Archive del 7 gennaio 2009

DotCities, le grandi metropoli chiedono il loro indirizzo web

da repubblica.it

Parigi, New York, Berlino, Amburgo, Barcellona si sono riunite in consorzio. Al quale presto aderiranno Londra e San Francisco .paris, .nyc, .berlin per valorizzare cultura e patrimonio turistico.

di GIAMPIERO MARTINOTTI

PARIGI – Un nome per ogni grande città, un sito che non finisca più soltanto in .com, .it, .org, ma che possa terminare in .roma o .mi, per valorizzare le singole città, le loro offerte turistiche, il loro patrimonio, le loro potenzialità economiche. A lanciare l’idea, purtroppo, nessuna città italiana ma cinque metropoli internazionali: Parigi, New York, Berlino, Amburgo, Barcellona. Riunite in un consorzio, DotCities, cui dovrebbero associarsi rapidamente anche Londra e San Francisco.

Il loro obiettivo è di ottenere dall’Icann, l’organismo che gestisce l’attribuzione dei nomi per i siti internet, la creazione di nuove estensioni, legate appunto alle città. Ma i cinque chiedono anche all’Icann prezzi più bassi per mettere in moto il meccanismo : la risposta su quest’ultimo punto dovrebbe arrivare entro un mese, la decisione sui nuovi nomi è attesa per settembre.

Attualmente, l’Icann chiede 185 mila dollari per la creazione di una nuova estensione per i siti web, cui si aggiungono 75 mila dollari di canone annuo o il 5 per cento del fatturato quando questo supera i 75 mila dollari. Troppi, dicono le città di DotCities. In dicembre hanno scritto all’organismo per argomentare la loro richiesta : “Il fatto che delle città siano candidate limita i potenziali problemi giuridici e ci sembra che i prezzi richiesti possano causare una dannosa pressione economica”. I cinque chiedono supersconti, un po’ come quelli praticati in questi giorni nelle svendite parigine : 50 mila dollari per la presentazione delle candidature, 15 mila dollari di canone annuale.

Il comune parigino punta molto su questa iniziativa. Considera un atout la possibilità offerta ai suoi commercianti (hotel, ristoranti, panetterie, negozi) di potersi presentare con un sito che termina in .paris, perché in questo modo sarebbero più facilmente individuabili. La giunta è pronta a investire in questa iniziativa tra i 200 e i 300 mila euro, cui si aggiungeranno 100 mila euro all’anno di spese. Ma la vendita dei nuovi indirizzi web dovrebbe consentire il recupero delle somme investite: l’Hotel de Ville pensa di poter vendere ad aziende e cittadini l’estensione .paris a un prezzo base molto modesto, dieci dollari, come avviene per l’estensione .asia. Il comune spera di equilibrare i bilanci entro due o tre anni e secondo il quotidiano economico Les Echos, altre città francesi avrebbero manifestato il loro interesse per una personalizzazione ”cittadina” dei siti.

(7 gennaio 2009)

Alitalia, la guerra di Malpensa

da inviatospeciale.com

 

Malpensa

Malpensa

La discussione sulla scelta del partner straniero di Alitalia rimane in bilico e apre la ‘Campagna padana per Malpensa’.

 

La cosidetta ‘nuova Alitalia’ dovrebbe partire a giorni, ma del partner straniero si parla molto e capisce poco. Dopo aver annunciato come concluso l’accordo con Air France-Klm adesso si è riaperto il capitolo Lufthansa.

Al centro le pressioni di Lega e forze politiche lombarde (quasi tutte) impegnati a ricollocare l’aeroporto di Malpensa nel cuore della ‘cordata patriottica’.

Gli “eroi” di Berlusconi (alla disperata ricerca di qualcuno che immetta nell’impresa soldi freschi, capacità gestionali e relazioni internazionali) ’scegliendo’ i francesi finirebbero con l’accettare la predominanza di Fiumicino e col ‘tradire’ l’anima padana di un vasto schieramento partitico.

Che Malpensa sia una cattedrale inutile nel deserto non importa, la salvaguardia dell’immenso apparato finanziario e del bacino di potenziale consenso elettorale che gira intorno allo scalo milanese non permette cedimenti. Certo induce preoccupazione una crisi dell’ex hub della Compagnia di bandiera, perchè centinaia di lavoratori incolpevoli rischierebbero di perdere il lavoro.

Tuttavia chi immagina, per fare un esempio, il trasporto aereo francese girare intorno a Lione e non a Parigi o quello inglese far capo a Glascow invece che a Londra?

Oggi era previsto un incontro sull’argomento ‘partner’ tra il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e il leader della Lega Nord, Umberto Bossi, ma è stato rinviato, forse perchè proprio Malpensa è chiuso per la neve.

Tuttavia in giornata il Governo ha incontrato i vertici della ‘cordata patiottica’. Intorno alle 8 di questa mattina il presidente della Cai-Alitalia, Roberto Colaninno, e l’amministratore delegato, Rocco Sabelli, hanno parlato con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, a Palazzo Chigi.

Al centro dei colloqui, secondo fonti di agenzia, gli sviluppi sulla scelta del partner internazionale e l’illustrazione del piano industriale definito dalla compagnia. Non è escluso si stia anche cercando di porre rimedio alla violenza con la quale Cai ha assorbito il personale Alitalia e che Letta debba spingere a più miti atteggiamenti i ‘capitani coraggiosi’.

Il fronte dei fedelissimi di Malpensa è ampio ed ora sono anche in competizione tra loro. I leader padani sono olte a Bossi anche il presidente della Regione, Formigoni (Pdl), il sindaco di Milano, Moratti (Pdl) e quello della Provincia, Penati (Pd).

Berlusconi, infastidito dal protagonismo di Bossi, ha commentato con fastidio alcune parole del leader leghista: “Gli interessi del nord stanno a cuore non solo alla Lega, ma anche a noi”.

I fan di Malpensa vorrebbero un’alleanza con Lufthansa, perchè i tedeschi intenderebbero rafforzare lo scalo lombardo a scapito di quello romano, mentre Air France-Klm concentrerebbe alcuni voli internazionali a Fiumicino, anche se poi tutti e due i vettori finirebbero col portare i passeggeri in partenza dall’Italia verso i propri hub per imbarcarli su loro aerei e portarli (guadagnandoci) in giro per il mondo.

Il dimensionamento della ‘nuova Alitalia’ non è tale, per dislocazione e tipo di areomobili, da lasciar immaginare uno sviluppo sul lungo raggio. Cai sta mettendo in piedi una (per altro non grande) compagnia nazionale.

I padani, se dovesse fallire l’accordo coi tedesch,i chiedono una liberalizzazione dei voli su Malpensa in grado di fare spazio ad un altro grande vettore straniero, che potrebbe essere la stessa Lufthansa, con un ruolo propulsivo per l’hub milanese.

Questa scelta, però, aprirebbe problemi per gli “eroi” di Berlusconi, che con l’acqusto di Alitalia hanno anche ricevuto in dote gli slot (le concessioni di arrivo e partenza). I ‘permessi’ hanno un forte valore commericiale e la loro perdita rappresenterebbe un danno economico non irrilevante. Un bel problema per il Cavaliere mettere tutti d’accordo.

Comunque rimane inqualificabile l’ingerenza della politica e dimostra quanto la ‘cordata patriottica’ ne sia un’emanazione. I partiti e il governo vorrebbero essere i protagonisti delle decisioni, ma la scelta in un mercato serio dovrebbe riguardare solo il management di Cai.

Pur ormai dissolto il ‘fronte del no’ e fiaccata la resitenza dei lavoratori, continuano alcune manifestzioni di protesta. Stefano Pedica dell’Idv ha annunciato che “il 12 continueremo a manifestare prima alla regione poi al Quirinale e a Palazzo Chigi, non ci fermeremo fino a quando non riassumeranno l’ultimo dipendente allontanato con sistemi di un regime che ricorda un passato difficile da dimenticare”.

Gita all’Acquario di Genova

Bigo e Acquario di Genova

Bigo e Acquario di Genova

Livorno non è la classica città turistica con monumeti e musei, ma ha un buon clima, è a dimensione d’uomo ed ha un ottima posizione geografica, in poche ore si arriva in tutto il centro nord d’Italia e in Francia.

In occasione delle ultime feste natalizie, durante l’ultimo soggiorno livornese (mia città natale) dove vivono i mei parenti stretti, , il 30 dicembre svegliati con comodo, abbiamo deciso di andare a visitare l’Acquario di Genova dove ancora mia moglie e il figlio più piccolo non erano stati.

In ora e mezzo di viaggio siamo arrivati in centro a Genova e parcheggiato nel multipiano del Porto Antico.

Prima di entrare nell’acquario abbiamo mangiato le ottime “Galettes” alla Libreria “La Passeggiata Libro Caffè“, uniche nel loro genere in quanto fatte con farina di “grano” saraceno mista a farina di castagne.
Il locale è molto carino e ben curato, è stato ricavato dai locali dell’antica chiesa di “Santa Croce” dal quale si può vedere parte del porto di Genova, invece in periodi primaverili o estivi si può mangiare nel cortile di fronte all’ingresso, pranticamnete è la piccola piazza di Santa Croce.

Veniamo all’acquario, si trova dentro l’area del Porto Antico che è stata ristrutturata in occasione del rinnovamento dell’acquario stesso. Il progetto è del amoso architetto italiano Renzo Piano, che ha progettato anche il caratteristico Bigo, simbolo del Porto Antico di Genova.

I delfini

I delfini

Nell’Acquario di Genova, sviluppato in una struttura multipiano chiusa, vi sono diverse vasche con pesci provenienti da tutte le zone climatiche del pianeta. Tra i pesci più grandi ci sono due delfini madre e filglio che hanno a disposizione 3 vasche per nuotare, di cui solo una visibile al pubblico.

Con un costo extra è interessante fare l’escursione chiamata “Dietro le quinte dell’acquario” o “Acquario segreto”, in cui viene descitto il funzionamento dell’acquario accedendo a luoghi non visibili al pubblico “normale” compreso il tetto deve si gode di un interessante punto di vista del centro di Genova e la visione esterna di una delle vasche dei delfini.

L’Acquario è interessante e ben strutturato, anche se personalmente trovo altri acquari, che ho avuto la possibilità di visitare in giro per il mondo, più abbondanti come quelli di Barcellona e Osaka e più belli come il Parco Ocenografico di Valencia il più grande acquario in Europa.

Il prezzo di ingresso per il solo Acquario è di 16€ per gli adulti e 10€ per i babmbini fino a 12 anni esclusi.

Guarda le foto del set su flickr

Hackers scombussolano Twitter e Facebook

da repubblica.it

Attacco al microblogging più famoso della rete. Colpiti gli account di celebrità di primo piano. Con il neopresidente Usa che lancia un sondaggio per vincere buoni benzina…

di MAURO MUNAFO’

Barack Obama

Barack Obama

UN presidente eletto che invita i suoi sostenitori a partecipare a un sondaggio per vincere dei buoni benzina, un telegiornale nazionale che dichiara l’omosessualità di un commentatore politico e un anchorman che ammette di essere sotto l’effetto del crack. Questa è in breve la cronaca di un giorno di follia su Twitter, il servizio di microblogging più famoso della rete, vittima nella notte di un attacco senza precedenti che ha portato dei malintenzionati a controllare gli account di alcune celebrità di primissimo piano quali Barack Obama, Britney Spears, Fox News e altri ancora.

 

Twitter è un servizio molto conosciuto negli Stati Uniti e nella comunità tecnologica italiana che permette agli utenti di descrivere cosa stanno facendo attraverso post di massimo 140 caratteri. Il successo di questo mezzo, estremamente semplice e leggero, ha fatto sì che negli States vi abbiano approdato, oltre ai geek della Silicon Valley, anche personalità del mondo della politica, del giornalismo e dello show-biz. Un esempio su tutti è proprio Barack Obama, presidente eletto che durante la campagna elettorale ha fatto un uso massiccio di Twitter, tanto da diventare presto il più seguito su questo servizio con più di 150mila abbonati.

Difficile immaginare la reazione dei tanti fan dell’ormai ex senatore dell’Illinois quando, dopo due mesi di silenzio su Twitter (l’ultimo messaggio era un ringraziamento post elettorale datato 5 novembre), hanno ricevuto un link di vero e proprio spam, più consono alle fastidiose catene che tutti ricevono sulla casella di posta elettronica che all’ufficio stampa del prossimo “uomo più potente del mondo”. Non è andata meglio a Britney Spears, che si è ritrovata a fare commenti decisamente volgari su alcune sue parti fisiche, o a Rick Sanchez, giornalista della Cnn che ha “confessato” di essere sotto l’effetto di droghe pesanti.

Gli hacker, dotati di un discutibile senso dell’umorismo, hanno però anche attaccato gli account ufficiali di Facebook (che rimandava a un sito pornografico), di Fox News e dell’Huffington Post, tutti seguiti da decine di migliaia di utenti. Vista la grande visibilità dei soggetti colpiti, i gestori del sito sono intervenuti in fretta, bloccando i 33 account “infestati” e riconsegnando le password ai legittimi proprietari, oltre a scusarsi per la grave falla nella sicurezza del sito.

Dal blog ufficiale si legge che l’attacco si è verificato sfruttando gli strumenti del team di supporto, come l’invio di email in caso di password dimenticata. Un’azione non pensata in larga scala, come di solito accade con fenomeni quali il phishing, bensì mirata proprio al controllo di alcuni account ben precisi.
Informati i malcapitati utenti e i loro tanti sostenitori, rimane da capire chi abbia compiuto il gesto e perché.

Come notato dal blog della Silicon Valley TechCrunch, i messaggi degli account attaccati sembrano scritti da persone diverse, tanto che alcuni neppure rimandano a siti di spam ma si limitano ad affermazioni pensate quasi come uno scherzo, non proprio di buon gusto. Sempre secondo TechCrunch, l’hacker in questione sarebbe uno solo che, dopo aver ottenuto i dati di accesso, li ha pubblicati nella community Digitalgangster, permettendo così agli altri utenti di sbizzarrirsi. E di essere, almeno per qualche ora, il presidente degli Stati Uniti o la popstar più famosa d’America.

(6 gennaio 2009)

Flickr di Gilbi
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