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La legge è uguale per tutti. (Salvo eccezioni)
Era il 17 giugno 2011 quando Marco Travaglio, tra gli applausi del pubblico esordiva a Tutti in Piedi. “Un tempo i filosofi per prendersi in giro si divertivano ad inventare dei ragionamenti a cavolo per insegnare alla gente come non si ragiona. Tipo il sillogismo di Montaigne. Il salame fa bere. Il bere disseta. Dunque il salame disseta. O il sillogismo di Ionesco. Tutti i gatti sono mortali. Socrate è mortale. Quindi Socrate è un gatto. Quei sillogismi a cavolo sembrano logica pura al confronto di come ragionano i politici italiani”.
In effetti è così. A differenza dei filosofi, però, che si prendevano in giro tra loro, i politici prendono in giro a noi e ci insegnano come funziona a Montecitorio. E a dire che i loro “sillogismi” sono davvero pensati bene. La legge è uguale per tutti. Noi non siamo i tutti. La legge non è uguale per noi. Fino al 1993 esisteva l’immunità per deputati e senatori, regolata dall’articolo 68 della Costituzione. Dopo le modifiche, un magistrato per procedere nei confronti di un parlamentare ha bisogno di autorizzazione solo per le richieste di arresto, perquisizioni e intercettazioni. Se sei un parlamentare, per essere arrestato le aule devono votare il tuo arresto. Se si vota “si” vai in carcere. Altrimenti puoi continuare a fare i cavoli tuoi. E nel nostro parlamento si sono avute tante di quelle grazie, che neanche Dio le ha concesse.
Partiamo da Milanese. Tutto parte quando l’imprenditore Paolo Viscione scopre di essere indagato per reati finanziari. Ad informarlo è lui. Milanese. Il quale, però, si impegna in cambio di soldi e regali, di occuparsi della questione e di risolverla nel miglior modo possibile. L’imprenditore dichiara di aver dato in cambio oltre un milione di euro. Milanese viene accusato anche di aver ricevuto altri beni in cambio delle nomine in società controllate dal ministero dell’economia. Intanto Milanese paga l’affitto, che costa 8.500 € al mese, di una casa in via Campo Marzio, a Roma, vicina a Montecitorio. Tutto normale. Solo che ad abitarci non è lui, ma l’allora ministro dell’Economia Giulio Tremonti. Nel frattempo il Pm Vincenzo Piscitelli trasmette alla Camera dei Deputati per l’autorizzazione all’arresto un ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti del deputato, accusato di corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e associazione per delinquere. E’ il 22 settembre 2011 quando l’aula della Camera, con 312 “si” salva Milanese dal carcere.
Senza dimenticare Tedesco. E’ il lontano ottobre 2007 quando la procura, raccogliendo le accuse dell’IDV apre un’inchiesta. L’IDV e il centro-destra accusavano Tedesco che “da quando era assessore, le imprese del figlio, tra cui la Eurohospital avevano aumentato il loro fatturato”. Aveva aggiunto, inoltre, due cliniche private sovvenzionate dalla regione Puglia, che compravano i prodotti dai suoi figli. Nel 2008 cade il governo Prodi. L’assessore viene inserito tra le liste del PD, ma è il primo dei non eletti. Tutto cambia nel giro di un anno. Nel 2009 ci sono le elezioni europee. Il senatore Paolo De Castro viene candidato, vince e va al parlamento europeo. Il PD copre il seggio scoperto con Tedesco. E’ il 15 luglio 2009. E’ il 24 febbraio 2011 quando arriva dalla procura di Bari la richiesta per l’arresto. E’ accusato di associazione a delinquere. Il Senatore chiede di dire si al suo arresto, ma l’aula del senato glielo nega con 151 “no”.
Per finire con Cosentino. Molte sono le accuse mosse contro di lui. Nel settembre 2008 viene accusato con il suo ruolo nel riciclaggio abusivo di rifiuti tossici. Scrivevano Marco Lillo e Antonio Massari su Il Fatto Quotidiano che i “magistrati di Napoli volevano arrestare Nicola Consentino perchè lo consideravano il vero regista del consorzio Ce4 e della Eco4 SPA dei fratelli Orsi, poi arrestati perchè ECO4 è il paradigma dell’impresa camorristica”. Nel 2009 viene chieste alla camera una custodia cautelare per il concorso esterno in associazione camorristica. Altre accuse si leggono su un articolo di Roberto Saviano, “Il Patto Scellerato” su La Repubblica. Proprio ieri la Camera salva, però, Cosentino respingendo la richiesta di arresto avanzata dai pm di Napoli con 309 “si”.
Tutto questo senza prendere in considerazione le leggi ad personam e ad castam che si sono fatti e che puntualmente si continueranno a fare.
La Puglia di Vendola, dove l’acqua costa quanto la benzina.
Un metro cubo d’acqua costa € 1,60: praticamente quanto un litro di verde. E spesso gli abitanti restano coi rubinetti a secco.
Lo diceva già Gaetano Salvemini che l’Acquedotto pugliese ha sempre dato «più da mangiare che da bere». Non è quindi una novità se l’Aqp, la Spa a capitale interamente della Regione Puglia che ne ha raccolto l’eredità, occupa 2mila persone e dichiara di perdere almeno il 35% dell’acqua che trasporta, mette in bilancio ricavi per 442 milioni di euro, prevede di averne 17 in più quest’anno, altri 15 l’anno prossimo e 13 nel 2014, ma di ridurre la tariffa per i consumatori non ci pensa neppure. Anzi.
Nel biennio 2007-2008 la tariffa è aumentata del 10%, nel biennio scorso è aumentata del 17,5% malgrado nel resto d’Italia la bolletta abbia fatto registrare un calo medio dell’1,2%. A gennaio 2011 la giunta Vendola ha annunciato aumenti di un altro 10% fino al 2014, poi +2% nel 2015. Il bilancio 2010 si è chiuso perfino con 37 milioni di utili, e utili sono previsti anche per l’anno appena trascorso, ma la tariffa continuerà comunque a lievitare. Per il 2012 il ritocco verso l’alto è del 3,9%, come dire che oggi un metro cubo d’acqua pugliese costa 1,60 euro, praticamente quanto un litro di benzina.
Insomma malgrado il referendum abbia abolito la «remunerazione del capitale investito», un ricarico del 7% sulle bollette, e malgrado per quel referendum Vendola si sia speso lungo tutto lo Stivale, a Bari è come se non si sia votato affatto. A fronte di un costo medio per famiglia che su base nazionale si aggira intorno ai 201 euro, i pugliesi nel 2012 ne spenderanno 290, quasi 200 più dei lombardi, cento più dei vicini della Basilicata.
Dice Vendola che investirà per la riduzione delle perdite della rete e che comunque «bisogna evitare di precipitare nei burroni della demagogia». Lui lo dice. Ma allora perché non ai pugliesi non ha spiegato che la tariffa sarebbe aumentata anche dopo il referendum? «Nessuno me lo ha chiesto». Ci fosse l’acqua in Puglia, vabbè. Il punto è che piove poco, gli invasi di raccolta sono insufficienti e restano vuoti, le tubature fanno acqua e così ogni estate in alcuni Comuni del Tarantino o del Leccese arrivano le autobotti a distribuire razioni di acqua con le damigiane, scene da dopoguerra. Le previsioni dicono che il prossimo autunno la Puglia sarà senz’acqua, l’assessore invita alla danza della pioggia.
È che per Vendola le tasse e le tariffe, una volta aumentate, non calano più, quasi che rappresentino un suo diritto acquisito per consentirgli di spendere a piacimento. Ha creato una agenzia per ogni assessorato e attraverso le società in house aggira le leggi sulle assunzioni e gli appalti pubblici. Salvo minacciare a parole lo «spending review» sulle aziende partecipate. Il colmo del vendolismo di governo va in scena durante l’ultimo Consiglio regionale, si discute il bilancio. Il centrodestra chiede di abolire l’addizionale sull’accisa della benzina, visto che Vendola si è vantato di avere conti in ordine e un inatteso tesoretto fiscale. Risposta di Nichi: «Accolgo la proposta, ma la sposto avanti nel tempo». A babbo morto. Motivo: se anche togliessimo l’addizionale, i distributori di benzina non abbasserebbero il prezzo alla pompa, quindi tanto vale incassare e spendere. Il resto è demagogia.
di Antonio Cantoro (liberoquotidiano.it)
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Agenzia viaggi Nichi Vendola. Una missione ogni 5 giorni.
Nel 2011 per Vendola e gli assessori della Puglia trasferte da New York a Sidney. La spesa? 784mila euro.
Bisogna ammetterlo: da quando c’è Nichi Vendola, la regione Puglia viaggia. Soprattutto il suo presidente: macina migliaia di chilometri, al prezzo di decine di migliaia di euro.
Ecco perché andrebbe completata la frase con cui il governatore ha varato il bilancio 2012: «Con la crisi quest’anno abbiamo avuto tutti l’idea di essere malati e privati di qualcosa». Tutti privati, tranne lui. La crisi non ha impedito a Nichi di impegnarsi febbrilmente nelle missioni all’estero, quei viaggi fatti in nome (e a spese) del contribuente all’insegna di una diplomazia estera che manco l’Onu. In un anno sono state firmate 67 delibere per autorizzare un’ottantina di missioni fatte dal presidente della Regione, dagli assessori della giunta, e dai funzionari dell’ente. A sfogliare le delibere del 2011 si riceve un’impressione netta: la Regione Puglia è più animata di un porto di mare, ogni cinque giorni in media qualcuno ha fatto le valigie ed è partito.
Tra gli ultimi viaggi che hanno trovato una copertura finanziaria c’è quello che Vendola ha fatto in Cina dal 7 al 14 novembre. Obiettivo della missione: rafforzare la cooperazione tra la provincia del Guangdong e le organizzazioni pugliesi del settore green economy. Vendola, come un novello Marco Polo si è incamminato lungo la via della seta in compagnia di Francesco Manna, suo capo di Gabinetto per un viaggio che è costato in tutto 24mila euro. «È importante essere qui in Cina, – ha commentato il governatore pugliese – perché è terra di innovazione e di prodigi». E in effetti prodigiosa è anche la cifra che Nichi e il suo accompagnatore sono riusciti a spendere per soggiornare negli alberghi del Guangdong e di Hangzhou, la seconda meta del pellegrinaggio cinese: 6.690 euro in tutto. Vale a dire in media 477 euro a testa per ogni notte passata nel Paese del dragone. E se le spese per il pernottamento fanno pensare a un trattamento da nababbo, quelle aeree non sono da meno: Vendola e Manna hanno speso infatti 6.371 euro.
Per capire i prodigiosi sviluppi dell’intesa tra Vendola e il Guangdong bisognerà aspettare, ma il leader Sel oltre a essere un navigatore è anche un sognatore. In Cina infatti ha avuto una visione e ha fatto una promessa: «Sogno un mondo in cui è possibile che migliaia di studenti pugliesi possano laurearsi qua e migliaia di studenti cinesi vengano a studiare in Puglia». Per questo ha raggiunto un accordo con la provincia cinese per istituire a Bari una sede dell’Istituto Confucio, il nono in Italia. Proprio quello che ci voleva.
La Regione Puglia è un faro di alacrità nel pianificare le missioni, un tour operator dalle innumerevoli risorse organizzative. E soprattutto economiche: a maggio è stata firmata la delibera per approvare la spesa di 784mila euro da destinare alle missioni. Magari Vendola dirà che è sempre meno del Milione di Marco Polo, chissà se i suoi elettori saranno d’accordo. L’ente spende in media più di duemila euro al giorno per far viaggiare il proprio presidente, gli assessori e i funzionari.
Di queste risorse, 675mila euro sono destinate proprio alle missioni all’estero: dalla sede della Regione Puglia non c’è angolo di mondo che non si possa raggiungere, New York, Sidney, Londra, Parigi, Siviglia sono solo alcune delle moltissime mete dei globetrotter pugliesi. E poi ci sono i viaggi tra Bruxelles e Bari, perché i funzionari devono raggiungere la città pugliese dall’ambasciata regionale in Belgio: 500 metri quadri in Rue de Throne che la Regione ha pagato 2milioni di euro. «Sarà un polo di accoglienza per tutta la comunità pugliese con pavimenti in pietra di Trani e decori di marmo della Murgia» aveva assicurato Vendola. Di certo, sui pavimenti destinati alle suole della comunità scorrono via veloci anche i trolley dei dirigenti in partenza per Bari.
(ILGIORNALE.IT)
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Il pm è troppo bravo: licenziamolo (Marco Travaglio).
Si sperava che la leggendaria sobrietà del governo tecnico comprendesse anche un’abitudine sconosciuta ai politici italiani: quella di evitare gli annunci con i verbi al futuro, limitandosi a quelli coi verbi al passato.
Perugia/Due chiacchiere con gli indignados
Incontrando gli indignados a Perugia
di Marco Petrelli
(ASI - www.agenziastampaitalia.it )
Perugia. In sosta per una notte nella centralissima piazza della Repubblica. Tende, cartelloni, mappe improvvisate con le quali mostrano le tappe del loro straordinario viaggio: da Madrid a Bruxelles, da Nizza a Perugia, poi giù fino a Bari e l’imbarco per la Grecia. Sono gli indignados, verrebbe da dire quelli veri, molto distanti dai lanciatori di sampietrini ed estintori visti in Ottobre a Roma, questi ultimi professionisti del caos e della guerriglia urbana, sovente al soldo di qualche sigla della sinistra antagonista.
Anche i miei interlocutori sono di sinistra, ma rappresentano altre idee ed hanno un diverso modus operandi degli ‘er pelliccia’ che, in due settimane, hanno popolato prime pagine di network e giornali. Un caffé caldo scioglie ristora e aiuta la conversazione. Il ragazzo di fronte a me, Massimiliano, ha l’aria stanca di chi ha viaggiato a lungo, dormendo in rifugi occasionali ed arrangiandosi per un mese e più. L’accento è del sud, l’aspetto, le parole e i pensieri di chi considera il mondo la sua patria. Per dirla con le parole del grande poeta americano Ezra Pound “la mia patria è laddove si combatte per la mia idea”. Massimiliano è lucido nell’esporre tesi ed obiettivi del movimento degli indignati: lotta al potere bancario e ad un libero mercato che, insieme all’economia, controlla anche politica e sopravvivenza delle nazioni e dei loro popoli. Poi la questione migratoria, il diritto di potersi spostare in cerca di una vita migliore senza dover incappare in norme rigide, controlli, cpt.
Massimiliano, da quanto sei in cammino?
A Novembre abbiamo lasciato Madrid e ci siamo diretti verso Bruxelles. Poi Parigi e Nizza; in Italia Parma, Reggio Emilia, Bologna e Firenze. A Gennaio contiamo di essere a Roma.
Avete avuto qualche problema durante il percorso?
In Francia la polizia non va per il sottile, malgrado il nostro sia un movimento pacifico, lontano da logiche di violenza e prevaricazione. In Italia una multa a Bologna per esserci accampati in luogo pubblico.
Quale l’atteggiamento delle persone nei vostri confronti?
Come intuibile un atteggiamento molto vario, a seconda di chi ti trovi di fronte: da chi solidalizza a chi mostra insofferenza. Le autorità ci prendono i documenti più volte al giorno, manco si fosse terroristi.
Gli chiedo se potrà mai esserci una saldatura tra aree della sinistra e della destra anti capitalista. Conveniamo sul fatto che l’Italia sia un paese ancora troppo ideologizzato per sperare in un qualcosa di simile. Massimiliano mi spiega che i recenti fatti di Firenze magari potrebbero gettare qualche ombra sulla destra; dal canto mio gli rispondo che l’episodio di Casseri non è dissimile da chi monopolizzò la loro marcia del 15 Ottobre. Saper essere obiettivi e trovare un consenso che vada al di là delle posizioni e delle barriere prettamente ideologiche: ecco, questo concetto pare poterci avvincinare, malgrado intervistatore ed intervistato provengando da esperienze e posizioni non in linea le une con le altre.
Massimiliano invita me e la mia collega alla marcia, anche se per pochi chilometri e per poche ore. Momenti di condivisione di tematiche e problemi che non riguardano pochi soggetti la Collettività tutta.
Se doveste vederli accampati nelle vostre città non abbiate timore. Sono pacifici ed educati. Non danno problemi e non infastidiscono. Anzi, avvicinatevi e chiedete loro di raccontare la storia di un movimento spontaneo subito affossato da media in cerca di scoop e da qualche teppista in crisi ormonale.
Fautori dell’ordine e rivoluzionari della domenica non disturbateli: serietà e passione mal si conciliano con la stupidità, con la grettezza e con il fanatismo di chi, già incapace di vedere i problemi della propria realtà, crede di potersi arrogare il diritto di contestare o monopolizzare qualcosa che neanche lontanamenta potrebbe mai comprendere.
(Per ulteriori informazioni sulla Marcia, visitare la pagina FB March to Athens)
Servizio pubblico – le buone regole.
Questa volte sono le note di De Gregori, con Titanic, ad accompagnare l’ingresso di Santoro in studio per la copertina
“per noi ragazzi di terza classe che per non morire si va in America…”.
Riusciremo noi, a tornare a viaggiare in prima classe oppure saremo costretti a continuare a viaggiare su quegli squallidi treni (che i servizi di Bianchi e Bertazzoni ci hanno mostrato), sempre più verso il nord, per trovare un lavoro e una dignità?
Nella copertina Santoro si è nuovamente rivolto ai suoi spettatori che col loro contributo hanno fatto ”rivivere un pezzo di servizio pubblico”. Anche a me, ha continuato il conduttore, mi viene la tentazione di starmene a guardare cosa fa questo governo: ma poi vedi crescere brutti segnali di intollerenza, di rabbia sociale (non sempre giustificata): come ha detto Krugman, sembra di tornare indietro agli anni 30 della depressione.
E allora, meglio andare avanti con Servizio pubblico, perchè forse non saranno Napolitano e Monti che ci restituiranno il biglietto di prima classe e la Rai.
Come si viaggia sui treni italiani del sud: il servizio di Stefano Bianchi è partito dalla rabbia degli ex cuccettisti in appalto a Trenitalia, oggi senza lavoro. Rabbia sfogata anche contro gli ex colleghi che sono passati coi francesi. La Veolia, e le società sub appaltatrici (nelle quali figurano ex dirigenti di ServiceRail), usano treni italiani, soldi italiani, con personale francese.
Bianchi ha seguito il lungo viaggio di Cosimo, da Bari a Chivasso: dal sud al nord, per un lavoro. Ha raccolto lo sfogo dei controllori di questi treni, sulla decisione di Moretti di abbandonare le cuccette, appena rimodernate: “la sua fissazione è fermare Montezemolo”.
E sul treno vedi viaggiare gente in cerca di lavoro, famiglie separate, ragazzi in cassa integrazione, alle prese col mutuo … un sud costretto a viaggiare senza dignità, sempre più verso il nord.
Il faccia a faccia Polillo ( sottosegretario al Ministero dell’Economia ) e Di Pietro.
Perchè Di Pietro non ha approvato la manovra?
“Perchè si stanno prendendo in giro i cittadini” - la risposta dell’onorevole dell’Idv. Si deve giudicare la manovra per quello che è, non continuare a ripetere che almeno ora non c’è Berlusconi. Doveva essere equa, di rigore, per lo sviluppo e invece il rigore è previsto solo per la povera gente, mentre rimane invariato il problema dell’evasione e della tassazione dei grandi patrimoni.
Non si mettono a gara le frequenze e invece si bloccano le pensioni subito, si acquistano i caccia bombardieri e non si sistema il territorio: è una manovra brutale, una berlusconata.
Di diverso avviso il sottosegretario, secondo cui se la crisi dovesse aggravarsi (senza una manovra di rigore come questa, fa intendere), questa andrebbe addosso alla povera gente. Noi abbiamo fatto una manovra in 17 giorni: dateci fiducia.
Come a dire, aspettate la fase due. Anche Prodi, ha fatto notare Santoro, era caduto proprio quando si doveva ridistruibuire il tesoretto.
E’ toccato poi a Gino Strada, fondatore di emergency, dare la sua visione su questa manovra, sulle spese militari: oggi in Italia i lavoratori salgono sulle torri e poi tutti i governi non tagliano le spese militari.
Che oggi ammontano a 2 miliardi al mese (anche con le missioni di pace): ma parlare di tagli a queste spese è tabù.
In Afghanistan si sono spesi 1 miliardo all’anno, per tenere lì 2500 militari che non controllano il paese.
E con tutte le spese militari nel mondo, si potrebbe sfamare la metà del mondo:tutto questo non ce lo possiamo permettere.
Sandro Ruotolo era in collegamento da Milano, dal binario 21: Servizio pubblico non ha mollato la presa e la telecamera sulla protesta dei tre ex ferrovieri che lavoravano sui treni notte. Oggi Trenitalia in un comunicato si è detta disponibile a riassorbire gli 800 lavoratori nei prossimi mesi.
“Un trappolone mediatico” la risposta dei tre ex cuccettisti: il punto è che non si può più sentire “faremo, vedremo”. Gli 800 ex lavoratori di wagon lits voglio discutere attorno ad un tavolo col governo e con la loro ex azienda.
Questo governo lo vuole mantenere o no, il servizio dei treni notturni?
Sempre a Milano, era presente il sindaco di Bari Emiliano ha voluto esprimere la sua solidarietà ai lavoratori che, con la loro protesta, cercano di ridare solidarietà al lavoro. “Tagliando i treni del sud si taglia l’unità nazionale”. E pensare che Trenitalia prende 2,5 miliardi solo dai contratti di servizio con le regioni.
Il servizio di Bertazzoni da Crotone a Milano.
Non esiste più un treno diretto, ma oggi bisogna continuamente cambiare, da Crotone a Catanzaro lido, Lamezia, fino a Roma. Da dove finalmente vedi spuntare i frecciarossa.
Dopo un viaggio sui vecchi treni, o su un pullmann, stipati come bestie.
E dove riaffiora tutto il razzismo di bianchi contro i neri, come quello del ragazzo che inneggia a Hitler per fare pulizia, col tatuaggio del Che Guevara sul polpaccio.
I concorrenti di Trenitalia.
Gianni Dragoni ha raccontato di Italo e di NTV, la società di Montezemolo che ancora non è partita col suo servizio (ma solo sulle tratte più appetitose).
La società ha i conti in rosso, ma i soci fondatori hanno già fatto un affare, per l’ingresso dei nuovi soci (banca intesa, le ferrovie francesi) dopo che lo stato ha concesso la licenza e le azioni hanno acquistato valore.
Alla fine, anche questa è la solita storia del capitalismo all’italiana, dove di soldi veri (da parte degli investitori privati, Della Valle, Montezemolo) ne girano pochi: il resto arriva dalle banche.
Cosa farà questo governo, ora: confermerà questi manager dentro Trenitalia? Si chiedeva Di Pietro (e chiedeva polemico a Polillo).
E dai treni alla sanità: altro servizio pubblico in via di privatizzazione. Per i tagli dei governi, e per come oggi viene vista, la sanità: se vuoi un buon servizio, vai dal privato. Eppure, questa la filosofia di Strada, si deve spendere il giusto, quello che serve, per avere un buon servizio per tutti. Senza specularci, senza mettere regole per cui, più si opera, più si guadagna. Perchè questo sistema tende a renderci tutti malati.
Trenitalia e il lavoro nero.
Giulia Bosetti ha intervistato un ex dipendente di Servicerail, ora presso Angel service, seconda classificata nella gara di appalto per la gestione dei treni notte.
Se è vero quanto racconta, Trenitalia sta facendo lavorare in nero il personale sui suoi treni. E questo è grave.
Se questo è il modo con cui si conclude questo 2011, c’è poco da sperare dal 2012: secondo esperti in materia come il premio Nobel per l’economia Joseph Stiglitz, di cui la redazione di Servizio Pubblico riporta una sagace riflessione: “La cosa positiva del 2011 è che, molto probabilmente, è stato migliore del 2012″.
Da unoenessuno.blogspot.com
Carcere. Antigone: in Italia 38 Istituti “fantasma”.
L’associazione passa in rassegna le strutture costruite e mai utilizzate da Nord a Sud.
Istituti nuovi e mai aperti. Strutture che non hanno mai ospitato un detenuto e raccolgono l’aria con le sbarre di ferro alle finestre. Sono le “carceri fantasma”, 38 in tutto, secondo i dati dell’associazione Antigone, gli istituti penitenziari che, negli ultimi venti anni e più, sono stati costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati e inutilizzati, sottoutilizzati o in totale stato d’abbandono.
L’elenco è lungo. Si va da Nord a Sud, con situazioni e storie diverse. Ad Arghillà(Reggio Calabria), il carcere è inutilizzato. Mancano solo la strada d’accesso, le fogne e l’allacciamento idrico ma per il resto è ultimato e dotato di accorgimenti tecnici d’avanguardia. Ancora più particolare la situazione di Bovino (Foggia), con una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre.
Ad Accadia (Foggia), il penitenziario consegnato nel 1993, è ora di proprietà del Comune e mai utilizzato. Ad Agrigento, sei sole detenute occupano i 100 posti della sezione femminile. Ad Altamura (Bari) si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni dell’istituto. Anche a Gela (Caltanissetta) esiste un penitenziario enorme, nuovissimo e mai aperto. Mentre a Gorizia risulta inagibile un intero piano dell’istituto carcerario. Il carcere di Irsina (Matera), è costato 3,5 miliardi di lire negli anni ’80, ha funzionato soltanto un anno ed oggi è un deposito del Comune.
Il carcere di Castelnuovo della Daunia (Foggia) è arredato da 15 anni e mai aperto. Il penitenziario di Codigoro (Ferrara) nel 2001, dopo lunghi lavori, sembrava pronto all’uso, ma a oggi è ancora chiuso. La casa di reclusione di Cropani (Catanzaro) è occupata da solo un custode comunale; a Frigento (Avellino) l’istituto è stato inaugurato e chiuso a causa di una frana. Come è accaduto per Gragnano (Napoli). Il carcere diGalatina (Lecce) è totalmente inutilizzato. A Casamassima (Bari), il carcere mandamentale è stato “condannato all’oblio da un decreto del Dipartimento”, spiega il rapporto di Antigone.
L’Istituto di Licata (Agrigento) è stato completato, ma non essendo stato collaudato è a oggi inutilizzato. La struttura di Maglie (Lecce) è solo parzialmente utilizzato per ospitare detenuti semi-liberi. Non è finita. A Mileto (Vibo Valentia), il carcere è stato ristrutturato e chiuso. Mentre a Minervino Murge (Bari), la struttura non è mai entrata in funzione.
A Monopoli (Bari) nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati chehanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni. Il carcere di Morcone(Benevento) è stato costruito, abbandonato, ristrutturato, arredato e nuovamente abbandonato dopo un periodo di costante vigilanza armata ad opera di personale preposto.
Carcere fantasma anche quello di Orsara (Foggia), dove è presente una struttura mai aperta. L’istituto di Pinerolo (Torino) è chiuso da oltre dieci anni senza che sia stata individuata l’area ove costruirne uno nuovo. A Revere (Mantova), dopo vent’anni dall’inizio dei lavori di costruzione, il carcere con capienza da 90 detenuti è ancora incompleto. I lavori sono fermi dal 2000 e i locali, costati più di 2,5 milioni di euro, sono già stati saccheggiati.
La struttura penitenziaria di Rieti, completamente nuova e in grado di contenere 250 detenuti, è utilizzata solo per un terzo della sua capacità ricettiva a causa della carenza di personale. Il carcere di San Valentino (Pescara), costruito da quasi 20 anni, non ha ospitato mai alcun detenuto e ora è in totale stato di abbandono. A Villalba(Caltanissetta), 20 anni fa è stato inaugurato un istituto per 140 detenuti, costato all’epoca 8 miliardi di lire, e che dal 1990 è stato chiuso e recentemente tramutato in centro polifunzionale. A Volturara Appula (Foggia), la struttura da 45 posti è ancora incompiuta.
Sono stati infine soppressi gli istituti di Arena (Vibo Valentia), Cropalati (Cosenza), Petilia Policastro (Crotone), Soriano Calabro (Vibo Valentia), Spinazzola (Barletta-Andria-Trani). A Pescia (Pistoia), il ministero ha soppresso la casa mandamentale. A Squillace (Catanzaro) il carcere è stato ristrutturato e poi chiuso. A Udine è stata chiusa la sezione femminile, mentre a Venezia e Vicenza la capacità ricettiva è ridotta a 50 unità.
Il 29 giugno 2010 è stato approvato il piano carceri presentato dal Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria nonché Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, che prevede la realizzazione di 9.150 posti (realizzazione di 11 nuovi istituti e 20 padiglioni detentivi in ampliamento delle strutture esistenti), per un importo totale di 661.000.000 euro. Il tutto da realizzarsi entro la fine del 2012. Dei 9.150 nuovi posti previsti, 2.400 sorgeranno in Sicilia, 850 in Campania, 1.050 in Puglia. Uno dei cantieri aperti del piano carceri è quello di Piacenza.
Il 27 settembre scorso, l’allora Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, al Senato aveva annunciato che «entro il 2 novembre 2011 saranno pubblicati tutti i bandi di gara dei 19 nuovi padiglioni da costruire, il 2 dicembre scadrà invece il termine della presentazione delle offerte, mentre il 4 gennaio prossimo potranno iniziare i lavori».
Comunicando i tempi del “piano carceri”, Palma aveva aggiunto che «entro gennaio 2013 saranno ultimati 16 padiglioni per un totale di 2.800 posti».
Da vita.it
Carcere. Antigone: in Italia 38 Istituti “fantasma”.
L’associazione passa in rassegna le strutture costruite e mai utilizzate da Nord a Sud.
Istituti nuovi e mai aperti. Strutture che non hanno mai ospitato un detenuto e raccolgono l’aria con le sbarre di ferro alle finestre. Sono le “carceri fantasma”, 38 in tutto, secondo i dati dell’associazione Antigone, gli istituti penitenziari che, negli ultimi venti anni e più, sono stati costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati e inutilizzati, sottoutilizzati o in totale stato d’abbandono.
L’elenco è lungo. Si va da Nord a Sud, con situazioni e storie diverse. Ad Arghillà(Reggio Calabria), il carcere è inutilizzato. Mancano solo la strada d’accesso, le fogne e l’allacciamento idrico ma per il resto è ultimato e dotato di accorgimenti tecnici d’avanguardia. Ancora più particolare la situazione di Bovino (Foggia), con una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre.
Ad Accadia (Foggia), il penitenziario consegnato nel 1993, è ora di proprietà del Comune e mai utilizzato. Ad Agrigento, sei sole detenute occupano i 100 posti della sezione femminile. Ad Altamura (Bari) si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni dell’istituto. Anche a Gela (Caltanissetta) esiste un penitenziario enorme, nuovissimo e mai aperto. Mentre a Gorizia risulta inagibile un intero piano dell’istituto carcerario. Il carcere di Irsina (Matera), è costato 3,5 miliardi di lire negli anni ’80, ha funzionato soltanto un anno ed oggi è un deposito del Comune.
Il carcere di Castelnuovo della Daunia (Foggia) è arredato da 15 anni e mai aperto. Il penitenziario di Codigoro (Ferrara) nel 2001, dopo lunghi lavori, sembrava pronto all’uso, ma a oggi è ancora chiuso. La casa di reclusione di Cropani (Catanzaro) è occupata da solo un custode comunale; a Frigento (Avellino) l’istituto è stato inaugurato e chiuso a causa di una frana. Come è accaduto per Gragnano (Napoli). Il carcere diGalatina (Lecce) è totalmente inutilizzato. A Casamassima (Bari), il carcere mandamentale è stato “condannato all’oblio da un decreto del Dipartimento”, spiega il rapporto di Antigone.
L’Istituto di Licata (Agrigento) è stato completato, ma non essendo stato collaudato è a oggi inutilizzato. La struttura di Maglie (Lecce) è solo parzialmente utilizzato per ospitare detenuti semi-liberi. Non è finita. A Mileto (Vibo Valentia), il carcere è stato ristrutturato e chiuso. Mentre a Minervino Murge (Bari), la struttura non è mai entrata in funzione.
A Monopoli (Bari) nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati chehanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni. Il carcere di Morcone(Benevento) è stato costruito, abbandonato, ristrutturato, arredato e nuovamente abbandonato dopo un periodo di costante vigilanza armata ad opera di personale preposto.
Carcere fantasma anche quello di Orsara (Foggia), dove è presente una struttura mai aperta. L’istituto di Pinerolo (Torino) è chiuso da oltre dieci anni senza che sia stata individuata l’area ove costruirne uno nuovo. A Revere (Mantova), dopo vent’anni dall’inizio dei lavori di costruzione, il carcere con capienza da 90 detenuti è ancora incompleto. I lavori sono fermi dal 2000 e i locali, costati più di 2,5 milioni di euro, sono già stati saccheggiati.
La struttura penitenziaria di Rieti, completamente nuova e in grado di contenere 250 detenuti, è utilizzata solo per un terzo della sua capacità ricettiva a causa della carenza di personale. Il carcere di San Valentino (Pescara), costruito da quasi 20 anni, non ha ospitato mai alcun detenuto e ora è in totale stato di abbandono. A Villalba(Caltanissetta), 20 anni fa è stato inaugurato un istituto per 140 detenuti, costato all’epoca 8 miliardi di lire, e che dal 1990 è stato chiuso e recentemente tramutato in centro polifunzionale. A Volturara Appula (Foggia), la struttura da 45 posti è ancora incompiuta.
Sono stati infine soppressi gli istituti di Arena (Vibo Valentia), Cropalati (Cosenza), Petilia Policastro (Crotone), Soriano Calabro (Vibo Valentia), Spinazzola (Barletta-Andria-Trani). A Pescia (Pistoia), il ministero ha soppresso la casa mandamentale. A Squillace (Catanzaro) il carcere è stato ristrutturato e poi chiuso. A Udine è stata chiusa la sezione femminile, mentre a Venezia e Vicenza la capacità ricettiva è ridotta a 50 unità.
Il 29 giugno 2010 è stato approvato il piano carceri presentato dal Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria nonché Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, che prevede la realizzazione di 9.150 posti (realizzazione di 11 nuovi istituti e 20 padiglioni detentivi in ampliamento delle strutture esistenti), per un importo totale di 661.000.000 euro. Il tutto da realizzarsi entro la fine del 2012. Dei 9.150 nuovi posti previsti, 2.400 sorgeranno in Sicilia, 850 in Campania, 1.050 in Puglia. Uno dei cantieri aperti del piano carceri è quello di Piacenza.
Il 27 settembre scorso, l’allora Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, al Senato aveva annunciato che «entro il 2 novembre 2011 saranno pubblicati tutti i bandi di gara dei 19 nuovi padiglioni da costruire, il 2 dicembre scadrà invece il termine della presentazione delle offerte, mentre il 4 gennaio prossimo potranno iniziare i lavori».
Comunicando i tempi del “piano carceri”, Palma aveva aggiunto che «entro gennaio 2013 saranno ultimati 16 padiglioni per un totale di 2.800 posti».
Da vita.it
Carcere. Antigone: in Italia 38 Istituti “fantasma”.
L’associazione passa in rassegna le strutture costruite e mai utilizzate da Nord a Sud.
Istituti nuovi e mai aperti. Strutture che non hanno mai ospitato un detenuto e raccolgono l’aria con le sbarre di ferro alle finestre. Sono le “carceri fantasma”, 38 in tutto, secondo i dati dell’associazione Antigone, gli istituti penitenziari che, negli ultimi venti anni e più, sono stati costruiti, spesso ultimati, a volte anche arredati e vigilati e inutilizzati, sottoutilizzati o in totale stato d’abbandono.
L’elenco è lungo. Si va da Nord a Sud, con situazioni e storie diverse. Ad Arghillà(Reggio Calabria), il carcere è inutilizzato. Mancano solo la strada d’accesso, le fogne e l’allacciamento idrico ma per il resto è ultimato e dotato di accorgimenti tecnici d’avanguardia. Ancora più particolare la situazione di Bovino (Foggia), con una struttura da 120 posti, già pronta, chiusa da sempre.
Ad Accadia (Foggia), il penitenziario consegnato nel 1993, è ora di proprietà del Comune e mai utilizzato. Ad Agrigento, sei sole detenute occupano i 100 posti della sezione femminile. Ad Altamura (Bari) si aspetta ancora l’inaugurazione di una delle tre sezioni dell’istituto. Anche a Gela (Caltanissetta) esiste un penitenziario enorme, nuovissimo e mai aperto. Mentre a Gorizia risulta inagibile un intero piano dell’istituto carcerario. Il carcere di Irsina (Matera), è costato 3,5 miliardi di lire negli anni ’80, ha funzionato soltanto un anno ed oggi è un deposito del Comune.
Il carcere di Castelnuovo della Daunia (Foggia) è arredato da 15 anni e mai aperto. Il penitenziario di Codigoro (Ferrara) nel 2001, dopo lunghi lavori, sembrava pronto all’uso, ma a oggi è ancora chiuso. La casa di reclusione di Cropani (Catanzaro) è occupata da solo un custode comunale; a Frigento (Avellino) l’istituto è stato inaugurato e chiuso a causa di una frana. Come è accaduto per Gragnano (Napoli). Il carcere diGalatina (Lecce) è totalmente inutilizzato. A Casamassima (Bari), il carcere mandamentale è stato “condannato all’oblio da un decreto del Dipartimento”, spiega il rapporto di Antigone.
L’Istituto di Licata (Agrigento) è stato completato, ma non essendo stato collaudato è a oggi inutilizzato. La struttura di Maglie (Lecce) è solo parzialmente utilizzato per ospitare detenuti semi-liberi. Non è finita. A Mileto (Vibo Valentia), il carcere è stato ristrutturato e chiuso. Mentre a Minervino Murge (Bari), la struttura non è mai entrata in funzione.
A Monopoli (Bari) nell’ex carcere mai inaugurato, non ci sono detenuti ma sfrattati chehanno occupato abusivamente le celle abbandonate da 30 anni. Il carcere di Morcone(Benevento) è stato costruito, abbandonato, ristrutturato, arredato e nuovamente abbandonato dopo un periodo di costante vigilanza armata ad opera di personale preposto.
Carcere fantasma anche quello di Orsara (Foggia), dove è presente una struttura mai aperta. L’istituto di Pinerolo (Torino) è chiuso da oltre dieci anni senza che sia stata individuata l’area ove costruirne uno nuovo. A Revere (Mantova), dopo vent’anni dall’inizio dei lavori di costruzione, il carcere con capienza da 90 detenuti è ancora incompleto. I lavori sono fermi dal 2000 e i locali, costati più di 2,5 milioni di euro, sono già stati saccheggiati.
La struttura penitenziaria di Rieti, completamente nuova e in grado di contenere 250 detenuti, è utilizzata solo per un terzo della sua capacità ricettiva a causa della carenza di personale. Il carcere di San Valentino (Pescara), costruito da quasi 20 anni, non ha ospitato mai alcun detenuto e ora è in totale stato di abbandono. A Villalba(Caltanissetta), 20 anni fa è stato inaugurato un istituto per 140 detenuti, costato all’epoca 8 miliardi di lire, e che dal 1990 è stato chiuso e recentemente tramutato in centro polifunzionale. A Volturara Appula (Foggia), la struttura da 45 posti è ancora incompiuta.
Sono stati infine soppressi gli istituti di Arena (Vibo Valentia), Cropalati (Cosenza), Petilia Policastro (Crotone), Soriano Calabro (Vibo Valentia), Spinazzola (Barletta-Andria-Trani). A Pescia (Pistoia), il ministero ha soppresso la casa mandamentale. A Squillace (Catanzaro) il carcere è stato ristrutturato e poi chiuso. A Udine è stata chiusa la sezione femminile, mentre a Venezia e Vicenza la capacità ricettiva è ridotta a 50 unità.
Il 29 giugno 2010 è stato approvato il piano carceri presentato dal Commissario straordinario all’edilizia penitenziaria nonché Capo del dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria, Franco Ionta, che prevede la realizzazione di 9.150 posti (realizzazione di 11 nuovi istituti e 20 padiglioni detentivi in ampliamento delle strutture esistenti), per un importo totale di 661.000.000 euro. Il tutto da realizzarsi entro la fine del 2012. Dei 9.150 nuovi posti previsti, 2.400 sorgeranno in Sicilia, 850 in Campania, 1.050 in Puglia. Uno dei cantieri aperti del piano carceri è quello di Piacenza.
Il 27 settembre scorso, l’allora Guardasigilli, Francesco Nitto Palma, al Senato aveva annunciato che «entro il 2 novembre 2011 saranno pubblicati tutti i bandi di gara dei 19 nuovi padiglioni da costruire, il 2 dicembre scadrà invece il termine della presentazione delle offerte, mentre il 4 gennaio prossimo potranno iniziare i lavori».
Comunicando i tempi del “piano carceri”, Palma aveva aggiunto che «entro gennaio 2013 saranno ultimati 16 padiglioni per un totale di 2.800 posti».
Da vita.it
STALKING || A NOCI INTERVIENE LA NOTA CRIMINOLOGA ROBERTA BRUZZONE
Martedì 20 dicembre presso il chiostro di San Domenico a Noci si è tenuta una tavola rotonda, organizzata dall’Associazione Onlus Ce.S.A.P, l’Associazione Adelante e con il patrocinio del Comune di Noci, sul tema “Stalking”: Dalla persecuzione alla violenza. Al dibattito sono intervenuti Francesca Gigante, presidente della Commissione Pari Opportunità del Comune di Noci, la dott.ssa Lorita Tinelli,psicolaga e presidente Ce.S.A.P, la dott.ssa Tania Rizzo, avvocato penalista ed infine la dott.ssa Roberta Bruzzone, psicologa Forenze, criminologa, presidente dell’Aisf, volto noto della televisione per le innumerevoli partecipazioni a trasmessioni sui canali generalisti ( Porta a Porta, Matrix, Italia sul 2 ). Numeroso il pubblico presente.
Il dibattito si apre con l’intervento di Francesca Gigante, che sottopone i presenti ad un racconto reale di una donna nocese vittima di Stalking. In sintesi, la donna protagonista di questa storia è una nocese sposata con famiglia e circa 2 anni fa trova un lavoro – la Gigante non spiega quale, in quanto ha garantito come giusto che sia la riservatezza alla vittima – non è assunta regolarmente ma con il proprio datore pattuisce un compenso. Dopo mesi di mancato pagamento, la donna chiede invano delucidazioni al datore di lavoro sulla paga che le spettava, ma come volevasi dimostare il datore inveisce contro la
donna, ovviamente non paga e comincia a perseguitare la donna dopo che la stessa si rivolge ad un avvocato. Grazie ad un cavillo ben studiato dall’avvocato dello stalker, la donna finisce in carcere per 4 giorni, giorni in cui viene picchiata da una tossicodipendente, esce dal carcere e sconto il resto della pena agli arresti domiciliari. La propria vita è ormai segnata e oltre ai guai con lo stalker ci si mette di mezzo la sfortuna, con il figlio della donna vittima di un incidente, che costringe il marito della donna ad andare ogni giorno in ospedale e di conseguenza perde il lavoro. “Tenta due volte il suicidio perchè sola” – afferma Francesca Gigante, durante il racconto di questa storia schoccante dinanzi ad un pubblico incredulo e sbigottito. La svolta avviene quando la malcapitata donna trova un bravo avvocato penalista, che prende a cuore la situazione, lo stalker viene diffidato non può più avvicinarsi alla donna, ma anche l’associazione Giraffa di Bari ha contribuito alla ripresa della donna . Ora la vita della sfortunata donna è tornata alla normalità. Il suo sogno è di creare con i soldi del risarcimento un centro a Noci per le vittime di Stalking. Questo il racconto agghiacciante con cui si è aperto il dibattito.
Subito dopo è intervenuta l’avvocato penalista Tania Rizzo, la quale nel suo intervento ha fornito il suo punto di vista e la sua esperienza dal punto di vista giuridico sul tema del dibattito. “Lo stalking in altri paesi europei è stato individuato precedentemente rispetto all’Italia – queste le parole iniziali dell’avvocato Rizzo – …chi effettua denunce di stalking deve dar carico di prove…..crescono le vittime dello stalking high professional – a chiusura del suo intervento – ovvero professionisti come medici, avvocati, psicologi”.
La dott.ssa Bruzzone esordisce dicendo “solo nel centro di Roma abbiamo 1300 segnalazioni di stalking..”. Numeri sconcertanti che dimostrano come questo reato è presente nella vita di tutti i giorni. La Bruzzone sostiene che lo scenario prevalente in cui lo stalking si manifesta è la relazione pregressa tra carnefice e vittima, condominio ma anche la scuola e i luoghi di lavoro. Uno stalker è già stalker durante la relazione, sostiene la nota criminologa. 200 donne all’anno mediamente sono vittime di stalking ma cresce anche la percentuale delle vittime maschili.
E’ stata una bella serata, in compagni di esperti del settore, che hanno permesso al folto pubblico presente di capire maggiormente cosa è lo Stalking, è stata un’occasione per entrare più a fondo nel tema con esempi e nozioni giuridiche in materia
REPORTER X CASO
fonte immagini: google immagini



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