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Alitalia, la guerra di Malpensa

da inviatospeciale.com

 

Malpensa

Malpensa

La discussione sulla scelta del partner straniero di Alitalia rimane in bilico e apre la ‘Campagna padana per Malpensa’.

 

La cosidetta ‘nuova Alitalia’ dovrebbe partire a giorni, ma del partner straniero si parla molto e capisce poco. Dopo aver annunciato come concluso l’accordo con Air France-Klm adesso si è riaperto il capitolo Lufthansa.

Al centro le pressioni di Lega e forze politiche lombarde (quasi tutte) impegnati a ricollocare l’aeroporto di Malpensa nel cuore della ‘cordata patriottica’.

Gli “eroi” di Berlusconi (alla disperata ricerca di qualcuno che immetta nell’impresa soldi freschi, capacità gestionali e relazioni internazionali) ’scegliendo’ i francesi finirebbero con l’accettare la predominanza di Fiumicino e col ‘tradire’ l’anima padana di un vasto schieramento partitico.

Che Malpensa sia una cattedrale inutile nel deserto non importa, la salvaguardia dell’immenso apparato finanziario e del bacino di potenziale consenso elettorale che gira intorno allo scalo milanese non permette cedimenti. Certo induce preoccupazione una crisi dell’ex hub della Compagnia di bandiera, perchè centinaia di lavoratori incolpevoli rischierebbero di perdere il lavoro.

Tuttavia chi immagina, per fare un esempio, il trasporto aereo francese girare intorno a Lione e non a Parigi o quello inglese far capo a Glascow invece che a Londra?

Oggi era previsto un incontro sull’argomento ‘partner’ tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ma è stato rinviato, forse perchè proprio Malpensa è chiuso per la neve.

Tuttavia in giornata il Governo ha incontrato i vertici della ‘cordata patiottica’. Intorno alle 8 di questa mattina il presidente della Cai-Alitalia, Roberto Colaninno, e l’amministratore delegato, Rocco Sabelli, hanno parlato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Palazzo Chigi.

Al centro dei colloqui, secondo fonti di agenzia, gli sviluppi sulla scelta del partner internazionale e l’illustrazione del piano industriale definito dalla compagnia. Non è escluso si stia anche cercando di porre rimedio alla violenza con la quale Cai ha assorbito il personale Alitalia e che Letta debba spingere a più miti atteggiamenti i ‘capitani coraggiosi’.

Il fronte dei fedelissimi di Malpensa è ampio ed ora sono anche in competizione tra loro. I leader padani sono olte a Bossi anche il presidente della Regione, Formigoni (Pdl), il sindaco di Milano, Moratti (Pdl) e quello della Provincia, Penati (Pd).

Berlusconi, infastidito dal protagonismo di Bossi, ha commentato con fastidio alcune parole del leader leghista: “Gli interessi del nord stanno a cuore non solo alla Lega, ma anche a noi”.

I fan di Malpensa vorrebbero un’alleanza con Lufthansa, perchè i tedeschi intenderebbero rafforzare lo scalo lombardo a scapito di quello romano, mentre Air France-Klm concentrerebbe alcuni voli internazionali a Fiumicino, anche se poi tutti e due i vettori finirebbero col portare i passeggeri in partenza dall’Italia verso i propri hub per imbarcarli su loro aerei e portarli (guadagnandoci) in giro per il mondo.

Il dimensionamento della ‘nuova Alitalia’ non è tale, per dislocazione e tipo di areomobili, da lasciar immaginare uno sviluppo sul lungo raggio. Cai sta mettendo in piedi una (per altro non grande) compagnia nazionale.

I padani, se dovesse fallire l’accordo coi tedesch,i chiedono una liberalizzazione dei voli su Malpensa in grado di fare spazio ad un altro grande vettore straniero, che potrebbe essere la stessa Lufthansa, con un ruolo propulsivo per l’hub milanese.

Questa scelta, però, aprirebbe problemi per gli “eroi” di Berlusconi, che con l’acqusto di Alitalia hanno anche ricevuto in dote gli slot (le concessioni di arrivo e partenza). I ‘permessi’ hanno un forte valore commericiale e la loro perdita rappresenterebbe un danno economico non irrilevante. Un bel problema per il Cavaliere mettere tutti d’accordo.

Comunque rimane inqualificabile l’ingerenza della politica e dimostra quanto la ‘cordata patriottica’ ne sia un’emanazione. I partiti e il governo vorrebbero essere i protagonisti delle decisioni, ma la scelta in un mercato serio dovrebbe riguardare solo il management di Cai.

Pur ormai dissolto il ‘fronte del no’ e fiaccata la resitenza dei lavoratori, continuano alcune manifestzioni di protesta. Stefano Pedica dell’Idv ha annunciato che “il 12 continueremo a manifestare prima alla regione poi al Quirinale e a Palazzo Chigi, non ci fermeremo fino a quando non riassumeranno l’ultimo dipendente allontanato con sistemi di un regime che ricorda un passato difficile da dimenticare”.

Sulla nuova Alitalia il buio è fitto

LIME (BGY) - MD80 at stand

 

05 gennaio 2009
 
Il partner straniero sembrava esserci ed invece non c’è ancora, delle assunzioni non si capisce molto e per l’operatività sarà meglio aspettare.
 
I primi giorni del 2009 dovevano essere quelli dell’assestamento, in attesa della partenza prevista per il 13 gennaio (ma in questa vicenda bisogna sempre ricordare che nulla è mai certo) ed invece sotto la cenere non si sa bene cosa ci sia.
 
I punti aperti rimangono tre. Il processo di assunzione dei dipendenti Alitalia nella nuova Compagnia, la scelta del partner straniero, l’operatività.
 
Per le assunzioni, a guardar bene, sembra di trovarsi in un girone dantesco. In situazioni del genere, quando si stratta di gestire la posizione di migliaia di persone, è comprensibile che possano essserci ‘disguidi’ o ‘errori’. Ma qui la strategia stessa con la quale si è pianificato il ‘trasferimento’ del personale è stata incomprensibile. La ‘cordata patriottica’ non ha pensato per un solo momento a costruire con il personale della ex Compagnia di bandiera un rapporto diretto. Nessuna informativa per tranquillizzare le persone, nessun comunicato per definire i criteri generali, nessun feedback con i nuovi assunti. Così ognuno ha dovuto cavarsela da solo, tutti abbandonati  a sè stessi, anche se i sindacati trattavano in riunioni infinite, che si concludevano puntualmente con la convocazione della successiva e dopo aver deciso di ‘monitorare’ il susseguirsi degli eventi. Probabilmente qualcosa si è fatto, alcune scelte estreme di Cai sono state ridimensionate, ma il quadro generale lascia perplessi.
 
Sia Cai che sindacati firmatari sembrano aver dimenticato i fondamenti della democrazia, da applicarsi anche e naturalmente alle relazioni sindacali. I vertici, ‘quelli che sanno i fatti veri’, a questionare in segrete stanze e gli altri, i lavoratori, come mandria lasciati al pascolo. Tutti si sono sgolati nel dire di aver profondi rapporti coi propri associati, ma nei fatti il popolo di Alitalia era in fibrillazione, incerto e spaventato, in angoscia e demotivato. Personale di terra, assistenti di volo e piloti via via spinti a dividersi, a pensare di dover pensare al proprio destino e non a quello collettivo. A prima vista un’azienda costruita ad immagine e somiglianza della vecchia Alitalia, dove sindacati e management cogestivano il potere e trovavano consenso nell’amministrazione delle pratiche individuali dei singoli dipendenti, fornendo ‘assistenza’ e qualche volta vantaggi.
 
Sperare di poter recuperare la demotivazione dei lavoratori assunti nella nuova Alitalia appare illusorio e sarà interessare vedere come la volontà di Cai di far crescere la produttività (senza far troppi complimenti) coinciderà con la qualità del servizio, la sicurezza, la nascita di una coscienza di appartenenza, tutti elementi fondamentali per gestire un’azenda competititva.
 
Sul fronte del partner straniero InviatoSpeciale è rimasto sempre sulle stesse posizioni, perchè l’analisi dei fatti non forniva un qualsiasi elemento concreto per dire “Accordo fatto con Air France-Klm”, come hanno affermato tutti gli altri Media in almeno tre fasi diverse della trattativa e senza neppure un condizionale.
 
Infatti stamattina ci risiamo. Roberto Formigoni, presidente della Regione Lombardia, dice: “I giochi non sono ancora fatti” e aggiunge di aspettarsi “molto” dall’incontro tra i presidente di Cai e Lufthansa, che a suo parere non sarà “formale”.
 
L’esponenete del centro-destra ha dichiarato: “So che Lufthansa avanzerà proposte molto serie e concorrenziali” e “so che Mayrhuber è pronto a gettare sul tavolo un forte impegno di sviluppo in favore di Malpensa e di Fiumicino. Una proposta molto interessante dal punto di vista economico”.
 
Formigoni ha rivelato ad alcuni quotidiani che “il presidente Berlusconi si è espresso più volte per Lufthansa: non ho dubbi che il governo faccia valere il suo peso, pur sapendo come sia rispettoso della natura privatistica di Cai” e conclude: “Dobbiamo aspettarci un passo forte da parte del governo” che “farà di tutto per convincere Cai”.
 
Altri organi di stampa hanno diffuso una notizia secondo la quale Air France-Klm sarebbe pronta ad alzare da 250 a 300 milioni di euro l’offerta per una partecipazione del 25 per cento nella nuova Alitalia. La genesi della indiscrezione è da ricercasi in un articolo del quitidiano economico francese Les Echos. Una domanda però viene spontanea: ma un paio di giorni fa non si era scritto di un accordo fatto ed anche siglato? L’abitudine della stampa italiana a ‘dimenticare’ sta davvero diventando un problema ed il controllo e la verifica delle fonti un esercizio quasi per tutti superfuo.
 
Una sola cosa è certa. L’intervento in Alitalia sarà, per chi dovrà decidere di intervenire, più determinato da un principio di interdizione del concorrente che da una reale volontà di impegno. Per quanto interessante il mercato italiano è troppo condizionato da fattori ‘esterni’ (invadenza della politica, relazioni sindacali, fragilità della ‘cordata patriottica’, efficienza delle strutture, ecc) per essere davvero appetibile.
 
In questo la vicenda Malpensa è indicativa. Un aeroporto da sempre contestato, monumento alla voracità della politica, divoratore di risorse finanziarie pubbliche inquantificabili, è un problema che il Palazzo ha prodotto per logiche clientelari e non di necessità industriale, oggi impiega migliaia di persone e deve esser tenuto in vita, ma non si sa come e forse, oltre la demagogia, perchè.
 
Sull’operatività, infine, il mistero è fitto. Si parla di voli cancellati, di trasferimento di personale Alitalia si aerei Air One (con relativi corsi degli assistenti di volo per ottenere nuove abilitazioni), di tariffe difficili da decifrare. Sarà meglio vedere cosa accadrà dopo la partenza della nuova Compagnia.
 
Domani, alle 11, davanti al Quirinale si terrà una manifestazione dei lavoratori Alitalia. All’iniziativa parteciperà il senatore Stefano Pedica, dell’Italia dei valori.

 

Alitalia, giochi ancora aperti sul partner straniero

da ilsole24ore.com

2 GENNAIO 2009

Alitalia - A321 - IBIXJ - Taxi in

Le trattative per la scelta del partner internazionale di Alitalia «sono ancora aperte». Lo indicano a Radiocor fonti vicine al dossier. «Non è stata fatta assolutamente alcuna firma» con Air France e «nei primi giorni della prossima settimana potrà esserci un incontro tra i vertici di Alitalia e quelli di Lufthansa», indicano le fonti. Con Air France-Klm proseguono intanto «approfondimenti di tipo tecnico». Al momento non sono stati fissati altri incontri con Air France-Klm. Dal quartier generale del gruppo, a Parigi, l’unica indicazione che arriva è che «si continua a lavorare sul dossier». Secondo le fonti, gli approfondimenti in corso sono affidati ai legali e riguardano la verifica delle clausole di un eventuale accordo. Le trattative sono quindi a una fase molto avanzata e il gruppo franco-olandese mantiene la pole position per il ruolo di partner estero della nuova Alitalia. In base a quanto riferiscono i giornali di oggi, il gruppo presieduto da Jean-Cyril Spinetta è pronto a investire 310 milioni di euro per l’ingresso nel capitale della nuova compagnia di bandiera italiana, con una quota del 25% e la firma definitiva potrebbe arrivare entro il 10 gennaio. La società francese dovrebbe avere tre posti nel cda e due nel comitato esecutivo. Anche nel caso di Lufthansa, precisano le fonti, l’ipotesi di trattativa è quella di una quota del 25% di Alitalia. I tempi per la chiusura del negoziato per il ruolo di partner estero della compagnia sono comunque molto stretti, mentre si avvicina la data del 13 gennaio che vedrà il decollo del primo volo della nuova Alitalia.

Alitalia, i pensieri di Fantozzi

da inviatospeciale.com

l Commissario straordinario ha rilasciato un’intervista a ‘L’Espresso’. Racconta la sua sul perchè della crisi, sulle conseguenze e sui problemi. Peccato, come sempre in questa vicenda, nulla sia mai chiaro.

In un’intervista all’Espresso il Commissario straordinario di Alitalia, Augisto Fantozzi, fa delle interessanti considerazioni. L’Alitalia ”è morta di grandeur – ha sostenuto Fantozzi – nella mia relazione sulle cause dell’insolvenza dico chiaramente che l’azienda ha sperperato: non è un mistero che ci sono cinque procuratori della Repubblica al lavoro nei nostri uffici e la Corte dei Conti che indaga”.

Fin qui siamo quasi all’ovvio. Il bello arriva dopo. Sul perchè della grandeur il commissario ha spiegato: “Semplice. Alitalia pagava tutto il triplo”. Così mandava ”tre macchine per prendere l’equipaggio, perchè se la prima buca e la seconda rompe il motore… era uno spreco”. In questo contesto anche il carburante ”certamente era pagato troppo”. Il commissario di Alitalia ha aggiunto di aver avuto difficoltà nel vendere la compagnia a causa dei sindacati che hanno seguito ”una dialettica sindacalese, un balletto tra di loro su chi firmava e chi no”.

Dimenticando il suo ruolo esclusivamente ‘tecnico’ Fantozzi ha deciso da tempo di entrare nel merito ‘politico’ della questione. Seguendo il filone della disinformazione, che fino ad oggi ha permesso una cessione con aspetti ancora grigi, il Commissario ha insistito sul ritornello delle auto che portavano i piloti in aeroporto. Pur dando per buone le sue considerazioni, può supporre qualcuno che queste spese abbiano generato oltre tre milardi di passivo? Fantozzi dice anche che il carburante era “pagato troppo”. Il carburante? Solo il carburante? Ed erano gli equipaggi a fare il ‘pieno’ al distributore?

Però il Commissario non ha mollato sui piloti: ”Hanno fatto un grande errore. La disponibilità a riconoscere la loro professionalità c’era. Ma loro hanno preferito la guerra per il potere in azienda, lo scontro per comandare piuttosto che convincere della loro indispensabilità. L’Anpac ha frantumato se stessa”.

Qui il discorso dell’uomo che è stato chiamato a liquidare Alitalia diventa ambiguo. Chi aveva la ‘disponibilità’ a riconoscere le competenze dei piloti? E perchè andava ‘riconosciuta’ loro la professionalità? Perchè mai avrebbero dovuto “convincere” qualcuno di possederla? Per Fantozzi il dato politico è prevalente su quello funzionale e questo rende estremamente serio il giudizio sulle modalità che in seguito hanno riguardato la selezione del personale da assumere in Cai. Perchè, se la ‘cordata partiottica’ dovesse essere del suo stesso parere, ci sarebbe da supporre che la strategia di mortificazione dei lavoratori e la durezza inqualificabile nella gestione delle immissioni nella nuova Compagnia rispondano non a criteri di qualità e competenza, ma a necessità di controllo e gestione, così da prefigurare anche comportamenti antisindacali.

Fantozzi ha affrontato anche il nodo dei debiti della bad company e che rappresentano un debito enorme per lo Stato e quindi per tutti i cittadini. ”Gli attivi non basteranno a pagare tutti i passivi – ha spiegato – In totale ci sono 3,2 miliardi di passività e gli asset di Alitalia non sono tantissimi. Oltre a quello che incassiamo da Cai, c’è quello che incasserò da cargo, manutenzione, call center Alicos…Stimiamo possano valere tra i 500-700 milioni di euro. Poi abbiamo un terreno a Fiumicino e cinque o sei appartamenti in giro per il mondo”. Ad essere saldati per primo saranno coloro che ”hanno continuato a rendere servizi durante il commissariamento. Dopo il 29 agosto saranno pagati tutti. Prima, saranno pagati secondo riparto”. Per gli azionisti di Alitalia, invece, ”il Tesoro ha promesso un indennizzo attingendo al fondo dei conti correnti dormienti. Dipenderà da Tremonti in che misura vorrà soddisfarli”. Gli obbligazionisti, poi, saranno trattati come gli azioni ”anche se in verità dovrebbero essere più tutelati”. Anche qui laquestione è delicata e c’è da scommettere che il contenzioso giudiziario sarà infinito.

Poi Fantozzi ha dato una singolare spiegazione sulla differenza di pagamento di Cai verso Alitalia (237 milioni) e AirOne (300 milioni). ”Air One ha più aerei e più buoni dei nostri. La parte di punta della flotta futura è quella di AirOne. Io ho da vendere novanta MD80, che valgono poco: ho appena fatto il bando”.

Alla fine del 2007 Alitalia possedeva 109 aerei, valutati in bilancio per 1,98 miliardi di euro. Se si stima un ammortamento negli ultimi 11 mesi del 2008 per 180 milioni di euro si ridurrebbe la loro valutazione a 1,8 miliardi di euro al 30 novembre 2008. Sul ‘Il sussudiario.net’ ,Giuseppe Colangelo, si era posto tempo fa alcune domande: “Abbiamo appreso che la Cai rileverà 93 aerei Alitalia, i più nuovi e moderni, di cui 64 in proprietà e 29 in leasing, potrà contare sull’intero parco slot e sul marchio della vecchia compagnia di bandiera”.

Ancora qualche domanda. Agli aerei ceduti a Cai vanno aggiunti gli slot, ovvero le concessioni di decollo ed atterraggio. Per capire meglio: Alitalia aveva venduto 26 dicembre dello scorso anno tre coppie di slot nell’aeroporto di Heathrow, in Gran Bretagna, ricavando la somma di 54 milioni di euro, corrispondente a un prezzo medio per coppia di ben 18 milioni. Air One ha ceduto a Cai 26 A320, 2 A330, 20 B737 e 10 CRJ900, dei quali tre quarti sarebbero in leasing, mentre il valore degli slot della compagnia di Toto (quasi tutti in aeroporti italiani) è molto inferiore al valore di quelli di Alitalia (in numero rilevante internazionali o intercontinentali). Il patrimonio in slot di Alitalia sarebbe stato quantificato tra i 550 e i 900 milioni di Euro, con una stima media di 700-750 milioni.

A questo riguardo alcune domande sorgono spontenee. Secondo le offerte di vendita di cui ha parlato il Commissario sono stati messi ad oggi in vendita 46 aerei della Compagnia di bandiera e non ceduti a Cai. Il bando è stato pubblicato su ‘Il Sole 24 Ore’ e riguarda nel dettaglio due B-767, 17 MD-80, 5 MD-82, 14 Embraer 145, 4 Atr 72-210 e altri 4 Atr 72-500. Le manifestazioni di interesse dovranno pervenire entro le 12 del prossimo 29 gennaio.

Dove sono i 90 MD 80? I problemi sulla cessione degli areomobili ci sono, ma nulla c’entrano con le teorie di Fantozzi. Almeno secondo alcune valutazioni fatte a Dedalonews da Francesco Guarnieri, presidente di Asset Management Advisor Suisse S.A. (AMA). L’imprenditore a settembre aveva manifestato interesse a rilevare una trentina di aerei (tra i quali i difficilmente vendibili MD80) e alcuni ATR72, ma non aveva ottenuto risposte positive. Adesso dice: “Oggi il nostro interesse è solo per gli ATR72 della serie 500. Si tratta degli aerei più moderni in vendita. I due Boeing 767-300ER sono del 1995 ed hanno sulle spalle oltre 60.000 ore di volo. Decisamente problematici gli MD-80 e 82 in vendita. A renderli poco appetibili – ha proseguito Guarnieri – non sarebbero solo l’età e le ore di volo assolute, ma anche alcune scadenze manutentive ravvicinate. Gli aerei, il cui prezzo di mercato è stimabile intorno ai 3-3,5 milioni di dollari a fronte di un canone mensile di noleggio di 70-80.000 dollari, sarebbero prossimi a un “Check C” del costo di circa 1,5 mln con un fermo macchina di alcuni mesi. Ciò abbatterebbe il valore di questi MD-80/82 a cifre molto basse. Qualcuno mi deve spiegare perché ci abbiano chiesto di manifestare interesse per rami e compendi d’azienda e ora invece vendono solo gli aerei”, ha concluso Guarnieri, che in settembre aveva rivelato di puntare ad utilizzare macchine ed equipaggi ex Alitalia per servire destinazioni nell’Europa dell’Est. “L’unica condizione che avevamo posto era una contrattazione diretta con i singoli piloti ed equipaggi, ai quali avremmo offerto livelli intorno al 70-80 per cento di Alitalia. È evidente che tutto questo piano industriale viene a cadere”, ha concluso Guarnieri, “e per me è una delusione personale”.

Nulla va preso per oro colato, ma le parole di Guarnieri pongono almeno un dubbio sull’intero affaire e cento sulla strategia di Fantozzi.

Ancora. Senza essere competente nella gestione di una azienda di trasporto aereo il Commissario ha pontificato: “Si è voluta mantenere in piedi una struttura troppo ampia rispetto alle sue possibilità di produrre reddito. Si è detto che a Colaninno ho dato la polpa, ma anche lui avrà il problema di riempire gli aerei…”.

Secondo calcoli pubblici, resi noti anche da InviatoSpeciale, se Alitalia avesse operato controlli di gestione efficaci e prodotto risparmi non sul trasporto degli equipaggi in aeroporto o sul costo del lavoro (tra i meno pesanti se si guarda a Iberia, Air France-Klm, British Airwais e Lufthansa), ma su forniture, contratti, consulenze esterne, carburanti, ricambi, ecc la redditività non sarebbe stata un problema.

Infine Fantozzi ha parlato del suo stipendio, che dovrebbe arrivare alla fine della procedura di liquidazione della bad company, ovvero tra sei-sette anni. ”Spero che una parte arrivi prima – ha affermato – Io il lavoro lo sto facendo. Non sono nè esoso nè avido. Ma non sono fesso e non ho intenzione di lavorare gratis”. Sarà di 15 milioni di euro gli è stato chiesto? ”Potrebbe essere quella cifra, ma anche meno. E’ un calcolo in percentuale sulla massa dell’attivo, del passivo e del recuperato. Ma Palazzo Chigi non ha ancora emanato il decreto per stabilire la percentuale che mi spetta”. Insomma un paio di milioni l’anno, più o meno (se l liquidazione durerà quanto previsto).

Il commissario ha reso noto che rimarra “titolare di 4 mila persone in cassa integrazione che restano miei dipendenti”.

Un fatto rimane incontrovertibile: con Alitalia hanno guadagnato in molti, ma non i ‘bamboccioni del cielo’, i ‘lavoratori viziati’, i ‘piloti alla ricerca del potere’ per intenderci. Quelli o sono in cassa integrazione o hanno firmato un contratto che gli riduce lo stipendio. Saranno loro i “fessi”?  Ma questa è l’Italia, bellezza!

“Oggi, 31 dicembre, – rende noto Sdl- Intercategoriale – si svolgerà una nuova manifestazione dei lavoratori Alitalia, dei cassaintegrati e dei precari. Alla manifestazione parteciperà anche SdL intercategoriale. L’appuntamento è alle ore 12.00 a Piazza del Quirinale e si andrà poi al Ministero delle Pari Opportunità. I lavoratori di Alitalia non smetteranno di manifestare il loro dissenso sino a quando CAI non comprenderà che è necessario ridiscutere e modificare quanto sino ad oggi concordato con il sindacato confederale”.

Piano voli di Alitalia: Fiumicino-Malpensa finisce 13 a 3

da ilsole24ore.com

di Marco Alfieri

30 DICEMBRE 2008

Dedicato «A chi cerca una nuova partenza…». Con la “A” che richiama la tradizionale pinna tricolore Alitalia.

Perché il paradosso è che la vecchia scarburata Magliana, dopo il breve interregno Cai, da domani tornerà a chiamarsi, appunto, Alitalia. E’ uno dei punti all’odg dell’assemblea Cai di stamattina a Milano. Bruxelles all’inizio voleva imporre la rivisitazione del logo per segnare la discontinuità tra vecchia e nuova compagnia, ma alla fine le difficoltà legate alla modifica della sigla Iata Az, hanno aperto la strada al più classico dei ritorni all’antico.

É bastato aprire i giornali di ieri per accorgersene. Nell’ultima pagina dei principali quotidiani campeggiava il lancio pubblicitario della nuova Alitalia. «Il 13 gennaio – recita l’inserzione – dall’unione di Alitalia ed Air One, nasce la vostra nuova compagnia aerea. Forte dei valori della migliore tradizione aeronautica italiana, di un nuovo e ampio network di collegamenti e di una flotta moderna ed efficiente». Dal 13 gennaio, dunque, «è operativo il nuovo programma di voli, acquistabili da subito»…..

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CAI, parole in libertà

da inviatoseciale.com

30 dicembre 2008, 12:17

Quando si hanno le idee chiare

Quando si hanno le idee chiare

Sarà necessaria “qualche settimana” per la scelta del partner estero di Alitalia. Lo ha affermato Salvatore Mancuso, del fondo Equinox, questa mattina all’ingresso dello studio legale milanese dove è convocata l’assemblea di Cai, che dovrà deliberare sul cambio del nome in Alitalia. Per Mancuso “non c’è ancora” un orientamento preciso sull’identita’ del partner.

All’assemblea partecipa anche Gaetano Miccichè, responsabile corporate di Intesa Sanpaolo. Per lui, invece sulla scelta del partner straniero di Alitalia ‘’siamo vicini”.

Alitalia: i nodi irrisolti

da inviatospeciale.com

28 dicembre 2008, 20:48

Al di là della propaganda di Cai il passaggio di Alitalia ai nuovi proprietari è problematico. Poche ore per risolvere le questioni, ma c’è da dubitare che gli accordi saranno integralmente rispettati.

In queste ore i poco professionali, ma molto pubblicitari ‘press agent’ di Cai, hanno reso note alcune notizie, per altro tutte da verificare. La prima ‘geniale’ trovata è stata quella dell’annuncio di ‘adesione quasi totale’ alla proposta di assunzione da parte dei lavoratori. La seconda è che la nuova compagnia continuerà a chiamarsi Alitalia. Infine alcune amenità sullo stato delle trattative in corso per la ricerca del partner straniero.

Veniamo allora ai fatti. La ‘cordata patriottica’ metterà in campo una compagnia che dovrebbe contare su una flotta di 148 aerei, 70 destinazioni e 670 voli al giornalieri. Delle 70 destinazioni, 23 saranno nazionali, 34 internazionali e 13 intercontinentali.

La sola Alitalia possedeva oltre 180 aerei, trasportava circa 24 milioni di passeggeri ed aveva circa 650 slot (diritti di decollo e atterraggio).

Prima delle ultime decisioni prese dal Commissario straordinario Fantozzi (diminuzione del numero dei voli, soppressione di destinazioni, insufficienza del personale e conseguenti cancellazioni) che hanno prodotto un danno forse irreparabile per il marchio Alitalia, la Compagnia di bandiera aveva un suo spazio di mercato consolidato Oggi nessuno è in grado di valutarne la forza reale.

Air One è da tempo nei guai. Gli aerei sono mezzi vuoti ed è in perdita. Fino a giugno del 2008 il rapporto tra i posti disponibili e quelli occupati da viaggiatori è stato il più basso d’Europa tra le quasi trenta compagnie dell’Aea. Nel 2007 ha perso 32 milioni ed il fatturato è stato di 785 milioni. Alla fine del 2007 aveva novecento milioni di debito, salito a oltre un miliardo nei primi sei mesi del 2008.

Le due compagnie, pur fuse in Cai, rimaranno per ora (e per quanto?) distinte e le presunte sinergie saranno tutte da verificare. Alitalia aveva un fatturato pari a circa sei volte quello di Air One, ma è stata valutata complessivamente 1.052 milioni compresi i debiti e i fondi accantonati per i biglietti premio del programma Millemiglia. Sabelli, amministratore delegato di Cai, in una sconcertante dichiarazione, ha detto: “Non facciamo un confronto con quanto pagato ad Alitalia. Il negoziato con Toto (790 milioni, ndr) è stato molto duro, come è normale tra imprenditori privati (Toto è sociao di Cai, ndr). E per Alitalia abbiamo pagato un prezzo corretto di mercato, lo ha riconosciuto il perito nominato dalla Ue”.

Sulla base di dati del 2006, Alitalia impiegava 62 lavoratori per aereo, Iberia 159, British Airways 808, Air France-Klm 659, Lufthansa 542 . Se si valuta la produttività un lavoratore Alitalia produceva in quell’anno 413.300 euro, mentre un suo collega Lufthansa 210.000 e di Air France-Klm 188.900 . Per il trasporto merci la Compagnia era al primo posto in Europa per produttività.

Perchè la crisi allora? Alitalia, per ogni 100 euro di entrate ne spendeva 15,6 per il personale e 94,2 per spese indistriali o accessorie (si fa per dire) ed aveva pure passivo di 9,9 euro. Air France-Klm, per la stessa cifra in entrata ne destinava per il personale 31,5 e 65,6 per il resto, producendo un utile di 2,8 euro.

Alitalia spendeva il 25 per cento in più degli altri concorrenti per carburante, tasse areoportuali, ricambi, forniture, alberghi, consulenze esterne, pubblicità, catering. Il personale invece costava la metà o poco meno. La resposabilità di cattiva gestione, quindi, erano da attribuirsi al management e sarebbe interessante se la magistraura valutasse la congruità dei contratti di acquisto, le convenzioni, le consulenze, indagasse su chi li ha stipulati e con l’autorizzazione di chi altro. E se tutto è indubitalmente limpido.

Il 25 per cento di spese in più, se valutato sul bilancio 2006, equivaleva a 1 miliardo e 100 milioni di euro. Un controllo su quel capitolo avrebbe prodotto utili fino a 500 milioni di euro.

Il ridimensionamento prodotto da Cai sembra ignorare questi dati e interviene ulteriormente sul costo del personale, taglia occupazione e prodotto reale e concentrando l’attività sui voli a corto raggio limita anche la redditività complessiva, perchè i voli nazionali hanno un bassissimo livello di utile.

I ‘press agent’ di Cai sono anche fortunati, perchè i dati che abbiamo riportato sono pubblici e facilmente consultabili, se solo qualche giornalista trovasse il tempo e la ‘fantasia’ per occuparsene. Ma vista la qualità e l’indipendenza dei Media italiani c’è poco da sperare.

Colaninno e soci hanno fissato per il 13 gennaio la partenza della cosidetta ‘nuova Alitalia’. Però le questioni aperte sono molte. Prima di tutto le assunzioni, fino ad ora gestite in modo aggressivo, senza rispetto per i lavoratori e per gli accordi sottoscritti. Cai dimentica che il personale Alitalia esce da una vicenda molto dura e con il morale in pezzi e questo mina alla base la produttività di un’azienda. Nelle parole di molti dipendenti si legge quasi l’idea di essere stati ‘deportati’ nella nuova realtà, sarà difficile conquistarne la fiducia e senza la fiducia dei collaboratori si rimane fermi al palo.

Lunedì la Compagnia Aerea Italiana sarà, poi, impegnata in un appuntamento societario: è indetta infatti (in prima convocazione, in caso di mancanza di numero legale la seconda convocazione è per il 30) l’assemblea degli azionisti con all’ordine del giorno il cambio del nome da Cai in Alitalia. Il fatto era stato annunciato dal presidente, Roberto Colanninno, e dall’ad, Rocco Sabelli, nelle scorse settimane.

Rimane aperto il problema del partner internazionale. Prima di Natale Colaninno e Sabelli avevano avuto una riunione fiume con Air France-Klm, ma era chiara la distanza tra le parti perchè il presidente del colosso franco-belga, Spinetta, neppure era presente. Cai vorrebbe incassare una quota del 25 per cento pari a 250 milioni di euro. Peccato che i ‘capitani coraggiosi’ (che senza i francesi andrebbero alla deriva in poche settimane) pretendano anche un sovrapprezzo sulle azioni che Air France dovrebbe acquistare e nessun ruolo di commando per loro. Condizioni difficili da accettare per chi sa di essere indispensabile ed al contrario non è favolrevole, per cultura d’impresa, alle situazioni di forte conflittualità interna.

Sempre lunedì riparte il confronto tra gli “eroi” di Berlusconi e Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl sul rispetto degli accordi sul personale. Per quanto i sindacati confederali e l’Ugl siano del tutto allineati alle strategie di Cai, le violazioni compiute fino ad ora dai ‘capitani coraggiosi’ sono talmente macroscopiche da non poter essere ignorate, per lo meno da Cgil. Il sindacato ‘di sinistra’, smentendo le parole del suo segretario generale, Epifani, che aveva detto “non possiamo prendere decisioni per categorie delle quali non abbiamo rappresentanza” discuterà della situazione drammatica nella quale sono piloti ed assistenti di volo. Per loro sono saltati i criteri di anzianità, qualifica, collocazione geografica in una confusione al di là di qualunque fertile immaginazione.

I sindacati confederali e l’Ugl, violando le regole democratiche e impossessandosi di un mandato di rappresentanza che non posseggono, discuteranno in mattinata dei piloti e nel pomeriggio, alle 15,30, degli assitenti di volo. L’aspetto ancor più grave e che negli incontri svolti fino ad ora i sindacalisti neppure sembravano al corrente delle logiche più elementari che riguardano le due categorie in questione.

Tra le decisioni inspiegabili di Cai per quanto riguarda piloti ed assistenti di volo c’è il mancato rispetto delle liste di anzianità, con l’assunzione di personale già pensionabile e il non richiamo di altri dipendenti lasciati in cassa integrazione, ma non in grado ri raggiungere l’età pensionabile durante il periodo di cigs e mobilità, l’assegnazione di personale su basi diverse da quelle di residenza (in violazione delle norme) e per altro senza reali motivi di funzionalità organizzativa.

Rimangono inoltre aperte numerose questioni relative al personale di terra, dove invece Cgil, Cisl, Uil e Ugl sono presenti. Cai, senza averlo comunicato e sottoscritto sembra avesse dato il via all’esternalizzazione dell’handling, così come all’appalto a Pegaso per i lavori di pulizia degli aerei (lasciando a casa decine di persone).

Cai, poi, ha stipulato numerosi contratti a tempo determinato, del tutto al di fuori delle linee guida previste dagli accordi. I sindacati firmatari assicurano il massimo impegno nel verificare il rispetto delle intese sottoscritte, anche se fonti non ufficiali sostengono che alcune organizzazioni avrebbero posto ‘particolare cura’ nel seguire le vicende dei propri associati, privilegiando le posizioni individuali a quelle riguardanti la totalità dei lavoratori coinvolti nel piano di assorbimento da parte di Cai.

Mauro Rossi, segretario nazionale della Filt-Cgil, firmatario dell’accordo con Colaninno e soci e protagonista di un durissimo scontro con alcuni dei suoi colleghi di organizzazione al momento della stipula a Palazzo Chigi, ha detto in queste ore: ”Quello che è accaduto in queste ultime settimane è motivo di forte preoccupazione per l’immediato futuro. Cai ha messo in atto comportamenti che non aiutano certo ad affrontare i problemi di un’azienda complessa, soprattutto in questa fase di start up. Stupisce l’enfasi posta sul dato delle assunzioni, che era, invece, cosa scontata”.

I prossimi giorni saranno cruciali, ma la verifica su Cai avrà bisogno di tempi lunghi. Solo in primavera si capirà l’assetto definitivo della Compagnia e non è difficile prevedere che le sorprese per i viaggiatori e per i lavoratori non saranno poche.

Alitalia, scarpe vecchie a Berlusconi

da inviatopeciale.com

27 dicembre 2008, 8.56

Nonostante le feste natalizie i lavoratori di Alitalia continuano a lottare per i propri diritti. Ieri sono andati a Palazzo Chigi per regalare un vecchio mocassino usato al Cavaliere.

Ieri un centinaio di persone, la maggior parte lavoratori di Alitalia, hanno protestato contro la politica del governo, dando vita allo ’scarpa day’, organizzato dall’Italia dei Valori. Il senatore dell’Idv, Stefano Pedica, ha detto che l’intenzione era quella di contestare “un governo capace solo di creare disoccupazione e di difendere gli interessi dei suoi amici”.

Un mocassino ‘usato’, addobbato con un fiocco natalizio, è stato portato a Palazzo Chgi, sede della presidenza del Consiglio e lasciato davanti al portone di ingresso sbarrato. I manifestanti avevano tutti con sè una scarpa vecchia, con la quale volevano ricordare la contestazione di Montazer al-Zaidi, il repoter che lanciò le sue scarpe contro il presidente Usa, George W. Bush, a Baghdad.

Pedica ha aggiunto: ”Non siamo violenti e non tiriamo scarponi. Li usiamo però come simbolo di protesta contro Silvio Berlusconi, che intende applicare lo scellerato metodo Alitalia a molte altre grandi aziende in crisi. La prospettiva è assistere nei prossimi mesi a 500.000 licenziamenti”.
I partecipanti alla contestazione erano partiti dal Quirinale, dove avavano chiesto aiuto al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, per poi recarsi a piazza Colonna, passando dinanzi alla sede di Forza Italia. Qui sono stati urlati alcuni slogan contro il premier. Solo a Pedica, accompagnato da tre manifestanti, è stato consentito dalla polizia di arrivare davanti al portone chiuso della presidenza del Consiglio. Lì il senatore ha depositato la scarpa, osservato da molti turisti stupefatti da una iniziativa così insolita. Numerosi i poliziotti e i carabinieri.

Si deve ricordare che a piazza Colonna, sede del governo, è vietato manifestare, sostare ed esporre cartelli di protesta. La decisione fu presa nell’ottobre del 2006 durante il governo Prodi e rafforzata in seguito con il transennamento della zona . Il ‘Palazzo’ non ama essere messo in discussione e, fatto unico nei Paesi democratici, esiste una limitazione territoriale alla libertà di espressione in prossimità della sede dell’esecutivo. Un altro segnale della situazione italiana che i Media e le forze politiche non rilevano, nascondendo la cosa dietro presunte esigenze di “sicurezza”.

Sempre ieri, due notizie diffuse dalle agenzie lasciavano perplessi. La prima, diffusa da “fonti vicine a Cai”, informava che quasi il 100 per cento dei lavoratori ai quali è stata presentata la lettera di assunzione della ‘cordata patriottica’ hanno accettato la proposta. Le stesse agenzie hanno omesso di informare che chi è stato chiamato da Cai non aveva altra alternativa. Inoltre i ‘convocati’ sono solo una parte al momento minoriataria dell’intero organico dell’ex Alitalia.

In una ‘disinformatia’ degna delle fasi più oscure della vita dell’ex Unione Sovietica (se ce ne sono state di limpide), sempre i Media non hanno spiegato perchè, se il successo è così straordinario, la prossima settimana continueranno gli incontri tra gli avvocati della Cai e i sindacati aderenti a Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl Trasporti sulla verifica di criteri di assunzione. Nonostante fin dall’inizio confederali e Ugl abbiano ‘dimenticato’ di sottolineare la nebulosità del piano industriale degli “eroi” di Berlusconi e accettato supinamente una situazione criticata da quasi tutti gli esperti del settore, di fatto permettendo non solo il ridimensionamento della Compagnia di bandiera, ma anche l’espulsione dal mondo del lavoro di non meno di ottomila persone con contratti a tempo indeterminato e stagionali (con una ricaduta sull’indotto di altre centinaia di addetti), il contenzioso è stato ineludibile e riprenderà martedì 30: si discuterà degli addetti alla pulizia di bordo e di altri aspetti che riguardano i lavoratori di terra. Il 29, pur non rappresentandoli perchè senza una neppure esigua presenza sindacale, le organizzazioni firmatarie dell’accordo discuteranno con Cai di piloti e assistenti di volo.

Alitalia, SdL su proposta Governo riduzione orario di lavoro

Alla luce della proposta del Presidente del Consiglio e del Ministro del Welfare, SdL rilancia l’idea di assunzioni part-time per ridurre il numero di cassa integrati e precari senza alcuna possibilità di essere riassunti da CAI. Proposta fatta già a suo tempo in fase di trattative e sempre rifiutata da CAI. Adesso che è una proposta del Governo, come si comporterà nei confronti dei lavoratori Alitalia ai quali ha fino ad oggi sempre osteggiato qualsiasi richiesta in favorire di CAI?
Segue testo della lettera:

Oggetto: situazione trattativa Alitalia/Cai

La scrivente Organizzazione Sindacale intende porre alla Vostra attenzione il problema degli esuberi in Alitalia derivanti dalla vendita a CAI, anche a fronte dei provvedimenti preannunciati dal Governo in merito alla riduzione dell’orario di lavoro finalizzato a ridurre gli effetti occupazionali derivanti dall’attuale crisi economica.

Durante la trattativa tra sindacati e CAI, svoltasi anche a Palazzo Chigi, abbiamo più volte proposto l’adozione di misure che vanno in questa direzione, applicando la forma del lavoro part-time che rappresenterebbe uno strumento di solidarietà sociale tra i lavoratori, la riduzione sostanziale del
personale che oggi si trova in cassa integrazione senza alcuna speranza di raggiungere la pensione o di
essere riassunto in CAI o, perché precario, di avere alcuna certezza del proprio futuro.

Al tempo stesso tale soluzione limiterebbe l’utilizzo di ammortizzatori sociali e conseguentemente permetterebbe una riduzione dei costi che ricadranno sulla collettività.

Tale proposta non è stata assolutamente presa in considerazione da CAI, nonostante il tentativo
fatto in questa direzione anche dal Sottosegretario Letta. Una decisione incomprensibile oltre che non
rispondente alle necessità sociali derivanti da una situazione del tutto eccezionale.

Ci chiediamo quindi perché oggi, a prescindere da tutte le questioni aperte e non risolte che
riguardano la vicenda CAI e che ci vedono fortemente critici sugli accordi intercorsi tra alcuni sindacati e
l’azienda stessa, a fronte dei nuovi intendimenti del Governo che sembrano andare verso provvedimenti
che comprendono la riduzione dell’orario di lavoro quale strumento per contenere il problema occupazionale, non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere,
almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione
soltanto del 50% del personale precedentemente impiegato da Alitalia.

Esistono quindi oggi le condizioni per un ripensamento sulle soluzioni adottate in questo specifico
ambito ed i tempi sono ancora adeguati per poter applicare in modo coerente tale proposta sin dall’avvio
dell’attività della nuova compagnia, cosa questa fondamentale per ottenere i risultati auspicati. Del resto
non sarebbe comprensibile una immediata applicazione di tale ipotesi in una situazione che vede migliaia
di lavoratori esclusi dal lavoro da un’azienda che ha goduto del forte sostegno dello stesso Governo che
oggi intende applicare provvedimenti che vanno nella direzione della riduzione dell’orario di lavoro per
fronteggiare l’attuale crisi economica ed occupazionale.

Distinti saluti

Roma 23 dicembre 2008

Fabrizio Tomaselli
Coordinatore Nazionale
SdL intercategoriale

Alitalia, nessuna concreta novità

da inviatospeciale.com

24 dicembre 2008

La giornata di ieri è stata densa di dichiarazioni, polemiche, comunicati, richiami e riunioni. Eppure, drammaticamente, per i lavoratori di Alitalia tutto resta come prima e non si vede alcuna soluzione alla violenza di una situazione di insostenibile e crudele precarietà.

Silvano Bernacchia, sindacalista di base della Filt Cgil in mattinata aveva dichiarato:”Rispetto alla situazione di ieri c’è stata un’evoluzione, abbiamo fatti dei passi avanti e per il momento non si prevedono assemblee dei lavoratori all’aeroporto di Fiumicino. Restiamo in attesa di ulteriori sviluppi che dovrebbero emergere con l’incontro previsto oggi alle 17 al centro direzionale di via della Magliana tra i sindacati firmatari, Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt e Ugl, e i rappresentanti di Cai”.

Corteo nel terminal B

Bernacchia non ha spiegato quali passi avanti si siano fatti, ma pochi segnali in verità lasciavano prevedere un’inversione di tendenza nella poltivca di assunzione del personale da parte della ‘cordata patriottica’. I disagi di ieri, che i Media hanno addebitato ai dipendenti di Alitalia senza spiegare quali erano i motivi reali della protesta, hanno indotto gli abitanti del Palazzo all’esercizio della dichiarazione.

Si è immediatamente distinto il ministro anti-fannulloni Brunetta: “I lavoratori di Alitalia che hanno partecipato ieri alle assemblee a Fiumicino, causando la cancellazione di un centinaio di voli, devono farsene una ragione, le compagnie aeree sono settori privatizzati in concorrenza” e devono smetterla perchè “con questa crisi scioperare è da irresponsabili”.

Il responsabile della Funzione pubblica ha aggiunto: “E’ finita l’epoca in cui Alitalia perdeva due milioni al giorno. Non è stato licenziato di fatto nessuno, se ne devono fare una ragione” precisando poi che “in questa fase i sindacati confederali hanno meno responsabilità di quelli professionali. Riflettete, la gente non è con voi”. Infine ha invocato, come da copione, “la mano dura”.

Con Brunetta una motitudine di politici di tutti gli schieramenti hanno rilasciato comunicati di ogni tipo.

L’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori (Adoc), vicina alla Uil, ha inviato un esposto alla Procura della Repubblica per denunciare l’interruzione di pubblico servizio dei dipendenti dell’Alitalia che ieri hanno partecipato alle assemblee spontanee. L’associazione ha apprezzato “l’intervento tempestivo della Commissione di garanzia per gli scioperi” e si augura che a questa presa di posizione nette faccia seguito, di concerto col Prefetto, la precettazione dei lavoratori che hanno causato il blocco e i conseguenti disagi sui voli”. “E’ assurdo e vergognoso che si adottino queste forme di protesta in prossimità delle feste natalizie, quando il flusso di viaggiatori è di molto superiore alla media”, ha aggiunto il presidente dell’Adoc Carlo Pileri.

Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, in un’intervista a ‘La Stampa’ a proposito delle assemblee indette dai dipendenti aeroportuali di Alitalia ha detto: ”Non è nè possibile nè tollerabile. Sono state violate tutte le leggi e i comportamenti sindacali, dando un immenso danno alle famiglie e all’immagine del Paese. Spero in sanzioni adeguate. L’Enac può sanzionare la compagnia: probabilmente saremo obbligati a farlo, ma in questo caso non mi sento di imputare niente ad Alitalia. Ma si possono sanzionare i lavoratori direttamente. I sindacati non possono consentire che cose di questo genere avvengano sotto Natale; e al governo, con il ministro dell’Interno, spetta il potere di precettazione”. Comunque, ha sottolineato il presidente dell’Enac, ”andrò fino in fondo, e verranno fatte istruttorie per capire”.

In tutti questi casi quello che stupisce è l’assoluta incapacità a comprendere le ragioni che hanno generato la protesta.

Anche il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti è intervenuto sulla vicenda: ”Siamo molto preoccupati sia per i disagi ai passeggeri, sia per la fragilità che ogni giorno dimostra il piano messo in campo. La colpa è soprattutto di chi ha impostato questa operazione. Come è noto non siamo stati mai coinvolti dal governo nella vicenda Alitalia-Cai, ma malgrado questo siamo sempre stati con la Regione soggetti attivi e abbiamo messo da parte anche delle risorse se serviranno. Sembra che non si riesca a uscire dal tunnel o se lo si fa, avviene con fatica e con costi immensi sottratti alle Politiche di sviluppo”.

Zingaretti, esponente del Pd, colto da amnesia, ha dimenticato le dichiarazioni del segretario del suo partito, Walter Veltroni, che all’indomani della firma dell’accordo se ne assunse la paternità. Se la Provincia di Roma non è stata “coinvolta” lo è stato il Pd e l’esponente politico dovrebbe ricordarlo.

Insomma, l’idea di schierarsi con una presunta maggioranza di italiani in difesa dei ‘viaggiatori del Natale’, perchè la politica fondata sul sondaggio ha vinto su quella costruita sui Diritti, ha spinto il Palazzo, senza distinzione di area, ad ignorare i drammi personali di migliaia di donne ed uomini  che passeranno le festività senza stipendi e senza sicurezze per il futuro.

Nella mattinata nei pressi di Piazza di Spagna, nel cuore di Roma, alcune decine di assistenti di volo e piloti avevano voluto manifestare ai cittadini il proprio disagio. Con loro numerosi sindacalisti di Sdl. Tuttavia era evidente, anche nel numero dei partecipanti, che la stanchezza, le aggressioni di gran parte dei Media e la solitudine nella quale sono stati lasciati da tutti, con l’eccezione dell’Italia dei valori e del segretario di Rifondazione, Ferrero, pesino ed abbiano generato un diffuso senso di tristezza e disillusione.

I partecipanti all’iniziativa romana si sono raccolti intorno ad un alberello di Natale, che al posto delle colorate decorazioni tradizionali, aveva le lettere di comunicazione della cassa integrazione. Un piccolo gruppo di persone, mescolate tra decine di romani impegnati nell’acquisto degli ultimi regali, che però sapevano ancora nutrire in sè stessi il desiderio e la volontà di reisitere ad uno dei più brutti capitoli nella storia sindacale italiana. Erano persone che stavavo dedicando il proprio tempo a tutti i colleghi che a casa soffrono immobili, vittime di un gioco al massacro del quale è difficile comprendere senso e necessità.

L’Sdl in riferimento alla discussione di queste ore sull’orario di lavoro, con una lettera inviata a Berlusconi, al sottosegretario Letta ed ai ministri Sacconi e Matteoli, ha domandato perchè “non si possa riconsiderare la nostra proposta di applicazione del part-time per risolvere, almeno in parte, le forti criticità derivanti dalle dimensioni di un’azienda, la CAI, che prevede l’assunzione soltanto del 50 per cento del personale precedentemente impiegato da Alitalia”.

In serata era ripreso l’incontro tra sindacati firmatari e Cai sui criteri di assunzione nella Nuova Alitalia. ”Mi auguro ci siano margini di trattativa – aveva detto il segretario nazionale della Filt Cgil Mauro Rossi prima della riunione – serve più che altro la volontà politica. Cai deve tornare indietro, entro stasera, perchè il Paese non può essere attraversato in questi giorni di festività, da ci che è successo ieri”, riferendosi alle assemblee dei lavoratori che hanno provocato cancellazione di voli e disagi a Fiumicino. Secondo il dirigente della Filt, ”c’è una grandissima incompetenza o malafede nell’applicazione delle intese sottoscritte a Palazzo Chigi”. Per Rossi ”è tutta colpa di Cai”.

A conclusione dell’ennesimo incontro fonti sindacali hanno dichiarato che si era parlato di personale di terra, con qualche apertura da parte di Cai sulle operazioni di imbarco e sbarco bagagli e sulla manutenzione pesante. Riguardo al primo comparto, i sindacati hanno fatto fanno sapere che la ‘cordata patriottica’ avrebbe assicurato la possibilità di assumere a tempo indeterminato gli operai che non avevano ancora ricevuto le lettere di assunzione o che erano stati assunti a tempo determinato. I sindacati sospettavano che alcune attività potessero essere presto esternalizzate. Si vedrà oggi se Cai, come sembra abbia comunicato, invierà le prime lettere di assunzione ai lavoratori ‘dimenticati’. Stesse rassicurazioni sarebbero state date sulla manutenzione. Sulla pulizia di bordo, invece, non si è raggiunta alcuna soluzione. I sindacati confederali e l’Ugl, poi, hanno fatto sapere che ci sarà una nuova riunione il 30 dicembre. Di piloti e assistenti di volo, forse tra i nodi centrali dell’intero affaire, non si è parlato. Pur non avendo alcuna rappresentatività nei comparti di volo Cgil, Cisl, Uil e Ugl dovrebbero affrontare l’argomento prima della fine dell’anno. Lo stillicidio di incontri e riaggiornamenti, in ogni caso, mostra quanto sia difficile convincere Cai al rispetto degli accordi.

Da domani InviatoSpeciale, tra le poche voci che hanno provato a raccontare la storia vera di Alitalia, dovrà sospendere le pubblicazioni per importanti lavori di manutenzione sul sito. Il giornale, però, nei limiti delle possibilità tecnologiche imposte dall’upgrade, continuerà ad occuparsi di questi cittadini del cielo, forse i veri “eroi” di un mondo del lavoro che sta subendo in tutte le sue articolazioni uno degli attacchi più pesanti in tutta la storia repubblicana.

A loro ed a tutti quelli che oggi subiscono la cassa integrazione, la precarietà e la paura per la perdita del posto di lavoro, InviatoSpeciale fa gli auguri non solo per il Natale, ma per un futuro nel quale i diritti tornino ad essere rispettati, insieme alla dignità della persona umana.

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