata a causa del protrarsi dell’assemblea nello scalo romano. E non è detto che domani l’operatività sia garantita al 100%.
A protestare sono gli addetti alla manutenzione degli aerei Alitalia, le “tute verdi”, e i lavoratori di Az Airport del settore “handling”, la società che si occupa del carico e scarico bagagli per l’Alitalia. I dipendenti stanno protestando contro il mancato rispetto da parte di Cai degli impegni presi sul fronte delle assunzioni. Secondo i sindacati alcuni dipendenti, in cassa integrazione, saranno sostituiti da personale esterno. Le assemblee andranno avanti fino a che non sarà terminato l’incontro tecnico tra i sindacati e Cai che si sta tenendo in queste ore alla Magliana.

«Cai continua a non rispettare gli accordi sulla definizione dei criteri di assunzione – spiega Silvano Bernacchia, della Filt-Cgil -, ci sono pesanti discriminazioni nei confronti delle categorie protette». Uno dei lavoratori esprime così le sue preoccupazioni e critiche: «Ci risulta che Cai stia chiamando personale interinale – spiega – quando invece colleghi, con 20 anni di anzianità e in possesso di numerose abilitazioni tecniche, siano rimasti esclusi. Rimaniamo in attesa degli esiti dell’incontro odierno tra Cai ed i sindacati e poi vedremo il da farsi», ha concluso Bernacchia.
«Ci sono diversi problemi oggettivi nel processo di assunzione in Cai e riguardano tutte le categorie di terra e di volo», ha dichiarato il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, evidenziando che «la tensione sale e sarebbe davvero opportuno che dal Ministero dei Trasporti arrivi un segnale: una convocazione del Governo che garantisca il rispetto delle intese».


Per essere aggiornati sulla situazione dei voli, Alitalia invita i passeggeri a contattare la compagnia al numero verde (800650055), sito internet (www.alitalia.it), call center (06/2222) o tramite palmare (mobile.alitalia.it) per verificare lo stato del loro volo.

Intanto, sulla questione Alitalia è intervenuta anche Emma Bonino, vicepresidente del Senato, che spiega che la vicenda è ferma perché Air France cerca di negoziare al ribasso: «A parte la totale mancanza di trasparenza nei criteri delle assunzioni che produce proteste e soppressione di numerosi voli, sul partner internazionale – spiega a Radio Radicale – è tutto rinviato a gennaio perché, secondo la spiegazione ufficiale, l’Alitalia è diventata un boccone così competitivo che si sarebbe fatta viva perfino British Airways. Io credo che non sia esattamente così. Nella situazione attuale credo che Air France cerchi di negoziare al ribasso».
“Nel frattempo – prosegue Bonino – siccome non è chiaro il piano di voli nessuno prenota Alitalia e quindi invece di perdere un milione di euro al giorno ne perdiamo due. Si gridò alla svendita quando nella prima trattativa con Air France si parlò di 2.700 esuberi, ora staranno a casa tra i 7 e i 10 mila lavoratori, la telenovela Alitalia è ancora qui insieme a noi e penso che ne avremo per almeno un altro po’ di tempo. Prima o poi questa storia qualcuno la dovrà riscrivere».

Leggi anche l’articolo su http://www.corriere.it

Alitalia e la vita che va via

da inviatospeciale.com

22 dicembre 2008 8.00

La settimana si apre in un clima difficilissimo. Nella giornata di sabato si sono susseguiti comunicati e prese di posizione in un rimpallo di responsabilità tra Cai e sindacati confederali e Ugl.

Desolazione

In breve, perchè dopo la dichiarazione diffusa da fonti vicine alla ‘cordata patriottica’ c’è poco da aggiungere. I ‘ben informati ambasciatori’ fanno sapere sapere che la “quasi totalita’” dei lavoratori Alitalia che hanno ricevuto la lettera di assunzione “hanno accettato immediatamente” la proposta. Le irregolarità denunciate da chiunque abbia osservato l’andamento dei fatti sono state smentite. “Stiamo andando avanti con il programma, non capiamo quale sia la sorpresa visto che i criteri per le assunzioni sono quelli concordati con le organizzazioni dei lavoratori”. Comunque i ’salvatori’ di Alitalia sono disponibili “a verificare i punti di criticità e correggere i singoli errori”.

Infine la frase che chiarisce tutto. I relazione alla notizia diffusa dai sindacati firmatari dell’accordo ed in base alla quale la procedura di assunzione era stata temporaneamente sospesa Cai avverte che: “non si è fermato nè si fermerà un bel niente”.

La porta rimane chiusa e si vedrà se il buon senso permeterà a Colaninno e soci di comprendere e fernare l’inutilità della violenza psicologica degli ultmi giorni.

Sempre sabato, in forte rtardo sulla dinamica degli avvenimenti, il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, ha dichiarato: ‘Quanto sta accadendo per tutte le categorie di terra e di volo è inaccettabile. Se Cai è convinta di fare quello che crede, come sta accadendo, senza coinvolgere il sindacato, senza rispettare gli accordi, si assume la responsabilità di quello che può accadere da un momento all’altro”.

Rossi ha invitato Cai ad ascoltare i sindacati, ”non sfidi l’esasperazione di lavoratrici e lavoratori. Siamo alla fase di applicazione di intese dolorose, raggiunte con estrema difficoltà. Se nelle prossime ore, ribadisco ore e non giorni, non risulterà del tutto evidente un cambio radicale di atteggiamento e non verranno sanate le problematiche, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente rispondere con fermezza adeguata alla gravita’ della situazione”.

Rossi ha spiegato che ci sono ”problemi con il rispetto dei criteri convenuti, con particolare riferimento all’anzianità e all’assegnazione dei luoghi di lavoro. Quanto in atto è privo di spiegazioni convincenti, non siamo nelle condizioni di verificare la puntuale applicazione delle intese. Non è sufficiente riconoscere gli errori” da parte di Cai, aggiunge, ”è necessario trovare immediate soluzioni. Interi settori aziendali non hanno ricevuto le lettere di assunzione, tanto da far pensare ad un disegno organizzativo non rispettoso delle intese. Il governo, a cui negli ultimi giorni abbiamo rilanciato messaggi di allarme, ha commesso un grave errore di ingerenza in questa vicenda ma, ancor più, ha indotto Cai ad un atteggiamento inaccettabile. Ora ci ascolti anche se non è proprio la migliore caratteristica dell’esecutivo. Intervenga prima che sia troppo tardi”.

Il ricorso ai buoni auspici del sottosegretario Letta emerge con chiarezza dalle parole del segretario nazionale della Fil Cgil e appare strano che di fronte al mattatoio di Fiumicino ci si sia accorti della situazione con così grave ritardo. Vedremo lunedì gli sviluppi, ma il “non si è fermato nè si fermerà un bel niente” degli “eroi” di Berlusconi non fa ben sperare.

Io assunto in Cai

Una lettera di un collega navigante mandata a inviatospeciale.com

19 dicembre 2008 ore 8.00

Ieri mi hanno mandato una e-mail. Non una raccomandata. Alitalia me l’ha mandata. Diceva che avevano comunicazioni per me.

Allora oggi sono andato a Fiumicino.

Sotto la torre

Sono andato a firmare per una nuova compagnia. Che ancora non esiste. Presso la Palazzina Uffici Alitalia. In un ufficio improvvisato con impiegati Alitalia. Un contratto su carta A4 non intestata e col nome scritto a penna. Faxata chissà da dove. Decorrenza “Data di rilascio del COA” (Certificato di operatore aereo). Base Fiumicino.

Oggi ho firmato un contratto che non ho visto. Ma se vuoi ti dicono dove andarlo a vedere su internet, ti danno anche 48 ore di tempo per decidere.

Oggi ho firmato un contratto che prevede 20 giorni di ferie (ma solo 10 d’estate) e meno riposi di un impiegato, un contratto dove secondo loro io potrei lavorare 21 giorni al mese, che fanno sette new york a/r. 14 voli di lungo raggio. Al mese. Un giorno si ed uno no. Un contratto che dice che dopo 12 mesi di malattia ti licenziano (ma non specificano in che arco di tempo). Però di dieci riposi due sono inamovibili. Gli altri…
Un contratto che dice che ogni tre giorni di malattia si assorbe un riposo. Come se uno facesse malattia da lunedì a venerdì e poi sabato e domenica deve andare a lavoro.

Un contratto in cui ti concedono 20 giorni di tempo per andare a vivere da un’altra parte, se necessità lo richiede.

Oggi ho firmato anche una lettera di dimissioni da Alitalia in cui chiedo cortesemente di essere dispensato dai 6 mesi di preavviso. Subito dopo mi hanno consegnato una fotocopia di lettera dell’Amministratore Straordinario che si dichiara felice di acconsentire alla mia richiesta, e nel ringraziarmi degli anni (20) di lavoro svolto presso Alitalia mi augura tutto il bene possibile per il mio futuro.

Oggi ho visto colleghe monoaffidatarie piangere all’uscita dell’ufficio per essere state assegnate in base Napoli, o Torino, o Milano. Una coppia lui a Torino lei a Napoli. Oggi mi hanno detto che ieri una collega è svenuta ed è andata via con l’ambulanza.

Oggi ho visto colleghi con quasi 20 anni sbattuti lontano ed altri molto più giovani lasciati a Roma perchè hanno abilitazioni su aeroplani diversi (un’abilitazione “costa” due giorni di corso). Oggi ho capito che anzianità è solo una parola senza senso.

Oggi ho visto un corteo con centinaia di colleghi che non sono ne assumibili ne cassaintegrabili. Parlano di 3000 esuberi. Ma sono 10.000. Settemila sono desaparecidos.

Oggi ho capito con che capitale umano parte la nuova compagnia. Oggi ho capito che non andrà lontano.

Marco

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