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Donazione sangue a AXA – Casalpalocco
Ti attendiamo come sempre fiduciosi che vorrai farti accompagnare da qualcuno desideroso di cominciare un percorso da donatore di sangue. Con una donazione di sangue puoi salvare tre persone, … pensaci ! passaparola! Per fronteggiare l’emergenza sangue nella nostra città.
Raddoppiamo la speranza, fatti accompagnare da un’altra persona perchè c’è sempre bisogno di donatori di sangue. Lo sai, bastano dieci minuti, dieci minuti che valgono una vita! Fallo sapere anche ad un tuo amico e ad una tua amica, sarà facile e si sentiranno meglio.
DONAZIONE DEL SANGUE
Sabato 14 FEBBRAIO, nella scuola Alessandro Magno (ex Platone) a via Stesicoro, 115, dalle ore 8,00 alle 11,00
Custom Energy, ovvero la sinergia volontaria
interessante articolo sulla sinergia applicata a diversi campi, dal web 2.0 ai kit fai da te. Leggilo su ilsole24ore.com
Hackers scombussolano Twitter e Facebook
Attacco al microblogging più famoso della rete. Colpiti gli account di celebrità di primo piano. Con il neopresidente Usa che lancia un sondaggio per vincere buoni benzina…
di MAURO MUNAFO’
UN presidente eletto che invita i suoi sostenitori a partecipare a un sondaggio per vincere dei buoni benzina, un telegiornale nazionale che dichiara l’omosessualità di un commentatore politico e un anchorman che ammette di essere sotto l’effetto del crack. Questa è in breve la cronaca di un giorno di follia su Twitter, il servizio di microblogging più famoso della rete, vittima nella notte di un attacco senza precedenti che ha portato dei malintenzionati a controllare gli account di alcune celebrità di primissimo piano quali Barack Obama, Britney Spears, Fox News e altri ancora.
Twitter è un servizio molto conosciuto negli Stati Uniti e nella comunità tecnologica italiana che permette agli utenti di descrivere cosa stanno facendo attraverso post di massimo 140 caratteri. Il successo di questo mezzo, estremamente semplice e leggero, ha fatto sì che negli States vi abbiano approdato, oltre ai geek della Silicon Valley, anche personalità del mondo della politica, del giornalismo e dello show-biz. Un esempio su tutti è proprio Barack Obama, presidente eletto che durante la campagna elettorale ha fatto un uso massiccio di Twitter, tanto da diventare presto il più seguito su questo servizio con più di 150mila abbonati.
Difficile immaginare la reazione dei tanti fan dell’ormai ex senatore dell’Illinois quando, dopo due mesi di silenzio su Twitter (l’ultimo messaggio era un ringraziamento post elettorale datato 5 novembre), hanno ricevuto un link di vero e proprio spam, più consono alle fastidiose catene che tutti ricevono sulla casella di posta elettronica che all’ufficio stampa del prossimo “uomo più potente del mondo”. Non è andata meglio a Britney Spears, che si è ritrovata a fare commenti decisamente volgari su alcune sue parti fisiche, o a Rick Sanchez, giornalista della Cnn che ha “confessato” di essere sotto l’effetto di droghe pesanti.
Gli hacker, dotati di un discutibile senso dell’umorismo, hanno però anche attaccato gli account ufficiali di Facebook (che rimandava a un sito pornografico), di Fox News e dell’Huffington Post, tutti seguiti da decine di migliaia di utenti. Vista la grande visibilità dei soggetti colpiti, i gestori del sito sono intervenuti in fretta, bloccando i 33 account “infestati” e riconsegnando le password ai legittimi proprietari, oltre a scusarsi per la grave falla nella sicurezza del sito.
Dal blog ufficiale si legge che l’attacco si è verificato sfruttando gli strumenti del team di supporto, come l’invio di email in caso di password dimenticata. Un’azione non pensata in larga scala, come di solito accade con fenomeni quali il phishing, bensì mirata proprio al controllo di alcuni account ben precisi.
Informati i malcapitati utenti e i loro tanti sostenitori, rimane da capire chi abbia compiuto il gesto e perché.
Come notato dal blog della Silicon Valley TechCrunch, i messaggi degli account attaccati sembrano scritti da persone diverse, tanto che alcuni neppure rimandano a siti di spam ma si limitano ad affermazioni pensate quasi come uno scherzo, non proprio di buon gusto. Sempre secondo TechCrunch, l’hacker in questione sarebbe uno solo che, dopo aver ottenuto i dati di accesso, li ha pubblicati nella community Digitalgangster, permettendo così agli altri utenti di sbizzarrirsi. E di essere, almeno per qualche ora, il presidente degli Stati Uniti o la popstar più famosa d’America.
(6 gennaio 2009)
“O noi o loro”, in migliaia
Mobilitazione sul web contro le pagine che mitizzano i boss mafiosi. La polemica investe il social network, che ha escluso ogni censura. E scende in campo anche la politica
da repubblica.it di SALVO PALAZZOLO
Il popolo di Facebook si mobilita contro le pagine (in aumento) che mitizzano i mafiosi siciliani Riina e Provenzano. Dal quartier generale del social network, a Palo Alto, California, hanno fatto già sapere che non scatterà alcuna censura. Ma dopo le polemiche dei giorni scorsi, soprattutto dopo la decisione dei vertici di Facebook di rimuovere le foto che ritraggono donne mentre allattano al seno, la protesta si è organizzata. Sono già cinquantamila gli utenti che hanno raccolto l’appello di pagine come "O noi o loro, 100mila firme contro la mafia on line", "Fuori la mafia da Facebook", "No alla mafia sui social network" oppure "A noi la mafia fa schifo". E’ in Rete anche una petizione rivolta al presidente della commissione parlamentare antimafia Beppe Pisanu: "Non possiamo accettare che vi sia chi alimenti un fenomeno devastante e chi inneggi alle gesta dei carnefici degli uomini dello Stato". Un’altra petizione è per il ministro delle Telecomunicazioni: "Non si può lasciare i social network senza una corretta gestione, altrimenti chiediamo anche la loro chiusura per complicità in apologia di reato, punibile secondo il nostro codice penale". Scende in campo anche la politica: "Facebook è una risorsa, ma nella lotta alle cosche sono in gioco valori importantissimi – dice il senatore Giuseppe Lumia, ex presidente della commissione parlamentare Antimafia – i padrini delle stragi potrebbero approfittarne per recuperare la loro credibilità perduta". Il presidente dei senatori dell’Udc Gianpiero D’Alia, che è anche membro dell’Antimafia, lancia una proposta: "Se i responsabili del social network continueranno a permettere un simile scempio dovranno essere per primi i politici a dare un segnale, cancellandosi da Facebook e chiedendo ai loro contatti di fare lo stesso". Salvatore Borsellino, il fratello del giudice assassinato per ordine di Riina e Provenzano, ha un’idea ben precisa su quanto sta accadendo. Dalle pagine di Repubblica.it ha lanciato un allarme: "E’ in atto una campagna di disinformazione per delegittimare i magistrati, ma anche tutti coloro che cercano la verità sui misteri di Riina e Provenzano. Ci sono messaggi – spiega Borsellino, animatore del sito www.19luglio1992.com – che tentano di mettere in discussione sentenze già passate in giudicato. Non dimentichiamo che uno dei progetti principali dei padrini è ormai da anni quello di ottenere la revisione dei processi. Credo che su Facebook stiano operando agenzie ben precise di disinformazione. Agiscono dietro le foto e le identità di giovanissimi, ma non sono tali". La protesta antimafia su Facebook prosegue. In centinaia si sono già iscritti alle pagine dedicate ai boss. E hanno postato i loro messaggi. C’è chi scrive soltanto "Onore a Falcone e Borsellino". E chi mette addirittura in rete pagine di libri e sentenze, per spiegare chi sono stati veramente Riina e Provenzano. Rita Borsellino, la sorella di Paolo, rilancia la protesta: " Verrebbe la tentazione di dire, mi tiro fuori dal social network, invece bisogna occuparlo per fare in modo che chi ha cattive intenzioni non trovi spazio e sia costretto a confrontarsi con chi invece ne fa un uso corretto. Sono loro che devono andarsene, non noi". (5 gennaio 2009)
LAVORO/ Non solo una fonte di reddito, ma un modo per affermarsi come uomini
tratto da ilsussidiario.net
di Paola Olivelli
L’attuale situazione economica pone delle domande vitali non solo perché diminuisce la capacità di acquisto dei beni elementari, ma anche perché mette in pericolo il lavoro, bene altrettanto essenziale per la persona umana. Nei dibattiti di questi giorni, quando si accenna a questo fatto il problema viene ridotto ai soli aspetti economici o sindacali, trascurando il valore antropologico del lavorare, il significato che esso ha per l’uomo. Tale riduzione è frutto delle ideologie del ‘900, che hanno trascurato il legame che unisce originariamente l’attività lavorativa umana e la sua dimensione morale, considerandolo solo nei suoi aspetti di fatica e schiavitù che rendono necessari interventi per limitarlo e garantirlo solo nei suoi aspetti retributivi e di sicurezza.
ENERGIA/ Goetzberger: Perchè l’Italia non scommette sull’energia solare?
Il professor Adolf Goetzberger è il fondatore del Fraunhofer Institute for Solar Energy Systems ISE, uno dei fiori all’occhiello della ricerca avanzata tedesca. Recentemente l’istituto ha segnato il record europeo di efficienza per le Celle Solari, sfiorando il 40%. Ilsussidiario.net, che ha aperto un ampio dibattito sul tema dell’energia in Italia, ha intervistato il Prof. Goetzberger per farsi raccontare a tutto campo la storia di uno scienziato capace di fondare con 18 ricercatori un istituto che oggi ne conta 800 ed è vanto della ricerca di uno dei maggiori paesi industrializzati del mondo, cercando di capire se il futuro energetico del pianeta sarà del nucleare e quale risposta efficace dare all’italico rebus di come connettere ricerca e produzione industriale.
Continua su il sussidiario.net
Se scarichi ti “strozzo” la…connessione
24 Dicembre 2008, 08:00
Sarkozy insegna, la Riaa impara: perché occuparsi degli utenti che scaricano illegalmente quando lo possono fare i provider? La storia infinita di un business al collasso. Nelle mani di un dinosauro.
La crisi è crisi per tutti e l’industria dell’intrattenimento non fa eccezione: ma per Riaa ed Mpaa, le due associazioni americane responsabili della tutela dell’entertainment rispettivamente musicale e cinematografico, il periodo nero dura da almeno otto anni.
Se prima il monopolio di un cartello di megaliti musicali era incontrastato e senza alternative, sin dall’avvento del mefitico Napster l’omologa della Siae nostrana si è trovata a fare i conti non tanto e non solo con un drastico calo delle vendite, sostituite progressivamente dal download illegale della musica protetta da copyright, quanto con una ben più preoccupante – quantomeno sul lungo raggio – delegittimazione dei parametri della “proprietà intellettuale” e dei suoi tutori.
Colpa della “maleducazione” dell’internauta medio? Non solo: l’industria, dapprima senza una propria precisa connotazione comunicativa (quando sei un monopolista assoluto non hai bisogno di mostrare il tuo lato migliore), si è sin da subito delineata come una sorta di gigante retrogrado, prima provando a nascondersi dietro le esternazioni di band come i Metallica – il cui anatema sul nascente file sharing fece scalpore e ne divenne paradossalmente, secondo molti, la pietra angolare del declino artistico – poi facendo personalmente il diavolo a quattro nelle più alte sedi del potere legislativo per ottenere leggi sempre più ferree in materia di controllo e blocco del p2p.
A vederla oggi, anni (luce) di distanza da quel lontano 1999, la Riaa sembra davvero una comica nemesi del don Chisciotte di de Cervantes, più disposta a spendere somme astronomiche di tempo e denaro per combattere un sistema inarrestabile come l’acqua che non a piazzare sul mercato proposte di qualità che convincessero il consumatore ad aprire di nuovo un portafogli peraltro sempre più smagrito.
Oggi questa improvvisa ventata di coscienza pare giunta anche ai pezzi grossi dell’associazione, che hanno deciso di lasciar perdere le migliaia di cause intentate fuori e dentro i confini americani contro gli utenti fedifraghi. Motivazioni probabili: l’indisposizione dei governi ad assecondare acriticamente le pretese dell’industria a svantaggio di un “popolo” sempre più informato e critico e, ben più importanti, le svariate falle nei teoremi accusatori verso i singoli utenti, i quali – lungi dallo spaventarsi nei confronti delle azioni giudiziarie contro di essi intentate – hanno reagito con vigore e spesso convinto le giurie dei tribunali.
Ma la Riaa non sotterra l’ascia di guerra ed anzi guarda all’Europa, la solita Europa divisa e frammentata che – mentre a livello comunitario ottiene splendidi avanzamenti in materia di rispetto della privacy – sconta una presidenza francese presieduta da un “sovrano assoluto” tendenzialmente conservatore come Nicholas Sarkozy, il quale ha avanzato l’ipotesi di “marchiare” univocamente gli internauti così da tracciarne percorsi, azioni e, ovviamente, misfatti. La Riaa non aspettava di meglio: in effetti il cittadino deve accedere alla grande rete mediante un service provider, ed è proprio a loro che la Riaa si sta rivolgendo, stipulando con essi accordi di vario genere che intrigano anche nazioni come l’Italia.
La situazione diverrebbe quindi la seguente: solo a coloro i quali paiono essere i veri “motori immobili” del downloading la Siae americana rivolgerebbe le proprie attenzioni in modo diretto, trascinandoli cioè senza mezzi termini in tribunale; agli altri – sempre su disposizione della Riaa – penserebbero direttamente i provider, prima “strozzando” e poi del tutto inibendo la connessione. Risultato? La Riaa non ci mette la faccia, non spende soldi, e il monopolio della musica torna nelle mani di Warner e soci.
Almeno in teoria, perché ovviamente non ci crede nessuno: la risposta dei provider va dal tiepido all’ostile, illustri giuristi vedono in questo sistema una violazione palese dei diritti del cittadino e, soprattutto, è difficile che con la semplice inibizione – la Storia, in ogni sua forma, lo insegna – uno status quo ormai consolidato possa cambiare. Meglio sarebbe quello di puntare su offerte di maggior qualità, su una diversificazione dei mercati, sulla graduale ma costante rivalutazione di una musica che oggi sembra più che mai virata sul nefasto usa-e-getta da radio commerciale: e invece, da quel punto di vista, tutto tace. Anzi no: il nuovo disco degli U2 verrà venduto in ben cinque versioni diverse, due delle quali supereranno abbondantemente i quaranta dollari, mentre qui da noi un artista di assoluto livello come Nek farà uscire il proprio decimo (!) disco in due tipologie. Una costerà di meno, avrà meno canzoni e, probabilmente, un impatto meno nocivo sui poveri timpani degli ascoltatori. In fondo, è già qualcosa.
Crescono i disoccupati, l’Italia sprofonda
da inviatospeciale.com
19 Dicembre 2008, 08:00
Ieri i dati Istat hanno confermato che cosa significhi la crisi nella vita quotidiana delle persone: più di 1,5 milioni di senza lavoro (+127mila rispetto allo stesso trimestre 2007). Ma vanno aggiunti coloro che all’ufficio di collocamento non si presentano nemmeno
La notizia della rilevazione Istat di ieri sull’occupazione non sta nei pur allarmanti numeri forniti alla stampa. La notizia è data piuttosto dall’assuefazione alle conseguenze della crisi, ormai snobbate persino dai politici abituati a comparire quattro o cinque volte al giorno sulle agenzie di informazione pur di apparire.
Riflettere su che cosa si nasconda dietro i dati della crisi sembra diventato un esercizio sterile. Noi però ci ostiniamo a farlo. Partendo innanzitutto dall’enunciazione delle cifre, suggerendo un “metodo” di lettura: nel terzo trimestre dell’anno il numero delle persone in cerca di occupazione ha registrato il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.527.000 unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). Dunque il tasso di disoccupazione è salito di mezzo punto percentuale rispetto a un anno prima, posizionandosi al 6,1%.
Fin qui il dato ufficiale, che si riferisce alla variazione del flusso occupati-disoccupati rispetto a quanto censito dall’ufficio di collocamento. Ovviamente non tiene conto degli “inoccupati” che fanno la spola tra un’agenzia di lavoro interinale e l’altra, e nemmeno si sognano di mettersi in fila allo sportello pubblico dove una volta si radunavano i cittadini in cerca di lavoro.
In lieve misura sono cresciuti anche gli occupati: ciò si spiega sempre con l’incremento delle persone che risultano “in cerca di lavoro” e che si iscrivono agli uffici di collocamento.
Il dato socio-economico è evidente: aumentano notevolmente coloro che cercano lavoro, più di quanti ne trovano.
L’innalzamento del livello della disoccupazione, segnala l’Istat, risente soprattutto della crescita degli ex occupati nel Nord e nel Centro e degli ex inattivi nel Mezzogiorno.
“I dati sulle forze lavoro – ha commentato la Confesercenti in una nota – evidenziano una tendenza assai preoccupante: se l’occupazione appare in bilico, il segno meno colpisce da mesi la casella degli indipendenti, ovvero le imprese d’ogni settore, e quindi soprattutto quelle piccole e medie”.
La fotografia emersa è preoccupante anche per Fulvio Fammoni, segretario nazionale Cgil con delega al mercato del lavoro: “E’ un Paese fermo per effetto dei problemi preesistenti e su cui si è abbattuta la crisi finanziaria e produttiva dell’ultimo trimestre”. Da una attenta valutazione dei dati, aggiunge, trovano dimostrazione “gli evidenti errori delle scelte della Legge Finanziaria di luglio, come denunciato dalla Cgil”.
Rispetto ai trimestri precedenti, osserva il dirigente sindacale, “la frenata occupazionale, nonostante le assunzioni di lavoratori stranieri, è palese, regge solo il terziario anche per la peculiarità del periodo estivo” mentre “a fine settembre non si rileva ancora il drastico taglio dei dipendenti a termine, ma anche in questo caso è significativo che il periodo estivo sia sostanzialmente piatto”.
La disoccupazione, continua Fammoni, “aumenta riflettendo le caratteristiche che troveremo in accelerazione fortissima nell’ultima parte dell’anno: crescita di disoccupati nel nord e nel centro, inattivi nel Mezzogiorno”. Cresce anche il tasso di disoccupazione dei lavoratori stranieri “e dopo 10 anni cala l’occupazione maschile”.
Sul versante politico, si indigna Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro Pdci: “Di fronte al clima che si respira per strada, nei negozi, nei luoghi di lavoro, di fronte all’aumento dei debiti delle famiglie e delle disparità tra ricchi e poveri servirebbe uno scatto della politica. Invece il governo non si cura del dramma sociale in atto, e l’opposizione parlamentare è schiacciata tra inchieste della magistratura e appelli giustizialisti”.
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