Archivio di dicembre 2008
Alitalia e la vita che va via
22 dicembre 2008 8.00
La settimana si apre in un clima difficilissimo. Nella giornata di sabato si sono susseguiti comunicati e prese di posizione in un rimpallo di responsabilità tra Cai e sindacati confederali e Ugl.
In breve, perchè dopo la dichiarazione diffusa da fonti vicine alla ‘cordata patriottica’ c’è poco da aggiungere. I ‘ben informati ambasciatori’ fanno sapere sapere che la “quasi totalita’” dei lavoratori Alitalia che hanno ricevuto la lettera di assunzione “hanno accettato immediatamente” la proposta. Le irregolarità denunciate da chiunque abbia osservato l’andamento dei fatti sono state smentite. “Stiamo andando avanti con il programma, non capiamo quale sia la sorpresa visto che i criteri per le assunzioni sono quelli concordati con le organizzazioni dei lavoratori”. Comunque i ’salvatori’ di Alitalia sono disponibili “a verificare i punti di criticità e correggere i singoli errori”.
Infine la frase che chiarisce tutto. I relazione alla notizia diffusa dai sindacati firmatari dell’accordo ed in base alla quale la procedura di assunzione era stata temporaneamente sospesa Cai avverte che: “non si è fermato nè si fermerà un bel niente”.
La porta rimane chiusa e si vedrà se il buon senso permeterà a Colaninno e soci di comprendere e fernare l’inutilità della violenza psicologica degli ultmi giorni.
Sempre sabato, in forte rtardo sulla dinamica degli avvenimenti, il segretario nazionale della Filt Cgil, Mauro Rossi, ha dichiarato: ‘Quanto sta accadendo per tutte le categorie di terra e di volo è inaccettabile. Se Cai è convinta di fare quello che crede, come sta accadendo, senza coinvolgere il sindacato, senza rispettare gli accordi, si assume la responsabilità di quello che può accadere da un momento all’altro”.
Rossi ha invitato Cai ad ascoltare i sindacati, ”non sfidi l’esasperazione di lavoratrici e lavoratori. Siamo alla fase di applicazione di intese dolorose, raggiunte con estrema difficoltà. Se nelle prossime ore, ribadisco ore e non giorni, non risulterà del tutto evidente un cambio radicale di atteggiamento e non verranno sanate le problematiche, le organizzazioni sindacali dovranno necessariamente rispondere con fermezza adeguata alla gravita’ della situazione”.
Rossi ha spiegato che ci sono ”problemi con il rispetto dei criteri convenuti, con particolare riferimento all’anzianità e all’assegnazione dei luoghi di lavoro. Quanto in atto è privo di spiegazioni convincenti, non siamo nelle condizioni di verificare la puntuale applicazione delle intese. Non è sufficiente riconoscere gli errori” da parte di Cai, aggiunge, ”è necessario trovare immediate soluzioni. Interi settori aziendali non hanno ricevuto le lettere di assunzione, tanto da far pensare ad un disegno organizzativo non rispettoso delle intese. Il governo, a cui negli ultimi giorni abbiamo rilanciato messaggi di allarme, ha commesso un grave errore di ingerenza in questa vicenda ma, ancor più, ha indotto Cai ad un atteggiamento inaccettabile. Ora ci ascolti anche se non è proprio la migliore caratteristica dell’esecutivo. Intervenga prima che sia troppo tardi”.
Il ricorso ai buoni auspici del sottosegretario Letta emerge con chiarezza dalle parole del segretario nazionale della Fil Cgil e appare strano che di fronte al mattatoio di Fiumicino ci si sia accorti della situazione con così grave ritardo. Vedremo lunedì gli sviluppi, ma il “non si è fermato nè si fermerà un bel niente” degli “eroi” di Berlusconi non fa ben sperare.
Nokia 7310 Supernova SSC Napoli Special Edition
Nokia, leader mondiale nella mobilità e la Società Sportiva Calcio Napoli, presentano oggi il Nokia 7310 Supernova SSC Napoli Special Edition, una versione personalizzata del fortunato modello della gamma Nokia Supernova. Il sottile ed elegante Nokia 7310 Supernova si veste con i colori azzurri, in una Special Edition arricchita con screen saver, wallpaper e photogallery esclusivi del SSC Napoli.
Il Nokia 7310 Supernova SSC Napoli Special Edition ha preinstallata una photogallery con le immagini di tutti i giocatori, le foto delle partite più
belle e le tre maglie ufficiali, in modo da permettere a tutti i tifosi azzurri, di portare sempre con se, le immagini dei propri campioni e di utilizzarle per personalizzare lo sfondo del Nokia 7310 Supernova.
Il dispositivo è dotato, inoltre, di una fotocamera da 2 megapixel con zoom digitale 4x, un cavo tv-out per la condivisione delle immagini, messaggistica istantanea e offre la possibilità di giocare con i giochi preinstallati su TV out. La radio FM RDS e un lettore MP3 completano l’offerta per utenti attenti allo stile che vogliono ascoltare la musica ovunque e in qualsiasi momento ed include una cover Xpress-On ‘steel blue’ incisa con innovativi disegni 3D.
Nokia 7310 Supernova SSC Napoli Special Edition sarà disponibile a partire dal 22 dicembre 2008, in esclusiva nei punti vendita Tufano Euronics, con un prezzo di vendita stimato di 169 euro, Iva inclusa.
Googlephone: Samsung pronta a sbarcare su Android
di Gianni Rusconi da ilsole24ore.com
La casa coreana lancerà entro il secondo trimestre un proprio modello di cellulare basato sulla piattaforma open source di Google
Samsung è pronta allo sbarco sul pianeta Android. Il chaebol coreano lancerà, prima dell’estate negli Stati Uniti, uno smartphone con il sistema operativo open source ideato da Google. Non avrà tastiera e sarà dunque un touch puro: in pratica sarà simile al modello Omnia, ma privo di Windows Mobile.
Samsung si prepara a sfidare l’iPhone di Apple ampliando la propria offerta sul fronte touch.
E se anche Samsung mira su Android gli altri grandi della telefonia mobile non stanno con le mani in mano. E dopo i recenti annunci di Sony Ericsson e di Asus che hanno aderito alla Open Handset Alliance anche Motorola e i cinesi Lenovo e Huawey hanno annunziato cellulari basati su Android. Partiamo da Motorola. La casa americana ha lasciato più volte intendere in questi ultimi due mesi che scommetterà parecchio su Android e stando alle indiscrezioni emerse in questi giorni il fatto che la casa americana abbandoni definitivamente il sistema operativo Symbian è solo una questione di “tempi tecnici”. Per dotare tutti i suoi nuovi cellulari della piattaforma di Google la società pare abbia già messo sul piatto 50 milioni di dollari e il nuovo capo della divisione mobile, nonché Co-Ceo, Sanjay Jha ha fatto capire a chiare lettere che il futuro prossimo riserverà grandi cambiamenti di strategia sui prodotti. Quali? L’adozione estesa di Android per tutti i terminali di fascia medio bassa e la focalizzazione su Windows Mobile per gli smartphone di fascia alta della famiglia Q. Eliminando in un sol colpo tutti o quasi gli altri sistemi operativi adottati fin qui, e cioè Linux, Symbian e (forse) quello proprietario.
Per vedere il primo googlefonino di Motorola si dovrà aspettare probabilmente l’estate del 2009 e per quella data è facile che in commercio vi sia già da un paio di mesi almeno quello che su vari siti specializzati è stato battezzato come l’OPhone (su ModmyGphone, si può vedere un’immagine di questo terminale). Prodotto da Lenovo, questo smartphone sarà dotato di fotocamera da 5.0 megapixel e display touchscreen con tanto di tastiera virtuale, utilizzerà una versione ad hoc di Android e sfrutterà le nuove reti 3G a tecnologia TD-Scdma prossime a essere implementate in Cina. Lo venderà China Mobile, uno dei nove operatori mobili membri dell’Alleanza e il più grande del grande Paese asiatico. L’OPhone ha qualche vaga rassomiglianza con l’Phone e guarda caso proprio il melafonino era stato al centro di una lunga trattativa, poi fallita, fra Apple e China Mobile. Che ora punta su Android.
Infine Huawei. Il colosso delle reti cinese sembra aver puntato le sue “fiches” sull’Australia, dove a fine gennaio debutterà il googlefoninio di Kogan Technologies, per lanciare i suoi primi telefonini basati sul sistema operativo open source. La data di rilascio è già fissata: terzo trimestre del 2009. Nokia, Rim e Apple sono avvisate: l’anno prossimo bisognerà fare i conti anche con Android.
Alitalia, la Magistratura avvia l’inchiesta
di Ugo Arrigo
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Io assunto in Cai
Una lettera di un collega navigante mandata a inviatospeciale.com
19 dicembre 2008 ore 8.00
Ieri mi hanno mandato una e-mail. Non una raccomandata. Alitalia me l’ha mandata. Diceva che avevano comunicazioni per me.
Allora oggi sono andato a Fiumicino.
Sono andato a firmare per una nuova compagnia. Che ancora non esiste. Presso la Palazzina Uffici Alitalia. In un ufficio improvvisato con impiegati Alitalia. Un contratto su carta A4 non intestata e col nome scritto a penna. Faxata chissà da dove. Decorrenza “Data di rilascio del COA” (Certificato di operatore aereo). Base Fiumicino.
Oggi ho firmato un contratto che non ho visto. Ma se vuoi ti dicono dove andarlo a vedere su internet, ti danno anche 48 ore di tempo per decidere.
Oggi ho firmato un contratto che prevede 20 giorni di ferie (ma solo 10 d’estate) e meno riposi di un impiegato, un contratto dove secondo loro io potrei lavorare 21 giorni al mese, che fanno sette new york a/r. 14 voli di lungo raggio. Al mese. Un giorno si ed uno no. Un contratto che dice che dopo 12 mesi di malattia ti licenziano (ma non specificano in che arco di tempo). Però di dieci riposi due sono inamovibili. Gli altri…
Un contratto che dice che ogni tre giorni di malattia si assorbe un riposo. Come se uno facesse malattia da lunedì a venerdì e poi sabato e domenica deve andare a lavoro.
Un contratto in cui ti concedono 20 giorni di tempo per andare a vivere da un’altra parte, se necessità lo richiede.
Oggi ho firmato anche una lettera di dimissioni da Alitalia in cui chiedo cortesemente di essere dispensato dai 6 mesi di preavviso. Subito dopo mi hanno consegnato una fotocopia di lettera dell’Amministratore Straordinario che si dichiara felice di acconsentire alla mia richiesta, e nel ringraziarmi degli anni (20) di lavoro svolto presso Alitalia mi augura tutto il bene possibile per il mio futuro.
Oggi ho visto colleghe monoaffidatarie piangere all’uscita dell’ufficio per essere state assegnate in base Napoli, o Torino, o Milano. Una coppia lui a Torino lei a Napoli. Oggi mi hanno detto che ieri una collega è svenuta ed è andata via con l’ambulanza.
Oggi ho visto colleghi con quasi 20 anni sbattuti lontano ed altri molto più giovani lasciati a Roma perchè hanno abilitazioni su aeroplani diversi (un’abilitazione “costa” due giorni di corso). Oggi ho capito che anzianità è solo una parola senza senso.
Oggi ho visto un corteo con centinaia di colleghi che non sono ne assumibili ne cassaintegrabili. Parlano di 3000 esuberi. Ma sono 10.000. Settemila sono desaparecidos.
Oggi ho capito con che capitale umano parte la nuova compagnia. Oggi ho capito che non andrà lontano.
Marco
Satira: Guzzanti/Gelmini
Da Parla con me spassosa imitazione di Caterina Guzzanti del Ministro della Pubblica Istruzione Mariastella Gelmini in occasione dell’apertura del canale di comunicazione su youtube
Alitalia: Fiumicino, Manifestazione del 18 dicembre 2008
Giovedi 18 dicembre 2008 i lavoratori Alitalia hanno manifestato all’aeroporto di Fiumicino contro l’elevato numero di esuberi messi in cassa integrazione e i criteri per la selezione del personale in contrasto con quanto CAI avesse stabilito in precedenza. Il 13 gennaio la Compagnia Area Italiana prevede di iniziare le operazioni della Nuova Alitalia che integrerà Airone e parte della vecchia Alitalia relevandone il marchio e il tricolore.
Guarda il set delle foto su flickr singolarmente o come slideshow
Guarda il video-musicale delle foto:
Punta Raisi, rilevatore di wind shear in “alto mare”
Il Comune di Isola delle Femmine ha ribadito nei giorni scorsi il suo no all’installazione sul suo territorio di un radar che fa parte di un sistema di avviso del valore di otto milioni di euro per segnalare agli aeromobili in atterraggio e decollo a/da Punta Raisi la presenza del “Wind shear”, un fenomeno atmosferico in cui si verifica una variazione improvvisa di vento in intensità e direzione.
Il radar della discordia si chiama TDWR (Terminal Doppler Weather Radar), la cui ubicazione è/era prevista presso il sito della Marina Militare Italiana (MMI) nei pressi di Isola delle Femmine, ed è uno dei tanti elementi che compongono il progetto del PWDS (Palermo Wind Shear Detecting System) che doveva essere completato entro il 2007.
Gli aeroporti sul mare con particolari conformazioni orografiche sono soggetti frequentemente a questo problema, in Italia i più colpiti sono Palermo, Reggio Calabria e Genova. Il sistema di avviso posizionato a terra lungo i corridoi di decollo e atterraggio consentirebbe ai controllori di volo di avvisare i piloti della presenza del “wind shear” a bassa quota in modo tale da permettere manovre evasive preventive, aumentando notevolmente la sicurezza del volo.
Per approfondimenti: Progetto PWDS di ENAC/ENAV/GESAP
Alitalia e lo sguardo di Sara
da inviatospeciale.com
19 Dicembre 2008, 00:00
Ieri c’è stata una manifestazione dei lavoratori a Fiumicino. Ma la devastazione che le procedure di cigs e le modalità di assunzione stanno producendo sulle persone sono davvero oltre i limiti dell’immaginabile.
Sara ha occhi neri, il viso sottile e corti capelli castani. Lo sguardo è basso, le labbra amare, le mani irrequiete. E’ bella Sara, coi suoi jeans stropicciati ed un piumino azzurro forse troppo ingombrante per lei.
La busta è bianca, anonima, di quelle con le finestrelle trasparenti. Sembrerebbe una bolletta della Telecom, se non fosse che è terribilmente sciatta, nemmeno un marchio colorato per intestazione. Sara la tiene stretta, non vuole aprirla, aspetta chissà cosa.
Il palazzone sta a guardare. E’ un edificio moderno, di quelli giganteschi a parallelepidedo, tante finestre, tanti uffici, tante luci. Siamo in una zona dell’areoporto di Fiumicino che la maggior parte dei passeggeri non conosce.
Strade deserte, ma gonfie di macchine parcheggiate, la mensa, gli hangar per gli aerei, altre strutture che chissà a cosa servono. Una specie di periferia lunare con alberi, un controsenso urbanistico, verrebbe da cercare chi ha progettato questo bizzarro luogo del pianeta aeroporto. Qui, nel palazzone, ci sono gli uffici di Alitalia e la crisi si vede subito, perchè nella grande hall dove troneggia una specie di plancia di comando lunga almeno dieci metri c’è un solo usciere, solo come un naufrago. Sta lì per ricevere ospiti che non vengono più. Fantozzi non ha gusto, uno dei vetri della porta d’ingresso è rotto, ma non lo fa cambiare. Anche è vero: chi se ne frega, Alitalia è morta.
La busta anonima contiene il ‘kit assunzioni’. Sara è lì, con quella specie di gratta e vinci tra le mani, imbambolata, spaventata, immobilizzata in uno stato d’animo inafferrabile. Che strano, la stanno assumendo, dovrebbe essere felice. Invece non lo è. E’ livida anche quando con un gesto incerto e l’aiuto di un paio di colleghi decide di aprire la ‘proposta di Cai’.
Tira fuori alcuni fogli ancor più rozzi della busta, carta coi puntini per indicare dove firmare, le condizioni contrattuali ed infine l’unica cosa che importa devvero: dove ti mandano. Quasi non riesce a tenerli in mano quei quattro pezzi di cellulosa, che i ‘capitani coraggiosi’ non hanno pensato neppure di rendere gradevoli. Li hanno voluti essenziali, glaciali, senza neppure un disegnino per l’intestazione. Persino la firma di chi ha siglato ‘l’offerta di lavoro’, il contrattino in una paginetta e qualche rigo, è di quelle ‘finto vero’, messa da una stampante con effetto ‘tratto tremolante’. Probabilmente per far capire subito che la sensazione di umanità non è prevista, suggerita, neppure immaginabile per il nuovo dipendente.
Sara sbircia tra le righe, dove un perverso meccanismo di impaginazione permette anche di sbagliare a leggere, perchè la paroletta fatale, la base di destinazione, è messa sotto un indirizzo, che per tutti i destinatari del ‘kit’ è sempre lo stesso, Roma, e quindi ci si inganna. Si pensa di restare a casa e poi si scopre che invece si è stati assegnati a Torino, a Milano, a Napoli. La città di impiego è qualche centimetro più sotto. Non è stato fatto apposta, è solo una di quelle sfumature che permettono di comprendere la distanza tra i bravi ed i cattivi professionisti.
Il tutto dura pochi secondi, non più di dieci, ma anche per chi sta a guardare, per chi non c’entra nulla, sembrano minuti infiniti, come quando si ha un incidente stradale e si ha l’impressione di scivolare all’infinito sull’asfalto ed invece non è vero, è un attimo.
Poi Sara finalmente scopre che si, la destinazione è Roma. Intorno i compagni di lavoro si complimentano, sorridono, pericolo scampato. Ma lei non cambia epressione e quelle labbra amare restano amare, lo sguardo basso resta basso, le mani inquiete restano inquete.
Davanti al palazzone, al quale si accede salendo per una grande scalinata, ci sono altri esseri umani con la stessa faccia, la stessa espressione, gli stessi movimenti nervosi. Sono tutti nella stessa situazione. Con la sciatta busta tra le mani. Tutti uno per uno, ovvero tutti soli.
In un angolo, sul lato estremo della scalinata, un’altra ragazza sta appoggiata al muro e quasi sembra piangere. E’ lì, nessuno si avvicina, lei sta ferma, immobile, la testa un pò di lato, è silenziosa.
La raggiunge, facendosi coraggio, un suo collega sindacalista e parlano, confabulano un po’, poi si guardano. Di colpo non parla lui, non parla lei, stanno solo vicini e zitti. Dopo, quando l’umo racconta la cosa, a voce bassa e con pudore, dice: “L’hanno mandata a Milano, lei ha accettato, non poteva perdere il lavoro, è così che vanno le cose di questi tempi”.
Ecco lo standard nel mattatoio Fiumicino. Un pellegrinaggio di anime ferite, stravolte, umiliate. E se per alcuni c’è l’assunzione, per altri c’è la cassa integrazione senza tatto, una nuova forma di punizione efficientista inventata da qualche manager frigido. Funziona così: arriva qualche funzionario del personale, anche lui forse destinato domani alla stessa pantomima in parte di vittima, si avvicina al dipendente, gli dice di volergli parlare, gli comunica che ha il tempo per prendere le sue cose ed andar via. In fretta, naturamente. Qualcuno piange, qualcuno pare sia svenuto. Bisogna fare presto presto, vit vit, perchè se mettono fuori uso il tesserino magnetico per superare i tornelli si richia di trovarsi bloccati, nel limbo dei cacciati che non sanno se qualcuno avrà il cuore di riprenderli un domani, nell’azienda degli “eroi” di Berlusconi. C’è chi ha visto girare per Fiumicino, come fosse ubriaca, un’anziana funzionaria con vent’anni di Alitalia. Spingeva un carrellino per i bagagli pieno dei piante, quelle che teneva nel suo ufficio, l’avevano appena sloggiata.
Nella mattinata di ieri i lavoratori si erano riuniti per una manifestazione, davanti al varco equipaggi, un’altro dei ‘luoghi di dolore’. C’erano Antonio Di Pietro, il senatore Idv, Pedica, il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero, l’assessore al Lavoro della Regione Lazio, Alessandra Tibaldi, ed il presidente della Commissione Trasporti regionale, Enrico Luciani. I sindacalisti dell’Sdl, i piloti di Anpac ed Up.
Tutti hanno parlato di solidarietà e l’ex magistrato ha aggiunto: “Dovrei portare qui parole di fiducia, ma davvero ce n’è da averne poca in questo momento”. Poi ha aggiunto: “Queste riunioni non bastano, occorre un’azione di protesta forte ed unitaria. La politica della scarpa dovremmo adottarla anche noi (il giornalista iracheno che le ha lanciate al presidente Bush, ndr). La vicenda Alitalia non finisce qui, mentre in galera deve finire chi ha portato la compagnia nelle attuali condizioni. Una grande protesta che deve essere rivolta anche nei confronti di quei sindacati che hanno accettato di sedersi al tavolo con un padrone e non con un datore di lavoro”.
Paolo Ferrero, senza la diffidenza per dei lavoratori che qualcun altro a sinistra aveva definto “privilegiati”, ha sostenuto: “L’unico modo per far sentire che il problema Alitalia non è chiuso è farsi vedere. Occorre fare manifestazioni sotto il comune di Roma per chiedere al sindaco cosa sta facendo, davanti a Palazzo Chigi per ricordare le promesse di Berlusconi, e davanti al Parlamento. Mettiamo in piedi un coordinamento per iniziative di lotta non violenta, ma visibili al centro di Roma, solo così la categoria potrà rimanere unita tra chi è stato per ora messo fuori e chi è costretto a subire in silenzio le condizioni di assunzione che gli sono state imposte”.
Uno dei lavoratori ha gridato a Di Pietro, “ci sono le colpe e le responsabilità di Veltroni” e lui ha risposto laconico: “E lo dite a me?”.
La Cgil, rivegliatasi da una narcosi preoccupante, si era accorta l’altro ieri di quello che stava succedendo, delle procedure spietate con le quali si sta sviluppando la ricollocazione del personale dell’Alitalia e aveva chiesto un incontro urgente a Cai.
Ieri le parti si sono incontrate. All’ordine del giorno la questione relativa alle assunzioni dei dipendenti della Nuova Alitalia. Le organizzazioni sindacali che hanno firmato l’accordo quadro (Cgil, Cisl, Uil, Ugl, Avia e Anpav) adesso denunciano il mancato rispetto dei criteri concordati nello scorso mese di novembre. In una lettera Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uiltrasporti e Ugl hanno scritto alla Compagnia Aerea Italiana. ”Ci pervengono numerose segnalazioni da parte delle nostre strutture regionali sui contenuti delle proposte di assunzione in cui si ravvisano errori o comunque elementi difformi dalle intese raggiunte [...] è nostra intenzione chiarire e condividere il superamento delle difformità riscontrate. Vi notifichiamo l’esigenza di sospendere i termini di definizione delle assunzioni sino a conclusione e all’esito dell’incontro stesso”.
Uno dei firmatari ‘in ritardo’, Avia, che con Anpav aveva sottoscritto l’accordo convinta di aver trovato nella controparte un valido interlocutore (dopo mesi di parole di fuoco nelle quali affermava il contrario), in un suo comunicato ha reso noto: “Nonostante le ampie assicurazioni sulle clausole di tutela sociale nelle assunzioni, ribadite dal Governo e dalla Cai solo pochi giorni fa in occasione della nostra firma, risultano escluse dalle assunzioni proprio quelle lavoratrici a cui era stata garantita la precedenza assoluta. Nessuna delle assistenti di volo madri, con un figlio minore disabile al 100 per cento, ha avuto la ‘corsia preferenziale’ assicurata ed oggi quelle colleghe sono tutte in cassa integrazione. Stessa sorte per genitori mono-reddito unici affidatari di minore: senza lavoro o con scriteriate proposte di trasferimento all’altro capo dell’Italia”.
Poi dopo la ’scoperta’ Avia ha aggiunto che in assenza di soluzioni imediate “sarebbe costretta a ritirare la firma apposta la scorsa settimana”. Ripensamento più veloce della luce, ma forse più etereo di un ologramma.
Le conversioni sulla via di Damasco dei firmatari appaiono tardive, perchè in questi ultimi giorni la strategia di Cai ha letteralmente devastato il morale di gran parte del personale di Alitalia, sia quello in cigs che quello di chi è già stato ricollocato nella nuova Compagnia.
I danni, prima di tutto umani, sono irreparabili. Perchè una nuova azienda che nasce con queste premesse potrà (com’è facile prevedere) attenuare gli accenti aggressivi del proprio carattere (si accorgeranno di aver superato il limite), ma difficilmente conquisterà la fiducia dei propri dipendenti. E sono errori che si pagano, nel tempo, in qualità, rendimento ed efficienza.
La superficialità della ‘cordata patriottica’ è probabilmente amplificata da consulenti, forse del tutto inesperti del campo, ma di fatto ha posto un’ipoteca sulla futura tenuta della gestione interna. Il bastone è il peggior strumento ‘educativo’ e pure senza dubbio il più costoso. Non si immagina quanto il disamore sia capace di inventare, generando assenteismo, malattie, svogliatezza, distrazione, distacco.
Rimane misterioso il motivo che ha determinato la tracotanza di questa fase, ma com’è noto non tutti sono capaci di capire che il dialogo e la condivisione sono i migliori strumenti per raggiungere gli obiettivi prefissati. E’ quasi Natale, tutte le aziende serie preparano un regalino per i lavoratori, Cai sta appena nascendo e assumendo dipendenti. Ci voleva tanto a consegnare i ‘Kit’ e, per esempio, una ‘pennuccia di benvenuto’ in un’allegra scatolina, quaranta centesimi per un pensierino?
Sara, con il suo grande piumino sarà rimasta a casa ieri sera. A pensare alla sua nuova casa, al trasloco, alla vita che cambia. Senza sapere che poteva tranquillamente rifiutare, perchè chiunque è libero di farlo se lo mandano dall’altra parte del Paese: nessuno ha il potere di privare il lavoratore della cassa integrazione, come pare sia stato detto agli indecisi con toni minacciosi, se rifiuta l’assunzione quando la destinazione finale è lontana dalla sua residenza e non coincide con le condizioni prefissate.
Si spera che chi ha il dovere di farlo rinsavisca subito e ricominci di nuovo con più saggezza. Ma c’è da crederci poco.










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