Crescono i disoccupati, l’Italia sprofonda
da inviatospeciale.com
19 Dicembre 2008, 08:00
Ieri i dati Istat hanno confermato che cosa significhi la crisi nella vita quotidiana delle persone: più di 1,5 milioni di senza lavoro (+127mila rispetto allo stesso trimestre 2007). Ma vanno aggiunti coloro che all’ufficio di collocamento non si presentano nemmeno
La notizia della rilevazione Istat di ieri sull’occupazione non sta nei pur allarmanti numeri forniti alla stampa. La notizia è data piuttosto dall’assuefazione alle conseguenze della crisi, ormai snobbate persino dai politici abituati a comparire quattro o cinque volte al giorno sulle agenzie di informazione pur di apparire.
Riflettere su che cosa si nasconda dietro i dati della crisi sembra diventato un esercizio sterile. Noi però ci ostiniamo a farlo. Partendo innanzitutto dall’enunciazione delle cifre, suggerendo un “metodo” di lettura: nel terzo trimestre dell’anno il numero delle persone in cerca di occupazione ha registrato il terzo aumento tendenziale consecutivo, portandosi a 1.527.000 unità (+127.000 unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). Dunque il tasso di disoccupazione è salito di mezzo punto percentuale rispetto a un anno prima, posizionandosi al 6,1%.
Fin qui il dato ufficiale, che si riferisce alla variazione del flusso occupati-disoccupati rispetto a quanto censito dall’ufficio di collocamento. Ovviamente non tiene conto degli “inoccupati” che fanno la spola tra un’agenzia di lavoro interinale e l’altra, e nemmeno si sognano di mettersi in fila allo sportello pubblico dove una volta si radunavano i cittadini in cerca di lavoro.
In lieve misura sono cresciuti anche gli occupati: ciò si spiega sempre con l’incremento delle persone che risultano “in cerca di lavoro” e che si iscrivono agli uffici di collocamento.
Il dato socio-economico è evidente: aumentano notevolmente coloro che cercano lavoro, più di quanti ne trovano.
L’innalzamento del livello della disoccupazione, segnala l’Istat, risente soprattutto della crescita degli ex occupati nel Nord e nel Centro e degli ex inattivi nel Mezzogiorno.
“I dati sulle forze lavoro – ha commentato la Confesercenti in una nota – evidenziano una tendenza assai preoccupante: se l’occupazione appare in bilico, il segno meno colpisce da mesi la casella degli indipendenti, ovvero le imprese d’ogni settore, e quindi soprattutto quelle piccole e medie”.
La fotografia emersa è preoccupante anche per Fulvio Fammoni, segretario nazionale Cgil con delega al mercato del lavoro: “E’ un Paese fermo per effetto dei problemi preesistenti e su cui si è abbattuta la crisi finanziaria e produttiva dell’ultimo trimestre”. Da una attenta valutazione dei dati, aggiunge, trovano dimostrazione “gli evidenti errori delle scelte della Legge Finanziaria di luglio, come denunciato dalla Cgil”.
Rispetto ai trimestri precedenti, osserva il dirigente sindacale, “la frenata occupazionale, nonostante le assunzioni di lavoratori stranieri, è palese, regge solo il terziario anche per la peculiarità del periodo estivo” mentre “a fine settembre non si rileva ancora il drastico taglio dei dipendenti a termine, ma anche in questo caso è significativo che il periodo estivo sia sostanzialmente piatto”.
La disoccupazione, continua Fammoni, “aumenta riflettendo le caratteristiche che troveremo in accelerazione fortissima nell’ultima parte dell’anno: crescita di disoccupati nel nord e nel centro, inattivi nel Mezzogiorno”. Cresce anche il tasso di disoccupazione dei lavoratori stranieri “e dopo 10 anni cala l’occupazione maschile”.
Sul versante politico, si indigna Gianni Pagliarini, responsabile Lavoro Pdci: “Di fronte al clima che si respira per strada, nei negozi, nei luoghi di lavoro, di fronte all’aumento dei debiti delle famiglie e delle disparità tra ricchi e poveri servirebbe uno scatto della politica. Invece il governo non si cura del dramma sociale in atto, e l’opposizione parlamentare è schiacciata tra inchieste della magistratura e appelli giustizialisti”.
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