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Sulla nuova Alitalia il buio è fitto

LIME (BGY) - MD80 at stand

 

05 gennaio 2009
 
Il partner straniero sembrava esserci ed invece non c’è ancora, delle assunzioni non si capisce molto e per l’operatività sarà meglio aspettare.
 
I primi giorni del 2009 dovevano essere quelli dell’assestamento, in attesa della partenza prevista per il 13 gennaio (ma in questa vicenda bisogna sempre ricordare che nulla è mai certo) ed invece sotto la cenere non si sa bene cosa ci sia.
 
I punti aperti rimangono tre. Il processo di assunzione dei dipendenti Alitalia nella nuova Compagnia, la scelta del partner straniero, l’operatività.
 
Per le assunzioni, a guardar bene, sembra di trovarsi in un girone dantesco. In situazioni del genere, quando si stratta di gestire la posizione di migliaia di persone, è comprensibile che possano essserci ‘disguidi’ o ‘errori’. Ma qui la strategia stessa con la quale si è pianificato il ‘trasferimento’ del personale è stata incomprensibile. La ‘cordata patriottica’ non ha pensato per un solo momento a costruire con il personale della ex Compagnia di bandiera un rapporto diretto. Nessuna informativa per tranquillizzare le persone, nessun comunicato per definire i criteri generali, nessun feedback con i nuovi assunti. Così ognuno ha dovuto cavarsela da solo, tutti abbandonati  a sè stessi, anche se i sindacati trattavano in riunioni infinite, che si concludevano puntualmente con la convocazione della successiva e dopo aver deciso di ‘monitorare’ il susseguirsi degli eventi. Probabilmente qualcosa si è fatto, alcune scelte estreme di Cai sono state ridimensionate, ma il quadro generale lascia perplessi.
 
Sia Cai che sindacati firmatari sembrano aver dimenticato i fondamenti della democrazia, da applicarsi anche e naturalmente alle relazioni sindacali. I vertici, ‘quelli che sanno i fatti veri’, a questionare in segrete stanze e gli altri, i lavoratori, come mandria lasciati al pascolo. Tutti si sono sgolati nel dire di aver profondi rapporti coi propri associati, ma nei fatti il popolo di Alitalia era in fibrillazione, incerto e spaventato, in angoscia e demotivato. Personale di terra, assistenti di volo e piloti via via spinti a dividersi, a pensare di dover pensare al proprio destino e non a quello collettivo. A prima vista un’azienda costruita ad immagine e somiglianza della vecchia Alitalia, dove sindacati e management cogestivano il potere e trovavano consenso nell’amministrazione delle pratiche individuali dei singoli dipendenti, fornendo ‘assistenza’ e qualche volta vantaggi.
 
Sperare di poter recuperare la demotivazione dei lavoratori assunti nella nuova Alitalia appare illusorio e sarà interessare vedere come la volontà di Cai di far crescere la produttività (senza far troppi complimenti) coinciderà con la qualità del servizio, la sicurezza, la nascita di una coscienza di appartenenza, tutti elementi fondamentali per gestire un’azenda competititva.
 
Sul fronte del partner straniero InviatoSpeciale è rimasto sempre sulle stesse posizioni, perchè l’analisi dei fatti non forniva un qualsiasi elemento concreto per dire “Accordo fatto con Air France-Klm”, come hanno affermato tutti gli altri Media in almeno tre fasi diverse della trattativa e senza neppure un condizionale.
 
Infatti stamattina ci risiamo. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, dice: “I giochi non sono ancora fatti” e aggiunge di aspettarsi “molto” dall’incontro tra i presidente di Cai e Lufthansa, che a suo parere non sarà “formale”.
 
L’esponenete del centro-destra ha dichiarato: “So che Lufthansa avanzerà proposte molto serie e concorrenziali” e “so che Mayrhuber è pronto a gettare sul tavolo un forte impegno di sviluppo in favore di Malpensa e di Fiumicino. Una proposta molto interessante dal punto di vista economico”.
 
Formigoni ha rivelato ad alcuni quotidiani che “il presidente Berlusconi si è espresso più volte per Lufthansa: non ho dubbi che il governo faccia valere il suo peso, pur sapendo come sia rispettoso della natura privatistica di Cai” e conclude: “Dobbiamo aspettarci un passo forte da parte del governo” che “farà di tutto per convincere Cai”.
 
Altri organi di stampa hanno diffuso una notizia secondo la quale Air France-Klm sarebbe pronta ad alzare da 250 a 300 milioni di euro l’offerta per una partecipazione del 25 per cento nella nuova Alitalia. La genesi della indiscrezione è da ricercasi in un articolo del quitidiano economico francese Les Echos. Una domanda però viene spontanea: ma un paio di giorni fa non si era scritto di un accordo fatto ed anche siglato? L’abitudine della stampa italiana a ‘dimenticare’ sta davvero diventando un problema ed il controllo e la verifica delle fonti un esercizio quasi per tutti superfuo.
 
Una sola cosa è certa. L’intervento in Alitalia sarà, per chi dovrà decidere di intervenire, più determinato da un principio di interdizione del concorrente che da una reale volontà di impegno. Per quanto interessante il mercato italiano è troppo condizionato da fattori ‘esterni’ (invadenza della politica, relazioni sindacali, fragilità della ‘cordata patriottica’, efficienza delle strutture, ecc) per essere davvero appetibile.
 
In questo la vicenda Malpensa è indicativa. Un aeroporto da sempre contestato, monumento alla voracità della politica, divoratore di risorse finanziarie pubbliche inquantificabili, è un problema che il Palazzo ha prodotto per logiche clientelari e non di necessità industriale, oggi impiega migliaia di persone e deve esser tenuto in vita, ma non si sa come e forse, oltre la demagogia, perchè.
 
Sull’operatività, infine, il mistero è fitto. Si parla di voli cancellati, di trasferimento di personale Alitalia si aerei Air One (con relativi corsi degli assistenti di volo per ottenere nuove abilitazioni), di tariffe difficili da decifrare. Sarà meglio vedere cosa accadrà dopo la partenza della nuova Compagnia.
 
Domani, alle 11, davanti al Quirinale si terrà una manifestazione dei lavoratori Alitalia. All’iniziativa parteciperà il senatore Stefano Pedica, dell’Italia dei valori.

 

Alitalia: i nodi irrisolti

da inviatospeciale.com

28 dicembre 2008, 20:48

Al di là della propaganda di Cai il passaggio di Alitalia ai nuovi proprietari è problematico. Poche ore per risolvere le questioni, ma c’è da dubitare che gli accordi saranno integralmente rispettati.

In queste ore i poco professionali, ma molto pubblicitari ‘press agent’ di Cai, hanno reso note alcune notizie, per altro tutte da verificare. La prima ‘geniale’ trovata è stata quella dell’annuncio di ‘adesione quasi totale’ alla proposta di assunzione da parte dei lavoratori. La seconda è che la nuova compagnia continuerà a chiamarsi Alitalia. Infine alcune amenità sullo stato delle trattative in corso per la ricerca del partner straniero.

Veniamo allora ai fatti. La ‘cordata patriottica’ metterà in campo una compagnia che dovrebbe contare su una flotta di 148 aerei, 70 destinazioni e 670 voli al giornalieri. Delle 70 destinazioni, 23 saranno nazionali, 34 internazionali e 13 intercontinentali.

La sola Alitalia possedeva oltre 180 aerei, trasportava circa 24 milioni di passeggeri ed aveva circa 650 slot (diritti di decollo e atterraggio).

Prima delle ultime decisioni prese dal Commissario straordinario Fantozzi (diminuzione del numero dei voli, soppressione di destinazioni, insufficienza del personale e conseguenti cancellazioni) che hanno prodotto un danno forse irreparabile per il marchio Alitalia, la Compagnia di bandiera aveva un suo spazio di mercato consolidato Oggi nessuno è in grado di valutarne la forza reale.

Air One è da tempo nei guai. Gli aerei sono mezzi vuoti ed è in perdita. Fino a giugno del 2008 il rapporto tra i posti disponibili e quelli occupati da viaggiatori è stato il più basso d’Europa tra le quasi trenta compagnie dell’Aea. Nel 2007 ha perso 32 milioni ed il fatturato è stato di 785 milioni. Alla fine del 2007 aveva novecento milioni di debito, salito a oltre un miliardo nei primi sei mesi del 2008.

Le due compagnie, pur fuse in Cai, rimaranno per ora (e per quanto?) distinte e le presunte sinergie saranno tutte da verificare. Alitalia aveva un fatturato pari a circa sei volte quello di Air One, ma è stata valutata complessivamente 1.052 milioni compresi i debiti e i fondi accantonati per i biglietti premio del programma Millemiglia. Sabelli, amministratore delegato di Cai, in una sconcertante dichiarazione, ha detto: “Non facciamo un confronto con quanto pagato ad Alitalia. Il negoziato con Toto (790 milioni, ndr) è stato molto duro, come è normale tra imprenditori privati (Toto è sociao di Cai, ndr). E per Alitalia abbiamo pagato un prezzo corretto di mercato, lo ha riconosciuto il perito nominato dalla Ue”.

Sulla base di dati del 2006, Alitalia impiegava 62 lavoratori per aereo, Iberia 159, British Airways 808, Air France-Klm 659, Lufthansa 542 . Se si valuta la produttività un lavoratore Alitalia produceva in quell’anno 413.300 euro, mentre un suo collega Lufthansa 210.000 e di Air France-Klm 188.900 . Per il trasporto merci la Compagnia era al primo posto in Europa per produttività.

Perchè la crisi allora? Alitalia, per ogni 100 euro di entrate ne spendeva 15,6 per il personale e 94,2 per spese indistriali o accessorie (si fa per dire) ed aveva pure passivo di 9,9 euro. Air France-Klm, per la stessa cifra in entrata ne destinava per il personale 31,5 e 65,6 per il resto, producendo un utile di 2,8 euro.

Alitalia spendeva il 25 per cento in più degli altri concorrenti per carburante, tasse areoportuali, ricambi, forniture, alberghi, consulenze esterne, pubblicità, catering. Il personale invece costava la metà o poco meno. La resposabilità di cattiva gestione, quindi, erano da attribuirsi al management e sarebbe interessante se la magistraura valutasse la congruità dei contratti di acquisto, le convenzioni, le consulenze, indagasse su chi li ha stipulati e con l’autorizzazione di chi altro. E se tutto è indubitalmente limpido.

Il 25 per cento di spese in più, se valutato sul bilancio 2006, equivaleva a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Un controllo su quel capitolo avrebbe prodotto utili fino a 500 milioni di euro.

Il ridimensionamento prodotto da Cai sembra ignorare questi dati e interviene ulteriormente sul costo del personale, taglia occupazione e prodotto reale e concentrando l’attività sui voli a corto raggio limita anche la redditività complessiva, perchè i voli nazionali hanno un bassissimo livello di utile.

I ‘press agent’ di Cai sono anche fortunati, perchè i dati che abbiamo riportato sono pubblici e facilmente consultabili, se solo qualche giornalista trovasse il tempo e la ‘fantasia’ per occuparsene. Ma vista la qualità e l’indipendenza dei Media italiani c’è poco da sperare.

Colaninno e soci hanno fissato per il 13 gennaio la partenza della cosidetta ‘nuova Alitalia’. Però le questioni aperte sono molte. Prima di tutto le assunzioni, fino ad ora gestite in modo aggressivo, senza rispetto per i lavoratori e per gli accordi sottoscritti. Cai dimentica che il personale Alitalia esce da una vicenda molto dura e con il morale in pezzi e questo mina alla base la produttività di un’azienda. Nelle parole di molti dipendenti si legge quasi l’idea di essere stati ‘deportati’ nella nuova realtà, sarà difficile conquistarne la fiducia e senza la fiducia dei collaboratori si rimane fermi al palo.

Lunedì la Compagnia Aerea Italiana sarà, poi, impegnata in un appuntamento societario: è indetta infatti (in prima convocazione, in caso di mancanza di numero legale la seconda convocazione è per il 30) l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno il cambio del nome da Cai in Alitalia. Il fatto era stato annunciato dal presidente, Roberto Colanninno, e dall’ad, Rocco Sabelli, nelle scorse settimane.

Rimane aperto il problema del partner internazionale. Prima di Natale Colaninno e Sabelli avevano avuto una riunione fiume con Air France-Klm, ma era chiara la distanza tra le parti perchè il presidente del colosso franco-belga, Spinetta, neppure era presente. Cai vorrebbe incassare una quota del 25 per cento pari a 250 milioni di euro. Peccato che i ‘capitani coraggiosi’ (che senza i francesi andrebbero alla deriva in poche settimane) pretendano anche un sovrapprezzo sulle azioni che Air France dovrebbe acquistare e nessun ruolo di commando per loro. Condizioni difficili da accettare per chi sa di essere indispensabile ed al contrario non è favolrevole, per cultura d’impresa, alle situazioni di forte conflittualità interna.

Sempre lunedì riparte il confronto tra gli “eroi” di Berlusconi e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl sul rispetto degli accordi sul personale. Per quanto i sindacati confederali e l’Ugl siano del tutto allineati alle strategie di Cai, le violazioni compiute fino ad ora dai ‘capitani coraggiosi’ sono talmente macroscopiche da non poter essere ignorate, per lo meno da Cgil. Il sindacato ‘di sinistra’, smentendo le parole del suo segretario generale, Epifani, che aveva detto “non possiamo prendere decisioni per categorie delle quali non abbiamo rappresentanza” discuterà della situazione drammatica nella quale sono piloti ed assistenti di volo. Per loro sono saltati i criteri di anzianità, qualifica, collocazione geografica in una confusione al di là di qualunque fertile immaginazione.

I sindacati confederali e l’Ugl, violando le regole democratiche e impossessandosi di un mandato di rappresentanza che non posseggono, discuteranno in mattinata dei piloti e nel pomeriggio, alle 15,30, degli assitenti di volo. L’aspetto ancor più grave e che negli incontri svolti fino ad ora i sindacalisti neppure sembravano al corrente delle logiche più elementari che riguardano le due categorie in questione.

Tra le decisioni inspiegabili di Cai per quanto riguarda piloti ed assistenti di volo c’è il mancato rispetto delle liste di anzianità, con l’assunzione di personale già pensionabile e il non richiamo di altri dipendenti lasciati in cassa integrazione, ma non in grado ri raggiungere l’età pensionabile durante il periodo di cigs e mobilità, l’assegnazione di personale su basi diverse da quelle di residenza (in violazione delle norme) e per altro senza reali motivi di funzionalità organizzativa.

Rimangono inoltre aperte numerose questioni relative al personale di terra, dove invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono presenti. Cai, senza averlo comunicato e sottoscritto sembra avesse dato il via all’esternalizzazione dell’handling, così come all’appalto a Pegaso per i lavori di pulizia degli aerei (lasciando a casa decine di persone).

Cai, poi, ha stipulato numerosi contratti a tempo determinato, del tutto al di fuori delle linee guida previste dagli accordi. I sindacati firmatari assicurano il massimo impegno nel verificare il rispetto delle intese sottoscritte, anche se fonti non ufficiali sostengono che alcune organizzazioni avrebbero posto ‘particolare cura’ nel seguire le vicende dei propri associati, privilegiando le posizioni individuali a quelle riguardanti la totalità dei lavoratori coinvolti nel piano di assorbimento da parte di Cai.

Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil, firmatario dell’accordo con Colaninno e soci e protagonista di un durissimo scontro con alcuni dei suoi colleghi di organizzazione al momento della stipula a Palazzo Chigi, ha detto in queste ore: ”Quello che è accaduto in queste ultime settimane è motivo di forte preoccupazione per l’immediato futuro. Cai ha messo in atto comportamenti che non aiutano certo ad affrontare i problemi di un’azienda complessa, soprattutto in questa fase di start up. Stupisce l’enfasi posta sul dato delle assunzioni, che era, invece, cosa scontata”.

I prossimi giorni saranno cruciali, ma la verifica su Cai avrà bisogno di tempi lunghi. Solo in primavera si capirà l’assetto definitivo della Compagnia e non è difficile prevedere che le sorprese per i viaggiatori e per i lavoratori non saranno poche.

Io assunto in Cai

Una lettera di un collega navigante mandata a inviatospeciale.com

19 dicembre 2008 ore 8.00

Ieri mi hanno mandato una e-mail. Non una raccomandata. Alitalia me l’ha mandata. Diceva che avevano comunicazioni per me.

Allora oggi sono andato a Fiumicino.

Sotto la torre

Sono andato a firmare per una nuova compagnia. Che ancora non esiste. Presso la Palazzina Uffici Alitalia. In un ufficio improvvisato con impiegati Alitalia. Un contratto su carta A4 non intestata e col nome scritto a penna. Faxata chissà da dove. Decorrenza “Data di rilascio del COA” (Certificato di operatore aereo). Base Fiumicino.

Oggi ho firmato un contratto che non ho visto. Ma se vuoi ti dicono dove andarlo a vedere su internet, ti danno anche 48 ore di tempo per decidere.

Oggi ho firmato un contratto che prevede 20 giorni di ferie (ma solo 10 d’estate) e meno riposi di un impiegato, un contratto dove secondo loro io potrei lavorare 21 giorni al mese, che fanno sette new york a/r. 14 voli di lungo raggio. Al mese. Un giorno si ed uno no. Un contratto che dice che dopo 12 mesi di malattia ti licenziano (ma non specificano in che arco di tempo). Però di dieci riposi due sono inamovibili. Gli altri…
Un contratto che dice che ogni tre giorni di malattia si assorbe un riposo. Come se uno facesse malattia da lunedì a venerdì e poi sabato e domenica deve andare a lavoro.

Un contratto in cui ti concedono 20 giorni di tempo per andare a vivere da un’altra parte, se necessità lo richiede.

Oggi ho firmato anche una lettera di dimissioni da Alitalia in cui chiedo cortesemente di essere dispensato dai 6 mesi di preavviso. Subito dopo mi hanno consegnato una fotocopia di lettera dell’Amministratore Straordinario che si dichiara felice di acconsentire alla mia richiesta, e nel ringraziarmi degli anni (20) di lavoro svolto presso Alitalia mi augura tutto il bene possibile per il mio futuro.

Oggi ho visto colleghe monoaffidatarie piangere all’uscita dell’ufficio per essere state assegnate in base Napoli, o Torino, o Milano. Una coppia lui a Torino lei a Napoli. Oggi mi hanno detto che ieri una collega è svenuta ed è andata via con l’ambulanza.

Oggi ho visto colleghi con quasi 20 anni sbattuti lontano ed altri molto più giovani lasciati a Roma perchè hanno abilitazioni su aeroplani diversi (un’abilitazione “costa” due giorni di corso). Oggi ho capito che anzianità è solo una parola senza senso.

Oggi ho visto un corteo con centinaia di colleghi che non sono ne assumibili ne cassaintegrabili. Parlano di 3000 esuberi. Ma sono 10.000. Settemila sono desaparecidos.

Oggi ho capito con che capitale umano parte la nuova compagnia. Oggi ho capito che non andrà lontano.

Marco

Alitalia e i lavoratori mobili

da inviatospeciale.com

Cai inisiste nella distribuzione dei ‘Kit assunzione’ e ci si domanda chi abbia scritto la strategia della ‘cordata patriottica’, che fino ad ora sembra solo destinata a diffondere un clima di incontenibile incertezza.

Continua il far west delle assunzioni in Cai e nulla riesce a spiegare i criteri seguiti dalla nuova Compagnia. Secondo alcune proiezioni svolte dall’Sdl, il personale fino ad ora inserito nell’organico della ‘cordata patriottica’ sarebbe collocato in base ad uno strano meccanismo. Gli assistenti di volo assunti fino al novembre ‘96 rimarrebbero nella stessa base alla quale erano assegnati fino ad oggi, mentre gli altri, entrati in Alitalia a partire dal dicembre ‘96, fino al ‘98 e impiegati sul medio raggio, andrebbero a Milano, Torino e Napoli. Inoltre, chi del personale navigante era assegnato al lungo raggio rimane a Roma in tutti i casi.

A questo punto, uscendo dal tecnicismo delle interpretazioni, è possibile azzardare un criterio: Cai non avrebbe tenuto in nessun conto l’anzianità, ma si sarebbe basata per selezionare le persone sulle base delle ‘abitiltazioni’. Per chi non è pratico di trasporto aereo è facile spiegare: un assistente di volo ha una specializzazione per volare su un determinato tipo di macchina. Deve possedere una specie di ‘patente’ che vale esclusivamente per un tipo specifico di ereoplano. Per cui in base alla dislocazione fisica degli aerei i sapienti organizzatori del personale avrebbero ‘assegnato i posti’.

Se a prima vista la procedura potrebbe avere una sua razionalità, così non è. I lavoratori sono non solo ‘protesi’ degli aerei, ma hanno famiglie, casa, impegni, mutui, ecc. I casi di genitori separati non sono infrequenti e quindi il problema dell’affidamento dei figli riguarda un numero non irrilevante di persone. Prendere qualcuno e spostarlo a centinaia di chilometri di distanza in pochi giorni, tenendo presente solo la sua ‘abilitazione’, è da considerarsi alla stregua di una violenza gratuita e inutile. Perchè sarebbe stato sufficiente permettere al personale in condizioni particolari di ottenere una nuova ‘abilitazione’ per evitare gravi tragedie personali e familiari. Per altro Cai avrebbe potuto farlo senza spendere nulla, ricorrendo ad un fondo speciale che avrebbe coperto i costi dei due giorni di corso necessari per il cambio di macchina sulla quale destinare il lavoratore.

Se è stata presa la decisione di spostare ed assegnare i lavoratori come fossero soldatini di piombo nelle mani di un bambino dispettoso è necessario capire il perchè. Nel caso del personale d terra si è arrivati a cancellare interi settori, non seguendo le carriere individuali, ma operando per comparti. Una persona con una lunga anzianità e specializzazione, spostata in altro comparto lavorativo a settembre si trova fuori solo perchè la sua area operativa è stata tagliata, mentre un’altro, con minori qualifiche, ma in un settore ’sopravvissuto’, viene inserito nel nuovo organico.

In una situazione di questo tipo, che il comandante Notaro, presidente di Up, l’Unione Piloti, aveva con preveggenza definito di “macelleria sociale” la stampa nazionale è fino ad ora totalmente assente, come sono latitanti quei partiti politici che dovrebbero essere spinti per motivi ideali a sostenere i più deboli.

Decisamente sono finiti i tempi nei quali i leader di partito praticavano i cancelli delle fabbriche, oggi è più comodo andare a ‘Porta a Porta’, ma forse anche questo è il motivo per il quale i cittadini sono sempre più lontani dalla politica, disillusi e stanchi.

Un gruppo di imprenditori, benedetti dal Palazzo, ha ’salvato’ i beni mobili ed immobili di Alitalia (per ora), ma non certo le persone. Ed un Paese nel quale avviene un ‘disguido’ del genere ha il dovere di riflettere a fondo sui principi morali che debbono ispirare il funzionamento della democrazia.

Ieri a Fiumicino c’erano ancora scene di panico, di terorore, di smarrimento. Cosa accadrebbe ad un lettore, anche ad un lettore convinto della condizione di ‘privilegio’ in cui sarebbero stati tenuti i lavoratori di Alitalia, se dall’oggi al domani fosse posta a loro scelta di andare in un’altra città per continuare a lavorare? Quindi a vivere.

Come sempre dalla vicenda di Alitalia si possono desumere molti insegnamenti. E capire cos’è diventata questa Italia, nella quale la vita umana è considerata una merce da dover offire a qualcuno in cambio del lavoro. Del lavoro che la nostra Costituzione definisce un diritto all’articolo 4: “La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto. Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società”.

In un’epoca di veline e tronisti si pensa che la Carta sia un simulacro inutile, pensato da qualche buontempone chissà perchè. Si ignora il senso stesso del significato dei diritti, delegando a qualche frequentatore di show televisivo il destino di un popolo. E poi si arriva a trattare esseri umani come protesi, esattamente come si è fatto e si fa nel laboratorio folle del dottor Stranamore per gli immigrati, i deboli, i mendicanti, i transessuali, gli anziani, i pensionati poveri, insomma tutti quelli che ‘non piacciono’.

Non si pensi sia demagogia, ma nessun sistema sociale sopravvive senza l’idea di speranza, di rischio di impresa, di rispetto per la fatica, di ricerca della felicità, di costruzione dell’eguaglianza.

In questi giorni a Fiumicino non ci sono i ‘dipendenti in bicicletta’ di Maria De Filippi a consegnare posta, ma dei funzionari col Kit, nel quale come fosse un gratta e vinci c’è scritto se a gennaio un figlio andrà nella stessa scuola o dovrà essere iscritto in un misterioso asilo di una misteriosa città nella quale bisogna anche trovare una casa, perchè vivere sotto i ponti non è possibile.

Per gli altri, per i fortunati, per quelli che invece rimangono dove sono ci srà un sospiro di sollievo, come ci scrive una lettrice: “Ieri sera è arrivata la convocazione per presentarsi a ritirare il famoso plico. Alle spalle di mio marito ho letto quelle poche parole ed ho tirato un sospiro di solievo. Non felicità, non gioia e soddisfazione come successe esattamente 8 anni fa alla fine del corso SkyMaster. Ho chiamato il suo papà e poi i miei, per dargli la “bella” notizia. Poi ho preso una bottiglia di buon vino per brindare e con il nostro bimbo di 2 anni e mezzo che diceva “Salute salute”, con il bicchiere con un panda disegnato sopra, abbiamo bevuto un sorso di quel buon vino tenuto da parte per un’occasione speciale. Sono la privilegiata moglie di pilota, oggi ancor più privileggiata, ma l’Amarone che ieri sera abbiamo aperto ci ha fatto sentire amaro nel cuore, perchè per mio marito dentro, altri 2 mariti son fuori.”

Questa Italia i giornali dovrebbero raccontare, questi italiani diventare gli ‘eroi’ di un Paese che ha diritto ad un futuro. Invece nulla, se non un silenzio sbadato dopo l’abbuffata mediatica della trattativa, quella si interessante, perchè testimone di liti, risse, manovre e scehermaglie tra partiti, lobbies, potentati.

Ieri uno dei sindacati del ‘fronte del no’ ha diffuso un comunicato: “SdL Intercategoriale ha sempre denunciato la scelta dei criteri di assunzione come lo strumento che avrebbe creato enormi discriminazioni di trattamento tra i lavoratori; è infatti questo uno dei temi che hanno portato la nostra organizzazione a non sottoscrivere gli accordi del 31 ottobre. Quanto sta accadendo in questi giorni conferma le nostre peggiori previsioni. Oltre alle denunce sugli effetti dei criteri adottati che sono state già oggetto di diversi comunicati stampa, SdL Intercategoriale porta oggi a conoscenza dell’opinione pubblica un atto di gravissima discriminazione operato nei confronti di Andrea Cavola, segretario nazionale di SdL Intercategoriale Trasporto Aereo, il quale è stato escluso dall’assunzione e collocato in Cigs a zero ore solo per aver svolto il ruolo di dirigente sindacale. Tale atto, teso a colpire la nostra organizzazione è figlio evidentemente di una visione antidemocratica della CAI, tesa ad escludere chiunque si contrapponga al “pensiero unico” aziendale. Questo tentativo non sortirà nessun effetto sul modo di agire della nostra organizzazione che continuerà ad essere chiaro, lineare e trasparente; pertanto non verranno ricercate né scorciatoie né favoritismi. SdL Intercategoriale comunica di aver già dato mandato al proprio collegio legale per opporsi a questo provvedimento illegittimo oltre che odioso”.

Sempre ieri, in mattinata, la Cgil ha diffuso un comunicato nel quale afferma: ”Non è vero che i sindacati firmatari dell’accordo con Cai non stanno dando assistenza a chi si presenta a ritirare il kit di assunzione al Centro Equipaggi di Fiumicino. Noi della Cgil ci siamo, sia pure non in forma massiccia, perchè una parte dei membri della RSA sono in cassa integrazione. E l’assistenza avviene anche telefonicamente”. Elisabetta Chicca, della RSA assistenti di volo Alitalia a proposito dello stralcio di contratto che viene consegnato al personale di volo, ha aggiunto: ”Non è sufficiente perchè il contratto avrebbe dovuto essere fornito per intero. La nostra valutazione è che probabilmente ci sono ancora alcuni dirigenti aziendali che in questa fase di transizione così delicata non stanno procedendo secondo le regole stabilite nell’accordo del 31 ottobre a Palazzo Chigi’. Sono situazioni non totalmente trasparenti e proprio per questo la Cgil ha chiesto a Cai un incontro chiarificatore”.

Della presenza di sindacalisti Cgil a Fiumicino si hanno notizie vaghe, si spera “l’assistenza telefonica” sia efficace quanto la presenza fisica nel “girone degli assunti” o in quello dei “cassintegrati”, che al momento non c’è. Degli altri sindacati frmatari dell’accordo le notizie invece sono nulle.

In serata, il segretario nazionale della Filt Cgil Mario Rossi ha detto: ‘In queste ore si registrano fatti e comportamenti gravi, di certo non condivisibili, riguardo le operazioni di consegna delle lettere di collocazione in cigs da parte dell’amministrazione straordinaria di Alitalia, come ci vengono segnalate anche difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”.

Rossi ha aggiunto che ”è stato richiesto un urgente incontro a Cai che si terrà domani pomeriggio a Roma”. Per il sindacalista ”quanto sta accadendo non può infatti trovare giustificazione e spiegazione solo nella complessità e straordinarietà dell’operazione in corso. E’ necessario anche verificare con scrupolosità che le intese sottoscritte siano rigorosamente rispettate. E’ grave il comportamento di Alitalia in amministrazione straordinaria che trascura i fondamentali elementi di umanità e buon senso. Come sindacati ci siamo attivati, in virtù delle segnalazioni ricevute, richiedendo incontri e richiamando tutti al rispetto, non solo degli accordi, ma delle persone, uomini e donne, che stanno pagando il fallimento della compagnia di bandiera non certo per loro colpe. Gli accordi si rispettano e domani sarà necessario chiarire errori e discrepanze. Se cosi non fosse si aprirebbe una fase di contenzioso caratterizzata da toni e persone esasperati che mal si conciliano con le esigenze di servizio di trasporto che Alitalia deve soddisfare e con la partenza di una azienda che, forse serve ricordarlo, non produce scatole in serie ma deve assicurare un servizio che si svolge grazie alle persone e non contro”.

Anche in questo caso l’atteggiamento della Cgil induce amarezza. Con diversi giorni di ritardo il segretario della Filt si è accorto delle lettere di cassa integrazione e parla di “difformità difformità nei contenuti delle proposte di assunzione da parte di Cai”. Qiondi ricorda “le persone”. Il dirigente sindacale forse ignora che da giorni i lavoratori sono entrati in una spirale di angoscia e che la gravità dei fatti era tale da non consentire una reazione così tardiva. Per un’organizzazione sindacale seria, per lo meno.

Stamattina, infine, il personale di volo Alitalia si è riunito a Fiumicino convocato da Anpac, Up ed Sdl. Hanno parlato di assunzioni, licenziamenti, cassa integrazione. Hanno partecipato Antonio Di Pietro, il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero e l’assessore al lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi. Mentre Cai neppure si degna di rilasciare un comunicato, ma non è mai troppo tardi, l’incontro con i firmatari dell’accordo è nel pomeriggio, insomma dopodomani si vedrà.

Alitalia, partite le prime assunzioni

Articolo che riassume la giornata del 15 dicembre 2008 di inviatospeciale.com

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